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FOCUS FONDAZIONE CAPONNETTO SU CHI E PERCHE' VUOLE UCCIDERE PAOLO BORROMETI







FOCUS FONDAZIONE CAPONNETTO SU CHI E PERCHE' VUOLE UCCIDERE PAOLO BORROMETI a cura di Salvatore Calleri (e di tutto il gruppo della Fondazione Caponnetto)

CHI VUOLE UCCIDERE PAOLO BORROMETI

Recentemente è stato, grazie al lavoro della DDA di Catania diretta dal Proc. Zuccaro, che non smetterò mai di ringraziare per questo, sventato un attentato al giornalista Paolo Borrometi.

La solidarietà è stata tanta. L'attenzione mediatica su Paolo pure... Ma è mancata una vera e propria analisi su chi era stato incaricato di fare l'attentato e soprattutto sulla loro forza e diffusione sul territorio italiano e non solo.

E' quasi apparso che la questione di uccidere Borrometi fosse locale, ad opera di cosche minori.

In particolare sono stati commessi 3 errori gravi di valutazione.

Errore n°1 - la mafia moderna non spara più.
La mafia moderna ha sempre mantenuto attivo il braccio armato oltre al braccio economico. La mafia moderna è internazionale e si confronta con gruppi narcos ed attualmente esistono delle guerre di mafia transnazionali.



L'attentato ad Antoci e l'autobomba di Limbadi poi dimostrano la presenza dei gruppi armati sempre pronti ad agire.

Errore n° 2 - la mafia siciliana è palermocentrica.
L'asse delle cosche siciliane da tempo è spostato su Catania-Agrigento che rappresentano il modello vincente.

Errore n°3 - l'esser caduti nel tranello della delegittimazione di chi combatte la mafia.
Da tempo, cosa nostra in primis, è in atto una campagna di delegittimazione e molti big della lotta alla mafia sono rimasti impietriti e tiepidi oltre che speranzosi che le polemiche non toccassero a loro. Strategia micidiale che ha portato la mafia a riemergere in modo forte.

TRASCRIZIONE INTERCETTAZIONI ATTESTANTE IL MANCATO ATTENTATO A BORROMETI

Ancora, le intercettazioni evidenziavano la condivisione di propositi criminali tra VIZZINI Giuseppe e GIULIANO Salvatore nonché il comune interesse alla difesa della 'reputazione' .
Così al progr. 197 del 8.1.2018, a VIZZINI Giuseppe che ingiuriava il giornalista d'inchiesta Borrometi del giornale online 'La Spia', il GIULIANO consigliava di farlo ammazzare (Vizzini G. 'Stu lurdu', Giuliano S.: 'Lo so, ma questo, ma che cazzo di p.i. È, ma perchè non si ammazza, ma fallo ammazzare, ma che cazzo ti interessa'). Al progr. 291 del 20.2.2018 VIZZINI Giuseppe alludeva minacciosamente sempre al Borrometi, accumandosi come suo obiettivo polemico insieme ai GIULIANO ('indagati, VIZZINI Simone, perché trovato in possesso di una tuta! Dopo due mesi! E va bene (sospira)! Ormai siete a servizio di BORROMETI! E mi denunciassero! Siete a picciotti di BORROMETI, BORROMETI! Siete a picciotti, tutti, di BORROMETI! Dice, come? Tranquillo! BORROMETI, ormai, viene qua e vi dice cosa dovete fare!
PICCA N'AVI (poco ne ha). Ti devi solo vergognare! E deninciami, e ma suchi! Vedi che ti ho minacciato di morte, che ma suchi!' 'Eh, logico tanto! Non lo capiamo, che...! Ormai siamo attaccati, da un giornalista... P.I... droga, estorsione, mafia, clan, quello, l'altro...i GIULIANO hanno perso...! Ma chi sono questi GIULIANO? Loro lavorano'). Ancora, al prog. 345 del 20.2.2018 VIZZINI Giuseppe commentava con i figli le parole di Salvatore GIULIANO il quale forte dei suoi legami con i Cappello di Catania, per eliminare lo scomodo giornalista stava per organizzare un'eclatante azione omicidaria (VIZZINI. G: '… se sballa.. se sballa.. che deve succedere picciotti (si riferisce a Salvatore GIULIANO) ! Cosa deve succedere! Succederà l'inferno! Ma non per i ...P.I..! Mentre già lo so!... P.I., casa affittata a Pozzallo, P.I., quindici giorni, via, mattanza per tutti e se ne vanno;
'scendono.. scendono.. scendono una deci... una decina (abbaia il cane)... una cinquina.. cinque o sei catanesi, macchine rubate, una casa in campagna, uno qua, uno qua... la sera appena si fanno trovare, escono..dobbiamo colpire a quello! Bum, a terra! Devi colpire a questo, bum a terra! E qua c'è u iocufocu (fuoco di artificio)! Come c'era negli anni 90, in cui non si poteva camminare neanche a piedi; VIZZINI Simone: così si dovrebbe fare!; VIZZINI Giuseppe: mi disse: lo sai che ti dico Peppe? Ogni tanto un morticeddu (fonico), vedi che serve! Per dare una calmata a tutti! Un morticeddu, sai così... P.I... un morticeddu, c'è bisogno... così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli, tutti mafiosi, malati di mafia! Un murticeddu...)”.

CHI SONO I CLAN GIULIANO E CLAN CAPPELLO

Dopo la suddetta intercettazione vediamo chi è il CLAN GIULIANO di Pachino che si rivolge al CLAN CAPPELLO.

Il CLAN GIULIANO e la sua forza sono ben esemplificate nel rapporto del 1° sem 2017 della DIA che dice:
...nei territori di Cassibile e Pachino operano rispettivamente il clan LINGUANTI (rappresentante in quella fascia di territorio di una filiazione del clan TRIGILA) ed il clan GIULIANO (fortemente legato ai già citati CAPPELLO), di cui si colgono segnali di riorganizzazione. Proprio nei confronti di un elemento di spicco dei CAPPELLO, imprenditore siracusano operante nel movimento terra e nel trasporto merci, nel mese di giugno la D.I.A. di Catania ha confiscato beni per oltre 1,3 milioni di euro, su provvedimento del Tribunale di Siracusa. Anche nella provincia in esame, il traffico e lo spaccio di stupefacenti rimangono settori essenziali nelle strategie dei clan aretusei, al punto da polarizzare gli interessi di più gruppi criminali. Emblematica, al riguardo, è l’operazione “Aretusea”, conclusa nel mese di aprile dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri, che ha fatto luce su come tre sodalizi, capeggiati da elementi di spicco del clan URSO-BOTTARO-ATTANASIO, abbiano operato in stretta collaborazione, per monopolizzare le piazze di spaccio del capoluogo. Da segnalare, ancora, i consistenti rinvenimenti di sostanze stupefacenti sulla costiera siracusana, prospiciente alla fascia jonica”.
Il ruolo forte della mafia a Pachino si evince pure molto bene nella interrogazione presentata recentemente dall'ex sen. Giuseppe Lumia:

Atto n. 4-08911
Pubblicato il 23 marzo 2018, nella seduta n. 1 della 18ª legislatura
LUMIA- Al Ministro dell'interno. -
Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:
nella famosa ed operosa cittadina di Pachino (Siracusa) l'interrogante segnala da tempo un'emergenza per una seria recrudescenza criminale e mafiosa, ultimamente balzata agli onori delle cronache per le inchieste giornalistiche del giornalista Paolo Borrometi, sulla testata on line "LaSpia" ed anche per la bomba carta fatta esplodere sotto l'auto dell'avvocato Adriana Quattropani che, per decisione del giudice per la procedura fallimentare di Siracusa, stava effettuando l'immissione in possesso di un distributore di benzina al legittimo proprietario;
già nel corso del 2016 l'interrogante aveva presentato un atto di sindacato ispettivo (4-06329) per segnalare che nel territorio di Pachino opera Salvatore Giuliano (detto Turi sdentato), già condannato ai sensi dell'articolo 416-bis del codice penale e con precedenti per traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni ed usura, oggi nuovamente a processo per le minacce di morte e tentata violenza privata aggravata dal metodo mafioso nei confronti del giornalista Paolo Borrometi;
il 25 maggio 2014 (con turno di ballottaggio il 9 giugno) si sono svolte le elezioni amministrative e, come ha affermato il prefetto di Siracusa, dottor Gradone, con giusta nota (protocollo n. 3132, del 3 marzo 2015) alla Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, della quale l'interrogante fa parte e ripresa dal giornalista Borrometi, si precisa: "proprio nell'anno in corso si è avuto modo di verificare un tentativo di infiltrazione dei sodalizi mafiosi nell'apparato amministrativo nel Comune di Pachino. Si è in particolare accertato il tentativo, non riuscito, da parte di Salvatore Giuliano, personaggio di spicco della criminalità organizzata locale, recentemente scarcerato, di fare eleggere un Sindaco a lui gradito. Tale progetto era, evidentemente, finalizzato ad ottenere favori dall'amministrazione comunale, quali l'aggiudicazione d'appalti, commesse a trattativa privata, posti di lavoro ed altre attività";
nel comprensorio di Pachino insistono due importanti mercati: quello ittico (a Portopalo) e quello ortofrutticolo (con particolare riferimento al pomodoro ciliegino conosciuto e di alta qualità che prende il nome dal posto, e alla gestione della "campagna delle angurie"). Settori nei quali, ancora oggi, i produttori agricoli sarebbero soffocati dall'imposizione di due tipi di estorsione: il 3 per cento sulla produzione e l'obbligo di rivolgersi a ditte di autotrasporti "amiche" (ci sarebbe direttamente l'interessamento del capo clan Trigila);
a Pachino, addirittura membro del consorzio locale (come risulta dalle inchieste giornalistiche di Borrometi), insiste un'azienda agricola, la "Fenice Srl", che risulta intestata a Gabriele Giuliano (figlio del capomafia Salvatore) ed a Simone Vizzini (figlio di Giuseppe Vizzini). Tale società venne realizzata nel settembre 2013, poche settimane dopo l'uscita dalla galera del capomafia Salvatore Giuliano. Essa servirebbe anche per realizzare alcune estorsioni indirette ai concorrenti produttori agricoli;
lo stesso Salvatore Giuliano sovrintenderebbe alle estorsioni nel comprensorio di Pachino, arrivando fino alla vicina città di Rosolini, con l'aiuto di diversi altri personaggi del luogo, quali i fratelli Giuseppe, Claudio e Giovanni Aprile oltre a Giovanni Tuminello, Davide Russo, Benedetto Cannata (già coinvolti e condannati nel processo "Nemesi" che prese l'abbrivio dall'omonima operazione di pubblica sicurezza) e Giuseppe Vizzini (meglio conosciuto con il soprannome di Peppi Marcuotto);
a Pachino insiste ancora oggi un vero e proprio sistema relativo alla gestione illegale dei videopoker che frutterebbero migliaia di euro al clan. Proprio per volere di Pinuccio Trigila la gestione sarebbe passata di mano, da Gaetano Liuzzo Scorpo a Salvatore Collura (prima del suo arresto). Sarebbe sempre il capomafia Pinuccio Trigila a comandare che una parte degli ingenti guadagni (400 euro al mese), vadano direttamente alla moglie Nunziatina Bianca e ad Angela, la figlia;
secondo gli elementi informativi a disposizione dell'interrogante, due consiglieri comunali, Salvatore Spataro e Massimo Agricola, risultano nelle citate informazioni che la Prefettura di Siracusa inviò alla Commissione antimafia, come "sostenuti del capomafia Salvatore Giuliano" e candidati a sostegno del candidato sindaco che venne sconfitto nel corso delle elezioni amministrative del 2014 dall'attuale primo cittadino, Roberto Bruno;
a causa di un cambio di maggioranza, pratica a giudizio dell'interrogante discutibile, ma molto in uso nelle amministrazioni locali, oggi i due consiglieri eletti nelle file dell'opposizione Spataro e Agricola sarebbero ripetutamente in maggioranza e determinanti (come durante il voto sulla delibera del piano di riequilibrio del Comune) per gli atti dell'attuale Giunta;
i due consiglieri sarebbero a processo (insieme al capomafia Salvatore Giuliano ed all'ex sindaco, Paolo Bonaiuto) per il reato di concussione in concorso,
si chiede di sapere:
quali iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per sostenere la Direzione distrettuale antimafia di Catania e la Procura di Siracusa nell'azione di repressione della mafia e dell'illegalità, volta a monitorare i boss scarcerati e l'attività criminale di corruzione e collusione intrapresa nuovamente nel territorio e colpita da indagini giudiziarie;
quali iniziative intenda intraprendere per verificare la regolarità delle elezioni amministrative del 2014 e vigilare sullo stato dell'apparato amministrativo;
quali iniziative intenda intraprendere per supportare e tutelare dalle continue e gravissime minacce di morte il coraggioso giornalista Paolo Borrometi;
quali iniziative intenda intraprendere per favorire e sollecitare la capacità di denuncia degli operatori economici, allo scopo di liberarli dalla pressione estorsiva della criminalità organizzata di stampo mafioso locale”.

In relazione alla forza del clan CAPPELLO e dei suoi interessi è molto importante la recente operazione della DIA di Catania del 28.11.2017:


PROCURA DISTRETTUALE DELLA REPUBBLICA
Catania

COMUNICATO STAMPA

Nelle prime ore della mattinata odierna, a conclusione di una complessa e articolata attività di indagine, protrattasi per circa diciotto mesi, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia - diretta dal Procuratore della Repubblica dr. Carmelo Zuccaro - e dipanatasi mediante l’utilizzo di servizi tecnici, supportati anche da servizi di pedinamento con osservazione personale e dei luoghi di incontro, è stata data esecuzione, da parte di personale della Direzione Investigativa Antimafia di Catania, diretta dal 1° Dirigente della P.S. dr. Renato Panvino, supportato dai Centri Operativi di Reggio Calabria, Palermo, Caltanissetta e dalle Sezioni Operative di Messina, Trapani e Agrigento, nonché dal II Reparto di Roma, ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. di Catania nei confronti di elementi di spicco dei clan “Cappello” e “Laudani” di Catania, nonché di imprenditori e funzionari amministrativi del Comune di Trecastagni, responsabili dei procedimenti di affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti.
In particolare, i provvedimenti cautelari sono stati disposti nei confronti dei seguenti soggetti:
ASTUTO Gabriele Antonio Maria, nato a Catania il 21.12.1962, responsabile dell’ufficio Tecnico del Comune di Trecastagni, con l’imputazione di turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione;
BRIGANTI Rodolfo, nato a Venaria Reale (TO) il 5.8.1959, attuale rappresentante legale della SENESI S.p.A., con l’imputazione di corruzione;
CARAMBIA Salvatore, inteso “Turi ‘u Turcu”, nato a Catania il 12.10.1966, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
CUTULI Alfio, nato ad Aci Catena il 19.12.1963, giornalista presso l’emittente televisiva REI CANALE 103, con l’imputazione di corruzione;
GAROZZO Pietro, inteso “Piero”, nato a Catania l’1.07.1969, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
GRASSO Giuseppe, nato a Catania il 12.6.1976, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
GUGLIELMINO Vincenzo, nato a Catania il 13.06.1954, amministratore della E.F. SERVIZI ECOLOGICI S.r.l, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso, turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione;
MAUCERI Alessandro, nato a Catania il 25.03.1976, con l’imputazione di turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione;
PAPASERIO Vincenzo, nato a Catania il 17.03.1973, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
PAPPALARDO Lucio, nato ad Aci Catena il 22.04.1977, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
 PIANA Angelo, nato a Catania il 10.05.1971, con l’imputazione di turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione;
SANTORO Fabio, nato a Catania il 31.8.1991, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
SANTORO Luca, nato a Catania il 31.8.1991, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
SCALIA Raffaele, inteso “Ele”, nato a Catania il 28.01.1958, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
 SCUDERI Davide Agatino, nato a Catania il 4.11.1974, pregiudicato, con l’imputazione di associazione di tipo mafioso;
SGARLATO Domenico, nato a Catania il 06.12.1956, all’epoca dei fatti dirigente dell’Ufficio Tecnico Lavori pubblici – Servizi ambientali e manutentivi del Comune di Trecastagni, con l’imputazione di turbata libertà di scelta del contraente aggravata, corruzione.

Nell’ambito del medesimo provvedimento viene contestata alle società E.F. Servizi Ecologici S.r.l.  e SENESI spa anche la responsabilità dell’ente ex.art.5, comma I D.Lgs. 231/2001, per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone appartenenti alla sua struttura organizzativa (in posizione di vertice o sottoposte alla direzione o vigilanza di queste).
L’attività investigativa, culminata con gli odierni arresti e convenzionalmente denominata “GÒRGONI”, è scaturita da una mirata indagine avviata dal Centro Operativo D.I.A. di Catania sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia etnea, al fine di accertare l’esistenza di legami tra la criminalità organizzata, funzionari della Pubblica Amministrazione e imprese operanti nel lucroso e redditizio settore della raccolta di rifiuti solidi urbani.
In particolare, in seguito all’emissione nel 2015 di un provvedimento di interdittiva antimafia, decretato dalla Prefettura di Catania nei confronti della E.F. Servizi Ecologici S.r.l.  di Misterbianco, l’Autorità Giudiziaria delegava la D.I.A. di Catania a compiere accertamenti per verificare se la società stesse gestendo appalti pubblici nei comuni ricadenti nella giurisdizione.
L’analisi della copiosa documentazione amministrativa acquisita, corroborata da servizi di riscontro sul territorio, non solo consentiva di rilevare irregolarità formali nello svolgimento dei procedimenti amministrativi per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nei comuni di Aci Catena e Misterbianco, ma anche di certificare i rapporti con la criminalità organizzata etnea da parte dell’Amministratore Unico della società E.F. Servizi Ecologici S.r.l., vincitrice delle gare d’appalto, GUGLIELMINO Vincenzo.
Proprio quest’ultimo costituisce, tra tutti, senza dubbio l’indagato che meglio rappresenta la spregiudicatezza con la quale certi imprenditori si rapportano con la criminalità organizzata.
Dalle intercettazioni svolte, infatti, emerge chiaramente come lo stesso, lungi dal subire le prevaricazioni dei clan mafiosi operanti nei territori ove si svolge la sua attività di impresa, si rapporta in modo paritario agli esponenti più rappresentativi dei clan mafiosi catanesi, in particolare appartenenti al clan Cappello e al clan Laudani, considerandoli al pari di qualunque altro interlocutore commerciale dal quale acquistare servizi.
Le risultanze investigative hanno documentato, come sottolineato dal G.I.P., la sua intraneità al clan Cappello, al quale regolarmente e periodicamente il GUGLIELMINO eroga sostanziose somme di denaro (quasi fosse da considerare un costo di esercizio dell’impresa) in cambio, da un lato, del più tradizionale dei “servizi” offerti, vale a dire la protezione da eventuali danneggiamenti ai mezzi di esercizio della propria impresa perpetrati da clan rivali sul territorio, dall’altro del sostegno, rafforzato dalle tipiche modalità mafiose di intimidazione e soggezione, per l’affermazione e il mantenimento del monopolio delle sue imprese sul territorio, come anche per l’ulteriore ampliamento dei propri affari e, di conseguenza, dei propri introiti attraverso l’aggiudicazione di nuovi appalti.
Numerose, infatti, sono state le conversazioni captate, dalle quali si evince il rapporto diretto con uno degli attuali esponenti di vertice del clan Cappello, SALVO Salvatore Massimiliano (in atto detenuto poiché tratto in arresto nell’ambito di altra operazione di polizia giudiziaria) il quale veniva incontrato più volte all’interno di un garage, gestito dall’accolito e odierno arrestato PAPASERIO Vincenzo, dove riceveva anche cadenzate dazioni di denaro a sostegno del clan.
  SALVO Salvatore Massimiliano, figlio e fratello, rispettivamente, dei noti SALVO Giuseppe, inteso “Pippo ‘u carruzzieri” e SALVO Giovanni Piero, inteso “Giampiero” – elementi di vertice del clan, entrambi detenuti dovendo scontare la pena dell’ergastolo -, si palesava quale responsabile della gestione delle attività criminali del clan condotte sul territorio urbano di Catania, nonché, come acclarato dalle risultanze dei servizi tecnici, reggente del medesimo clan, per investitura diretta, proveniente dal carcere, da parte del boss Salvatore CAPPELLO.
Le approfondite indagini svolte dalla D.I.A. permettevano di disvelare gli accordi criminali per la gestione degli appalti relativi all’affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti, considerato florido settore di investimento criminale per tutti i clan mafiosi, i quali, per non perdere i sicuri e notevoli vantaggi derivanti dall’aggiudicazione del servizio a imprese “amiche” (in termini di entrate finanziarie e di esercizio del potere mafioso e controllo del territorio) addivenivano a patti criminali di spartizione, gestiti in maniera non conflittuale, in una sorta di pax mafiosa, al fine di evitare che scontri cruenti potessero attirare l’attenzione degli organi investigativi determinando lo svolgimento di nuove indagini sul loro conto.
In tale contesto si spiega, pertanto, quanto documentato nel corso delle investigazioni in merito all’appalto per l’aggiudicazione del servizio di raccolta dei rifiuti nel Comune di Acicatena, in particolare riguardo alla trattativa intavolata tra SALVO Salvatore Massimiliano (per il  clan “Cappello”) e PAPPALARDO Lucio (rappresentante di vertice del clan “Laudani”), con il contributo del GAROZZO Pietro (per la cura degli aspetti amministrativi), per risolvere il conflitto sull’aggiudicazione del servizio.
Nello specifico, i predetti clan erano chiamati a dirimere la controversia di natura economica tra l’imprenditore GUGLIELMINO e il Sindaco pro tempore MAESANO Ascenzio (già sottoposto a fermo di indiziato di delitto su provvedimento di questa A.G. nel mese di ottobre 2016, il quale ha già riportato sentenza di condanna per tali fatti, e in stretti rapporti proprio con il PAPPALARDO), il quale in seguito avrebbe raggiunto un accordo di analoga natura per favorire BRIGANTI Rodolfo, rappresentante legale della SENESI spa, società subentrata proprio alla E.F. Servizi Ecologici S.r.l.  del GUGLIELMINO.
E’ di solare evidenza, in tale circostanza, come il GUGLIELMINO abbia cercato di sfruttare il vantaggio ottenuto con il sostegno fornito al clan Cappello, per la risoluzione delle difficoltà riscontrate nella procedura di appalto. Al medesimo scopo ma su un altro fronte, è stato evidenziato anche l’altro strumento utilizzato dallo stesso per ben oleare gli ingranaggi della macchina amministrativo-burocratica e garantire i propri affari, vale a dire la corruzione di funzionari amministrativi comunali, che agevolassero l’aggiudicazione dell’appalto, suggerendo financo i dati e le informazioni precisi per poter corrispondere ai requisiti di aggiudicazione.
La spregiudicatezza del GUGLIELMINO traspare senza ambiguità, inoltre, allorquando esige l’intervento del clan per risolvere il problema sorto con ZUPPARDO Paolo, reo di averlo minacciato e malmenato perché accusato di essere il responsabile del suo arresto qualche anno prima, nonché in occasione di una serie di danneggiamenti incendiari, per la precisione avvenuti in data 15.06.2016, 20.06.2016 e 21.07.2016 ai danni di alcuni autocompattatori parcheggiati in un deposito di sua pertinenza in territorio di Avola, che hanno provocato allarme sociale tra la popolazione dei comuni di Avola e Siracusa. In entrambe le circostanze, il GUGLIELMINO rivendica il diritto che gli venga data soddisfazione delle offese ricevute (pretendendo addirittura l’invio di un commando militare punitivo contro lo ZUPPARDO) e garantita protezione contro i clan locali (che evidentemente provavano ad affermare la propria forza sul territorio) forte della sua appartenenza alla cosca, arrivando egli stesso a minacciare di rivolgersi a clan rivali (nello specifico il clan Trigila, operante nel siracusano) qualora il clan Cappello non si fosse dimostrato in grado di risolvere le due faccende.
Per quanto riguarda CUTULI Alfio è emerso come lo stesso si prestasse a fare da mediatore tra BRIGANTI Rodolfo, rappresentante legale della Senesi S.p.A. con il quale sussisteva uno stretto legame, e il sindaco pro tempore di Aci Catena, MAESANO Ascenzio, al quale faceva pervenire somme imprecisate di denaro ricevute proprio dal BRIGANTI, per sostenere la sua futura campagna elettorale, in cambio di un intervento che il MAESANO avrebbe dovuto dispiegare in suo favore, mediante l’abuso dei poteri connessi alla funzione esercitata, per ottenere l’annullamento delle sanzioni irrogate dal comune alla SENESI nell’esecuzione dell’appalto.
L’attività investigativa è stata caratterizzata anche da un’indagine patrimoniale mirata a colpire le ricchezze accumulate dagli imprenditori collusi, tanto da individuare imprese e rilevanti patrimoni societari e immobiliari che, benché formalmente intestati a congiunti, erano riconducibili ad alcuni indagati, ed evidenziare forti profili sperequativi tra i redditi dichiarati e il patrimonio posseduto da GUGLIELMINO Vincenzo, MAUCERI Alessandro, PAPPALARDO Lucio e PIANA Angelo, tali da fondare la presunzione di un’illecita acquisizione patrimoniale derivante dalle attività delittuose connesse all’organico dei predetti nella citata organizzazione delinquenziale.
E’ stato, altresì, emesso da questa A.G. un decreto di sequestro preventivo in via d’urgenza ai fini della confisca, che ha interessato società, immobili, terreni, automezzi e disponibilità finanziarie per un valore complessivo stimato di circa 30.000.000,00 Euro.
In accoglimento della richiesta di questo ufficio, il G.I.P. ha altresì disposto il sequestro dell’intero compendio aziendale delle società E.F. SERVIZI ECOLOGICI S.r.l. e della SENESI S.p.A.
Espletate le formalità di rito, gli arrestati sono stati associati presso le case circondariali di Catania Bicocca e Piazza Lanza a disposizione dell’Autorità Giudiziaria”.
Prima di questa operazione della DIA ce n'era stata recentemente un'altra della polizia che è ben riportata al seguente link

In questa operazione sono emersi interessi in Calabria e Campania del clan Cappello, anche se il ruolo si può definire oramai persino internazionale per la rete di relazioni di cui godono in particolare in Olanda, Germania e Spagna.

Per quanto riguarda la Germania segnalo l'operazione congiunta DIA-BKA contro il clan Cappello.
DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA Centro Operativo di Catania COMUNICATO FLASH Operazione “PRATO VERDE”: disarticolata dalla D.I.A. organizzazione mafiosa etnea. Arresti in Sicilia, Lombardia, Piemonte e in Germania. Nelle prime ore della mattinata odierna, nelle province di Catania, Siracusa, Milano, Torino e in Germania, nel corso di una imponente operazione antimafia cui hanno partecipato centinaia di Agenti della D.I.A., il Centro Operativo di Catania, in collaborazione con i Centri Operativi D.I.A. di Milano e Torino ed il collaterale organismo tedesco B.K.A. (Bundeskriminalamt) e con il supporto aereo di elicotteri e l’ausilio di unità cinofile, ha completamente disarticolato il clan facente capo al boss PRIVITERA Orazio, in atto detenuto in regime di 41 bis, reggente del gruppo dei cc.dd. “CARATEDDI” affiliato al più noto “clan CAPPELLO”. Nel corso delle indagini, a conclusione delle quali su richiesta della locale D.D.A. il GIP presso il Tribunale di Catania ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsioni, traffico di stupefacenti, porto illegale di armi da fuoco, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la D.I.A. ha delineato l’assetto attuale dell’organizzazione criminale, individuando a capo della stessa BALSAMO Agata, moglie del PRIVITERA Orazio, che dall’arresto del marito aveva “ereditato” la reggenza del clan esercitata impartendo ordini, mantenendo i collegamenti fra il marito ed i singoli associati, imponendo il pagamento di somme a titolo estorsivo nonché sostenendo le spese legali per gli associati attraverso una cassa comune alimentata con i proventi delle estorsioni, dell’imposizione delle “guardianie” nei terreni e dello sfruttamento di terreni agricoli da cui sono stati tratti enormi vantaggi economici frutto del fraudolento accaparramento di erogazioni pubbliche a fondo perduto da parte dell’A.G.E.A. (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) per oltre un milione e mezzo di euro. I dettagli dell’operazione antimafia saranno illustrati nel corso della conferenza stampa che si terrà, alle ore 10.30 odierne, presso la Procura Distrettuale della Repubblica di Catania alla presenza del Procuratore dott. Giovanni SALVI e del Direttore della D.I.A., dott. Arturo DE FELICE”.


Il clan Cappello è un clan che è alla pari con i Laudani ed i Santapaola.
Il clan Giuliano è ad esso collegato.
Inoltre essendo considerato pure un clan siciliano anomalo potenzialmente se decide di eliminare qualcuno lo può fare con maggiore tranquillità.
Un clan molto forte che opera a livello internazionale. Un clan colpito da numerose operazioni della magistratura e delle forze dell'ordine.
Un clan da non sottovalutare.

PERCHE' VOGLIONO UCCIDERE BORROMETI

Prima di Borrometi nessuno a Siracusa e Ragusa parlava di mafia in modo metodologico con tanto di nomi, cognomi, foto ed analisi investigativa. La mafia in queste zone “babbe” non esisteva.
Io stesso quando iniziai nel 2014 a difendere Borrometi dopo le prime minacce ricevute venni spesso invitato alla prudenza da parte di singoli deputati e deputate nazionali. Prudenza rimandata al mittente.
Borrometi con i suoi articoli ha fatto si che i mafiosi venissero scoperti e colpiti.
Le cosche prima lavoravano in silenzio. Con Borrometi e il suo sito laspia.it del quale sono un opinionista non è più possibile.
La sua antimafia è una antimafia investigativa e moderna, pratica ed operativa.
Per questo lo vogliono morto. Per questo preparavano l'attentato.

CONCLUSIONI

Il clan CAPPELLO ed il clan GIULIANO non sono clan minori e non vanno circoscritti in una zona periferica.
La mafia se serve spara ed uccide o prova a farlo come nel recente caso di Antoci o della autobomba di Limbadi terra dei Mancuso.
BORROMETI va protetto sempre di più fisicamente e mediaticamente.
BORROMETI NON E' SOLO E NON VERRA' LASCIATO SOLO

IL FOCUS SERVE A FARE LUCE SU CHI LO VUOLE UCCIDERE E SUL PERCHE' E TUTTI NOI OGGI SAREMO UNO CENTO MILLE BORROMETI

ESSERE NEGAZIONISTI SIGNIFICA ESSERE COMPLICI





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LA D.I.A. SEQUESTRA BENI PER 2.5 MILIONI DI EURO NEI CONFRONTI DI UN PREGIUDICATO PUGLIESE, OPERANTE A PADOVA, DI FATTO NULLATENTE

Nella giornata odierna il Centro Operativo D.I.A. di Padova e la Sezione Operativa D.I.A. di Lecce hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di BRINDISI  Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di DONOFRIO Giuseppe.
Il sequestro ha interessato la porzione di un immobile di pregio - la storica “Barchessa di VILLA MOLIN” - ubicato a Padova (di proprietà della moglie del DONOFRIO, BRONDIN Annalisa), nonché le quote di capitale sociale della società “I TRULLI Srl” con sede a Padova, per un valore complessivo di oltre 2,5 milioni euro.
I precedenti giudiziari del DONOFRIO, pugliese di origini ma ormai noto commerciate nellarea veneta, delineano la sua figura di esponente di vertice di organizzazione criminale dedita al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (anni ’80 e 90), …

MINACCE - BRANDARA - ABUSIVISMO - LICATA - PREOCCUPAZIONE

In riferimento alle minacce ricevute da Maria Grazia Brandara commissario di Licata che ha il difficile compito di affrontare la questione dell'abusivismo esprimiamo la nostra vicinanza oltre alla preoccupazione per tale episodio auspicando che venga trovato il responsabile al più presto.
Giusi Badalamenti, Elena Giampapa, Pasquale Calamia  ed Alessio Micale Fondazione Antonino Caponnetto - Sicilia



http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/notizie/2017-09-22/a-licata-citta-abusivismo-minacce-morte-commissario-brandara-125725.shtml?uuid=AEz13wXC

CALLERI (FONDAZIONE CAPONNETTO) ~ FATTO GRAVE IL MURALES INNEGGIANTE A RIINA A FIRENZE

Oggi a Firenze è apparsa questa immagine di Riina. È apparsa su un muro in pieno centro storico.
Fatto grave e da non sottovalutare. La mafia vive di simboli. Firenze poi è città martire della mafia e non dobbiamo dimenticare la strage di via dei Georgofili e quella tentata di via Toscanini. Non ci si può permettere di tollerare un murales segno di consenso sociale per cosa nostra.

Salvatore Calleri Presidente Fondazione Caponnetto

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/01/26/foto/firenze_su_un_muro_del_centro_storico_spunta_il_murales_per_riina_santo_subito_-187335539/1/