TESTO INTERROGAZIONE LUMIA AREZZO

Versione per la stampa Mostra rif. normativi Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-03670 Atto n. 4-03670 Pubblicato il 19 marzo 2015, nella seduta n. 413 LUMIA - Al Ministro dell'interno. - Premesso che come è noto, i sodalizi criminali sono in grado di aggiudicarsi stabilmente appalti e di acquisire concessioni. I rischi di inquinamento dell'economia legale hanno raggiunto livelli inquietanti. Il sistema degli appalti è un vero e proprio "buco nero". La presenza di numerose stazioni appaltanti, la parcellizzazione dei contratti e il ricorso eccessivo al subappalto rendono difficile, e qualche volta quasi impossibile, un controllo efficace anche da parte delle stesse forze di polizia; per quanto concerne la provincia di Arezzo, a quanto risulta all'interrogante è stato riscontrato che: nel mese di maggio 2011, l'allora pubblico ministero Raffaele Cantone parlava di mafia ad Arezzo. In occasione di una sua visita nel Comune toscano, affermava: «Ci sono arrivati negli anni '80 e si sono trovati bene, provincia tranquilla, ideale per operare nell'ombra. Effetto del soggiorno obbligato? No, io direi piuttosto conseguenza dei lavori per la realizzazione della Direttissima Ferroviaria. È stata l'occasione in cui decine di piccole ditte, spesso infiltrate dalla camorra, si sono insediate in quella fascia di terra che sta a cavallo di linea dell'alta velocità e autostrada. Soprattutto con le imprese per il movimento terra. Gaetano Cerci, uno degli uomini di fiducia di Francesco Bidognetti, uno dei capi del clan dei casalesi, fu fermato dalla polizia mentre usciva da Villa Wanda, presumibilmente dopo un incontro con Licio Gelli. Ne hanno parlato anche alcuni pentiti, secondo i quali Cerci era un punto di riferimento del traffico di rifiuti illeciti. Ma elementi a carico di Gelli non ne sono mai stati trovati. Io penso che da tramite fra i casalesi e certi ambienti possano aver fatto proprio i sospettati di camorra che si erano inseriti ai tempi della Direttissima»; nelle relazioni annuali della Direzione nazionale antimafia per quanto riguarda le attenzioni verso le aggiudicazioni delle gare di appalto nei lavori pubblici, si afferma, per il 2011, che «tali presenze sono ovviamente riconducibili ad attività di imprese siciliane impegnate nell'esecuzione di importanti opere pubbliche per la cui realizzazione non di rado utilizzano il reimpiego dei proventi di attività delittuose. In queste attività si evidenzia spesso anche il coinvolgimento di soggetti formalmente estranei ai contesti criminali ma per questo motivo intestatari fittizi di beni, e interlocutori delle pubbliche amministrazioni. Allo stesso modo e con gli stessi obbiettivi, cosa nostra con imprese proprie o di soggetti contigui all'organizzazione ha penetrato la realtà economica Toscana, ove le indagini hanno consentito di appurare che essa ha condizionato le gare per gli appalti di lavori pubblici con le stesse modalità illecite utilizzate in Sicilia» e per quanto riguarda il 2012 che «Cosa nostra con imprese proprie o di soggetti contigui all'organizzazione ha penetrato la realtà economica toscana, ove le indagini hanno consentito di appurare che essa ha condizionato le gare per gli appalti di lavori pubblici con le stesse modalità illecite utilizzate in Sicilia»; nel mese di febbraio 2012, l'interrogante, in qualità di membro della Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, dichiarava: «Arezzo è un'ex isola felice con una presenza mafiosa economica notevole, dove sono presenti clan siciliani, calabresi e campani. Nella classifica redatta dai funzionari di polizia l'anno scorso risulta al terzo posto per riciclaggio di denaro sporco. Ecco perché bisogna tenere alta l'attenzione e monitorare il territorio nei settori degli appalti, del movimento terra, dell'usura, dei rifiuti e delle rapine. Il punto debole di tale territorio è che non si parla quasi mai di mafia nonostante i rapporti della DIA e della DNA ne descrivano l'inquinamento mafioso»; nel gennaio 2014, Tiziano Ranieri, presidente di CNA Costruzioni, in relazione all'operazione "Atlantide", nel corso della quale furono arrestate 6 persone ritenute affiliate al clan dei Casalesi, ha dichiarato: «Non possiamo sottovalutare l'inchiesta che ha evidenziato infiltrazioni camorristiche nel nostro territorio e nel settore degli appalti. Occorre ovviamente equilibrio nelle analisi e attendere che la magistratura completi il suo lavoro. Penso, comunque, che l'applicazione del principio del massimo ribasso negli appalti pubblici deve essere rivisto. Non rappresenta una garanzia per i cittadini, danneggia le imprese migliori, crea gravissimi problemi come quello delle infiltrazioni criminali»; nella relazione finale del marzo 2014 della prima Commissione (Affari istituzionali, programmazione e bilancio) del Consiglio regionale della Toscana, riguardante l'indagine conoscitiva su "Analisi di fenomeni di criminalità organizzata in Toscana", si legge la seguente dichiarazione del dottor Pietro Suchan, ex pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, rappresentante italiano di EuroJust: «Per quanto riguarda Arezzo, a Arezzo i Casalesi controllano (...)... è importante l'accenno alla normativa nuova che è stata approvata ora, con il decreto anticorruzione, sulla white list in tema di appalti. I Casalesi - anche di questo non ve ne ho parlato - sono forti nella zona di Altopascio e nella zona di Arezzo e di San Giovanni Valdarno, perché? Perché sono riusciti ad acquisire un parziale controllo dell'attività edilizia: ecco perché vanno lì»; nel dicembre 2009, è stato arrestato dai Carabinieri in un albergo di San Giovanni Valdarno (Arezzo), il latitante Paolo Orlanducci, cognato di Antonio Giuliano, detto 'o Savariello, capo dell'omonimo clan di Poggomarino (Napoli), "federato" alla cosca Fabbrocino, operante nella zona vesuviana di Nola (Napoli). Orlanducci era sfuggito alla cattura durante un'operazione della DIA del 27 aprile 2014. L'uomo è anche ritenuto tra gli elementi più pericolosi della compagine camorristica Giuliano ed è ritenuto responsabile della gestione affaristica del clan nel settore degli appalti e delle estorsioni; nel marzo 2011, operazione "Scacco matto", con la collaborazione della squadra mobile di Arezzo, sono state arrestate 35 persone e sequestrati 30 milioni di euro di beni. L'inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha permesso di smantellare un'organizzazione criminale della 'ndrangheta, cosca Longo di Polistena (Reggio Calabria), che operava anche a Salerno, Latina, Roma, Arezzo (sono state eseguite delle perquisizioni) e Padova. L'inchiesta ha certificato che la famiglia della 'ndrangheta era passata dalla tradizionale mafia rurale, dedita all'imposizione delle guardianie, al settore delle estorsioni e dell'usura, all'inserimento nel tessuto economico-imprenditoriale, in particolare nell'edilizia con il movimento terra, la lavorazione di inerti e la gestione di imprese edili, in particolare con l'acquisizione in modo diretto e indiretto di appalti pubblici e attività economiche, concessioni di autorizzazioni e servizi pubblici e intestazione fittizia di beni; nel gennaio 2014, operazione "Atlantide", la Guardia di finanza, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze, ha arrestato 6 persone ritenute affiliate al clan dei casalesi, fazione Bidognetti. L'organizzazione criminale, con base operativa in Valdarno tra Montevarchi, San Giovanni e Terranuova Bracciolini, aveva generato un grande volume di fatture false che permetteva alle società edili di truffare il fisco e di perseguire così una concorrenza sleale nei confronti delle altre ditte toscane, inquinando gli appalti, sia privati sia pubblici. Tra questi ultimi c'era anche un subappalto per lavori agli Uffizi che erano stati concessi, usando metodi illeciti, a due ditte edili, attive in Toscana, dietro le quali si celavano esponenti della camorra. Le ditte in questione, Ggf costruzioni e la Pdp costruzioni, con sede a San Giovanni Valdarno, erano intestate a prestanome, incensurati, in modo da ottenere la certificazione antimafia richiesta per l'espletamento di lavori pubblici. Principale indagato Giovanni Potenza, 62 anni, imprenditore originario di Villa Literno (Caserta), da anni in Valdarno, residente a Terranuova, con precedenti specifici per associazione di stampo mafioso (affiliato al clan Tavoletta, di Napoli), arrestato insieme ad altre 5 persone sue conterranee, residenti nel Valdarno aretino. Tra i lavori ottenuti da 2 società edili riconducibili al clan dei Casalesi, figura anche la villa di Sting, in Valdarno, e l'edificio dell'ex cinema "Gambrinus" a Firenze, in vista dell'apertura dell'Hard Rock Café. Le aziende evadevano le imposte grazie alla creazione di costi fittizi, avvalendosi della collaborazione di 8 società cartiere con sede in Campania e in provincia di Modena, riconducibili a 3 prestanome, 2 dei quali legati al clan dei Casalesi. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, dal 2007 al 2012, le società in questione hanno emesso fatture false per oltre 10 milioni di euro. Le fatture venivano effettivamente pagate dalle due aziende edili toscane. I pagamenti venivano restituiti in un secondo momento in contanti o attraverso assegni circolari. Parte del denaro, il 4 per cento del valore delle transazioni, veniva corrisposto dalle società cartiere a esponenti del clan dei Casalesi. I titolari di queste società e delle 2 ditte edili sono stati arrestati recentemente dalla Guardia di finanza. Tra i beni sequestrati, per un valore di 11,3 milioni di euro, 30 immobili nelle province di Arezzo e Caserta, 14 terreni in provincia di Arezzo, 17 veicoli, 27 rapporti bancari e postali, oltre a quote di 4 società con sede in Toscana e Campania. Secondo quanto emerso, le indagini sono partite da attività investigative di controllo economico del territorio e dalle dichiarazioni di 11 collaboratori di giustizia. Nel corso delle indagini, durate 2 anni, sono state intercettate 73 persone, per un totale di 139.254 comunicazioni esaminate. Condotti anche accertamenti patrimoniali su 47 persone; nell'aprile 2014, nell'ambito di un'articolata indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, i Carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Caserta e i militari del Gico della Guardia di finanza di Firenze hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di 6 indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di trasferimento fittizio di titolarità di denaro o altro bene ed estorsione, con contestuale esecuzione di decreto di sequestro preventivo di quote societarie e beni immobili, per un valore complessivo di oltre 2 milioni di euro. L'indagine, svolta dall'ottobre 2011 al novembre 2013, ha consentito di ricostruire attraverso attività tecniche e dinamiche, documentali e testimoniali, una condotta estorsiva attuata da un imprenditore del frusinate, il quale, avvalendosi della forza intimidatrice di alcuni personaggi affiliati al clan dei Casalesi, fazione Bidognetti, poneva in essere una serie di azioni tese a recuperare ingenti debiti non onorati da parte di alcune società, originarie dell'agro aversano ed attive in territorio laziale, che gli avevano subappaltato considerevoli lavori di natura edile, tutti realizzati nel medesimo ambito territoriale. Veniva inoltre accertato e riscontrata, nel corso delle indagini, l'introduzione, sul territorio dello Stato, di un ingente numero di banconote false statunitensi pari a circa 5.000 dollari, che poi venivano spacciate attraverso la mediazione di un istituto di credito di Caserta, risultato estraneo ai fatti. Le indagini hanno poi permesso di fare emergere una condotta attuata da Giovanni Potenza, imprenditore, già condannato per la sua appartenenza a clan camorristi operanti nel casertano, originario a Villa Literno e residente in provincia di Arezzo, finalizzata all'attribuzione fittizia di società operanti nel settore dell'edilizia a suoi dipendenti, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale e sfuggire al sequestro e alla confisca. Le società, inizialmente operanti in Villa Literno e successivamente trasferite in provincia di Arezzo, risultavano tra l'altro essere uno strumento attraverso il quale si procedeva all'emissione ed all'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti al fine di ottenere l'ingiusta restituzione dell'imposta su valore aggiunto a danno dello Stato. Sotto sequestro sono finite 5 aziende edili, una società di scommesse sportive di Sesto fiorentino, un bar pasticceria a San Giovanni Valdarno e 5 appartamenti, si chiede pertanto di sapere: quali siano le attività poste in essere al fine di contrastare le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici nella provincia di Arezzo considerando che uno dei settori più a rischio sono proprio i lavori di edilizia, sia privata sia pubblica, e visto che alcune società, in mano a Casalesi e 'ndranghetisti, avevano sede proprio nella provincia di Arezzo; quanti accessi ispettivi siano stati disposti nei cantieri posti nel territorio di Arezzo negli ultimi 5 anni.