REPORT RIFIUTI 2014 IN TOSCANA






REPORT SUI RIFIUTI IN TOSCANA

2014

a cura di Renato Scalia e Salvatore Calleri









REPORT SUI RIFIUTI IN TOSCANA


Perché trattare il tema dei rifiuti in Toscana?
Prima di entrare nel merito della questione è doverosa una precisazione: la Fondazione Caponnetto ha deciso di trattare il tema dei rifiuti in Toscana perché è un argomento tabù. Parlare di rifiuti in Toscana sembra fare paura. Riconoscere che anche nel nostro territorio possano esistere problematiche di questo tipo non è affatto facile, meno che mai scontato, come se affrontare la questione significasse rischiare di dover ammettere di aver perduto la “magnifica diversità Toscana”. Ciò che giorno dopo giorno accade sul nostro territorio, tuttavia, non può certo cadere nel silenzio. E richiede che venga affrontato in modo chiaro e preciso, senza allarmismi ma nemmeno senza sconti. La Fondazione ha dunque deciso di affrontare questo tema impegnandosi con cautela e in autorevolezza, basandosi su ciò che è effettivamente avvenuto nel nostro territorio e attingendo a fonti non smentibili, in primo luogo quelle offerte dall'ARPAT e di Legambiente, oltre a quelle fornite dai resoconti degli interventi operati dal Corpo Forestale dello Stato, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza, dalla Dia e dalla Polizia di Stato.

Premessa
Sempre più spesso la questione rifiuti rappresenta un ottimo affare per la mafia. Ciò non di meno oggi non sono rari i casi in cui anche altre tipologie criminali hanno deciso di smaltire i rifiuti in modo illegale. Come è provato, la metodologia utilizzata dalle organizzazioni criminali è stata ormai acquisita dalla criminalità comune, un primo dato questo che deve far riflettere. Peraltro, se a lungo l'opinione pubblica regionale ha guardato alla Toscana come a una terra tutt’al più di transito dei rifiuti illegalmente smaltiti, le dichiarazioni rese lo scorso novembre del neo Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti in merito ai rifiuti riversati in Toscana spingono a considerare la questione anche da un punto di vista tutt’affatto diverso, che ben si evince proprio a partire da alcune sue considerazioni:

1) 8 novembre, ilmattino.it
Dopo aver smaltito al Sud per vent’anni i rifiuti tossici prodotti al Nord, ora la camorra napoletana sta portando i rifiuti campani altrove, in primis in Toscana ma anche in Paesi come la Romania e la Cina”.

2) 20 dicembre,
Gli investigatori hanno scoperto una discarica di rifiuti tossici della camorra in un'area di Prato, a circa 17 chilometri a nord di Firenze, capoluogo della Toscana (...)” – “(…)legami sempre più consolidati tra la camorra napoletana e i gangster cinesi, rendono la zona di Prato una scelta logica per il crimine organizzato in cerca di nuove discariche”- (...) all'attualità, ma a un procedimento penale, già definito dalla Procura di Firenze, che vede coimputati, per traffico organizzato di rifiuti della lavorazione tessile, produttori pratesi e smaltitori ritenuti espressione del clan camorristico Iacomino-Birra di Ercolano(cit.)".

3) 20 dicembre, Associated press
As Naples is gripped by fears of a Mafia-tainted food chain, Italy's top organized crime-fighter has some more worrisome news: The Camorra syndicate’s mobsters have expanded their multibillion-euro toxic-waste disposal racket to the holiday paradise Tuscany and beyond Italian borders to eastern Europe. Franco Roberti, the national anti-Mafia prosecutor, told The Associated Press that investigators have uncovered Camorra toxic waste-dumping in the Prato area just 17 kilometers (10 miles) north of Florence, the tourist-clogged capital of Tuscany. He said Italy is also investigating a trail of toxic waste being shipped to countries in eastern Europe, although he would not reveal which ones because the probe is ongoing. Until recently, the toxic waste - mostly from industries in northern Italy - had been dumped in the Camorra's own backyard in the Naples area. Investigators recently discovered that farmlands around Naples are contaminated with dangerous levels of arsenic, lead and other harmful materials. The revelations prompted tens of thousands of people to march through the city's chaotic streets last month. Roberti said the southern territory where the Camorra holds sway "is a little saturated" - pushing the mob into new areas. Increasingly cozy ties between the Naples-based Camorra and Chinese gangsters make the Prato area in Tuscany a logical choice for the Italian mobsters looking for new dumping grounds. The Camorra has a long-running and profitable relationship with Chinese mobsters in the manufacturing and illicit sale of fake designer clothing, as The AP has reported previously from Naples. The Prato area has long been the turf of Chinese who have operated clandestine garment factories - many employing illegal Chinese immigrants - for decades. Roberti said the Camorra doesn't have to shop around for business among the factories, processing plants and hospitals of northern Italy. After two decades in the racket, the Camorra are the go-to people for anyone who wants toxic waste to disappear for a fraction of the cost of what it takes to do it legally. "There is a circuit of acquaintances, a ring of contacts," said Roberti, who was an anti-mob prosecutor in Naples for years before being promoted this year to be Italy's top Mafia fighter. "The more dangerous the waste, the more the companies pay."  Past probes have found that the Camorra and their Chinese contacts have schemed together in the lucrative illegal waste racket. An operation code-named Marco Polo in the 2005 and conducted by Carabinieri paramilitary police resulted in the confiscation in Naples' port of 20 containers readied for transport aboard cargo ships - holding plastic waste including toxic materials and hospital refuse. The cargo, police said, was about to be shipped to China and Hong Kong”.

Di altro tipo, ma altrettanto interessanti, sono le dichiarazioni rese in merito ai rifiuti in Toscana dal collaboratore di giustizia Carmine Schiavone:

Parte segreta (desecretata) della seduta del 7 ottobre 1997, Audizione di Carmine Schiavone

Schiavone: "(…) consegno innanzitutto alla Commissione la copia di alcuni documenti, i cui originali sono già a disposizione della DNA, riguardanti, tra l'altro, le amministrazioni provinciali di Massa Carrara e di Santa Croce sull'Arno e la regione Campania; nella stessa documentazione figura l'elenco delle società e dei camion che trasportavano i rifiuti....".
Presidente: chi aveva iniziato questo traffico?
Schiavone: "L'avevano iniziato mio cugino Sandokan e Francesco Bidognetti, insieme ad un certo Cerci Gaetano, che aveva già intrattenuto rapporti con dei signori di Arezzo, Firenze, Milano e Genova...”.

Di fronte ad affermazioni di questa natura risulta facile comprendere la necessità di fare il punto della situazione sui rifiuti smaltiti e trasportati in Toscana al di fuori della legalità. Pur non dimenticando che la Toscana non è la regione che vive la situazione di maggior criticità, la sua realtà non deve in alcun modo portare a sottovalutare la questione: dalla relazione che segue, che altro non è se non un puntuale resoconto delle più importanti operazioni messe in atto a partire dall’anno 2000 sino ad oggi, è semplice capirne il motivo.

ELENCO OPERAZIONI

  1. Settembre 2000: con l'operazione Artemide la DIA (Centri Operativi di Napoli e Firenze) scopre come i soldi degli appalti pilotati dalla camorra, legati allo smaltimento dei rifiuti nel casertano, venissero riciclati a Montecatini Terme (PT). Ciò avveniva, come è stato accertato, attraverso l’acquisto di quote miliardarie di una società leader nel settore turistico che controllava un grosso albergo, una discoteca e un ristorante. Montecatini Terme era stata scelta dal clan La Torre - "satellite" dei casalesi - per fare incontri riservati. Nel corso dell'operazione, condotta da Dia e Carabinieri, sono state arrestate otto persone - tra cui Giacomo Diana e Augusto La Torre - e sono stati sequestrati beni per 5 milioni di euro. L'attività di indagine è stata avviata nel 1995 dalla Dia di Firenze, attraverso un’analisi del territorio della provincia di Pistoia riferita a soggetti riconducibili all'area camorristica, allo scopo di verificare il coinvolgimento in traffici illeciti e riciclaggio di denaro sporco dell'imprenditore campano Giacomo Diana, ritenuto interessato in business illegali realizzati in Toscana dall'organizzazione criminale campana facente capo ai La Torre di Mondragone (CE).
  2. Negli anni 2001 e 2002 - e in fasi diverse fino al 2006 - i tecnici della Prevenzione del Servizio Sub Provinciale Mugello Piana di Sesto hanno effettuato una serie di operazioni che hanno permesso alla magistratura di fare luce sull’intera vicenda riguardante un flusso di rifiuti - derivanti dal trattamento di tritovagliatura - che dalla regione Campania venivano trasportati presso una società del Mugello. Nel 2001, in seguito ad alcuni accertamenti effettuati in Campania da ARPAC e dal N.O.E. dell'Arma dei Carabinieri, nel corso dei quali erano state evidenziate alcune irregolarità, l'ARPA Campania mosse richiesta ad ARPAT perchè fossero svolti dei controlli su un flusso di rifiuti. Per meglio chiarire i termini della questione è importante contestualizzare questi fatti nel quadro dell’ennesima emergenza che proprio in quell’anno interessava la regione campana. In data 19 marzo 2001 viene stipulato un accordo tra i Presidenti delle Regioni Campania e Toscana e il Commissario governativo per l'emergenza rifiuti in Campania in base al quale la Regione Campania era autorizzata allo smaltimento di rifiuti urbani al di fuori del proprio territorio regionale - e segnatamente in Toscana - per un tempo determinato (due mesi, a partire dal 19 marzo 2001) e secondo modalità che sarebbero poi state fissate in atti dirigenziali del Sub Commissario. L’accordo si inseriva nella previsione normativa dell'art. 5 del D.Lvo ne 22\1997, che fissando il divieto di esportazione extraregionale dei rifiuti solidi urbani prevedeva espressamente una simile possibilità in deroga. I rifiuti che nel 2001 giunsero presso la Soc. del Mugello si collocavano tuttavia al di fuori degli accordi stipulati. Costituiti dalla frazione secca dei RSU, ottenuta attraverso le operazioni di triturazione e vagliatura degli stessi RSU, vennero classificati come rifiuti speciali codice CER 150106. In unoccasione fu peraltro rilevato dai tecnici dell'ARPA della Campania che durante il mese di giugno e i primi giorni di luglio dell'anno 2001 l'impianto tritovagliatura del Comune di Salerno era persino stato fermo: conseguentemente i RSU. tal quali erano stati conferiti alla Soc. del Mugello, sempre con il codice CER 150106 relativo a rifiuti speciali. Questa dunque la base di partenza di una lunga attività di indagine che ha poi permesso al Tribunale di evincere con chiarezza il senso complessivo dellintera vicenda, di cui la parte oggetto di causa altro non era se non un mero segmento. L'emergenza rifiuti in Campania non era certamente cessata all'esito dello scadere delle convenzioni stipulate per il trasferimento fuori Regione dei rifiuti urbani campani: se da un lato continuava la necessità di smaltire fuori Regione le tonnellate di rifiuti urbani provenienti da una raccolta indifferenziata in elusione della normativa che ne faceva divieto; dall’altro, contestualmente, vi era limpossibilità materiale di sottoporre questo genere di rifiuti al trattamento completo secondo norme di buona tecnica. Nella realtà ciò che fu smaltito altro non furono che rifiuti urbani provenienti da raccolta indifferenziata, sottoposti ad una preliminare operazione meccanica che non ne mutò la natura e le caratteristiche, finalizzata principalmente a ridurne il volume. In questo quadro di gestione della emergenza rifiuti campana si inserì la condotta dell'imputato, che organizzò il trasferimento - prima in Toscana presso la propria ditta e successivamente presso altri intermediari e presso discariche di ingenti quantitativi di quei rifiuti pre-trattati, utilizzando nei documenti di trasporto codici CER identificativi di rifiuti speciali che pur tuttavia non descrivevano affatto ciò che veniva trasportato. Considerato l’estremo interesse della vicenda, che vedeva come oggetto del traffico illecito rifiuti urbani provenienti dalla regione Campania, l’attività di indagine venne effettuata in collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente del nucleo di Firenze, a cui in una prima fase di indagine si unì quello del Comando di Roma. Gli stessi Carabinieri furono chiamati a coordinare l’attività di indagine svoltasi in varie regioni d’Italia. Inizialmente l’attività dei Tecnici del Servizio Sub Provinciale Mugello Piana di Sesto si concretizzò in una serie di appostamenti, svolti sia in collaborazione con il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente del nucleo di Firenze che autonomamente. Successivamente furono effettuate varie ispezioni all’interno della ditta oggetto dell’indagine e in altre aziende di gestione dei rifiuti al di fuori della provincia di Firenze, anche queste effettuate congiuntamente con i Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente del nucleo di Firenze. Durante queste ispezioni, oltre a documentare lo stato dei luoghi, fu acquisita un’ingente quantità di materiale documentale, costituito dai documenti di trasporto dei rifiuti, che in un secondo momento fu elaborato a cura dei Tecnici del Servizio. Dopo questa prima fase, propedeutica alla comprensione dei fatti, prese avvio una corposa collaborazione con la Procura della Repubblica di Firenze - nella persona del P.M. dott. Giulio Monferini, che oltre a disporre una serie di interrogatori - svolti dai Tecnici del Servizio insieme ai Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente del nucleo di Firenze - ha approntato una lunga serie di approfondimenti tecnico giuridici ed ulteriori indagini volte alla comprensione dell’intera vicenda. Questa ultima importante fase, sicuramente la più lunga e complessa, si è protratta in periodi alterni fino al 2006, ed è stata espletata grazie all’impegno degli stessi Tecnici del Servizio Sub Provinciale Mugello Piana di Sesto unito al costante e indispensabile supporto dell’Area della Direzione Tecnica di ARPAT.
  3. Anno 2004: in un cantiere per il raddoppio dell’autostrada Siena-Bettolle il Corpo Forestale dello Stato individua 13mila tonnellate di pietrisco mescolato a rifiuti: il materiale pericoloso, invece di essere distrutto, doveva essere utilizzato per il manto stradale. Gli esami dell’Arpat di Siena individuarono la presenza di sostanze altamente inquinanti (cromo, cromato di zinco, cloruri, solfati, nichel), in concentrazioni pericolose sia per le falde acquifere della zona che più in generale il terreno. La scoperta dopo 11 mesi porta ai domiciliari tre persone, che riciclavano rifiuti pericolosi per rivenderli come sicuri anche alle ditte che stavano lavorando per la realizzazione della Siena-Bettolle.
  4. Maggio 2004: il Tribunale di Pistoia condanna alla pena di quattro mesi di arresto e al pagamento di una somma di 3.000 euro quattro imprenditori di Agliana (PT), titolari di tre distinte ditte operanti nel settore dell'edilizia. Per il giudice gli imprenditori si sono resi responsabili, in concorso tra loro, di aver realizzato e gestito una discarica non autorizzata costituita da rifiuti speciali (calcinacci, mattonelle, sanitari, plastica, nylon, etc.), di cui alcuni pericolosi (in particolare lastre sminuzzate di eternit). In questo caso il giudice decise di disporre anche la confisca del terreno in cui era ubicata la discarica abusiva. Le indagini erano state condotte dal Corpo Forestale dello Stato di Pistoia. L'epoca dei fatti risaliva all'anno 2002, quando in località Berlicche, nel comune di Agliana, gli agenti del Comando della stazione Forestale di Pistoia avevano sequestrato un'area di 1.500 metri quadrati interamente coperta di rifiuti. Mediante appostamenti gli agenti erano riusciti a cogliere in flagranza di reato una delle ditte mentre scaricava nella discarica abusiva un camion carico di eternit (materiale edile contenente fibre di amianto). Le successive indagini del Corpo Forestale sulle diverse fasi di smaltimento delle ditte implicate permisero di accertare la loro responsabilità in riferimento ai fatti denunciati all’autorità giudiziaria.
  5. Ottobre 2005, operazione "Sinba": i Carabinieri del nucleo ambiente eseguono 31 arresti nell'ambito di un'operazione contro il traffico illecito di rifiuti nel nord Italia. Dopo 13 mesi di indagini, coordinate in Toscana dalla procura di Massa Carrara, finiscono in manette imprenditori, funzionari pubblici, professionisti ed esponenti delle forze dell'ordine con le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere, disastro ambientale, turbativa d'asta, peculato, truffa aggravata e traffico illecito di rifiuti. Gli indagati complessivi nell'inchiesta sono 68. L'indagine ha coinvolto 400 carabinieri tra Toscana, Lombardia, Veneto e Liguria e ha portato al sequestro di 12 aziende. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti l'organizzazione avrebbe smaltito illegalmente almeno un milione 200.000 tonnellate di rifiuti, per guadagni di almeno 90 milioni di euro. Le aziende di bonifica coinvolte nell'inchiesta si aggiudicavano appalti per lo smaltimento di rifiuti pericolosi per poi usare questo materiale in opere private e pubbliche di riempimento attraverso altre società edili e di movimento terra appartenenti all’organizzazione criminale. Alcuni organi amministrativi avrebbero inoltre coperto le attività illecite fornendo falsi certificati per il trasporto di materiali pericolosi. I rifiuti tossici, invece di esere smaltiti, venivano interrati in siti destinati a ripristini ambientali e altre opere pubbliche. A gennaio 2012 nel corso del maxi processo legato allo smaltimento dei rifiuti dell'alluvione del 2003, nella tranche relativa alla turbativa d'asta furono assolti i 4 imputati. Il resto dell'inchiesta è stato archiviato, o prescritto.

  1.  Ottobre 2005: rinvenimento di una discarica abusiva alle porte di Arezzo. Scoperte decine di tonnellate di rifiuti pericolosi nascosti sotto terra, coperti da un cumulo di vecchi pneumatici. Cavi elettrici, pannelli in poliuretano, laterizi, tubi in polietilene, scarti di stoffe, e ancora centinaia di altri copertoni, di autotreni e di camion: quando gli uomini della Forestale hanno messo in azione la ruspa cingolata, da quelle fosse è venuto fuori di tutto. Ad oggi questi primi scavi hanno permesso di recuperare alcune tonnellate di rifiuti: ma sotto ce ne sono ancora di più, si ipotizzano decine di tonnellate. L'area del ritrovamento è vasta, 2.200 metri quadri alla periferia di Arezzo. Il proprietario del terreno è già noto alla Forestale: lo scorso settembre gli uomini dell'unità operativa di Arezzo avevano fatto un sopralluogo nella sua proprietà, attirati da un grosso cumulo di vecchie ruote da camion, ormai logore, abbandonate nel campo da lungo tempo. L' uomo, un aretino di 57 anni, proprietario del fondo e legale rappresentante di un' impresa di trasporti, era stato denunciato per abbandono di rifiuti speciali non pericolosi, e il terreno messo sotto sequestro. Durante i sopralluoghi, però, i forestali si erano insospettiti: sotto quel cumulo di ruote la terra cedeva, c'erano ristagni d'acqua, pozze varie. Segno che sotto, quasi sicuramente, c'era ben altro. Su delega dell' autorità giudiziaria gli agenti hanno dunque cominciato a scavare: grazie a un escavatore cingolato hanno aperto tre fosse e hanno scoperto la discarica abusiva interrata, per lo più materiali provenienti da demolizioni edili, ritagli di stoffe e filati di industrie tessili e altri materiali ancora da identificare. Il proprietario del terreno è stato nuovamente denunciato, ma stavolta il reato ipotizzato è molto più grave: discarica abusiva di rifiuti pericolosi e non.
  2. Ottobre 2005 Cascina (PI): denunciato il direttore tecnico di una discarica dove confluivano duemila tonnellate di fango provenienti dal canale Lagora della Spezia, senza che questa discarica fosse autorizzata al trattamento di quei materiali. Nel canale, in passato, erano state trovate tracce di inquinanti come rame, piombo, e pesticidi.
  3. Febbraio 2006: tre persone arrestate per attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, 12 sottoposte ad indagine per lo stesso reato, 37 iscritte nel registro degli indagati per gestione illecita di rifiuti, concorso in gestione di discarica abusiva e disastro ambientale. Questo il bilancio dell’operazione “Rubble master”, dal nome del mulino che viene comunemente utilizzato per sminuzzare i residui edilizi, condotta dal Nipaf (Nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale) del Corpo forestale dello stato del comando provinciale di Siena, coordinato dai sostituti procuratori della Repubblica di Siena, Nicola Marini e Mario Formisano. Undici mesi di indagini, controlli e verifiche su tutto il territorio nazionale, attraverso 15 coordinamenti provinciali del Nipaf, che hanno permesso di smantellare un’organizzazione criminale finalizzata agli smaltimenti illeciti di rifiuti con un giro d’affari che negli ultimi sei mesi non è stato inferiore a 600.000 euro. Il meccanismo era collaudato: i rifiuti destinati allo smaltimento, prima di arrivare allo stabilimento di un’azienda con sede a Siena, che operava dal 2002 nel recupero di scarti edilizi e rocce non contenenti sostanze pericolose o inquinanti, transitavano per società intermediarie e centri di stoccaggio temporanei. Lì i carichi venivano “ripuliti” attraverso la falsificazione della documentazione d’accompagno e trasformati da rifiuti da smaltire a materiali idonei ad essere recuperati. Terminale del traffico il cantiere della società senese in località Presciano (SI) dove i rifiuti venivano scaricati e mescolati con pietre e calcinacci in modo da mascherarli e attenuando così l’impatto visivo e l’odore.
  4. Febbraio 2006: sequestro di rifiuti presso la ex caserma donati a Sesto Fiorentino. Il Comando Tenenza di Borgo San Lorenzo della Guardia di Finanza ha effettuato accertamenti presso l’area dell’ex caserma Donati in Sesto Fiorentino. La parte dell’area della ex Caserma sulla quale è stato effettuato l’intervento della Guardia di Finanza prevede, dopo la sua dismissione, la realizzazione di alcuni edifici residenziali per il personale militare in sostituzione di analoghe strutture demolite per la realizzazione del collegamento fra le gallerie dell’Alta Velocità e il percorso in superficie in adiacenza alla linea storica. In passato sull’area erano presenti edifici adibiti a officina e deposito munizioni. I terreni di scavo e i materiali di demolizione sono stati utilizzati sia sul posto che per opere diverse dalla realizzazione dell’Alta Velocità. Dagli accertamenti sono emersi problemi relativi alla gestione dei rifiuti e delle terre di scavo. ARPAT ha collaborato con la Guardia di Finanza sia per l’esecuzione dei prelievi e delle analisi, che come supporto specialistico. Cinque persone sono state denunciate per traffico di rifiuti pericolosi.
  5. Ottobre 206: la polizia provinciale di Livorno ha stroncato un traffico di rifiuti pericolosi che coinvolgeva diverse regioni italiane. Sono 13 gli indagati per il reato di traffico illecito di rifiuti pericolosi. L’indagine è stata condotta dai corpi di Polizia Provinciale delle Province di Livorno, Milano, Lodi, Alessandria, Bergamo, Rovigo, Perugia, Frosinone e Roma, su delega della Procura della Repubblica di Livorno. Le attività investigative sono iniziate su segnalazione della Polizia Provinciale di Firenze che, durante un controllo, aveva rilevato anomalie nei documenti di un’azienda che si occupava della bonifica di un sito inquinato.
    Dall’esame dei formulari di identificazione rifiuto (FIR) e dei relativi registri di carico e scarico sarebbe emerso, in particolare, il coinvolgimento di una ditta livornese che gestisce un impianto di recupero rifiuti a Livorno. La ditta avrebbe ricevuto un trasporto di emulsioni di olii minerali esausti, contenenti elevate quote di Pcb. I Pcb (policlorobifenili) sono veleni altamente tossici, paragonabili alla diossina. La presenza di questa sostanza è tollerata, per legge, nei limiti di 50 ppm per litro di olio. Per concentrazioni superiori la legge stabilisce l’immediata termodistruzione in impianti autorizzati. La segnalazione ha dato il via ad una serie di controlli che hanno coinvolto aziende di Livorno, Rovigo, Alessandria, Milano, Bergamo, Perugia, Lodi, Roma e Frosinone. Le indagini ha messo in luce un traffico di olii esausti contaminati provenienti da queste zone, che entravano nell’azienda livornese con elevate concentrazioni di Pcb (fra i 60 e 350 ppm) ed uscivano “ripuliti”, miscelati con olii non contaminati per ridurre la concentrazione di Pcb, pronti per essere immessi nel mercato per il loro riutilizzo. L’attività delle forze di polizia provinciali ha comportato l’esame di migliaia di registri e formulari, perquisizioni simultanee nelle sedi delle 13 aziende coinvolte, con sequestro di documentazione varia. Gli interrogatori sono stati condotti dalla Polizia Provinciale di Livorno.
  6. Dicembre 2006: a seguito di un sopralluogo effettuato dai Carabinieri del NOE di Firenze nel marzo del 2004 presso la sede operativa e amministrativa della ditta Soldani Officine Meccaniche srl, sita in S. Croce Sull'Arno (PI), viene accertata la presenza di sversamenti di olii su di un piazzale interno non impermeabilizzato, l’immissione diretta di reflui derivanti da un processo galvanico, potenzialmente contaminati da metalli pesanti nella fognatura, la presenza di varie tipologie di rifiuti, alcune anche pericolose, depositate ovunque nel perimetro aziendale, la mancata separazione tra rifiuti pericolosi e non, il superamento dei limiti temporali del deposito temporaneo, la mancata annotazione di diverse tipologie di rifiuti sul registro di carico e scarico. Per tale gestione dei rifiuti viene ipotizzata la violazione dell’art 51 comma 2 del D.Lgs 22/97 in relazione all’art 14 dello stesso decreto e adottato il provvedimento di sequestro preventivo e probatorio dell’azienda e dei locali. Parallelamente agli atti giudiziari viene attivata la procedura amministrativa per la rimozione dei rifiuti, il ripristino dello stato dei luoghi nonché l’avvio delle operazioni di bonifica ai sensi dell’art 17 del D. Lgs 22/97 mediante l’adozione dell’ordinanza n° 36 del 30/03/2004 emessa dal Comune di S. Croce S.A. In seguito la ditta comunica di aver provveduto alla rimozione di rifiuti avviandoli a smaltimento e/o recupero, e a seguito di tale rimozione di non dover procedere agli accertamenti per verificare la necessità di attivare o meno gli interventi di bonifica. Il Dipartimento di Pisa, su richiesta dell’Ufficio Ambiente del Comune di S. Croce, con nota del 26 settembre 2005, comunica che era necessario, in base a quanto verificato dal NOE, di procedere comunque ad una caratterizzazione dell’area per determinare i livelli di contaminazione del suolo, anche a seguito della variazione della destinazione urbanistica dell’area che nel frattempo era stata trasformata in area ad uso residenziale. A seguito del parere ARPAT sopra citato, il Comune adottava l’Ordinanza n°30 del 24/11/2005 imponendo di nuovo gli obblighi già definiti nel precedente provvedimento ordinativo. La Procura della Repubblica di Pisa, in forza della trasmissione di quest’ultima ordinanza da parte del Comune, ha delegato il Dipartimento ARPAT a compiere ulteriori accertamenti per verificare il rispetto dell’ordinanza stessa (smaltimento dei rifiuti, ripristino dello stato dei luoghi, ecc). A tal fine, il giorno 21 settembre 2006 congiuntamente al personale del NOE, il personale ARPAT ha provveduto ad accertare quanto richiesto dalla Procura. Il sopralluogo ha permesso di accertare che l’Ordinanza non era stata rispettata e che la situazione ambientale risultava ancora critica per la presenza di numerosi rifiuti anche pericolosi e per il fatto che non era stata avviata alcuna procedura di bonifica. Pertanto, una volta trasmessi gli esiti alla Procura, quest’ultima ha disposto nuovamente il sequestro dell’attività industriale, delegando il NOE per l’esecuzione.

  1. Giugno 2007: una maxidiscarica abusiva, estesa su un'area di 354 mila metri quadri, contenente 1 milione e 137 mila tonnellate di rifiuti industriali, viene scoperta dal reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza all'interno della Lucchini di Piombino (LI). Vengono denunciate due persone per l'evasione di oltre 8 milioni di euro dell'ecotassa regionale. Nelle indagini sono impiegati anche elicotteri per fare rilievi fotografici dall'alto e vengono effettuate ispezioni all'interno dello stabilimento che permettono di appurare, spiega una nota delle fiamme gialle, ''l'esistenza di enormi aree adibite allo stoccaggio dei rifiuti industriali propri dei cicli produttivi dell'acciaio a fronte di una solo minimale discarica autorizzata in loco, peraltro ormai prossima alla saturazione''. I finanzieri hanno sequestrato complessivamente 1 milione e 137.500 tonnellate di rifiuti industriali, illecitamente e pericolosamente conservati a cielo aperto in aree di oltre 354 mila metri quadrati adibiti a discarica abusiva. I successivi controlli di natura economico-finanziaria hanno consentito di accertare l'evasione dell'ecotassa di oltre 8 milioni e 337 mila euro, ai quali vanno sommate le ulteriori sanzioni per la mancata registrazione delle operazioni di conferimento, per l'omesso versamento del tributo e la sanzione per la discarica abusiva pari a piu' di 44 milioni di euro.
  2. Aprile 2008: gli agenti del Comando Stazione Forestale di Borgo San Lorenzo (FI) sequestrano un autocarro che trasporta rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Il veicolo, che procedeva in località Ponte a Vicchio, nel comune di Vicchio (FI), era sprovvisto dell'iscrizione all'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali e del formulario di identificazione dei rifiuti. Gli agenti, dopo aver sequestrato l'automezzo, hanno segnalato alla Procura della Repubblica di Firenze l'extracomunitario alla guida del mezzo. Lo stesso Personale del Comando Stazione di Borgo San Lorenzo aveva sequestrato nei mesi precedenti altri due autocarri utilizzati per il trasporto di rifiuti senza le necessarie autorizzazioni.  Il primo, sempre nel Comune di Vicchio, trasportava rifiuti speciali non pericolosi in assenza dell'iscrizione all’ Albo. Il conducente dell'autocarro, inoltre, aveva depositato abusivamente il materiale in una piazzola ai bordi della strada. Il secondo autocarro, sprovvisto persino delle documentazioni necessarie per la circolazione stradale, trasportava rifiuti speciali pericolosi e non, provenienti per la maggior parte da un'autofficina di manutenzione di veicoli a motore, misti a scarti metallici di altra natura tra cui cavi elettrici, reti di recinzioni, mobiletti metallici e tubi di condutture in ghisa. Gli agenti hanno posto sotto sequestro i mezzi e segnalato i conducenti alle Autorità Giudiziarie competenti.  Il Corpo forestale dello Stato ha poi eseguito controlli anche nell'autofficina che aveva consegnato il materiale, segnalando il titolare alla Procura della Repubblica di Firenze per violazioni di natura amministrativa riguardo l'omessa tenuta del registro di carico e scarico di rifiuti pericolosi.
  3. Maggio 2008: sequestrato un capannone in cui erano state ammassate circa 170 tonnellate di rifiuti speciali e perquisiti gli uffici di una ditta di Castelfranco di Sotto (Pisa) che opera nel settore del trattamento, stoccaggio e recupero di rifiuti pericolosi. L'operazione è stata condotta dai carabinieri del Noe di Firenze. Cinque persone, tra cui gli amministratori della società e il direttore tecnico, risultano indagate. Le accuse sono attività organizzata di traffico illecito di rifiuti e truffa aggravata in danno della Regione Toscana. Secondo gli inquirenti i denunciati traevano ingiusti profitti risparmiando sui costi di gestione e trattando categorie di rifiuti non autorizzate. In particolare la società riceveva, stoccava e smaltiva in discarica ingenti quantitativi di rifiuti solidi urbani e pneumatici fuori uso con codici identificativi fittizi. Il tributo speciale che veniva pagato alla Regione Toscana per il deposito in discarica dei rifiuti solidi, non previamente trattati con il procedimento di selezione meccanica, era della misura ridotta di 2,07 euro a tonnellata anzichè di 10,33 euro. Nell'ultimo anno, nell'ambito delle sole discariche toscane, sono stati illecitamente smaltite circa 45.000 tonnellate di rifiuti, con conseguenti illeciti profitti stimati in circa 500.000 euro.
  4. Giugno 2008: gli agenti dei Comandi Stazione di Borgo San Lorenzo (FI) e Ceppeto (FI) del Corpo forestale dello Stato pongono sotto sequestro un impianto di rottamazione di autoveicoli ubicato nella periferia di Firenze, dove in realtà una quantità ingente di rifiuti metallici venivano smaltiti abusivamente senza tenere conto delle vigenti normative in tema di rifiuti e con notevoli guadagni illeciti da parte dei titolari della società. Precedentemente al sequestro la Provincia di Firenze, in seguito agli accertamenti svolti dal Corpo forestale dello Stato, aveva emesso nei confronti della società proprietaria dell'impianto un atto di diffida a proseguire l'attività di gestione in maniera difforme da quanto previsto dalle autorizzazioni rilasciate. L'indagine era stata avviata allorquando gli uomini del Corpo forestale dello Stato avevano individuato un traffico su strada di autocarri provenienti dal Mugello e diretti a Firenze che trasportavano rifiuti metallici di vario genere, in assenza delle autorizzazioni e certificazioni previste dalla legge. Diversi automezzi erano stati posti sotto sequestro mentre erano state emesse denunce nei confronti di alcuni tra i conducenti, nella maggior parte dei casi extracomunitari. Le indagini avevano poi messo in evidenza che questi piccoli fenomeni di illegalità erano inseriti nel contesto più ampio di un'attività illecita di raccolta e smaltimento dei rifiuti, facente capo proprio all'impianto di Firenze. Per questo, precedentemente al sequestro, l'impianto era stato oggetto di ispezioni e perquisizioni dalle quali era emerso che i materiali provenienti dai trasportatori abusivi, tra i quali figuravano anche rifiuti pericolosi, erano avviati alle presse senza essere stati minimamente selezionati, mentre gli scarti prodotti dall'impianto stesso erano smaltiti tramite incenerimento nel terreno agricolo antistante la struttura. Inoltre non veniva effettuata la bonifica dei rifiuti chiaramente contaminati da sostanze pericolose. Complessivamente il volume di rifiuti trattati abusivamente è risultato essere pari a 220 tonnellate di ferro-acciaio, 12 tonnellate tra rame-bronzo e ottone, 3 tonnellate di alluminio, 20 tonnellate di rottami derivanti da apparecchiature fuori uso e circa 3 tonnellate di cavi elettrici, con grave pericolo d'inquinamento per l'ambiente.
  5. Giugno 2008: una indagine dei Carabinieri del nucleo tutela ambiente di Roma conduce alla scoperta di una ramificata catena delinquenziale, una filiera che porta i rifiuti tossici dal Nord al Sud. Negli ultimi anni - racconta il tenente colonnello Antonio Menga, comandante della task force ambientale- si hanno esempi di filiere all’opera. Lo stesso colonnello dell’Arma prende come esempio l’operazione Re Mida, coordinata da due magistrati napoletani, che è andata avanti per alcuni anni e ha dato il via poi a diverse sottoinchieste "che hanno fatto scoprire un vero e proprio traffico di fanghi industriali che dalla Lombardia, passando dalla Valdichiana, andava fino alle province di Napoli e Caserta". Il colonnello dei carabinieri racconta che "Tir carichi di fanghi e di altri rifiuti industriali viaggiavano lungo l’autostrada del Sole. Gli autisti avevano le autorizzazioni ma sapevano bene di partecipare a una grande truffa. Prima tappa in Valdichiana aretina, in un impianto autorizzato per il primo trattamento dei fanghi. I Tir entravano, parcheggiavano e ne uscivano un’ora dopo, senza svuotare il carico, ma con nuovi documenti di accompagnamento fasulli che certificavano come i fanghi erano stati resi inerti, ma con il trattamento solo sulla carta. Poi la corsa nel Lazio, dove cambiava la bolla, con i rifiuti diventati compost, cioè terriccio fertilizzante, pronti per essere trasportati all’ultima tappa, in Campania". Nell’ambito dell’inchiesta richiamata dal colonnello i carabinieri di Cortona arrestarono il titolare di un impianto di compostaggio e raccolta di rifiuti speciali pericolosi nel territorio del comune di Marciano, in provincia di Arezzo. L’azienda operava da anni in Valdichiana con regolare permesso. Secondo i carabinieri l’imprenditore avrebbe fatto parte di una vasta organizzazione a livello nazionale, un giro miliardario, che raccoglieva e smaltiva rifiuti speciali tossici pericolosi.
  6. Agosto 2008: gli agenti del Comando Stazione di Subbiano (AR) del Corpo forestale dello Stato, durante un servizio di controllo del territorio, hanno constatato che in un terreno del Comune di Castel Focognano (AR) erano stati interrati ingenti quantitativi di liquami provenienti da fosse settiche. Il Tribunale di Arezzo ha disposto l'interdizione per due mesi dall'esercizio della propria attività per il titolare di una ditta di autospurghi, responsabile dello smaltimento abusivo e dell'omessa bonifica dei rifiuti. Lo scorso febbraio infatti l'imprenditore era stato colto in flagrante mentre scaricava liquami da un'autocisterna nel proprio appezzamento di circa 1.000 metri quadri, trasformato da tempo in una sorta di discarica abusiva di rifiuti speciali provenienti dallo svuotamento delle fosse settiche. Durante i controlli effettuati è emerso che la ditta non aveva ottemperato alla conseguente ordinanza del Comune di Castel Focognano, che disponeva il corretto smaltimento dei rifiuti e la messa in ripristino dei luoghi. Piuttosto, i sigilli apposti a seguito del sequestro preventivo dell'area erano stati violati per interrare i rifiuti e il terreno in seguito era stato arato per nasconderli al meglio.
  7. Ottobre 2008: il Comando Stazione di Reggello (FI) del Corpo forestale dello Stato ha posto sotto sequestro un veicolo che trasportava rifiuti pericolosi, segnalando all'Autorità Giudiziaria il conducente, di origine extracomunitaria, che effettuava il trasporto in assenza del formulario di identificazione e dell'iscrizione all'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Elettrodomestici, forni, biciclette, materiali ferrosi sono solo alcuni dei rifiuti trasportati.
  8. Ottobre 2008: sequestrata un'area di oltre mezzo ettaro all'interno della quale erano stati interrati rifiuti provenienti da lavorazioni edili. Il sequestro è stato operato dal personale del Comando Stazione di Sarteano (SI) del Corpo forestale dello Stato a seguito di una verifica sul terreno adiacente a una lottizzazione in località "La Madonna", nei pressi del centro abitato di Cetona (SI). I successivi accertamenti hanno appurato che non esisteva alcuna documentazione riguardo l'identificazione e il corretto smaltimento del materiale. L'Amministratore Unico della società proprietaria dei terreni è stato denunciato all'Autorità Giudiziaria competente.
  9. Dicembre 2008: operazione "Quattro mani", sgominata un'organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti con base in Abruzzo e diramazione in diverse regioni d'Italia. L'indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca, della Procura della Repubblica di Chieti, e condotta dal Noe di Pescara del Comando Carabinieri per la Tutela dell'Ambiente. Complessivamente le persone deferite all'autorità giudiziaria sono state 36 per i reati di associazione a delinquere, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, truffa, falso in attestazioni analitiche e certificazioni ambientali e frode processuale. Inoltre, a seguito delle richieste del pm, il gip ha emesso 5 ordinanze di custodia cautelare. L'indagine, durata quasi due anni, ha svelato un imponente traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi, che venivano smaltiti illecitamente in discariche nazionali compiacenti, con la sistematica cooperazione di trasportatori, impianti di gestione di rifiuti, intermediari, laboratori analitici e produttori. Durante le indagini sono stati messi sotto controllo: l'impianto di gestione rifiuti - trattamento di Chieti; 3 ditte di trasporto rifiuti, operanti in Campania, Toscana ed Abruzzo; 3 laboratori analitici ubicati in Abruzzo e Puglia; 6 impianti di smaltimento in Puglia, Toscana e Abruzzo; 5 inceneritori ubicati in Italia ed in Germania.
  10. Marzo 2009: Quercianella (LI), la Polizia Municipale di Livorno ha sequestrato due aree private per abbandono abusivo di rifiuti. Durante gli interventi di monitoraggio e vigilanza del territorio i Vigili avevano infatti individuato due vaste discariche abusive in via Shelley, proprio al limitare del bosco di Quercianella. In una discarica sono stati trovati numerosi autoveicoli abbandonati, mentre nell’altra sono stati rinvenuti una gran quantità di rifiuti di vario tipo: elettrodomestici, reti da letto, scaffalature, mobili.
  11. Luglio 2009: a circa 10 miglia a nord del porto di Marciana Marina, all’isola d’Elba, l’equipaggio dell’imbarcazione tedesca MS Thales ha incrociato la nave portacontainer Toscana proveniente da Malta, ferma in mezzo al mare con segni inequivocabili di attività di scarico, in pieno Santuario internazionale dei mammiferi marini Pelagos. Attività strana e sospetta, attestata dai successivi tentativi di speronamento che stando alla denuncia dell’equipaggio tedesco sarebbero stati messi in atto dalla nave per intimidire la “Thales”. Ecco il resoconto testuale: “Il 9 Luglio 2009 la MS Thales era in navigazione dal porto (porto di provenienza) di Marina di Pisa all’Isola d'Elba. Alle 21,00 abbiamo osservato la nave porta-container “Toscana”, il cui (porto di provenienza) è La Valetta, nella posizione 43° 07,893’N, 10° 15,026’E (la posizione è stata presa con l’aiuto del GPS e del sistema radar di bordo). La nave “Toscana” era ferma. Non c’era segno di lavaggio della cisterna. Non c’era segno di ancoraggio o che fosse disabilitata. A una osservazione più vicina con l’aiuto di binocoli (8x40) abbiamo scoperto l’equipaggio della nave mentre lavorava sulle gru di bordo, gettando alcuni oggetti fuori bordo. Gli oggetti sembravano essere container da 16 ft". Per questo ultimo caso, le successive indagini hanno appurato che era stato gettato in mare un container vuoto.
  12. Settembre 2009: la discarica dei rifiuti di cui parla il pentito della ’ndrangheta sarebbe su un fondale di 400 metri fra Gorgona e Capraia. L'uomo parla sia di affondamento di navi con rifiuti pericolosi al largo delle coste della Toscana sia del fatto che 600 fusti di rifiuti radioattivi sarebbero stati spediti via nave in Somalia dal porto di Livorno negli anni '80. E’ in questa zona che nelle reti restano fusti pieni di olii e vernici. L’area è grosso modo quella indicata dagli ambientalisti, e i pescatori confermano: “è’ vero che i bidoni restano impigliati nelle reti. Fino a dieci-dodici anni fa se ne raccattavano tanti, anche un paio a settimana pieni di olii vecchi, filtri da macchina sporchi, bulloni e altri pezzi meccanici, residui di vernici. Mai abbiamo rinvenuto scorie radioattive o altre cose del genere”. Una volta - ricorda un pescatore con base a Cecina Mare- alla foce del fiume restò nella rete un bidone che aprendosi sulla poppa, colorò di azzurro tutti i pesci che erano già pronti nelle cassette. Oggi si trovano meno bidoni, ma capita comunque di tirare e di sentire la rete che resta sul fondo perchè ha preso un fusto. A volte, per liberarla senza danno, si perde una giornata di lavoro. E’ capitato anche ad una équipe di biologi di trovare un fusto nello strascico: “lo pescammo casualmente, una ventina d’anni fa, insieme ai pesci - ricorda il responsabile area mare dell’Arpat di Livorno . Stavamo facendo il monitoraggio ministeriale sulle risorse ittiche. Conteneva una parte minima di olio esausto. Sono parecchi i pescatori toscani convinti che sulle rotte che passano parecchio al largo, partendo da Livorno, puntando verso la Gorgona e poi verso il canale fra Capraia e Corsica, possano esserci zone profonde 4-500 metri metri dove sono stati gettati rifiuti scomodi. L’area indicata collima con quella tracciata dagli ambientalisti che da tempo sostengono la presenza di una grande discarica su un fondale melmoso e frastagliato proprio fra Capraia, Corsica ed Elba. Laggiù potrebbero trovarsi anche i resti della nave che il pentito della ’ndrangheta Francesco Fonti dice essere stata fatta inabissare “nel mare davanti a Livorno” con il suo carico di scorie farmaceutiche: saranno le indagini, quelle avviate dalla Procura livornese e i rilevamenti della Guardia costiera, a dire se le rivelazioni di Fonti corrispondano a verità. Siamo solo agli inizi. Dall’area più settentrionale dell’Arcipelago alle acque più a sud: siamo al traverso dell’ Argentario, nel quadrante di Montecristo, l’isola che è riserva integrale. Anche qui le reti raccattano ogni tanto qualche fusto più o meno corroso. Personalmente non li ho mai trovati - racconta Paolo, che fa “piccola pesca” – ma quante volte per radio ho sentito dire dalla plancia delle barche a strascico che avevano issato a bordo un bidone. Ma l’inquinamento non è solo questo: galleggia di tutto ed è risaputo che sulle rotte più al largo, le navi spesso si fermano e chissà cosa succede (cfr. i ritrovamenti di bidoni in mare segnalati in seguito).

  1. Settembre 2009: i Carabinieri del Noe di Firenze, a seguito di una verifica sull'esecuzione dei lavori di sistemazione, recupero e valorizzazione della piarda destra idraulica del fiume Arno, a Firenze, affidati ad una cooperativa agricola di Castelnuovo Garfagnana (Lucca), hanno sequestrato un'area di 4.500 metri quadrati. Nel corso dei controlli, i militari hanno scoperto 100 metri cubi di rifiuti speciali sotterrati, denunciando sette persone appartenenti alla cooperativa e due dipendenti della Provincia per realizzazione di discarica abusiva, "tombamento" illegale di rifiuti speciali in prossimità delle acque superficiali e truffa aggravata. L'area sequestrata ricade in quella riconosciuta nel 1982 dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità.

  1. Settembre 2009: i Carabinieri di Livorno hanno sequestrato una discarica abusiva alla Criri (Centro livornese recupero inerti). Due dirigenti sono indagati per gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi non speciali.

  1. Settembre 2009: i Carabinieri del Noe di Firenze, in collaborazione con l'Arma territoriale, hanno denunciato 11 persone per gestione illecita, deposito incontrollato di rifiuto speciale pericoloso contaminato da amianto e getto pericoloso di cose. Una ditta individuale situata nella provincia del capoluogo toscano avrebbe, per conto della società proprietaria del complesso immobiliare denominato 'il Loretino', rimosso illegalmente 350 mq di copertura in cemento amianto. I militari hanno sequestrato l'intero complesso composto da sei unita' abitative.

  1. Novembre 2009: il reparto operativo aeronavale della Guardia di finanza di Livorno ha sequestrato un'area di 9mila metri quadri adibita da un'azienda a discarica abusiva di rifiuti industriali e denunciato il responsabile della società per violazione del decreto legislativo sullo smaltimento di rifiuti. Nel corso del tempo la società leader nella fabbricazione di isolatori di ceramica, aveva accumulato oltre 560 tonnellate di rifiuti industriali costituiti in gran parte da scarti di lavorazione e materiali di risulta dei cicli produttivi. I rifiuti speciali, classificati in parte pericolosi dalle vigenti normative ambientali, sono stati rinvenuti sul terreno e a cielo aperto, in assenza quindi, secondo i finanzieri, delle più elementari precauzioni di stoccaggio o di temporanea conservazione. Nel sito sono state anche individuate altre tipologie di rifiuti: fanghi di lavorazione, grossi cumuli di ceramiche in frantumi, elettrodomestici dismessi e fusti di olii esausti, materiali questi, che, spiegano le fiamme gialle, per la precarietà di conservazione, hanno certamente inquinato il terreno, anche per l' azione del tempo e degli agenti atmosferici.

  1. Novembre 2009: gli agenti del Nucleo Operativo Speciale di Pieve Santo Stefano (AR) del Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con il personale dell'Ufficio Territoriale per la Biodiversità, hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Arezzo un cinquantenne della provincia di Forlì-Cesena. L'uomo, titolare di una ditta di autotrasporti, svolgeva infatti l'attività di gestione di rifiuti senza alcuna autorizzazione. Nel corso di un controllo su strada i Forestali avevano fermato un autocarro che trasportava più di due tonnellate di materiale composto da una miscela di asfalto a base di bitume, proveniente dal disfacimento di un manto stradale. Già dai primi controlli erano emerse irregolarità nei documenti: il formulario che per legge accompagna qualunque carico di rifiuti era risultato compilato in maniera irregolare. Per tale illecito all'autista del camion era stata contestata una sanzione amministrativa di poco più di 3.000 euro. In seguito a ulteriori approfondimenti delle indagini è risultato poi che la ditta proprietaria dell'autocarro non era iscritta all'Albo dei Gestori Ambientali e quindi non avrebbe potuto svolgere l'attività di trasporto di rifiuti. Il titolare della ditta è stato quindi denunciato per attività di gestione di rifiuti non autorizzata.
  2. Novembre 2009: la Guardia di Finanza di Arezzo ha sequestrato 70.000 mq di terreno nei pressi di Camucia (AR). Sul luogo vi è un opificio industriale, adesso abbandonato, dove in passato si producevano laterizi. Le fiamme gialle hanno rinvenuto all'interno dell'edicio, anch'esso sottoposto a sequestro, una fornace in disuso e numerosi cumuli di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, tra i quali materiale edile, ferroso e plastico, pneumatici in disuso e batterie d'auto esauste. Accertata la presenza di una notevole quantità di eternit sul terreno circostante, appartenente alla copertura dello stabilimento. Tale materiale arreca un grave danno ambientale, causato in primis dall'amianto, di cui l'eternit è composto, il quale deve essere necessariamente smaltito secondo specifiche procedure. Se esposto ad agenti atmosferici, come nel caso dell'edificio di Camucia, l'amianto causa effetti nocivi alla salute pubblica, dovuti anche alle infiltrazioni della sostanza nel terreno. Il proprietario della struttura, un rappresentante di una società costruttrice di laterizi, è stato denunciato alla locale Procura della Repubblica. In attesa i risultati dell'Arpat (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Toscana) per accertamenti sul livello di inquinamento del terreno.
  3. Dicembre 2009: i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bergamo hanno eseguito 5 misure cautelari personali di natura interdittiva disposte dal gip di Bergamo ed il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per circa 8 milioni di euro, riconducibili ad un sodalizio criminale con base nella provincia orobica ma attivo in varie parti del territorio nazionale. L'operazione è stata svolta in diverse province lombarde ed in altre regioni (Lazio, Calabria, Puglia, Campania, Friuli Venezia Giulia e Toscana). L'attività ha permesso di sottrarre alla disponibilità degli indagati una struttura commerciale nel bergamasco utilizzata per la compravendita di rottami ferrosi, partecipazioni in società nazionali e di diritto lussemburghese, disponibilità finanziarie anche tramite mandato fiduciario, conti correnti, immobili (fabbricati e terreni) ed automobili per un valore complessivo di oltre otto milioni di Euro. L'indagine, che è durata circa un anno e mezzo ed è stata coordinata dalla Procura di Bergamo, ha permesso di interrompere l'operato di un sodalizio criminale, attivo nel territorio bergamasco nel settore del commercio dei rottami ferrosi, reo di aver commesso un'ingente frode fiscale connessa ad un traffico illecito di rifiuti.
  4. Dicembre 2009: "Operazione Perseo", gli uomini del Corpo forestale dello Stato hanno individuato un'attivitè illecita delle norme che regolano la gestione dei rifiuti da parte dell'azienda Chimet di Civitella in Val di Chiana (AR). Il responsabile della società e altre sei persone sono state denunciate per disastro ambientale e per vari reati tra i quali contaminazione dei terreni agricoli, abuso e omissione di atti d'ufficio. Gli accertamenti svolti dalla Forestale all'interno e all'esterno del noto impianto di smaltimento dell'aretino, hanno infatti evidenziato l'incenerimento di rifiuti pericolosi e non con un'autorizzazione nulla in quanto priva della necessaria Valutazione di Impatto Ambientale e soprattutto provocando l'emissione di fumi contenenti diossine e furani, monossido di carbonio e biossido di azoto in concentrazione superiore a quella prevista dalla normativa. Alla Chimet, l'azienda specializzata nel trattamento e recupero dei metalli preziosi e autorizzata dalla Provincia di Arezzo all'incenerimento di rifiuti pericolosi e non, viene attribuita anche la contaminazione con cadmio dei suoli circostanti l'azienda e dei cereali coltivati, la gestione illegale di una discarica limitrofa allo stabilimento, con concentrazioni di selenio, altamente tossico, notevolmente superiori ai limiti consentiti dalla legge, e il reimpiego di parte dei rifiuti inquinanti scaricati per realizzare sottofondi stradali e conglomerati bituminosi. Per la contaminazione dei terreni agricoli nei pressi del Comune di Civitella viene imputato anche il proprietario degli stessi, un privato cittadino residente a Civitella in Val di Chiana. Il responsabile del Servizio Ecologia della Provincia di Arezzo è accusato di abuso di ufficio, per avere autorizzato, in assenza di Valutazione di Impatto Ambientale, sia lo smaltimento mediante incenerimento di rifiuti pericolosi, che la gestione della discarica esterna allo stabilimento aretino. Coinvolti anche due funzionari dell'ARPAT di Arezzo per omissione di atti di ufficio. Lo stesso reato viene contestato anche al Sindaco di Civitella in quanto, informato dall'ARPAT di Arezzo dell'emissione di fumi nocivi da parte della Chimet, non ha provveduto ad adottare i provvedimenti necessari ed urgenti a garanzia della salute dei cittadini. Viene infine denunciato per favoreggiamento il legale rappresentante del laboratorio di Civitella che eseguiva le analisi sui rifiuti prodotti dallo stabilimento. La lunga e complessa indagine svolta dal personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale di Arezzo, in collaborazione con quello del Nucleo Operativo Speciale di Arezzo e dei locali Comandi Stazione Forestali, è iniziata nel febbraio del 2008 con un blitz presso l'azienda aretina, a seguito di un esposto del Comitato Tutela Val di Chiana di Civitella. A tal proposito le competenti Aziende Sanitarie Locali di Arezzo e di Siena hanno condotto un monitoraggio biologico sulla popolazione di Civitella in Val di Chiana per valutare le possibili conseguenze degli inquinanti ambientali. Tale studio ha evidenziato dei valori superiori a quelli previsti dalla legge per quanto riguarda argento, antimonio, cadmio e nichel, valori che possono essere ricondotti all'attività svolta dalla Chimet, in quanto unica azienda in zona che tratta da anni materiali contenenti questi elementi chimici.
  5. Nel biennio 2009-2010, i reparti del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Siena hanno sequestrato complessivamente circa 5.000 mq di aree abusivamente adibite a discariche con il sequestro di oltre 800 tonnellate di rifiuti di difficile smaltimento, carcasse, rottami e addirittura rifiuti pericolosi quali lastre e serbatoi in amianto, nonché 780.000 Kg di terreno inquinato da olio combustibile.
  6. Gennaio 2010: gli agenti del Comando Stazione di Bibbiena (AR) del Corpo forestale dello Stato, hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Arezzo, il titolare di un'impresa edile, per smaltimento illecito di rifiuti e per abuso edilizio. L'indagine è scaturita da un controllo effettuato dai Forestali sulla regolarità di tre fabbricati in legno, con parti in cemento, realizzati in località Valiana nel Comune di Pratovecchio (AR) su un terreno agricolo di proprietà dell'imprenditore indagato. Dalle indagini svolte presso l'Ufficio tecnico comunale è risultato che i tre fabbricati, adibiti a rimessa per macchine e attrezzi, erano stati costruiti in assenza di qualsiasi autorizzazione. Durante i sopralluoghi nell'area oggetto di abuso edilizio, i Forestali hanno inoltre accertato che in una scarpata poco distante dai fabbricati era stata scaricata e interrata una notevole quantità di calcinacci provenienti da cantieri edili.
    Oltre al deferimento all'Autorità Giudiziaria del responsabile degli illeciti, gli agenti del Corpo forestale dello Stato, hanno subito provveduto a porre sotto sequestro l'intera area oggetto del reato.
  7. Febbraio 2010: gli agenti del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Arezzo del Corpo forestale dello Stato hanno rilevato la presenza di idrocarburi ed elementi ad alto potenziale tossico quali cadmio, zinco, piombo, nichel e rame in quantità superiori rispetto ai limiti imposti dalla legge, in due terreni agricoli dell'aretino, in località Le Strosce e Quarata, dove viene praticata l'agricoltura biologica.
    In passato, queste aree erano state utilizzate come cave di inerti e successivamente impiegate per interrare abusivamente rifiuti di varia natura e provenienza. Tutto questo era stato già scoperto alcuni mesi fa nel corso delle indagini che il Corpo forestale dello Stato stava conducendo, su delega della Procura della Repubblica di Arezzo, in una zona denominata "triangolo delle cave". Dai terreni erano emersi materiali provenienti da attività edilizia, bombole a gas, batterie esauste e altri rifiuti speciali pericolosi e non. Con l'aiuto di un escavatore è stato possibile sondare il terreno e proprio il colore innaturale degli strati più profondi di terreno portati in superficie ha insospettito gli agenti del NIPAF inducendoli a far analizzare alcuni campioni del suolo. Le analisi, eseguite dall'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) di Arezzo, hanno evidenziato la presenza di concentrazioni molto elevate di alcune sostanze dal potenziale tossico: idrocarburi presenti fino a cinque volte in più rispetto ai limiti di legge, cadmio superiore a trenta volte il limite stabilito e zinco, nichel, rame e piombo con valori pari al doppio di quelli consentiti. Sulla base dei risultati emersi dalle analisi chimiche effettuate, i proprietari dei due terreni, che all'inizio delle indagini erano stati denunciati per abbandono di rifiuti, adesso dovranno rispondere anche del reato di omessa bonifica. Per quanto riguarda i terreni, il passo successivo da compiere è la cosiddetta "caratterizzazione", si dovrà, cioè, verificare l'estensione dell'area inquinata e poi procedere alla bonifica definitiva del luogo. Il particolare atterrente emerso nel corso delle indagini è il fatto che in uno dei terreni contaminati si praticava persino l'agricoltura biologica.
  8. Febbraio 2010: gli agenti del Comando Stazione Forestale di Camaiore (LU) hanno individuato, su un campo agricolo in località Pioppogatto nel Comune di Massarosa (LU), le tracce di un'attività illecita di smaltimento di rifiuti di origine vegetale, mista a plastica, provenienti da un impianto di Viareggio per la produzione di compost. Sono state emesse denunce a carico dei responsabili dell'azienda, dei trasportatori e dei proprietari del terreno agricolo per smaltimento e trasporto non autorizzati e deposito incontrollato dei rifiuti sul terreno.
  9. Febbraio 2010, rifiuti: traffico illecito dalla Campania in Toscana, 15 arresti. I rifiuti speciali e pericolosi prodotti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli, nel Napoletano, sono stati smaltiti illecitamente in Toscana provocando anche un esplosione, il 26 giugno 2008, in un capannone di Scarlino (GR) con la morte di un lavoratore e il ferimento grave di un altro. E' quanto emerge da un'operazione, coordinata dalla procura della Repubblica di Grosseto e condotta dal carabinieri del Noe che ha sgominato un'organizzazione costituita in Toscana con diramazioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna. Il traffico di rifiuti accertato è stato stimato in circa un milione di tonnellate, con un lucro di svariati milioni di euro e un consistente danno all'erario per l'evasione dell'ecotassa, oltre a gravi danni provocati all'ambiente. Le persone denunciate sono 61. Per 15 sono scattati gli arresti, sei in carcere e nove ai domiciliari. Si tratta di legali rappresentanti, presidenti di Cda, direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti delle società coinvolte. Le accuse, a vario titolo, vanno dall'associazione per delinquere all'omicidio colposo, a lesioni personali colpose, incendio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsità in registri e notificazioni fino alla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Il gip ha emesso anche due misure interdittive dell'esercizio della professione di chimico e dell'esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e ha disposto il sequestro di locali adibiti a laboratorio di analisi e di alcuni automezzi utilizzati per il traffico illecito.
  10. Febbraio 2010: gli agenti del Comando Stazione di Marradi (FI) del Corpo forestale dello Stato hanno segnalato all'Autorità Giudiziaria due uomini, i titolari di un'autofficina, per presunti illeciti legati alla gestione dei rifiuti, all'attività non autorizzata di smantellamento dei veicoli e ad abusi edilizi. Durante un sopralluogo in località Popolano del Comune di Marradi, i Forestali hanno rilevato, in un'area di destinazione agricola, un notevole quantitativo di rifiuti speciali di varia natura sia pericolosi che non, per la maggior parte costituiti da parti di veicoli a motore non bonificati, pneumatici fuori uso, fusti contenenti oli esausti che in alcuni casi sversavano direttamente sul terreno. Dalle indagini è emerso inoltre che già alla fine degli anni novanta erano stati condotti, sempre nella stessa area, degli accertamenti da parte dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) che avevano portato l'amministrazione comunale a emettere un'ordinanza di bonifica del sito, evidentemente mai effettuata. Gli agenti hanno poi notato che nello stesso sito, classificato come area edificabile di rispetto, nel corso degli anni è avvenuta una vera e propria trasformazione urbanistica dovuta al deposito sul suolo di rifiuti di varia natura e di numerosi cassoni rimossi dai mezzi a trazione e utilizzati poi come depositi per attrezzi.
  11. Marzo 2010: sequestrata dalla Guardia di Finanza una discarica abusiva a Rignano sull'Arno (FI) di circa 40mila metri quadrati dove erano state abbandonate circa 13mila metri quadrati di onduline di eternit contenenti amianto. Le stesse, che facevano parte della copertura dello stabilimento, erano crollate o rotte e lesionate. Il grave stato di degrado delle onduline consente il rilascio di fibre di eternit, particolarmente dannose per la salute umana quando sono adiacenti o vicino ad insediamenti urbani e produttivi. All'interno dell'area è stato anche riscontrato un deposito abusivo di rifiuti speciali di ogni tipo, anche pericolosi (inerti da demolizione, refrattari, plastica, ferro, legno) oltre ad una cisterna di cemento fuori terra e quattro serbatoi di oli minerali con residui di sostanze petrolifere. La condizione di alto degrado dell'area, oltre a determinare pericolo per la salute umana e la deturpazione del territorio circostante, costituisce anche un serio pericolo di inquinamento del suolo e del ruscello Troghi, che corre adiacente a detta area e poi si getta nel fiume Arno. Il sequestro è avvenuto nell'ambito di un monitoraggio del territorio, finalizzato a constatare il rispetto delle normative in materia ambientale, svolto dalle fiamme gialle di Pontassieve congiuntamente con personale dell'Arpat, dell'Azienda USL di Firenze, del Corpo Forestale dello Stato-Comando Stazione di Reggello. Gli ulteriori accertamenti hanno consentito di appurare che per l'area non è mai stato predisposto un piano di bonifica tendente a risanare l'intero territorio. I due soggetti responsabili della società proprietaria dell'area sono stati segnalati all'Autorità Giudiziaria di Firenze.
  12. Maggio 2010: la Guardia di Finanza del reparto operativo aeronavale di Livorno ha denunciato due dipendenti del comune di Fauglia (LI) e un ex dipendente dell'amministrazione per le responsabilità nella gestione illegale dei rifiuti. Un'area ecologica del Comune destinata agli oggetti ingombranti è stata, infatti, trasformata in una discarica abusiva a cielo aperto. Si tratta di un terreno di circa 1500 metri quadrati in cui è stata abbandonata ogni sorta di pattume: elettrodomestici, frigoriferi, televisori, lavatrici, pneumatici dismessi, vernici, oli esausti, vecchi mobili e bombole di gas. I rifiuti, spiegano le fiamme gialle in una nota, ''erano stoccati senza precauzioni tecniche per evitare l'inquinamento del terreno'' in quanto sono stati accatastati "direttamente sul suolo a contatto con la terra e la vegetazione, nel frattempo sviluppatasi quasi nascondendo parte dei rifiuti, senza invece venire riposti in appositi contenitori distinti per tipologia in attesa del successivo concentramento in una discarica autorizzata, il tutto all'aperto e quindi alla diretta esposizione agli agenti atmosferici". L'accumularsi degli oggetti, che avrà certamente cagionato nel frattempo l'inquinamento del sottosuolo, ha allarmato i residenti della zona che hanno provveduto a segnalare l'accaduto alle Fiamme Gialle. Le indagini svolte dai finanzieri hanno accertato che la violazione della normativa ambientale era in corso da molti anni, mutando così l'operato dell'area ecologica in "un'attività illegale di gestione di rifiuti, con responsabilità penali per i deputati alla vigilanza''.
  13. Maggio 2010: scovata in Valdera ennesima discarica abusiva: un’area di circa 3000mq adibita illegalmente a deposito di rifiuti, tra i quali anche sostanze pericolose. Nei giorni scorsi le Fiamme gialle di Pontedera (PI) hanno perlustrato il territorio con un elicottero, con l’obiettivo di individuare siti di deposito e smaltimento illegale di rifiuti. La ricerca non è stata vana: i finanzieri hanno infatti rintracciato un terreno di proprietà privata, ora sottoposto a sequestro penale, in cui erano stati illegalmente depositati rifiuti urbani e speciali. In particolare nell’area è stata rilevata la presenza di liquidi carbo-lubrificanti, batterie al piombo, parti di motore abbandonate, frammenti di eternit, contenitori in plastica adibiti alla conservazione di nafta e oli lubrificanti ma anche pneumatici, cerchioni, bombole, ferri e rifiuti misti derivanti dall’attività di demolizione. Nel complesso venti mila i chili di rifiuti pericolosi sequestrati, circa 500 i litri di nafta e liquidi lubrificanti corrosivi rintracciati. E intanto sono state denunciate a piede libero tre persone, di cui due a titolo di concorso in reato, per la violazione delle norme in materia di tutela ambientale.
  14. Luglio 2010, il Comando Stazione Forestale di Siena ha provveduto a sequestrare un terreno agricolo alle porte di Siena sul quale erano stati abbandonati rifiuti speciali non pericolosi provenienti da demolizioni e ricostruzioni edili. E' emerso che nell'area in questione sono stati abbandonati nel tempo centinaia di metri cubi di rifiuti senza le necessarie autorizzazioni. I rifiuti sono stati ricoperti con terreno agricolo al fine di occultarli alla vista, determinando così una sostanziale modifica del profilo paesaggistico. I reati ipotizzati per le due persone arrestate sono di smaltimento illecito di rifiuti speciali non pericolosi e violazioni urbanistico-edilizie in area soggetta a vincolo paesaggistico.
  15. Luglio 2010: i veleni di Gricignano (CE) smaltiti al Nord e in Toscana. Nell'ambito di un'inchiesta del Nucleo Operativo Ecologico dell'arma dei carabinieri, sono stati sequestrati cinque impianti di smaltimento e discariche di rifiuti in quattro province italiane. Durante questa maxi-operazione contro il traffico e lo smaltimento irregolare di rifiuti speciali pericolosi, che ha riguardato anche Frosinone, Caserta e Pistoia sono stati effettuati 14 arresti di gestori di impianti fuori norma. Ai rifiuti speciali pericolosi, veniva attribuito il codice di ''non pericolosi'' trattandoli come semplici rifiuti speciali con costi decisamente più bassi e incassando la differenza degli introiti. Un metodo illegale messo in pratica, secondo gli investigatori, da alcuni anni. I gestori di impianti e discariche finiti in carcere sono delle provincie di Foggia, Napoli, Caserta, Macerata, Arezzo (Monterchi), Pistoia, Prato (discarica del Cassero, in località Cantagrillo), Viterbo e Frosinone.
  16. Agosto 2010, la Guardia di Finanza di Pontedera (PI) ha scoperto un appezzamento di terreno di oltre tremila metri quadrati destinato a discarica abusiva di rifiuti, anche pericolosi. Due le persone denunciate: il proprietario del terreno e il gestore della discarica abusiva. Nella discarica abusiva, situata nel comune di Vicopisano (PI), sono state trovate 90 tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi, costituiti da 93 carcasse di auto in stato di abbandono, oltre 100 motori di auto deteriorati, 850 parti di veicoli corrosi dalla ruggine, 350 pneumatici fuori uso. All'interno della zona, ubicata in area di interesse ambientale e a vincolo urbanistico sono stati inoltre individuati 4 manufatti costruiti abusivamente in violazione della normativa sull'edilizia per una superficie complessiva di 170 metri quadrati. L'attività è stata condotta insieme all'Arpat di Pisa.
  17. Ottobre del 2010: la Guardia di Finanza ha individuato una discarica abusiva nel centro abitato di Siena, a ridosso del Policlinico Santa Maria alle Scotte e vicina ad un corso d’acqua. E' stato trovato materiale inerte pericoloso costituito da centinaia di sacchi di terreno inquinato da olio combustibile.
  18. Ottobre 2010: la Guardia di Finanza ha individuato una discarica abusiva di rifiuti a cielo aperto di 6000 metri quadri in Valdelsa, sulla Siena-Firenze. Scarti edilizi, automobili, rotoli di fibra di vetro, pannelli di eternit, pilastri di cemento-amianto erano depositati su un terreno di proprietà di un privato, denunciato dalla Guardia di Finanza che ha scoperto il sito grazie ai rilevamenti aerei. Le Fiamme Gialle hanno accertato la presenza, in evidente stato di abbandono e, peggio ancora, a diretto contatto con il terreno in assenza di alcuna protezione conservativa, di rifiuti speciali e non, in cattivo stato di conservazione e con grave rischio di inquinamento del terreno e del vicino torrente Drove. L’area sequestrata è la più importante per dimensione degli ultimi anni nella provincia di Siena.
  19. Gennaio 2011, il Nucleo Operativo Speciale del Comando Provinciale di Arezzo del Corpo forestale dello Stato ha scoperto e sequestrato 30 camion e furgoni carichi di rifiuti speciali. Alla periferia di Arezzo, all'interno di un terreno recintato di proprietà di un noto istituto di vigilanza privata, gli uomini della forestale hanno notato numerosi mezzi di trasporto, alcuni dei quali presentavano i portelloni semiaperti. Insospettiti, i Forestali hanno ispezionato l'area, scoprendo che all'interno di questi automezzi, fermi da anni, erano occultati rifiuti speciali di vario genere, anche pericolosi, come parti di computer e materiale elettronico, rottami di ferro, diluenti e solventi, olio per motore, vecchi mobili in legno e metallo, materiali isolanti, plastica e altro. Trovati anche fusti di carburante di tipo speciale per mezzi aerei, altamente infiammabile. Si tratta di uno dei depositi clandestini di rifiuti speciali più grandi mai scoperti alle porte di Arezzo. I mezzi carichi di rifiuti e tutta l'area circostante sono stati dunque posti sotto sequestro configurandosi il reato di abbandono di rifiuti.
  20. Febbraio 2011: gli agenti del Comando Stazione Forestale di Loro Ciuffenna (AR) hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Arezzo il titolare della società che gestisce la discarica di Podere Rota, nel comune di Terranuova Bracciolini (AR). Dovrà rispondere del reato di gestione di rifiuti non autorizzata e in particolare dell'immissione di percolato (appartenente alla categoria rifiuti speciali) nelle acque superficiali del vicino torrente Borro di Riofi. La vicenda risale al dicembre 2011, quando un ingente quantitativo di percolato fuoriuscito da una tubazione della discarica si era incanalato nella rete di raccolta delle acque meteoriche per poi confluire nel Borro di Riofi. Dalle indagini della Forestale è emerso che lo sversamento era stato provocato dal mancato spegnimento di una pompa adibita al riempimento delle autocisterne impiegate per smaltire il percolato di discarica. Già a Novembre del 2010, in seguito ad un altro episodio di sversamento di percolato nello stesso torrente, il Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale di Arezzo aveva denunciato per emissione di odori molesti i legali rappresentanti di due ditte operanti all'interno della discarica di Podere Rota nella gestione della stessa discarica e del relativo impianto di compostaggio.
  21. Febbraio 2011: operazione Eurot, i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Firenze, hanno individuato un maxi traffico di indumenti usati provenienti dalla raccolta sul territorio, in larga parte gestito dalla camorra che, in totale violazione della normativa sui rifiuti, venivano inviati ad aziende toscane e campane che li commercializzavano al dettaglio simulando trattamenti in realtà mai avvenuti e realizzando ingenti guadagni. I Carabinieri hanno eseguito 17 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Firenze, nelle province di Firenze, Prato, Forlì-Cesena, Napoli, Caserta e Cagliari. Per tutti l’accusa di traffico illecito di rifiuti: si tratta di imprenditori, commercianti, autotrasportatori e intermediari che gestivano a vario titolo in concorso tra loro il fiorente traffico secondo ingegnosi e ben collaudati meccanismi in grado di garantire la regolarità di facciata di un giro d’affari tanto lucroso da stuzzicare gli appetiti della camorra. E proprio il potente clan Birra-Iacomino, particolarmente attivo nella zona di Ercolano, traeva dall’attività illeciti profitti imponendo la destinazione di tutta la merce diretta nella zona di propria influenza a ditte ad esso legate. Il traffico sgominato, costituiva a tutti gli effetti una proiezione in Toscana di parte dell’attività economica di quel gruppo camorristico. La base operativa dell’attività illecita era l’impianto per il recupero di rifiuti tessili di Montemurlo, facente capo a un imprenditore pratese. Da qui venivano gestiti i flussi di stracci che, acquistati dai gestori della raccolta sul territorio, spesso realizzata anche da ignare associazioni no profit che destinavano i ricavi ai propri scopi statutari, venivano rivenduti a ditte che ne curavano la commercializzazione al dettaglio sul mercato dell’usato. Le indagini hanno dimostrato come buona parte delle donazioni di indumenti usati che i cittadini fanno per solidarietà, finisca per alimentare un traffico illecito dal quale camorristi e loro sodali traggono enormi profitti. Per avere idea degli interessi economici in gioco basta considerare che i rifiuti, acquistati alla raccolta a 10 centesimi al chilo, venivano rivenduti ai commercianti a 40, risparmiando illecitamente su tutte le spese di trattamento e sostenendo solo quelle di trasporto quantificabili in 2-3 centesimi al chilo. La rilevanza del margine di guadagno spiega il forte interesse della camorra per tale settore. Sebbene le indagini abbiano minuziosamente analizzato e ricostruito in ogni passaggio 320 trasporti illeciti, documentando il movimento di oltre 5.000 tonnellate di indumenti usati, il quantitativo complessivo mosso illecitamente è tuttavia infinitamente più ampio: esso è stimabile annualmente in milioni di tonnellate, ed il giro d’affari, pertanto, in decine di milioni di euro. Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro preventivo quote societarie e beni mobili registrati del valore di circa 5 milioni di euro. L'operazione ha avuto un seguito, nel mese di luglio 2013, quando sono stati eseguiti altri due arresti per traffico di rifiuti. Nel mirino della Dda di Firenze entra la New Trade di Prato, una ditta impegnata nella riconversione Golden Lady. Migliaia di tonnellate di rifiuti tessili e di plastica provenienti da finte raccolte umanitarie sarebbero stati smaltiti in paesi esteri, in particolare in Cina e in Tunisia.
  22. Febbraio 2011: sequestrate due discariche di rifiuti speciali. Sequestrate dalla Guardia di Finanza di Pisa e Pontassieve 2 discariche nel comune di Pontassieve (FI), per complessivi 31mila mq. Il proprietario del terreno è stato denunciato all'Autorità Giudiziaria di Firenze.
  23. Marzo 2011: la Polizia di Stato e il Corpo forestale dello Stato hanno sequestrato un terreno a Focognano, presso Campi Bisenzio (FI), ufficialmente adibito ad allevamento, poiché è stata rilevata una discarica abusiva di circa 3.000 metri quadrati con calcinacci e rifiuti speciali pericolosi, tra cui anche amianto. Trovate anche, in un fosso della proprietà, almeno dieci carcasse di animali. Denunciato il titolare dell'allevamento, un ventinovenne di origini sarde, per gestione di discarica abusiva. Il proprietario dell’area, ufficialmente coltivatore diretto, in base alle segnalazioni ricevute da tempo si dedicava all'attività di gestione di rifiuti in assenza di qualsiasi autorizzazione. Nell’area sono stati rinvenuti rifiuti divisi per tipologia rifiuti (ferro, legno e plastica) che sembrano destinati a qualche forma di recupero, mentre altri sembrano smaltiti direttamente sul posto mediante incenerimento. Ma ancora più grave l'ingente presenza di lastre e serbatoi di Eternit, cosa che in questo caso fa ipotizzare il reato di discarica abusiva di rifiuti pericolosi. Gli agenti di Polizia provinciale hanno posto in sequestro preventivo le aree interessate e hanno inviato la segnalazione alla procura, oltre a informare le autorità competenti per la bonifica dei luoghi interessati dai depositi.
  24. Marzo 2011: una discarica abusiva trovata e sequestrata a Vada (LI) dai Carabinieri del Noe e della stazione di Rosignano Solvay. Sono stati rinvenute batterie esauste, elettrodomestici e caldaie fuori uso, lastre di cemento e di vetro, bombole del gas ed estintori esauriti, apparecchiature elettriche ed elettroniche, ma anche carcasse di scooter e pezzi di auto. Denunciato un uomo di Cecina per gestione illecita di rifiuti e deposito incontrollato di rifiuti speciali pericolosi e non.
  25. Aprile 2011: operazione "Un passo dal cielo'', il Corpo Forestale dello Stato, in località Alpe di Poti nel comune di Arezzo, ha individuato una discarica di rifiuti tossici (solventi, vernici, bottiglie di plastica, tappi in metallo e macchinari) stoccati all'interno del vecchio stabilimento per l'imbottigliamento delle acque ''Fontemura'', abbandonato da dieci anni. Tutta la zona è stata sottoposta a sequestro. La procura ha aperto un fascicolo a carico di ignoti mentre sono in corso specifiche analisi, da parte del reparto specializzato della Forestale, per capire se le sottostanti falde acquifere, non più utilizzate a scopo di vendita, sono state contaminate e se la vicina zona sottoposta a vincolo ambientale europeo per la presenza della cosiddetta ''brughiera dell'Alpe di Poti'', è stata danneggiata.
  26. Aprile 2011: la Guardia di Finanza di Lucca, allertati dalla sezione aerea di Pisa delle Fiamme Gialle che, in un controllo dall’alto, aveva notato una situazione di pericolo ambientale dovuto allo stato di abbandono di una zona nel quartiere Sant’Alessio, nei pressi del fiume Serchio. Dopo aver individuato con precisione il sito, i finanzieri hanno iniziato le indagini per ricostruire la dinamica che ha portato a trasformare quella che era un’area industriale dismessa in una vera e propria discarica a cielo aperto.
    Le indagini preliminari hanno confermato la presenza di capannoni in evidente stato di abbandono ricoperti di fibra di amianto (il così detto “eternit”). Inoltre, tra i materiali abbandonati sono state rinvenute numerose autovetture e roulotte fuori uso, in gran parte corrose dal tempo, oltre che scarti di lavorazioni industriale. All’interno dei capannoni, inoltre, erano erano ammassati prodotti di scarto sia solidi che contenuti in fusti in cattivo stato di conservazione con l’elevato rischio di dispersione nel suolo. Non solo, durante i sopralluoghi e gli appostamenti effettuati è emersa un'ulteriore evidenza: all’interno dell’area venivano svolte una serie di attività imprenditoriali. Sono stati infatti sorpresi sia un operaio marocchino, intento a svolgere la sabbiatura di manufatti in ferro all’aperto, senza alcuna autorizzazione né protezione, sia un cittadino lucchese di 65 anni che aveva adibito un’ampia parte dell’area al rimessaggio di imbarcazioni di medie dimensioni: egli aveva anche attrezzato una vera e propria officina per la necessaria manutenzione dei natanti. Tutto il sito è stato sottoposto a sequestro preventivo e segnalato all’autorità giudiziaria. Sono, inoltre, in corso di accertamento le eventuali responsabilità penali, visto che l’area si trova all’interno del Parco Fluviale.
  27. Aprile 2011: il Tribunale di Ferrara ha pronunciato una sentenza di condanna di alcuni degli imputati a seguito della cosiddetta “Operazione Paddock”. La sentenza prevede varie pene detentive, la rimessa in pristino dei siti danneggiati dallo smaltimento illegale di rifiuti, il risarcimento danni delle parti civili costituite, Ministero dell’Ambiente, Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Prato e Comune di Sesto Fiorentino. La “Operazione Paddock” riguardava un’attività di smaltimento illegale di rifiuti derivanti dall’attività di recupero del rame dai cavi elettrici, a seguito di accertamenti, effettuati unitamente dal personale di vigilanza ARPAT, dal Corpo Forestale dello Stato e dalla Guardia di Finanza. Tutto nacque da una segnalazione della stazione di Barberino di Mugello del Corpo Forestale dello Stato al Servizio subprovinciale ARPAT del Mugello, i cui tecnici prelevarono dei campioni di terreno. Dalle analisi fu rilevata la presenza di rifiuti pericolosi. Avvertita l'autorità giudiziaria questa dispose l'effettuazione di ulteriori indagini con il coinvolgimento della Guardia di Finanza. Gli accertamenti durarono alcuni mesi, con la stretta e piena collaborazione di tutti i soggetti interessati e permisero rilevare l'ampiezza del fatto criminoso. I tecnici Arpat delle diverse strutture territoriali effettuarono indagini puntuali sui vari utilizzatori identificati nel territorio toscano, condussero gli approfondimenti analitici, verificando la natura dei rifiuti, il ciclo produttivo di provenienza, il grado di contaminazione ambientale, e alcuni di loro parteciparono alle indagini di intelligence, fra cui l’ascolto delle intercettazioni telefoniche, in collaborazione con gli altri organi di polizia. Fu così accertato in particolare che il materiale di rifiuto, sotto forma di cavi elettrici finemente tritati, veniva utilizzato, mescolato con sabbia, nelle aree recintate adibite per l’esercizio dei cavalli, in quanto conferisce una buona elasticità al fondo e non comporta la formazione di polvere. L'ingente giro di rifiuti, smaltiti illegalmente, stimabile in un milione di euro, per quanto allora accertato, interessava diversi maneggi della Regione Toscana.
  28. Maggio 2011: gli agenti del Corpo forestale dello Stato impegnati nelle indagini sulla situazione di degrado ambientale in cui versa l'area industriale ex-Lebole di Arezzo, hanno provveduto a denunciare l'amministratore della società proprietaria alla Procura della Repubblica. L'uomo sarebbe responsabile dell'abbandono dell'ingente quantità di rifiuti scoperta dai Forestali all'esterno e all'interno dei fabbricati dello storico stabilimento industriale e dovrà rispondere di reati legati all'attività di gestione di rifiuti non autorizzata. I forestali hanno posto i sigilli all'intera area industriale, che si estende su 132.000 metri quadrati nella periferia di Arezzo. Sul posto sono state rinvenute tonnellate di rifiuti speciali, anche pericolosi, come batterie per auto, lampade al neon, fusti di carburante, materiali elettrici e elettronici, monitor con tubo catodico, diluenti e bombole di gas.
  29. Giugno 2011: è stata scoperta e posta sotto sequestro preventivo da parte dei Carabinieri della Stazione di Quarrata, una discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi, provenienti da operazioni di costruzione e demolizione del settore edile. L’area in questione (3.840 mq), situata a Quarrata (PT) è di proprietà di una società operante nel settore immobiliare. Gli uomini dell'Arma hanno rinvenuto al suo interno innumerevoli cumuli, costituiti da miscugli di terra, cemento, mattoni, legno e plastica, nonché carta catramata solitamente utilizzata come isolante, per un quantitativo stimabile in 2.000 m³. Sono stati rinvenuti inoltre anche diversi nastri utilizzati per le delimitazioni di aree di lavoro, e questo secondo i carabinieri testimonia che i rifiuti speciali provenivano dalla “ripulitura” di cantieri edili e che l'area in questione era stata adibita ad una vera e propria discarica per lo smaltimento dei rifiuti. Visto il limite quantitativo dei materiali, superato dalla prevista normativa ambientale, i militari della Stazione di Quarrata, hanno proceduto al sequestro preventivo dell’area, deferendo, in stato di libertà, per il reato ambientale, il titolare della società in questione, proprietaria dell’area adibita a discarica abusiva. Nel corso delle operazioni, è stato sottoposto a sequestro preventivo anche un grosso escavatore utilizzato per la movimentazione dei rifiuti speciali.
  30. Giugno 2011: un "piazzale-parcheggio" antistante la sede di una ditta commerciale, utilizzato come deposito di apparecchiature elettriche ed elettroniche in disuso, ad Arezzo in zona Pescaiola. A scoprirlo sono stati gli agenti del Nucleo Operativo Speciale di Arezzo del Corpo forestale dello Stato che hanno posto i sigilli all'area di circa 20 metri quadrati occupata dal materiale scartato. Una montagna di rifiuti speciali e in parte pericolosi. Plastica varia, stampanti, monitor, televisori, computer, fotocopiatrici. Apparecchi abbandonati sul posto e accumulati da mesi, come si è potuto dedurre dalla vegetazione spontanea cresciuta attorno a essi. Il 60enne aretino titolare della ditta, specializzata in vendita e noleggio di macchine per ufficio, è stato segnalato all'Autorità Giudiziaria per abbandono incontrollato di rifiuti speciali.
  31. Luglio 2011: è scoppiato un incendio, di origine dolosa, all’impianto di produzione di CDR (combustibile da rifiuti) della Erreerre di Massa. Lo stabilimento ErreErre - società dichiarata fallita - è sotto sequestro dal maggio scorso a seguito di un'inchiesta della magistratura sui finanziamenti europei utilizzati per la costruzione dello stesso impianto. Dal momento del sequestro la produzione si era fermata. Le fiamme hanno attaccato anche una delle vasche ancora piena di rifiuti. Al momento dell’incendio erano ancora presenti nelle vasche circa 400 tonnellate di frazione secca costituita per il 50% circa di PET (polietilentereftalato) e per il 50% di plastica in generale (comunque residui dal trattamento dei rifiuti indifferenziati), l’incendio ha interessato anche i Biofiltri (costituiti da materiale vegetale).
  32. Luglio 2011: i Carabinieri hanno posto sotto sequestro il cantiere delle ex Poste di via del Pratellino, a Firenze. L’immobile doveva essere bonificato dall’amianto prima di essere demolito. I militari sono intervenuti a seguito di una segnalazione che avvertiva della fuoriuscita di liquido rosso da un tombino. I carabinieri hanno accertato che durante le operazioni di bonifica dell'amianto, il liquido di scarto venne sversato in un tombino.
  33. Luglio 2011: Grosseto, una discarica abusiva su due terreni gestiti dal Consorzio di Bonifica grossetano, l’Ente che si occupa per la Provincia e tredici comuni di «difesa idrogeologica, irrigazione, e salvaguardia dell’ambiente». È questa la scoperta paradossale che hanno effettuato ieri i Carabinieri del nucleo di tutela ambientale di Grosseto e che ha portato al sequestro di circa due ettari di terreno. Sotto sequestro sono finite le discariche di Casotto Venezia e Barbaruta. A preoccupare di più gli investigatori sarebbero «le notevoli quantità di amianto» ritrovate lungo la strada delle Collacchie, tra la pista ciclabile che porta a Marina di Grosseto e la discarica delle Strillaie, un tratto di strada che soprattutto in questa stagione è percorso ogni giorno da centinaia di persone. Si tratterebbe per lo più di tubi in eternit e residui di tetti. Per tutta la mattinata le tute bianche dei militari hanno scavato con l’aiuto di una ruspa prelevando reperti. Pare che a fine giornata siano stati accumulati decine di sacchi da venti tonnellate ciascuno. Dal decreto di sequestro spuntano rifiuti di ogni genere: veicoli fuoriuso, teli di plastica, pneumatici, alcuni provenienti da trattori, fusti in metallo, plastica, bottiglie, apparecchi elettrici, pali meccanici e materiale inerte da costruzione. Adesso, parte di questo materiale, sarà spedito in laboratorio per ulteriori riscontri.
  34. Agosto 2011: un incendio in via Bientinese, nel comune di Altopascio (LU), ha lambito in maniera superficiale una discarica abusiva, sconosciuta fino a quel momento.
  35. Settembre 2011, sequestrata, da parte dei carabinieri del Noe, l'area dell'ex officina Ferrovie dello Stato, presso la stazione Leopolda a Firenze. Sono state trovate tonnellate di rifiuti speciali che hanno fatto scattare il sequestro dell'area dismessa dal 2006, estesa 60.000 metri quadri, con 45 capannoni. Il provvedimento è stato notificato al legale rappresentante della società proprietaria, la FS-Sistemi urbani srl. Dentro l’area fusti d’olio, batterie esauste di treni, ricambi per carrozze e locomotrici, attrezzature. Tutto materiale abbandonato o in disuso.
  36. Ottobre 2011: un'importante operazione a tutela dell'ambiente è stata condotta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Poggibonsi (SI), che ha scoperto una discarica abusiva di 6 mila metri quadrati nel territorio comunale della cittadina valdelsana, e di proprietà di un privato cittadino. I militari hanno potuto accertare la presenza, in evidente stato di abbandono, a diretto contatto con il terreno ed in assenza di alcuna protezione conservativa, di rifiuti speciali e non, costituiti prevalentemente da materiale edilizio di risulta, automobili, rotoli di fibra di vetro, interi pannelli di eternit, pilastri di cemento-amianto. Tutto il materiale si presentava in cattivo stato di conservazione con grave rischio di percolamento di sostanze nocive sul terreno circostante, considerato anche che nelle immediate adiacenze scorre il torrente Drove. Il sito, dopo essere stato opportunamente cautelato, è stato posto sotto sequestro, e il proprietario del terreno denunciato.
  37. Novembre 2011: due imprenditori residenti a Subbiano (AR) sono stati denunciati dagli agenti del Comando Stazione di Subbiano (AR) del Corpo forestale dello Stato per smaltimento illecito di rifiuti. In particolare, i due uomini erano rispettivamente il titolare di una ditta di movimento terra e l'amministratore dell'impresa edile che si occupava della ristrutturazione dei fabbricati industriali da cui provenivano i rifiuti. Servendosi di un escavatore, erano stati sotterrati circa 10 metri cubi di rifiuti edili tra cui lastre di fibrocemento, in un terreno all'interno del centro abitato di Subbiano, di cui l'amministratore dell'impresa aveva l'usufrutto. Tutta l'area, circa 150 metri quadrati, in cui tali rifiuti sono stati smaltiti, è stata posto sotto sequestro dai Forestali, che hanno chiesto anche la collaborazione dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) di Arezzo al fine di escludere la possibilità che i materiali possano contenere amianto ed essere, quindi, pericolosi per la salute pubblica.
  38. Novembre 2011: un'area di circa 900 metri quadri é stata sequestrata a Livorno dalla polizia municipale perché sarebbe stata trasformata da terreno agricolo a discarica abusiva. All'interno del terreno sequestrato sono stati trovati perfino carcasse di auto e moto. Nell'area sono presenti anche container, vecchi mobili, fusti metallici, barattoli di vernici e altri rifiuti di varia natura. La polizia municipale, che ha già trasmesso una relazione in Procura, sta effettuando indagini per individuare il proprietario del terreno e il responsabile della situazione di inquinamento.
  39. Novembre 2011: Lucca: argilla prodotta con rifiuti tossici, sequestrata area di 150 metri quadrati. La Polizia Stradale di Lucca, unitamente a personale appartenente al Corpo Forestale dello Stato, ha posto sotto sequestro un insediamento produttivo insistente su un'area di circa 150 mila metri quadrati. L'attività investigativa, partita da un esposto di alcuni cittadini abitanti nelle vicinanze della zona in questione, ha permesso di evidenziare come un'azienda con sede in Altopascio (Lu), nota a livello nazionale per aver brevettato un particolare laterizio, nella fabbricazione dello stesso, avrebbe utilizzato argilla prodotta in proprio, non mediante fanghi da inerti, ma anche con rifiuti considerati speciali e tossici, per i quali non ha mai conseguito apposita licenza di smaltimento.L'attività operativa, prolungatasi per quasi un anno, ha permesso di portare alla luce il consistente traffico veicolare pesante giornaliero, mediante il quale venivano conferiti i predetti rifiuti, senza alcun tipo di controllo preventivo e successivo sulla qualità e quantità del materiale di scarto. La zona "cratere" destinata all'estrazione dell'argilla, attività protrattasi per oltre 50 anni, a completo riempimento, sarebbe stata destinata alla realizzazione di un grande parco verde pubblico. Nel corso dell'operazione, sono stati inoltre sequestrati 21 mezzi d'opera, al fine di accertarne la provenienza.
  40. Dicembre 2011: vari tipi di rifiuti, anche pericolosi, sono stati rinvenuti in località San Zeno, nel comune di Arezzo, dagli agenti del Nucleo Operativo Speciale di Arezzo del Corpo forestale dello Stato e dai Forestali in forza alla Procura. La discarica era stata adibita all'interno di un'area, di circa 1.000 metri quadrati, di proprietà di una nota azienda di telecomunicazioni e informatica del luogo, che vi aveva abbandonato alcuni rifiuti speciali e pericolosi provenienti dalla sua attività. In particolare, la Forestale ha rinvenuto circa 100 metri cubi di materiali, tra cui 64 bobine di fibra ottica fatiscenti, e rifiuti di vario genere in PVC e legno, legati alla produzione della fibra ottica tutti provenienti dalla stessa azienda. Il procuratore della ditta, già in fallimento per motivi non legati all'abbandono illecito di materiali pericolosi, è stato denunciato dalla Forestale all'Autorità Giudiziaria per abbandono e deposito incontrollato di rifiuti. L'intera area e tutto il materiale ritrovato sono stati posti sotto sequestro.
  41. Dicembre 2011: il porto di Livorno è uno degli scali coinvolti nella maxi-inchiesta su un traffico illecito di rifiuti speciali - soprattutto pneumatici logorati e materiali di gomma e di plastica - che una gang internazionale, composta anche da cinesi, portavano via dall'Italia per farli sparire in Paesi dell'Estremo Oriente. Secondo le ipotesi dell'accusa, i rifiuti speciali erano stati rastrellati dagli scarti di una miriade di piccole imprese. Sono in corso accertamenti per capire se davvero, come si pensa, fossero destinati a esser "riciclati" come materiale per fabbricare giocattoli, biberon, oggetti da cucina e prodotti sanitari da riesportare poi in Europa. Niente meglio delle cifre dice quanto fosse ramificato questo "giro" di smaltimenti fuori regola: 54 le ordinanze di custodia cautelare in carcere e una sessantina i nomi nella lista degli indagati; 21 le imprese finite nel mirino delle indagini, oltre 6 milioni di euro di beni posti sotto sequestro. Al centro dell'attenzione degli 007 della Guardia di Finanza gli strani percorsi compiuti da 1507 container tenuti d'occhio uno per uno: contenevano qualcosa come 34mila tonnellate di roba da far sparire. Una montagna di rifiuti speciali: 26mila quintali (nascosti in poco più di un centinaio di contenitori) sono sotto sequestro in alcuni porti italiani. Si sa per certo che fra questi c'è Taranto, non è dato sapere invece se il provvedimento di sequestro riguardi anche lo scalo livornese. In effetti, l'epicentro dell'inchiesta è in Puglia (anche se fra i porti interessati risulta vi siano, oltre a Livorno, anche Genova, La Spezia, Napoli, Palermo, Catania e Gioia Tauro). Sono state le Fiamme Gialle di Taranto in tandem con le Dogane a compiere il blitz denominato "Gold plastic" per i superprofitti che i "furbetti dello smaltimento fraudolento" si mettevano in tasca: una volta arrivati a destinazione in Cina o nel Sud Est asiatico, venivano rivenduti con un ricarico di 250 volte. Le ordinanze emesse dal gip di Lecce hanno coinvolto persone, imprese e porti di ben 13 regioni, nel quadro di una inchiesta che, iniziata nella primavera di due anni fa dalla Procura tarantina e poi passata alla Direzione antimafia leccese, ha ottenuto frutti anche grazie alle intercettazioni. Va detto peraltro che abita a Pisa uno dei 4 cinesi che figurano fra gli arrestati: è considerato dagli investigatori uno dei punti di riferimento del gruppo asiatico della gang. E' da segnalare che gli arresti arrivano a pochissimi giorni di distanza dall'operazione nata dopo un controllo delle Dogane nel porto di Livorno: era stato scoato un container sospetto dal quale si era risaliti a un deposito nella zona di Prato dove un gruppo di cinesi aveva accumulato cento tonnellate di scarti di produzione tessile che, mescolati con carta, erano stati nascosti in centionaia di sacchi per essere esportati in Cina risparmiando sulle spese di smaltimento, visto che si tratta di materiali che, benché non pericolosi, sono classificati come rifiuti speciali. In questo caso erano stati i funzionari doganali a intervenire insieme a all'Arpat.
  42. Dicembre 2011: circa 50 metri cubi di rifiuti speciali abbandonati sono stati ritrovati dagli agenti del Nucleo Operativo Speciale del Comando Provinciale di Arezzo del Corpo forestale dello Stato. La discarica abusiva si trovava nella frazione Palazzo del Pero, del comune di Arezzo, e in essa erano stati abbandonati illegalmente soprattutto imballaggi di cartone e carene per motocicli in vetroresina. Dalle indagini è emerso che l'area adibita a discarica, situata in prossimità di una carrozzeria per auto, era di proprietà della ditta stessa, che la utilizzava per scaricarvi i rifiuti provenienti dalla sua attività. L'amministratore della ditta, un uomo originario di Arezzo, è stato denunciato all'Autorità Giudiziaria per aver costituito un deposito incontrollato di rifiuti speciali. La Forestale ha posto sotto sequestro l'intera area adibita a discarica.
  43. Dicembre 2011: l'Arpat e il Corpo Forestale dello Stato hanno eseguito, su disposizione della Procura della Repubblica di Firenze, il sequestro probatorio di alcuni scarichi recapitanti in pubblica fognatura di acque reflue industriali provenienti dai cantieri dell’Alta Velocità di Firenze di Campo di Marte, Via Circondaria sprovvisti della necessaria autorizzazione. Tale disposizione è conseguente agli esiti degli accertamenti condotti da ARPAT nel corso delle attività di controllo effettuate nei mesi scorsi. Tutte le operazioni, che si sono svolte avendo cura di salvaguardare la sicurezza idraulica degli impianti e dei cantieri, hanno trovato la completa collaborazione dei responsabili di cantiere e delle maestranze
  44. Dicembre 2011: i funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Prato e Livorno, unitamente ai funzionari del dipartimento provinciale dell’ARPAT di Prato, hanno sottoposto a sequestro preventivo un immobile sito in Prato, in località Iolo, utilizzato come deposito da una ditta gestita da un cittadino di nazionalità cinese. All’interno del magazzino erano presenti rifiuti speciali non pericolosi costituiti da centinaia di sacchi contenenti ritagli e scarti di produzione tessili misti a carta e balle pronte per essere esportate in Cina. L’attività di trasporto raccolta e deposito di rifiuti scoperta, era posta in essere in assenza delle specifiche autorizzazioni, in violazione dei requisiti previsti dal D. Lgs. 152/2006. Il titolare della ditta è stato denunciato presso la procura della repubblica di Prato.
  45. Dicembre 2011: l' Arpat ha individuato una discarica abusiva di batterie per auto usate e già incendiate nel sottopasso sito in località Ponzano, nel comune di Empoli (FI). Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che le batterie provenivano da un deposito abusivo, realizzato già nel 2003 e allora segnalato alle autorità locali. Il deposito era stato incendiato nel 2006 e, a seguito di tale evento, il Servizio ARPAT di Empoli invitò il Comune ad adottare i provvedimenti del caso, ovvero la rimozione dei rifiuti, il loro smaltimento e l’asportazione dello stato superficiale di suolo che era stato interessato dall’incendio. Risulta che successivamente il Comune abbia chiesto anche l’intervento della Provincia. Il Servizio ARPAT di Empoli ha di nuovo invitato il Comune di Empoli a provvedere alla rimozione dei rifiuti ed alla verifica del suolo interessato dall’incendio e dallo stoccaggio dei rifiuti.
  46. Febbraio 2012: un camionista di origine marocchina, residente a Firenze, è stato denunciato all'Autorità Giudiziaria dagli agenti del Comando Stazione di Subbiano (AR) del Corpo forestale dello Stato per gestione non autorizzata di rifiuti. I Forestali hanno ispezionato il mezzo di proprietà dello stesso uomo durante un normale controllo sul trasporto dei rifiuti in località Fighille nel comune di Capolona (AR) e all'interno di esso hanno rinvenuto alcuni quintali di materiali metallici, tra cui ringhiere, armadietti, fusti e cavi elettrici rivestiti. L'autotrasportatore stava trasportando il materiale illegalmente senza essere iscritto all'Albo Nazionale dei Gestori Ambientali e senza essere, quindi, in possesso del permesso necessario. L'uomo è stato denunciato e il suo camion è stato posto sotto sequestro dalla Forestale.
  47. Marzo 2012: nella campagna di Gavorrano (GR), la Guardia di Finanza ha sequestrato una discarica abusiva a cielo aperto di oltre tredicimila metri quadrati, con oltre 200 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi.
  48. Marzo 2012: la Guardia di Finanza ha sequestrato una discarica abusiva a Colle Val d'Elsa (SI). La discarica scoperta, era di oltre 3000 metri quadrati. Nell'area erano stati gettati materiali inquinanti come pneumatici, ma anche amianto, vernici e batterie.
  49. Marzo 2012: una discarica abusiva in piena campagna, sulle colline del Montalbano. A scoprirla, nel territorio comunale di Capraia e Limite (FI), i finanzieri della Compagnia di Empoli e della sezione aerea di Pisa. Il proprietario, un 58enne titolare di un’azienda agricola, è stato denunciato per divieto di abbandono ed attività di gestione di rifiuti non autorizzati. L’area scoperta, estesa per ben 6.284 metri quadrati, si trova in una zona collinare nascosta tra arbusti e alberi ed era difficilmente visibile dai passanti a terra. La scoperta è stata infatti effettuata con alcune ricognizioni aeree dell’elicottero della guardia di finanza: ammassati in quell’area c’erano elettrodomestici e molti altri rifiuti speciali e pericolosi. Per fare una lista: tv, frigoriferi, cucine, lavatrici, microonde, stampanti, pc, monitor, videoregistratori, rotori di rete da recinzione, grondaie, parte di motociclette e biciclette, scarti di arredamento, pneumatici, batterie di autovetture e moto, bombole di gas, fusti contenenti residui di oli lubrificante, contenitori vari in plastica. Sul suolo, inoltre, sono state individuate chiazze di sostanze oleose, colate dai fusti o macchinari abbandonati, che si infiltravano nel sottosuolo. Il proprietario dovrà rimuovere il tutto, recuperarlo e smaltirlo, per poi bonificare l’area, tutto a sue spese. Intanto la discarica abusiva è stata sequestrata.
  50. Marzo 2012: operazione "Transformers", i Carabinieri di Grosseto, in collaborazione con i NOE di Firenze, Roma, Perugia, Bologna, Milano, Campobasso, Lecce, Ancona, Compagnie Carabinieri di Siena, Poggibonsi, Scandicci, Signa, Lucca e con il 4° Elinucleo di Pisa , hanno individuato un'attività organizzata di traffico illecito di rifiuti pericolosi, ideata e gestita in Siena ma con ramificazioni in quasi tutte le regioni italiane. L’indagine ha avuto origine dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, nel 2009, dopo che gli specialisti del Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Grosseto, durante un controllo ad un'azienda senese, evidenziarono che la stessa, fraudolentemente, classificava non pericoloso il rifiuto proveniente dalla rottamazione dei veicoli (car fluff), addirittura utilizzandolo come base per la produzione di Combustibile Derivato da Rifiuti (C.D.R.). Il C.D.R., oltre a non corrispondere alla tipologia normativa, è pericoloso per l’elevato contenuto di sostanze inquinanti e dannose per la salute pubblica e per l’ecosistema, quali: idrocarburi, oli minerali, cadmio, cromo, zinco, vanadio,  piombo, boro, bario, manganese, rame e policlorobifenili (PCB).  L’azienda regolarmente autorizzata per la raccolta e recupero di rifiuti pericolosi e non e per la rottamazione e frantumazione dei veicoli, con il concorso di laboratori di analisi, trasportatori, inceneritori, discariche, che sebbene regolarmente autorizzate, aveva attivato il traffico illecito di rifiuti pericolosi facendoli apparire come non pericolosi, aggirando di fatto la stringente normativa per il trattamento dei rifiuti pericolosi, ottenendo un ingente ed ingiusto guadagno. I soggetti coinvolti, per abbattere i costi elevati per lo smaltimento di tale tipologia di rifiuto pericoloso, avevano escogitato un metodo per liberarsene a costi fortemente ridotti. Infatti talvolta lo miscelavano a rifiuti non pericolosi producendo il C.D.R., tra l’altro gli attribuivano altri codici di comodo così da dare una rappresentazione del rifiuto del tutto diversa da quella effettiva e derivante dalla sua origine. Prima dell’avvio nei termovalorizzatori, necessitava dotare lo stesso di una certificazione per sviare i controlli. In questa fase assumevano un ruolo determinante i tecnici e responsabili di laboratori di analisi, che emettevano certificazioni compiacenti, ed a seguire era necessaria anche la connivenza di intermediari, trasportatori e responsabili degli inceneritori. L’attività di indagine si allargava a macchia d’olio su quasi tutto il territorio nazionale: Toscana, Puglia, Umbria, Emilia Romagna, Lazio, Molise, interessando nel complesso tutta la filiera della gestione dei rifiuti. Anche dopo la scoperta dei reati - prosegue la nota -, gli indagati si davano da fare per creare documentazione falsa finalizzata ad ottenere, con l’aiuto di legali, un ingiusto annullamento delle sanzioni da parte del Giudice di Pace. Il tutto finalizzato al conseguimento di un ingiusto profitto, gestendo abusivamente enormi quantitativi di rifiuti pericolosi, stimati in oltre 50 milioni di kg. per un giro d’affari di circa 5 milioni di euro. Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Firenze, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto l'applicazione di tre misure cautelari nei confronti dei promotori dell’associazione e il sequestro preventivo delle due principali società con nomina di un Amministratore Giudiziario. Complessivamente risultano indagate 126 persone. Inoltre è stato aperto anche procedimento penale per la responsabilità delle persone giuridiche.
  51. Maggio 2012: un peschereccio battente bandiera maltese ha avvisato l'Ufficio circondariale marittimo di Porto Santo Stefano del ritrovamento nel sacco della rete a strascico di 6 taniche in plastica da circa 50 litri ciascuno, a circa 25 miglia a sud-ovest dell'isola di Montecristo su un fondale di circa 650 metri, in acque internazionali. Le taniche sbarcate sono state poste sotto sequestro. Sono quindi intervenute squadre NBCR del Nucleo regionale e di quello provinciale di Grosseto dei Vigili del Fuoco, per garantire l'apertura in sicurezza dei contenitori, dato che non si aveva nessuna indicazione del loro contenuto. I Vigili del Fuoco hanno riscontrato la presenza nelle taniche di una soluzione molto acida, probabilmente di acido cloridrico. Hanno quindi prelevato, adottando le opportune misure di sicurezza necessarie in casi del genere, alla presenza di operatori ARPAT del Dipartimento di Grosseto, campioni del contenuto per le successive analisi nel laboratorio di Siena dell'Agenzia. I risultati delle prime analisi effettuate confermano che le taniche contgono una miscela di acidi forti con prevalenza di acido cloridrico. In soluzione negli acidi si riscontra la presenza di diverse sostanze, nessuna delle quali però in concentrazioni rilevanti, in particolare i metalli pesanti risultano in concentrazione < 0,01% (valore di riferimento per la caratteristica di pericolisità dei rifiuti). Le prime valutazioni dei tecnici dell'Agenzia sulla pericolosità dell'acido cloridrico (comunemente conosciuto come acido muriatico) sono che può avere un effetto distruttivo sulle forme di vita presenti nei dintorni, immediato ma temporaneo, limitato alle aree dove può arrivare senza essere sufficientemente diluito (decine di metri per un contenitore da 50 litri), dopo di che perde ogni effetto significativo. Eventuali pericoli di una contaminazione per l'ambiente potevano dipendere quindi dalle sostanze (eventualmente) disciolte nell'acido e le analisi sinora effettuate portano ad escludere questo potenziale rischio.
  52. Maggio 2012: dopo alcuni mesi di indagini condotte assieme alla divisione pratese di Arpat, i vigili urbani hanno scoperto una vera e propria discarica abusiva a Galciana (PO). Un quarantanovenne ed un quarantacinquenne trasportavano, con il loro autocarro, rifiuti speciali (pericolosi e non) senza essere iscritti all’albo dei gestori ambientali. I rifiuti venivano portati nella corte di un’abitazione galcianese che era stata adibita a sito di stoccaggio non autorizzato per il recupero della spazzatura. Frigoriferi, televisori, stampanti, circuiti elettrici e quant’altro venivano smontati per recuperarne le parti in alluminio, ferro e rame. Gli scarti della “lavorazione” venivano poi lasciati sul terreno, mentre le parti più piccole finivano nei cassonetti per la raccolta dei rifiuti urbani. Denunciate, assieme ai due incaricati del trasporto dei rifiuti, altre tre persone.
  53. Giugno 2012: una discarica abusiva di rifiuti speciali è stata scoperta a Volterra (PI). Ad identificarla la Guardia di Finanza della cittadina della Valdicecina, che ha scovato un’area di circa 800 metri quadrati di proprietà privata in cui erano state illegalmente depositate carcasse di autoveicoli, cerchioni, e pneumatici fuori uso e parti di motore. Secondo il regolamento urbanistico l'area risulta inserita come zona destinata ad usi agricoli e territorio rurale. La scoperta ha portato alla denuncia a piede libero alla Procura della Repubblica di Pisa di un responsabile per il reato di discarica abusiva di rifiuti speciali.
  54. Agosto 2012: a seguito della segnalazione comparsa sulla stampa locale circa la presenza di una discarica abusiva in loc. Sammontana, in un’area a ridosso della S.G.C. FI-PI-LI, i tecnici del Dipartimento ARPAT del Circondario Empolese hanno compiuto nella tarda mattinata del giorno 20 agosto un sopralluogo nella zona indicata. L’accertamento ha consentito di verificare, in un piccolo piazzale lungo la strada provinciale da Sammontana a Montelupo, sotto il cavalcavia della S.G.C. FI-PI-LI, la presenza di materiali abbandonati, consistenti in contenitori di varie dimensioni con all’interno miscele oleose, pneumatici, piccole attrezzature meccaniche comunemente usate dai cantieri edili, sfridi da costruzione e demolizione, ondulati presumibilmente in eternit, componenti vari tipici della cantieristica stradale, la carcassa di un frigo, alcuni tubi in PVC visibilmente nuovi. Tali materiali, abbandonati a ridosso del muro di sostegno della S.G.C., costituiscono di fatto rifiuti, alcuni dei quali classificabili come pericolosi. La natura e l’aspetto dei rifiuti, alcuni dei quali sono parzialmente ricoperti di vegetazione, inducono a ritenere che l’abbandono sia avvenuto in più fasi nel tempo. Degli esiti del sopralluogo sarà informato il Comune di Montelupo, la cui Polizia Municipale, peraltro, risulta avere già effettuato le proprie verifiche, e la Provincia di Firenze quale gestore della S.G.C. FI-PI-LI, per l’adozione dei provvedimenti di rispettiva competenza finalizzati alla rimozione e smaltimento dei rifiuti abbandonati.
  55. Agosto 2012,:una tonnellata di eternit contenente amianto abbandonata su un terreno agricolo. Le attività di controllo del territorio in materia di Polizia Ambientale, effettuate dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Grosseto hanno portato all’individuazione di una discarica abusiva a cielo aperto di rifiuti pericolosi per la salute pubblica, irregolarmente smaltiti e pronti per essere sotterrati. Le indagini, svolte d’iniziativa dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Grosseto, hanno permesso di rinvenire all’interno di un terreno di circa 1500 mq situato in località Versegge nel Comune di Grosseto, un quantitativo pari a circa una tonnellata di materiale da costruzione di tipo eternit contenente amianto. In particolare, i militari hanno colto in flagranza di reato un operaio di una ditta edile su un trattore, intento a smaltire irregolarmente lastre di eternit smantellate dalla copertura di un limitrofo capannone agricolo. La ditta edile era stata incaricata di effettuare i lavori di ristrutturazione dai proprietari di un’azienda agricola operante nel grossetano. Da una ricognizione visiva i militari appuravano che il materiale si presentava in evidente stato di abbandono, frantumato e sgretolato, con grave rischio di dispersione di fibre di amianto nell’aria e conseguente pericoloso inquinamento ambientale. Le Fiamme Gialle procedevano quindi al sequestro dell’area inquinata, del capannone smantellato e del trattore utilizzato. Veniva inoltre interessata l’ARPAT di Grosseto per i necessari rilievi tecnici. I titolari dell’azienda agricola e l’operaio intento a smaltire abusivamente l’amianto, sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria di Grosseto per i reati di divieto di abbandono ed attività di gestione di rifiuti non autorizzati (art. 192 e art. 256, comma 1 e 2, del D. L.vo 152/2006, in materia di norme per la tutela ambientale).
  56. Settembre 2012: scarti di demolizione con residui di amianto: tutto concentrato in una vera a propria discarica abusiva gestita da un ultrasessantenne di Massa che in passato con la sua ditta aveva anche ottenuto appalti pubblici. Decisivi i sopralluoghi compiuti dai carabinieri con l'elicottero. Sotto gli occhi dei militari della stazione di Fivizzano (MS) si è materializzato un vero e proprio centro di stoccaggio per rifiuti altamente pericolosi. Al termine di una prolungata indagine i carabinieri hanno denunciato un ultrasessantenne titolare di una ditta di costruzioni: secondo gli accertamenti dei carabinieri, coadiuvati dal corpo forestale dello Stato, l'uomo da più di un anno gestiva senza alcuna autorizzazione, un vero e proprio centro di stoccaggio di rifiuti provenienti da opere di demolizione, tra cui pericolosi manufatti in fibrocemento contenenti fibre di amianto.
  57. Settembre 2012: una vera e propria discarica abusiva di materiali ingombranti, composta da vecchi materassi, lavandini, lavatrici, ruote, pneumatici e persino sportelli di auto trovata in provincia di Pistoia. E' ciò che hanno trovato, nell'ambito dell'iniziativa 'Puliamo il mondo' promossa da Legambiente, gli alunni delle scuole elementari di Piteccio e media Martin Luther King di Bottegone (PT). L'area si trova in una zona boschiva, adiacente al 'Sentiero del capriolo' che collega il paese di Piteccio a quello di Castagno e alle opere di ingegneria idraulica e ferroviaria relative alla ferrovia Porrettana.
  58. Ottobre 2012: cento persone indagate negli ultimi tre anni per traffico internazionale illecito di rifiuti e centinaia di tonnellate sequestrate in porto dalle Dogane di Livorno. Nel biennio 2011 l’ufficio Antifrode delle Dogane ha formalizzato 69 notizie di reato a cui ne aggiunge un’altra trentina di quest’anno. I reati contestati, in base a quanto emerso, sono spedizione e traffico illeciti di rifiuti (articolo 259 del testo unico ambientale). Carichi di rifiuti di plastica spacciati per merce già lavorata, imprenditori che si presentano come iscritti all’albo delle aziende che possono trattare rifiuti e invece sono abusivi, documenti falsi che indicano una destinazione piuttosto di un’altra. I container sotto accusa provengono dalla Toscana e nord Italia e sono diretti in Cina e Nordafrica. Il tutto allo scopo di aggirare la normativa che regola i rifiuti e quindi guadagnarci su. Non bisogna dimenticare, infatti, che i rifiuti alimentano un business enorme: al livello nazionale il traffico illecito dei rifiuti ha fruttato alle organizzazioni criminali, a partire dalle mafie nazionali e straniere, 43 miliardi in 10 anni. In questo trend si inserisce il lavoro attento e costante delle Dogane in un porto, quello labronico, molto ambito dai furbetti dei rifiuti. Un’attività intensa che stanno concentrando una vasta parte delle proprie risorse in questo tipo di illeciti, che sono in forte crescita. Per avere un’idea si pensi che nel corso di quest’anno le Dogane hanno effettuato in tutto 16mila controlli, di cui quasi duemila nel settore dei rifiuti. Stiamo parlando di verifiche specifiche, fatte attraverso lo scanner, della merce trasportata nei container in partenza dal porto di Livorno verso Asia e Africa. A queste, si aggiungono i controlli documentali, fatti dagli ispettori delle Dogane, che hanno lo scopo di accertare la corrispondenza tra il contenuto dichiarato e quello effettivo. Solo lo scorso anno, l’Antifrode delle Dogane ha sequestrato circa 250 tonnellate provenienti da siti toscani in partenza per la Cina e per la Tunisia. In particolare, sono due le indagini già chiuse con quattro persone indagate. Nel primo caso, la polizia giudiziaria ha preso di mira un carico, diretto in Cina, di plastica presentata come merce già recuperata, ma che in realtà era costituito da rifiuti non trattati. «In generale, i carichi di rifiuti diretti in Cina - spiega Luigi Garruto, capo area tecnica delle Dogane - sono molto frequenti. La Cina infatti è povera di materie prime e vive del recupero di materiali». E molto spesso capita che la plastica inviata in Cina torni in Italia sotto forma di giocattoli e altri oggetti. Tuttavia, la preoccupazione nasce nel momento in cui in Asia arriva plastica non “lavata”: il rischio a quel punto è che quei rifiuti vengano usati non rispettando le norme ambientali. Nel secondo caso, l’attenzione della polizia giudiziaria s’è concentrata su una persona che voleva spedire un carico di plastica in Cina, senza però essere iscritto all’albo dei gestori ambientali. Di fatto in questi casi si tratta di spedizioni “a nero” che, non essendo “visibili”, non sono state sottoposte ad alcun controllo. Così facendo, il raccoglitore abbatte del tutto i costi. Altri casi di traffici illeciti emersi nel nostro porto sono carichi, diretti in Nordafrica, di materiali ferrosi di parti di auto presentati come riutilizzabili anche se non lo erano. Nel mirino anche container di pneumatici non trattati inviati in Tailandia, ma in realtà diretti in Cina (dove quel tipo di importazione è vietata).
  59. Ottobre 2012: la Guardia di Finanza e l'Arpat, in località Terre Rosse a Piombino (LI), hanno sequestrato una discarica abusiva nell'area ex SIPI. Circa 1000 tonnellate di minerale inerte erano stati abbandonati in un'area di 1000 metri quadrati, nella zona di Colmata, a due passi dal porto turistico delle Terre Rosse.
  60. Ottobre 2012: sequestrata, dal personale del Nucleo Operativo Speciale e dal Gruppo Investigativo del Comando Provinciale della Forestale di Arezzo, l'area di uno stabilimento industriale per deposito incontrollato di rifiuti sito a Pieve al Toppo, in provincia di Arezzo. Gli agenti hanno accertato la presenza di un grosso cumulo di materiale depositato in un campo all'interno dell'area dello stabilimento industriale locale. Si tratta di circa 600 metri cubi di scarti provenienti da lavorazioni legnose trattate e non, la cui detenzione configura una gestione illecita di rifiuti speciali. Il quantitativo superava, infatti, di circa venti volte il massimo consentito dalla legge, per il quale la legislazione vigente concede, per lo smaltimento, un anno al massimo, mentre per quantitativi superiori il limite per lo smaltimento è di novanta giorni. Dall'esame del materiale e da un sommario controllo dei documenti è emerso che nessuno dei parametri previsti era stato rispettato, il cumulo era quindi un vero e proprio deposito incontrollato di rifiuti derivante da una gestione illecita. La zona è stata, quindi, immediatamente sequestrata, così come disposto dalla competente Autorità Giudiziaria.
  61. Ottobre 2012: nell’ambito delle attività di controllo sul traffico dei rifiuti, il Nucleo operativo speciale di Arezzo del Corpo Forestale dello Stato, ha svolto dei servizi di polizia stradale nelle tratte utilizzate dai trafficanti al fine di intercettare quei carichi illegali che si spostano utilizzando una viabilità secondaria lontana dalle principali arterie di comunicazione per eludere i controlli e raggiungere così più agilmente i luoghi della compravendita.
    Gli uomini del NOS hanno intercettato
    3 camion, meglio noti alla cronaca come “carrette del ferro” dove alla guida vi erano dei cittadini stranieri che stavano portando dei rifiuti speciali costituiti da ferro e acciaio verso i principali centri di raccolta della provincia di Arezzo. Questa attività illecita nasconde una notevole circolazione di denaro contante, basti pensare che ognuno di questi vettori, in un solo giorno può arrivare a guadagnare anche tra i 2000 e 3000 euro netti, e senza spese, senza tasse, tutto al nero ovviamente. Il fatturato in un solo mese in alcuni casi si avvicina anche a 9000 euro al mese. Per loro quindi oltre al sequestro penale dei camion e dei carichi anche una denuncia all’Autorità Giudiziaria per gestione illecita di rifiuti in assenza delle prescritte autorizzazioni.
  62. Novembre 2012: la Polizia provinciale di Siena durante tre distinte operazioni ha denunciato sei persone all’autorità giudiziaria per reati ambientali. Il primo intervento ha condotto alla scoperta di una vera e propria discarica abusiva, durante un normale sopralluogo per verificare lo stato del torrente Staggia, nei pressi di Castellina Scalo (SI). In un appezzamento di terreno recintato dove, peraltro, venivano coltivati ortaggi e allevate galline, gli agenti della Polizia provinciale di Siena hanno scoperto un ingente quantitativo di rifiuti - calcinacci, laterizi, asfalto e cemento - provenienti da attività edilizie e lavorazioni stradali. Il conduttore del terreno aveva permesso che venissero smaltiti illecitamente attraverso l’abbandono, sia nell’area recintata che lungo il greto del fiume. La discarica si estende su una superficie di circa duemila metri quadrati e ha interessato anche il fiume Staggia dove, peraltro, il cumulo dei rifiuti ha ostruito parte del letto del torrente. Oltre al conduttore, sono stati deferiti all’autorità giudiziaria i proprietari dei terreni. La segnalazione di un cittadino alla Centrale operativa del Comando della Polizia provinciale è stata preziosa per impedire un altro episodio di illecito ambientale nei pressi del fiume Merse. Gli agenti sono riusciti a cogliere sul fatto due dipendenti di un’impresa locale intenti ad abbandonare rifiuti nel greto del fiume. L’operazione ha portato alla denuncia dei dipendenti e del titolare dell’impresa. Sono ancora in corso, invece, le indagini per individuare gli autori di un ingente abbandono di fogli di copertura per solai in latero-cemento.
  63. Novembre 2012: scoperta e sequestrata dalla Polizia municipale di Livorno una grossa discarica abusiva di rifiuti al Cisternino, in una zona non lontana dalla periferia est della città. I rifiuti ostruivano un canale di scorrimento delle acque piovane. I vigili hanno posto sotto sequestro il terreno privato occupato dalla discarica. La polizia municipale, lo rende noto un comunicato del Comune di Livorno, ha posto sotto sequestro un terreno in via delle Sorgenti, in prossimità del Cisternino.L'area, di proprietà privata, veniva infatti usata come discarica abusiva di rifiuti di ogni tipo, accumulati in enorme quantità. La spazzatura, secondo quanto accertato dai vigili urbani, aveva in parte anche ostruito un canale di scorrimento delle acque meteoriche, creando il rischio di allagamenti in casi di forte pioggia.
  64. Dicembre 2012: scoperta discarica abusiva a Fucecchio (FI). Su un’area privata rinvenuti rifiuti di vario genere tra cui anche due veicoli. Da alcuni giorni la Polizia Municipale di Fucecchio teneva sotto controllo una discarica abusiva in un’area privata nella zona di Via del Forrone, tra le frazioni di Ponte a Cappiano e Torre. Nel corso di un controllo è stato sorpreso sul posto il presunto autore di questi abbandoni che risulta anche titolare di una ditta. Erano stati accumulati nell’area in questione rifiuti di vario tipo tra cui anche due veicoli e molti frammenti meccanici di trattori e di altri veicoli. La Polizia Municipale ha provveduto a sequestrare l’area, che probabilmente necessiterà anche di un intervento di bonifica, e provvederà ad inoltrare denuncia alla Procura della Repubblica.
  65. Gennaio 2013: una discarica abusiva è stata sequestrata dagli agenti del nucleo operativo della Forestale di Arezzo. Sul posto è stata rinvenuta una notevole quantità di rifiuti, circa 150 metri cubi. Gli stessi rifiuti abbandonati erano stati portati dal vento verso le strade e le case circostanti, causando un notevole degrado dell'ambiente. Denunciate alla Procura della Repubblica quattro persone, legali rappresentanti del centro commerciale che dovranno rispondere di abbandono incontrollato di rifiuti speciali non pericolosi.
  66. Gennaio 2013: il Corpo forestale dello Stato e i Ros dei Carabinieri hanno effettuato perquisizioni e sequestri per il passante della Tav di Firenze. Nei cantieri dell’Alta Velocità è stata sequestrata la trivella che a Firenze avrebbe dovuto lavorare per creare il sotto attraversamento della città. Nell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Firenze, sono indagate 31 persone per associazione per delinquere, abuso di ufficio, corruzione e traffico di rifiuti. L'indagine, partita nel 2010 grazie ad alcuni accertamenti svolti dal personale del Corpo forestale dello Stato, ha fatto emergere un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente, nonché la truffa ai danni della Rete Ferroviaria Italiana, per cui si configura anche l'ipotesi di infiltrazioni mafiose. Si tratta di rifiuti derivanti dalle perforazioni avvenute sullo snodo dei lavori dell'alta velocità nei pressi di Firenze, nel tratto interessato dagli interventi infrastrutturali previsti per la realizzazione della linea Alta Velocità/Alta Capacità Milano-Napoli. Migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente. Dagli accertamenti svolti su incarico della Procura di Firenze è emerso che l'attività di smaltimento veniva gestita attraverso una precisa ed organizzata regia. I vertici di una importante società di settore davano indicazioni e direttive puntuali ad altre ditte minori coinvolte nel traffico illecito; pertanto la Rete Ferroviaria Italiana pagava gli elevati costi di smaltimento alle ditte, ma in realtà i rifiuti non seguivano la corretta procedura prevista dalla normativa vigente, creando quindi, un indebito profitto a favore delle varie ditte interessate. Dal punto di vista ambientale, la gravità del reato consiste nel fatto che i suddetti materiali (soprattutto i fanghi) venivano scaricati direttamente nella falda acquifera posta nelle vicinanze dei lavori con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo. In riferimento a questa vicenda, nell'ultima relazione semestrale della Dia si legge: "...In Toscana, la presenza di elementi riconducibili alla criminalità organizzata campana appare in crescita. Anche per la linea Tav continuano ad attirare gli appetiti della camorra: questa volta si è trattato dello smaltimento delle terre di scavo trasformate in rifiuti durante la costruzione di una galleria di ausilio per i lavori della Tav nella zona di Firenze, ai quali sarebbe stata interessata una ditta, presuntivamente legata al clan dei casalesi...".
  67. Gennaio 2013: un giro illecito di smaltimento di rifiuti, discariche abusive e aziende non autorizzate, gestite attraverso prestanome. Quattro imprese poste sono state sequestrate e 48 persone sono state indagate a vario titolo. L’operazione è stata condotta dai Carabinieri di Zavattarello, di Varzi e dai militari del Noe, il Nucleo operativo ecologico di Bologna. Dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo emiliano è arrivata l’ordinanza di custodia cautelare, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
    Due si trovavano a Cesenatico, una in provincia di Ravenna ed una ad
    Arezzo. Secondo gli investigatori tramite queste ditte venivano gestite abusivamente, senza autorizzazioni, grandi quantità di scarti derivati dalla lavorazione di cavi elettrici dismessi, che erano stati falsamente dichiarati materie prime seconde (cioè scarti delle materie prime prese direttamente negli stabilimenti di produzione). Questi scarti venivano poi sottoposti ad altre lavorazioni per recuperare rame e alluminio al fine di ottenere granulato plastico destinato alla produzione di isolanti termici e acustici per l’edilizia. Queste operazioni hanno creato un gran numero di rifiuti, per cui a Cesenatico e ad Alfonsine si erano create tre vere e proprie discariche abusive. Con costi che ricadono sulle amministrazioni comunali coinvolte. Le accuse nei confronti del 49enne sono associazione per delinquere e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti speciali, falsità in registri e notificazioni, ma anche gestione illecita, deposito incontrollato, discarica abusiva e miscelazione di rifiuti speciali.
  68. Febbraio 2013: un imprenditore è stato denunciato dalla Forestale in provincia di Arezzo per aver depositato un'ingente quantità di rifiuti pericolosi all'esterno di uno stabilimento industriale e su un'altra area vicina. Da una prima indagine effettuata dal Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Arezzo è stata riscontrata la presenza di una notevole quantità di rifiuti speciali pericolosi e non, come il poliuretano espanso, lana di roccia, materiale plastico, ceneri e cartoni, depositati sul piazzale antistante uno stabilimento industriale nel comune di Pratovecchio (AR). In seguito ad un secondo controllo, il personale intervenuto ha ispezionato un'area di circa 2.500 metri quadrati, situata a pochi chilometri di distanza dallo stabilimento, sulla quale erano stati abbandonati rifiuti speciali pericolosi come 40 fusti metallici contenenti residui di oli e idrocarburi, traversine ferroviarie in cemento, rottami metallici, batterie al piombo, materiale plastico, poliuretano e lana di roccia. La quantità totale di rifiuti, depositati in modo irregolare, rinvenuti dalla Forestale in entrambe le aree ammonta a circa 1.000 metri cubi. Entrambe le zone ispezionate sono state poste sotto sequestro penale, mentre il presunto responsabile è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Arezzo per il reato di deposito incontrollato di rifiuti speciali pericolosi.
  69. Febbraio 2013: nell'ambito dell'operazione 'Vesper' finalizzata al contrasto del traffico illecito dei rifiuti in provincia di Arezzo sono state fermate alcune ''carrette'' del ferro. Il primo ad essere controllato è stato un macedone, con precedenti in materia, trovato a trasportare rifiuti speciali metallici di varia natura, senza autorizzazione peraltro con veicolo sottoposto a fermo fiscale. L'uomo è stato denunciato. Il conducente del mezzo di una ditta edile aretina è stato fermato mentre stava trasportando rifiuti metallici di varia natura sprovvista di regolare documentazione, sono scattate denuncia e ammenda. Nel pomeriggio il Nos è stato chiamato dal comando stazione dei carabinieri di Bucine per un controllo congiunto in corso nei confronti di due marocchini fermati dall'Arma mentre stavano trasportando rifiuti speciali ferrosi verso un centro di recupero della zona. I controlli incrociati e sinergici fra carabinieri e corpo forestale dello Stato hanno consentito di accertare una irregolarità molto complessa che si celava dietro ad un titolo autorizzativo apparentemente perfetto. Anche per loro denuncia e ammenda.
  70. Febbraio 2013: la Guardia di Finanza di Castelnuovo Garfagnana (LU) ha portato a scoprire una discarica a cielo aperto utilizzata quale deposito di rottami, colma di rifiuti e priva di autorizzazione. Il servizio ha preso spunto da una segnalazione della Sezione Aerea di Pisa che, attraverso l'impiego di sofisticate strumentazioni di bordo, ha effettuato i preliminari rilievi provvedendo a comunicare ai finanzieri della Tenenza le coordinate della zona interessata. Sul terreno di circa 1600 mq, situato nel Comune di Coreglia Antelminelli (LU), risultato essere di proprietà di un uomo di 38 anni residente nella zona e titolare di un'azienda edile operante nella Lucchesia, sono stati rinvenuti rifiuti di ogni genere, da autocarri ad autovetture, da betoniere a materiale ferroso, nonché celle frigo di grandi e medie dimensioni. Tutto il materiale, rientrante nella categoria dei rifiuti speciali pericolosi, deve per legge essere stoccato rispettando rigorose condizioni, come ad esempio la protezione del terreno con lastricato idoneo ad impedire la contaminazione del terreno e delle falde acquifere. Il titolare della ditta è stato denunciato alla Procura di Lucca.
  71. Marzo 2013: ad Ambra nel comune di Bucine, il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale e il Corpo Forestale dello Stato di Arezzo hanno posto sotto sequestro l'intero impianto della ex-Toscana Tabacchi. Si tratta di un'area di 37.000 metri quadrati, dove è stata accertata la presenza di migliaia di metri cubi di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, abbandonati sia all'interno delle strutture dell'impianto che nelle aree limitrofe, direttamente sul suolo. Tra questi materiali amianto in via di disgregazione dovuto alla rottura di coperture in eternit, bidoni di acido, soda caustica, materiali oleosi e derivanti dalla raffinazione del greggio, imballaggi contaminati da sostanze infiammabili e altamente volatili, fanghi industriali e altre sostanze tossiche derivanti dal ciclo industriale. Tra i rifiuti speciali non pericolosi, sono state rinvenute tonnellate di materiali isolanti, plastiche, lana di vetro, imballaggi di varia natura. All'interno dell'impianto sono stati inoltre rinvenuti tonnellate di rifiuti costituiti da apparecchiature elettroniche ed elettriche fuori uso, carta e cartone, campioni di laboratorio e 10.000 chilogrammi di sottoprodotti del tabacco. E' stata anche rilevata la presenza di numerosi pozzi a cielo aperto incustoditi e coperti dalla vegetazione.
  72. Marzo 2013: durante una normale perlustrazione di controllo del territorio nella provincia di Arezzo, il personale del Comando Stazione Forestale di Monte San Savino aveva rilevato su due campi un ingente quantitativo, circa 200 metri cubi, di materiale ferroso di varia natura: stufe, motori, biciclette, vecchi elettrodomestici, ciclomotori, tubi in ferro ed altro. Immediatamente è stata intrapresa un'indagine finalizzata ad individuare i proprietari delle aree ed i gestori dei rifiuti ivi depositati. Così si è scoperto di come due persone, marito e moglie, avessero organizzato una vera e propria attività di gestione dei rifiuti con raccolta, stoccaggio e consegna a commercianti autorizzati, in maniera del tutto abusiva. Senza alcun genere di autorizzazione le due persone, dal 2011 al marzo 2013, avevano trasferito e venduto presso centri di raccolta autorizzati oltre 130 tonnellate di materiale ferroso, quantitativo difficilmente motivabile con normali attività domestiche, che aveva fruttato ai due denunciati un giro d'affari di oltre 30.000 euro. Nei confronti dei due coniugi è scattata la denuncia per gestione di rifiuti non autorizzata. I Forestali hanno posto sotto sequestro, oltre ai campi già menzionati, anche un'autorimessa anch'essa ripiena di materiale ferroso di natura varia.
  73. Marzo 201:, il Nucleo Operativo Speciale (NOS) di Arezzo insieme al Comando Stazione Forestale di Montevarchi ha sequestrato parte di un'area di uno fra gli stabilimenti industriali e commerciali più importanti del Valdarno aretino. Durante una serie di accertamenti finalizzati al rispetto delle normative in tema d'ambiente, il personale della Forestale, dopo aver notato del materiale abbandonato dietro un prefabbricato, ha eseguito specifici controlli all'interno dello stabilimento. Nella parte posteriore dell'edificio sono stati rinvenuti 70 metri cubi di calcinacci, gomme, ferro, plastica, apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, imballaggi, tubi e altri rifiuti depositati direttamente sul suolo. Il titolare della ditta, un imprenditore aretino, ha dichiarato agli agenti che il materiale non proveniva da alcun ciclo produttivo, ma da attività edili svolte "porta a porta" per installazioni e interventi manutentivi di piccola e media entità. La Forestale dopo aver effettuato controlli presso l'Albo Nazionale Gestori Ambientali ha riscontrato che la società era sprovvista di qualsiasi titolo autorizzativo per la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio di rifiuti. L'area è stata sequestrata e il titolare dell'impresa, denunciato alla competente Autorità Giudiziaria per gestione illecita e deposito incontrollato di rifiuti speciali non pericolosi.
  74. Marzo 2013: due imprenditori sono stati denunciati dalla Forestale, in seguito a una serie di controlli effettuati all'interno di un'industria meccanica operante nel comune di Poppi (AR). Il personale del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Arezzo ha riscontrato che le acque reflue provenienti dal ciclo industriale, contenenti sostanze pericolose, anziché essere convogliate nelle apposite cisterne di raccolta venivano sversate direttamente sul terreno circostante le cisterne stesse. Alcuni campioni del terreno contaminato sono stati prelevati dall'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) che provvederà ad analizzarli per individuare la qualità e la quantità delle sostanze nocive presenti. Dai controlli effettuati è emersa inoltre la presenza di numerosi cumuli di rifiuti speciali pericolosi e non, sia all'interno che all'esterno dei capannoni industriali. In particolare si tratta di oltre 300 metri cubi di materiali di vario genere tra cui sabbia, traversine ferroviarie, secchi di sostanze chimiche corrosive e di vernice, pneumatici, onduline e materiali plastici. I cumuli di rifiuti e l'area su cui venivano sversate le acque reflue industriali sono stati posti sotto sequestro, mentre il titolare della fabbrica e il responsabile della società proprietaria del terreno dove sorge lo stabilimento, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Arezzo per scarico non autorizzato di acque reflue industriali contenenti sostanze pericolose e abbandono di rifiuti speciali pericolosi.
  75. Aprile 2013: il personale del Comando Stazione Forestale di Monte San Savino (AR) ha condotto un'indagine su un caso di gestione non autorizzata di rifiuti, culminata con la segnalazione di un operaio cinquantottenne all' Autorità Giudiziaria. Inizialmente gli agenti avevano riscontrato la presenza, in un piccolo piazzale alle porte di Monte San Savino, di alcune caldaie che erano state smontate per recuperare gli elementi in rame presenti al loro interno. Dopo avere provveduto a sequestrare il materiale rinvenuto i Forestali hanno immediatamente avviato un'indagine, dalla quale è emerso che l'operaio gestiva un vero e proprio commercio abusivo di rifiuti, che venivano accumulati, smontati e rivenduti distinti per materiale. E' stato accertato che solo negli ultimi due anni l'operaio aveva commercializzato 733 quintali di materiale metallico di varia natura, per un importo stimato di 24.000 euro. L'indagine svolta dagli agenti della Forestale ha portato anche a scoprire che i rifiuti metallici venivano stoccati non solo nel piazzale sequestrato, ma anche in una rimessa a qualche chilometro di distanza. All'interno di tale rimessa, perquisita su delega dell' Autorità Giudiziaria, era presente altro materiale ferroso di varia natura, che è stato immediatamente sequestrato. Oltre a svolgere l'attività in maniera completamente abusiva, la persona segnalata rischiava anche di nuocere a se stesso e all'ambiente, in quanto tra i materiali sequestrati sono stati rinvenuti gruppi refrigeranti di condizionatori d'aria, classificati come "rifiuti pericolosi" a causa dei gas contenuti al loro interno.
  76. Aprile 2013: grazie alla segnalazione, apparsa sulla stampa locale, di abbandono di rifiuti nel versante a valle della vecchia discarica del comune di San Giovanni Valdarno (AR), lungo la via provinciale di Santa Lucia, gli operatori della sede di San Giovanni Valdarno del Dipartimento ARPAT di Arezzo hanno effettuato un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi. In effetti nella zona è stato rinvenuto un consistente accumulo di rifiuti di varia natura, soprattutto ingombranti. Si è quindi provveduto a individuare le coordinate della zona in cui insiste la discarica abusiva per trasmetterle al comune di San Giovanni Valdarno al quale, una volta individuata la proprietà del terreno, sarà proposta l'emissione di un'ordinanza urgente per la rimozione dei rifiuti.
  77. Maggio 2013: la Guardia di Finanza e Arpat hanno sequestrato un impianto di smaltimento di rifiuti urbani, speciali e tossici, sito all'Osmannoro (Sesto Fiorentino), in provincia di Firenze. Durante il controllo le Fiamme Gialle fiorentine hanno trovato 15 automezzi in attesa di depositare oltre 7 tonnellate di rifiuti, molti dei quali pericolosi, per smaltirli senza le prescritte autorizzazioni. L’indagine ha portato alla denuncia di 17 persone, tra cui il titolare della struttura. I sigilli sono stati messi a un'area di oltre 2000 metri quadrati, dove sono stati trovati 1.600 tonnellate di rifiuti di materiale ferroso, anche inquinante, bombole per il gas, batterie esauste. E' stata trovata anche una tonnellata di rame trafugato a RFI, in particolare sulla linea Tav Firenze-Bologna e sulla Firenze-Viareggio. L'operazione ha preso avvio osservando un flusso di furgoni con vetri oscurati, alcuni con targhe dell'Est (Romania e Bulgaria), dirigersi verso Sesto Fiorentino. Inoltre i finanzieri avevano notato, dopo molteplici appostamenti, che il viavai di materiali avveniva sempre di lunedì. Quando i finanzieri hanno eseguito il provvedimento di sequestro hanno trovato i furgoni in coda, come a formare un serpentone davanti all’azienda.
  78. Maggio 2013: la Forestale ha denunciato i gestori di una discarica dell'aretino per il mancato rispetto delle prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale e per la conseguente emissione di odori molesti. Il personale del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di Arezzo ha effettuato un controllo nel comune di Terranuova Bracciolini (AR) presso una discarica per rifiuti non pericolosi. Nel corso del sopralluogo, eseguito in collaborazione con l'ARPAT di Valdarno, è emerso che gli operatori della discarica non avevano provveduto in modo completo ed adeguato al ricoprimento giornaliero dei rifiuti con terra e inerti, come previsto dall'Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Provincia di Arezzo. I rifiuti in parte emergevano dal terreno di ricopertura, distribuito in maniera insufficiente, oppure si presentavano del tutto scoperti, per altezze variabili. Risultava scoperta, in particolare, la base delle scarpate dei rifiuti, dove si notavano anche ristagni di percolato, con fenomeni evidenti di fermentazione in atto ed emissioni di odori nauseabondi. Per i due responsabili dell'impianto è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Arezzo per il mancato rispetto delle prescrizioni dell' Autorizzazione Integrata Ambientale e l'emissione di odori molesti.
  79. Giugno 2013: il personale del Comando Stazione di Monte San Savino (AR) ha sequestrato un furgone carico di rifiuti metallici e ha denunciato alla Procura della Repubblica il conducente del mezzo per gestione illecita di rifiuti. Il carico, scoperto durante un normale controllo stradale effettuato dalla Forestale, comprendeva rifiuti metallici di vario tipo accatastati alla rinfusa i quali, probabilmente, erano destinati alla vendita a peso ed erano del tutto privi di autorizzazione. Il conducente ha esibito ai Forestali una dichiarazione di inizio attività per commercio ambulante di "chincaglierie e cianfrusaglie", cioè una licenza per esercitare la professione di rigattiere ma il materiale rinvenuto non era attinente alla professione svolta dall'uomo. Il personale della Forestale ha quindi provveduto a denunciare l'uomo alla Procura della Repubblica di Arezzo. Sono state intanto avviate le indagini per accertare la provenienza del carico che sarà custodito in un deposito giudiziario, al fine escludere la presenza di materiali rubati. Il fenomeno del commercio dei rottami rubati, in particolare quelli contenente rame, e del relativo smaltimento illecito rappresentano, infatti, una forma di concorrenza sleale per le imprese che lavorano legalmente.
  80. Giugno 2013: sei indagati, tra cui due funzionari pubblici, sequestri e perquisizioni. Questo il bilancio dell'indagine, conseguente ad accertamenti sulla TAV, condotta dal Comando Provinciale di Firenze del Corpo forestale dello Stato e coordinata dalla Procura Distrettuale di Firenze. I reati contestati riguardano la gestione illecita, in concorso tra loro, di ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da terre e rocce di scavo, pari ad oltre 245.000 tonnellate, al fine di conseguire un ingiusto profitto. I rifiuti provenivano da attività di escavazione condotte attraverso l'allestimento su aree agricole di due impianti di recupero di rifiuti speciali non pericolosi, ubicati nel Comune di Scarperia (FI) nelle loc. "Marticcioli" e "Pian dei Laghi di Sopra", che avevano comportato la realizzazione su aree agricole di opere funzionali agli impianti. Tutto questo, finalizzato alla realizzazione di interventi di ripristino ambientale o miglioramento agricolo/fondiario in aree dove in realtà tali interventi non erano necessari poiché si trattava di siti integri e non degradati, ha determinato così un peggioramento qualitativo dei terreni rispetto alla destinazione urbanistica ed alle caratteristiche ambientali e comunque in violazione dell'autorizzazione. In particolare nell'area di "Marticcioli" è stato riscontrato un conferimento di quantitativi superiori a quanto autorizzato; infatti le attività di deposito e di movimentazione dei rifiuti sono state eseguite su una superficie di 13.250 metri quadrati al di fuori delle aree consentite e sull'intera superficie coinvolta di 26.950 metri quadrati le operazioni erano state condotte in palese difformità alla relazione geologica. Sono stati, inoltre, scoperti interventi edilizi eseguiti in difformità rispetto ai "permessi di costruire" o in assenza dei necessari titoli urbanistico-edilizi, volti all'allestimento dei due impianti di recupero e delle strutture annesse (strade ed impianto per la pesatura), in quanto i materiali utilizzati e le procedure tecniche adottate non erano conformi a quanto previsto nei titoli abilitativi e negli elaborati tecnico/progettuali allegati. Ulteriori violazioni riscontrate hanno riguardato gli impianti di recupero rifiuti dove si effettuava lo spandimento al suolo per uso agricolo, in difformità dalle iscrizioni della norma di riferimento. Inoltre parte dei rifiuti speciali non pericolosi venivano gestiti su aree dove tali attività non erano consentite. Gli scarti, infatti, presentavano caratteristiche merceologiche non compatibili con le autorizzazioni all'impianto di recupero su un terreno agricolo da riqualificare.
  81. Luglio 2013: il personale del Comando Stazione di Sarteano (SI) ha riscontrato un'attività illecita consistente nel riutilizzo agronomico di fanghi di depurazione provenienti da un impianto sito in Ladispoli (RM), i quali erano stati sparsi su terreni agricoli situati in Comune di Cetona (SI) sebbene contenenti un quantitativo di arsenico superiore ai limiti di legge. L'azienda agricola coinvolta nell'attività illecita risulta proprietaria di vari appezzamenti di terreno nel Comune di Cetona (SI), dove viene esercitata la pratica agronomica della fertirrigazione mediante l'impiego di fanghi di depurazione, attività regolarmente autorizzata dalla Provincia di Siena. Il riutilizzo in agricoltura, come ammendante di fanghi derivanti dai processi di depurazione delle acque reflue provenienti da insediamenti civili, risulta essere un'attività molto sensibile rispetto agli impatti inquinanti che la stessa potrebbe avere con le matrici ambientali. La normativa di settore prevede, infatti, tra le altre cose, il rispetto di rigorosi parametri analitici in relazione alle sostanze potenzialmente inquinanti. Nel caso specifico è stato riscontrato il superamento del limite di legge previsto per l'arsenico. Il personale della Forestale ha provveduto a denunciare all'Autorità Giudiziaria tre soggetti, i quali, a vario titolo ed in concorso tra di loro, si sono resi responsabili dell'attività illecita di inquinamento del suolo con sostanze pericolose per la salute umana.
  82. Luglio 2013: il Corpo Forestale dello Stato di Firenze e la Polizia Provinciale con l'ausilio dei funzionari del Dipartimento ARPAT di Firenze, hanno eseguito accertamenti su due impianti di recupero rifiuti posti nella Valdisieve (FI). Le indagini, durate un anno e coordinate dalla Procura della Repubblica di Firenze, hanno preso spunto dall'attività di controllo su strada di più soggetti, anche extracomunitari, impegnati nel trasporto di rifiuti per la maggior parte costituiti da rottami metallici ed il conferimento degli stessi presso i due predetti impianti. Tale fenomeno si presenta in continuo aumento anche in virtù del regime derogatorio previsto per i cosiddetti "ambulanti" dall'art.266 comma 4 del Dlgs.152/2006, che di fatto consente a soggetti privi di qualsiasi titolo e preparazione tecnica di gestire la delicata fase della movimentazione dei rifiuti. Le indagini svolte hanno permesso di accertare a carico di cinque persone, titolari e responsabili di detti impianti, una pluralità di violazioni compiute in relazione alla gestione dei rifiuti trattati, che hanno portato alla contestazione dei reati penalmente sanzionati dal D.lgs 152/2006 quali ad esempio: il traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti al fine di conseguire un ingiusto profitto, il trasporto di rifiuti speciali pericolosi accompagnati da formulari incompleti e/o inesatti, la gestione abusiva, giacchè compiuta senza autorizzazione, di rifiuti pericolosi e non pericolosi ovvero il trasporto o smaltimento degli stessi in violazione delle autorizzazione possedute ed infine, per uno dei due impianti, oltre che l'inosservanza dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A), anche lo scarico delle acque direttamente nella fognatura comunale senza alcuna autorizzazione e senza che le stesse subissero un trattamento di depurazione. Nel corso delle indagini compiute sono state altresì verificate ulteriori irregolarità nella gestione dei rifiuti trattati, sia da parte dei soggetti riconducibili agli impianti predetti che a vari soggetti titolari di altre ditte clienti dei due impianti in questione, che hanno portato alla denuncia all'Autorità Giudiziaria di Bologna di altre due persone e la contestazione nei confronti di 20 persone di circa 250 sanzioni amministrative per un importo complessivo di oltre 800.000 euro. Nei due impianti sono stati accertati anche violazioni alla normativa urbanistico/edilizia perché alcuni interventi edificatori sono risultati essere stati condotti in difformità delle autorizzazioni concesse. A causa delle molte irregolarità riscontrate i due impianti sono rimasti sotto sequestro per alcuni mesi, imponendo ai soggetti responsabili il ripristino delle condizioni d'uso degli stessi a quanto dettato dai titoli abilitativi rilasciati dall'Amministrazione Provinciale di Firenze.
  83. Luglio 2013: il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Arezzo ha convalidato il sequestro, effettuato dal Nucleo Investigativo del Corpo Forestale dello Stato, di un capannone industriale che ha da qualche tempo cessato la propria attività ed è al momento in liquidazione. Nel corso di un sopraluogo svolto dal Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) di Arezzo, erano stati rinvenuti abbandonati all'interno e all'esterno dell'opificio, che sorge nella zona industriale di S. Zeno, una notevole quantità di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi.
    All'esterno erano stati rinvenuti circa 100 metri cubi di materiale, tra cui cumuli di rifiuti cartacei completamente fradici per la pioggia, lastre di eternit intere ed a pezzi, contenitori contenenti sostanze acide, cumuli di polistirolo, tubi al neon, bombole per gas compressi vuote pancali in legno, fogli di cartone, segatura imbevuta di olio, cumuli di pezzi di plastica, pezzi di computer, stampanti, vetri, legno e altro. All'interno del capannone, avente una superficie di circa un ettaro, erano stati trovati altri rifiuti abbandonati tra i quali alcuni forni in ferro di grandi dimensioni, taniche in plastica contenenti acidi, lubrificanti e altre sostanze pericolose, sacchi di vernice, bombole di gas, plastica, cartone e altro. Accertata anche la presenza di una grande cisterna interrata contenente olio pesante, utilizzato in passato per il funzionamento del bruciatore che riscaldava i forni. Da evidenziare come i rifiuti pericolosi presenti all'interno del capannone rappresentino un potenziale pericolo di inquinamento del suolo, pericolo che è destinato ad aumentare per le infiltrazioni dal tetto di acqua piovana. E' scattato pertanto il sequestro penale preventivo dell'intero capannone industriale e dell'area esterna circostante. Un altro intervento era già stato effettuato nel dicembre del 2011 (vedasi n. 67).
  84. Agosto 2013: operatori del Dipartimento Arpat di Firenze – Settore Mugello, nel corso di un'attività di controllo ambientale, hanno rinvenuto, in località Strada Vicinale di Bagnone, nei pressi di Luco di Mugello (FI), rifiuti speciali pericolosi (tre cumuli di manufatti ondulati in fibrocemento di cemento amianto, con lastre rotte). I tecnici, che hanno effettuato il sopralluogo, non sono stati in grado di risalire al responsabile dell’abbandono.
  85. Settembre 2013: la Polizia Municipale di Lucca ha portato alla luce un caso di irregolarità riguardante lo smaltimento di rifiuti speciali. I vigili urbani hanno perlustrato in orario notturno l’area tra l’intersezione di Via di Ronco e Via delle Gardenie dove si trovano cassonetti di raccolta dei rifiuti urbani e dove spesso vengono abbandonate grandi quantità di rifiuti di ogni genere. Sono stati rinvenuti diversi sacchi abbandonati contenenti numerose cartucce di silicone e altro materiale da lavoro riconducibile ad operazioni di smaltimento di materiale in eternit attribuibile ad una ditta che opera nel settore delle bonifiche relative a coperture in amianto.
  86. Settembre 2013: i Carabinieri della Stazione di Collesalvetti (LI) hanno denunciato in stato di libertà una donna, amministratice unica di una società produttrice di acque minerali, in quanto responsabile del reato di inquinamento ambientale. I militari hanno scoperto, all’interno di una vasta area di proprietà della società, numerosi rifiuti urbani speciali nonché materiali di risulta di diversa natura accatastati in totale stato di abbandono. In particolare, è stato possibile accertare come il terreno interessato fosse stato adibito a vera e propria discarica abusiva dove, nel tempo, sono stati abbandonate carcasse di autovetture, batterie, pneumatici e diverso material edile. I militari, inoltre, nell’ambito della stessa atività, hanno anche rinvenuto un altro accumolo di rifiuti, perlopiù pneumatici, nella vicina area di sosta della S.R. 206, in località Crocino.
  87. Settembre 2013: è stata sequestrata un’area adibita illegalmente a discarica abusiva. Il terreno in questione si trova a pochi passi dal cimitero di Montenero, a Livorno. Il magistrato ha infine convalidato le operazioni compiute dalla polizia giudiziaria notificando così un avviso di garanzia nei confronti di un indagato per violazione delle norme del testo unico ambientale, decreto legislativo Dlgs 152/06. All’interno della discarica abusiva presenti residui ingombranti (come tegole, mattoni, resti di ponteggi) tutti provenienti da attività edilizia.
  88. Ottobre 2013: una discarica abusiva in un terreno utilizzato dal servizio manutenzione del Comune di Anghiari (AR), il blitz della Forestale con il sequestro dell'area e la denuncia di un dirigente comunale. Tutto inizia con la scoperta da parte del Nos di Arezzo della Forestale, insieme agli agenti del comando stazione di Anghiari, di un'area di circa mille metri quadrati, su un terreno lungo un torrente, liberamente accessibile, utilizzata dai servizi di manutenzione del Comune di Anghiari per il deposito e lo stoccaggio di materiali e rifiuti speciali, in gran parte provenienti da attività degli operai, priva di autorizzazioni. Qui gli agenti hanno trovato circa 600 metri cubi di calcinacci, laterizi, materiali lapìdei, rifiuti da demolizione, plastica, sfalci e potature in decomposizione.
    L'area, alla quale si accede sia attraverso un cancello, trovato aperto al momento del controllo e molte aperture nella recinzione, è in prossimità di un centro sportivo frequentato da scuole ed è stata messa sotto sequestro. Molti di questi rifiuti erano ricoperti da terreno e vegetazione, per il fatto che erano lì da tempo.
  89. Novembre 2013: una complessa operazione a tutela dell’ambiente effettuata dal Roan della Guardia di Finanza di Livorno ha portato nei giorni scorsi alla denuncia di tre persone (rappresentanti legali di due società) per divieto di abbandono e attività di gestione di rifiuti non autorizzata, e al sequestro di un’area di 3500 mq a Castagneto Carducci (LI), dove rifiuti speciali e speciali pericolosi erano gestiti senza autorizzazioni e precauzioni. All’interno dell’area, le fiamme gialle livornesi, intervenute con il supporto della sezione area di Pisa, hanno scoperto un cimitero di auto con 69 autoveicoli, 30 pneumatici, 29 utility car, e diversi metri cubi di rifiuti vari tra parti meccaniche e telai. Il tutto, secondo gli accertamenti effettuati, in precarie condizioni e in evidente stato di abbandono: gran parte dei veicoli infatti sono risultati non bonificati dalle sostanze tossiche presenti come batterie esauste, parti di motore contenenti olii e impianti elettrici. Sono inoltre in corso accertamenti anche su materiale edile rinvenuto per verificare l’eventuale presenza di amianto.
  90. Novembre 2013: Chiusi della Verna (AR), cani chiusi in gabbia in una discarica abusiva di rifiuti pericolosi: così il Corpo forestale ha sequestrato l'area dell'ex miniera di Fontechiara. La gabbia con i due animali, senza microchip e lasciati tra i loro escrementi, era tra oggetti in amianto, bombole del gas, veicoli abbandonati, batterie e rottami di ferro, legno e plastica. I Forestali hanno sequestrato tutto e denunciato ignoti per maltrattamento di animali. Denunciato anche il proprietario del terreno.
  91. 04 dicembre 2013: comunicato stampa Arpat: "Terra dei fuochi e Toscana". In relazione al dossier presentato da Legambiente in merito al traffico illecito dei rifiuti dalla Toscana verso la "Terra dei fuochi", ed alle proposte che l'associazione ambientalista avanza, anche ARPAT ritiene opportuno intervenire: 'Agenzia esprime apprezzamento e sintonia con Legambiente per il lavoro che, da sempre svolge, sulle tematiche cruciali dell'illegalità in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati. Nelle scorse settimane, a seguito dell'allarme formulato dal Procuratore nazionale antimafia, riprese dalla Fondazione Caponnetto, ARPAT ha dato ampia disponibilità alla collaborazione con la Procura nazionale antimafia ed alle Procure della Toscana. ARPAT opera da sempre in stretta collaborazione con la magistratura e con le forze di polizia, come organo tecnico di supporto, alle indagini sche si svolgono nella nostra regione, e così ha fatto in molti dei casi citati dal rapporto di Legambiente. Nei giorni scorsi si è tenuto il Consiglio federale del Sistema nazionale delle agenzie ambientali, l'organismo al quale partecipano i vertici di ISPRA e delle ARPA/APPA regionali. L'argomento in discussione è stato proprio la situazione ambientale derivante dalla gestione delle bonifiche dei siti contaminati e dei rifiuti, con particolare riferimento alla cosiddetta "Terra dei fuochi", sul quale il Ministro Orlando aveva chiesto un contributo di ISPRA e del sistema agenziale. ARPAT, come richiesto, ha portato il proprio contributo. In conclusione dell'incontro il Consiglio federale ha deciso di istituire un gruppo di lavoro coordinato da ISPRA e co-coordinato dal direttore tecnico di ARPA Campania per condividere metodi e sistemi informativi ed elaborare proposte per le istituzioni. ARPA Toscana farà parte di questo gruppo. ARPAT ha una legge regionale di riforma in vigore dal 2009, ormai completamente attuata, ma il Sistema delle Agenzie ambientali – come afferma giustamente Legambiente - va rafforzato, ma anche riformato, come recentemente sollecitato dal Presidente di AssoArpa, per operare con sempre più efficacia anche nel complesso campo della gestione dei rifiuti. E' infatti maturo il tempo per il Parlamento (che ne discute da tre legislature) di approvare il progetto di legge Realacci-Bratti che prevede l'istituzione del sistema nazionale di protezione ambientale fondato sui livelli essenziali di tutela ambientale e finanziamenti adeguati, capace di offrire prestazioni omogenee e qualitativamente elevate su tutto il territorio nazionale. ARPAT condivide la proposta di Legambiente di introdurre nel Codice penale altri delitti contro l'ambiente, per agevolare l'operato delle forze dell'ordine e della magistratura per contrastare la criminalità ambientale. Peraltro, si fa presente, ad esempio, che ARPAT nel 2012 - solo in materia di rifiuti e bonifiche - ha prodotto oltre 150 notizie di reato (vedi Relazione sulle attivtà svolte dall'Agenzia nel 2012). ARPAT ritiene altresì, che siano necessari anche interventi specifici (legislativi e non) in materia di gestione dei rifiuti speciali (che ricordiamo costituiscono la parte largamente prevalente dei rifiuti da gestire - vedi infografica con i dati della Toscana). In particolare si evidenzia: la lacuna normativa che non prevede per i rifiuti speciali (come per quelli urbani) che per il loro conferimento ad un impianto di trattamento debba essere sempre indicata la destinazione finale. Questo comporta l'autorizzazione (in Toscana come nel resto d'Italia) di centinaia di impianti di trattamento intermedio dei rifiuti speciali (vedi infografica con i dati degli impianti esistenti in Toscana), nei quali si possono celare pratiche illegali, come quelle citate dal dossier di legambiente, per "ripulire" in modo solamente documentale rifiuti speciali anche pericolosi. E' indispensabile che nel nostro Paese siano realizzati anche impianti per lo smaltimento finale dei rifiuti speciali, mettendo a disposizione delle imprese luoghi, non lontani dalle proprie aziende (secondo il principio di prossimità), dove poter smaltire correttamente ed a prezzi accessibili i rifiuti. Un numero limitato di impianti, ben gestiti renderebbe più efficace il sistema dei controlli e di prevenzione dell'illegalità e del fiorire di attività criminali.
  92. Dicembre 2013: Pisa scoperta un’enorme quantità di confezioni di farmaci usati, sotterrate e in alcuni casi date prima alle fiamme. Tutto questo – comunica l’Enpa – è accaduto a Migliarino in provincia di Pisa, nel bel mezzo del Parco di San Rossore, a pochi metri da un noto centro di allenamento di cavalli da trotto.
  93. Dicembre 2013: in relazione all'incendio verificatosi presso l'area ex CJMECO ad Aulla (MS), come riportato dalla stampa locale, facciamo presente che il Dipartimento ARPAT di Massa Carrara ha appreso solo martedì 17 dicembre, dalla stampa, che nell’area si era sviluppato un incendio del quale non ci era giunta nessuna segnalazione, né richiesta di intervento. L’insediamento della Ditta ex-CJMECO, attualmente non più in attività, sorgeva su un terreno inizialmente di proprietà demaniale e che dal 2003 è stato acquisito dal Comune di Aulla. Tale sito è conosciuto dal Dipartimento di Massa dell’Agenzia fin dal 1998/99, periodo in cui la Ditta Cjmeco ha iniziato le attività di messa in riserva e di recupero di rifiuti non pericolosi, in procedure semplificate per produzione di CDR in Fluff. Nel corso degli anni numerosi sono stati gli interventi e gli accertamenti effettuati da ARPAT, i cui risultati sono sempre stati comunicati agli enti competenti, nei quali sono state verificate varie inadempienze, con rischio di pregiudizio nei confronti dell’ambiente e della salute pubblica, ed in particolare, durante il periodo di attività della Ditta, il mancato rispetto delle condizioni e prescrizioni richiamate dalla normativa al tempo vigente, quali: mancanza di impermeabilizzazione del suolo sotto i cumuli depositati all’aperto; mancanza di adeguata copertura degli stessi; mancanza di sistemi di raccolta degli eventuali percolati all’interno del fabbricato ove erano svolte le attività di recupero rifiuti; superamento del periodo dell’anno per la messa in riserva dei rifiuti; superamento dei quantitativi recuperabili nello stesso periodo; assenza nei fabbricati adibiti al deposito del CDR di idonei sistemi antincendio anche in relazione alla notevole quantità di materiali combustibili presenti; possibile dispersione nell’ambiente di prodotti tossici derivanti da eventuali fenomeni di combustione dei rifiuti; possibile dispersione nell’ambiente di fibre di amianto derivanti dalle coperture degli edifici e dalle coibentazioni delle tubazioni, se eventualmente interessate da fenomeni di incendio. Tra l’altro all’interno di edifici con copertura in eternit erano depositate ingenti quantità di materiali combustibili come CDR e pneumatici. Successivamente alla chiusura della Ditta Cjmeco: abbandono di notevoli quantità di rifiuti depositati all’aperto in cumuli, alcuni dei quali privi di copertura e posizionati su terreno non impermeabilizzato, con possibili dispersioni nel suolo di prodotti di degradazione, favorita anche dal dilavamento delle acque meteoriche; possibile dispersione nell’ambiente di prodotti tossici derivanti da eventuali fenomeni di combustione dei rifiuti; possibile dispersione nell’ambiente di fibre di amianto derivanti dalle coperture degli edifici e dalle coibentazioni delle tubazioni se eventualmente interessate da fenomeni di incendio. Tra l’altro in edifici con copertura in eternit erano stoccate ingenti quantità di materiali combustibili come CDR e pneumatici; assenza nello stabilimento di idonei sistemi antincendio anche in relazione alla notevole quantità di rifiuti combustibili presenti. Nel corso degli anni tali carenze sono state più volte segnalate agli Enti Locali competenti (Regione Provincia e Comune) al Ministero dell’Ambiente e alla Autorità giudiziaria con specifiche notizie di reato. Nel 2003, a seguito di richiesta della Regione Toscana, sono stati effettuati ulteriori accertamenti sui suoli mediante carotaggi, che non evidenziarono particolari contaminazioni né dei suoli né delle acque superficiali in base alla normativa al tempo vigente. A complicare la situazione di quest’area già degradata, il Comune di Aulla nel 2009 ha individuato il luogo come deposito di pneumatici fuori uso provenienti dalla dismissione dell’attività della Ditta Cincilla, confinante con la Cjmeco nell’area industriale denominata Ex polverificio. L’ultimo intervento in ordine di tempo dell’Agenzia è stata l'ispezione ambientale del 14.05.2010, effettuata in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, durante la quale è stata rilevata e ribadita la sussistenza dei problemi sopra riportati, alla luce dei quali appariva oltremodo indispensabile che si procedesse quanto prima alla rimozione dei rifiuti abbandonati e/o stoccati nell’area e al ripristino ambientale del sito. Si è inoltre proceduto al sequestro della parte di area ove risultavano stoccati i pneumatici e provveduto ad informare il Sindaco di Aulla affinché intervenisse per procedere all’allontanamento dei rifiuti ed al loro invio presso un centro di recupero e/o smaltimento autorizzato. Nell’agosto 2010 il Comune di Aulla ha predisposto un Piano Operativo finalizzato alla rimozione dei rifiuti e al ripristino ambientale dell’area Cjmeco, sul quale ARPAT, su richiesta della Regione Toscana, ha espresso un parere con riserva circa l’adeguatezza delle operazioni di intervento individuate dal Comune. La Regione Toscana, con Decreto Dirigenziale 6075 del 07/12/2010, ha erogato al Comune di Aulla un finanziamento pari a 110.000,00 euro per l'esecuzione di attività preliminari e propedeutiche all'attivazione del Piano operativo suddetto. Nel 2012, grazie all’interessamento della Provincia, che ha incaricato una ditta che aveva predisposto un progetto ad hoc, i cumuli di pneumatici (7000 ton) sono stati rimossi. Nell'area permangono rifiuti abbandonati ed è stata effettuata una segnalazione della ASL al Comune per la possibile presenza di fibre libere di amianto. Preme sottolineare che già nel 2005 un incendio si era sviluppato presso l’insediamento e ARPAT a seguito di sopralluogo, ha relazionato in merito, segnalando già quanto poi più volte ribadito. In conclusione, ARPAT non puo' che ribadire quanto già sempre affermato: che vanno allontanati e correttamente smaltiti, al più presto, tutti i rifiuti presenti nell'area in questione, per procedere poi alla sua completa bonifica; che occorre rivedere a livello nazionale la normativa che riguarda le autorizzazioni agli stoccaggi "provvisori" di rifiuti (che nella nostra regione - come altrove - sono un numero eccessivo), introducendo l'obbligo anche per i rifiuti speciali, come per gli urbani, di indicare, al momento del trasferimento dal luogo di produzione verso impianti di stoccaggio o trattamento intermedi, anche la destinazione finale.
  94. Gennaio 2014: a Livorno, nella zona di Borgo di Magrignano, a Salviano 2, in un campo a pochi metri dalle case è stata individuata una discarica abusiva di rifiuti medici (flebo, sacche e scatole con flaconcini pieni di liquido) e di residui di materiali edili.
  95. Gennaio 2014: dal quotidiano online Primapagina: Torna ad aleggiare il dubbio su possibili interramenti illegali di rifiuti. Chiusi (SI) – Su Chiusiblog, Paolo Scattoni docente di Urbanistica alla Sapienza di Roma, avanza una proposta a proposito dello stadio incompiuto: quella di verificare con dei carotaggi se nell’area siano stati sversati o interrati illegalmente rifiuti speciali, magari tossici e nocivi come è avvenuto in tante cave in tutta Italia. Ultimo caso quello di Brescia.Una proposta che torna dunque su un argomento annoso e più volte trattato sulla stampa locale. Fu proprio Primapagina una decina di anni fa, durante la prima legislatura Ceccobao, a tirar fuori per prima il sospetto che in quella cava fossero stati interrati illegalmente rifiuti. La supposizione si basava su segnalazioni di cittadini e su un verbale della polizia municipale. Ci furono un po’ di polemiche, il sindaco di allora smentì categoricamente che potesse essere avvenuta una cosa del genere, minacciò querele e il verbale dei vigili si concretizzò in una multa di 8.000 euro al gestore della cava, per smaltimento irregolare di inerti. Il dubbio su eventuali interramenti però non fu mai fugato e all’inzio del 2013 il giornalista Marco Fè, in una lettera inviata a Primapagina riferiva di un camionista che lui aveva incontrato in una città della costa tirrenica che gli parlò di viaggi da La Spezia a Chiusi dove veniva a scaricare non si sa cosa in una località di campagna e dopo aver scaricato doveva ripulire le ruote del camion… Ed ecco che il dubbio riaffiora. Proprio perché in quel periodo – inizio 2013 – Primapagina stava lanciando l’allarme sull’aumento dei tumori e di malattie rare a Chiusi e nella zona di fondovalle (Ponticelli e Cetona). E’ della fine dell’estate la scoperta di una contaminazione da nichel della falda acquifera di fondovalle, quella appena a sud di Chiusi Scalo, praticamente a valle della zona produttiva delle Biffe-Cardete e anche a valle della cava dove si sta costruendo lo stadio. Quale nesso c’è tra lo stadio in costruzione e la contaminazione da nichel? Nessun nesso. A meno che in quel terreno e nei pressi non siano stati, appunto, interrati abusivamente dei rifiuti. Ipotesi tutta da verificare, ma non del tutto peregrina, visto quanto sta emergendo in Campania e in altre parti d’Italia. E visto che il prociratore generale antimafia ha recentemente dichiarato che la Camorra, dopo la Campania sta dirottando – e non da adesso – i suoi traffici proprio sulla Toscana. Il business è grosso ed è di oggi la notizia dell’arresto di 7 persone in relazione ad una inchiesta sulla mega-discarica di Malagrotta (tra gli arrestati il re dell’immondizia Cerroni, patron di Malagrotta ma anche ex amministratore delegato della Gesenu di Perugia). Ora Scattoni, visto che nessuno, ha mai fatto ricerche approfondite sull’area dello stadio di Chiusi, né sembra avere intenzione di farle, propone ai lettori del suo blog di autotassarsi per finanziare dei carotaggi in proprio...
  96. Gennaio 2014: nell’ambito delle attività di contrasto al traffico illecito di rifiuti, i funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Prato e Pistoia, con la collaborazione dei tecnici ARPAT, hanno sequestrato 25.860 Kg di rifiuti speciali non pericolosi caricati su un trailer (carrello/rimorchio) diretto in Tunisia. La spedizione, costituita da indumenti usati e prodotti tessili, è stata predisposta in violazione della normativa sulle operazioni di recupero e spedizione trasfrontaliera di rifiuti speciali non pericolosi.
  97. Gennaio 2014: nascosta in una discarica abusiva in un oliveto di Arcola scoperta dal corpo forestale che ha sequestrato due ettari di terreno in località Pietralba. La discarica era stata realizzata per il conferimento illecito di fanghi di segagione di marmo e granito e terre e rocce da scavo conferite da aziende edili. Sotterrati nell’area sono stati trovati circa 40 mila metri cubi di fanghi di segagione provenienti da alcune attività di Massa Carrara, le cui analisi hanno evidenziato il superamento dei limiti di legge previsti per gli idrocarburi, e alcune migliaia di tonnellate di rocce e terre da scavo. La forestale ha denunciato per il reato di discarica abusiva e violazione del vincolo paesaggistico i proprietari dell’area e i legali rappresentanti delle società che hanno conferito i rifiuti. L’operazione si è conclusa a seguito di una lunga e complessa serie di accertamenti ed indagini svolte dal comando stazione della forestale della Spezia. Il personale ha messo i sigili all’area dove sorge l’oliveto, in località Pietralba di Arcola, paesaggisticamente vincolata, nella quale era stata illecitamente realizzata una discarica di rifiuti consistenti in fanghi di segagione di marmo e granito, provenienti da attività svolte in alcuni insediamenti produttivi in provincia di Massa-Carrara e in terre e rocce da scavo conferite da varie aziende edili della provincia spezzina. L’area in questione, al fine di poter operare il conferimento illecito, era stata oggetto di un cambio di destinazione del suolo, da boschivo ad oliveto, così da poter essere trasformata e rimodellata, apparentemente con tutte le autorizzazioni del caso, utilizzando i rifiuti che sarebbero stati poi coperti e occultati da un oliveto. Peraltro, nell’istanza urbanistico-edilizia, i richiedenti si erano premurati di chiedere di poter utilizzare una minima quantità dei rifiuti in questione per realizzare la viabilità di accesso all’oliveto, così da giustificare anche il trasporto dei rifiuti stessi verso l’area interessata dai lavori. Dalle indagini emergeva, però, che la quantità di rifiuti trasportata e conferita era assolutamente inconciliabile con i lavori indicati in progetto e che, in realtà, la trasformazione del suolo ad oliveto era solo uno stratagemma per smaltire illegalmente, con minori costi, rifiuti speciali che sarebbero dovuti essere avviati a discarica. E’ stato stimato che, dal 2011 ad oggi, sono stati sotterrati circa . 40.000 metri cubi di fanghi di segagione, le cui analisi hanno evidenziato il superamento dei limiti di legge previsti per gli idrocarburi e circa 100.000 metri cubi di terre e rocce da scavo, che per vigente normativa sono da considerarsi rifiuti speciali (non pericolosi). Oltre al sequestro dell’area, il personale della forestale ha segnalatoe all’autorità giudiziaria, per il reato di discarica abusiva e violazione del vincolo paesaggistico, i proprietari dell’area, i legali rappresentanti delle società che hanno conferito i rifiuti ed i tecnici incaricati della direzione lavori. E sono in corso indagini per accertare se dietro a questo traffico abusivo di marmettola vi fosse una sorta di gang che operava nel settore dell’industria e segagione del marmo. Ispezioni e controlli in numerose aziende del comaprto apuo versiliese. Gli uomini della forestale hanno filmato tutti i camoion che si recavano nell’oliveto per scaricare i fanghi.
  98. Febbraio 2014: discarica abusiva in località Poderaccio, Montespertoli (FI). E' certo, nel resede di un immobile di recente costruzione posto in Via Trecento, località Poderaccio, Comune di Montespertoli, si è trovata una discarica di rifiuti interrati costituiti da materiali edili e frammenti di lastre in cemento – amianto, scoperta dalla Polizia Municipale e dalla Guardia Forestale che hanno informato l'Autorità Giudiziaria. La Polizia Municipale, incaricata delle indagini giudiziarie, ha coinvolto ARPAT per gli accertamenti analitici ed i rilievi ambientali. Nel mese di gennaio 2013 sono iniziati i sondaggi sul terreno realizzando alcune trincee esplorative con l'ausilio di escavatore meccanico. Gli scavi eseguiti hanno portato alla luce manufatti e residui edili (blocchi di cemento, tubi di ferro, mattonelle, cavi, elementi di metallo sporchi di idrocarburi ), lastre intere e frammenti di lastre infibrocemento. I ritrovamenti sono verosimilmente riconducibili alla demolizione del preesistente insediamento ad uso lavorativo ed agricolo che occupava gran parte dell'area interessata. ARPAT ha eseguito sopralluoghi, campionamenti, valutazioni ed analisi anche approfondite per la ricerca dell'amianto nei frammenti di materiali ritrovati sul posto. I risultati analitici hanno attestato la presenza di fibre di amianto dei diversi tipi anche crisotilo oltre a fibre minerali artificiali apparentemente simili a lana di vetro o lana di roccia. Relativamente alle opere di ripristino già eseguite è stata rilevata la presenza dei seguenti materiali da avviare a smaltimento: bidoni pieni di acque meteoriche a suo tempo raccolte e rinvenute sui teli di protezione dello scavo della trincea interessata dall'interramento di amianto; un cumulo di rifiuti costituito da un pneumatico da trattrice agricola, rifiuti di ceramica e porcellana, rifiuti in ferro, in plastica, in legno; 2 big bags contenenti rifiuti derivanti dalla cernita del materiale contenente amianto, costituiti da plastica, legno, ecc; un cumulo costituito da grossi blocchi di cemento e pietra; tutto il terreno derivante della scavo della trincea interessata dall'amianto.
  99. Febbraio 2014: operazione “500”, il Corpo Forestale e l'Arpat hanno scoperto un traffico illecito di rifiuti e, in particolare, del polverino 500 mesh. Il residuo di lavorazione invece che essere correttamente smaltito, veniva venduto come un sottoprodotto accompagnato da una scheda tecnica contenente informazioni non rispondenti alla vera natura e composizione del rifiuto. Sono stati sequestrati cinque siti di stoccaggio a Massa Carrara, Firenze (Mugello), Prato, Biella, nonché 5.000 tonnellate di rifiuti. L’indagine è partita dal ritrovamento di circa 1.300 tonnellate di rifiuto contenute in grossi big bags stoccati all’interno di una cava dismessa nell’area del Mugello, ex cava di Paterno. Dopo alcuni mesi è stato posto sotto sequestro un impianto di trattamento rifiuti in provincia di Massa Carrara. L’impianto recuperava sabbie provenienti da attività di taglio metalli, vetro e pietre nonché sabbiatura di metalli verniciati. Il rifiuto era costituito da sabbie finissime, con concentrazioni molto elevate di alcuni metalli pesanti (piombo, rame, nichel, cromo etc), risultato dello scarto del trattamento degli altri rifiuti. Nell’ attività illecita erano coinvolti oltre ad aziende operanti nel settore dei rifiuti, anche imprese edili e di trasporto nonché professionisti che si sono prestati a favorire, con informazioni false, quello che è emerso nel corso delle indagini come un vero e proprio traffico organizzato di rifiuti.
  100. Febbraio 2014: un bidone blu portato dai fluttui sulla spiaggia dei Tre Ponti, a Livorno. La protezione civile e la polizia municipale, intervenuti tempestivamente, hanno accertato che non si tratta di uno dei bidoni tossici della motonave Eurocargo Venezia, che il 17 dicembre 2011, al largo dell'isola di Gorgona, perse in mare 198 bidoni contenenti rifiuti tossici (per 34 tonnellate di materiale pericoloso).
  101. Febbraio 2014: nel resede di un immobile di recente costruzione posto in Via Trecento, località Poderaccio, Comune di Montespertoli (FI), è stata trovata una discarica di rifiuti interrati costituiti da materiali edili e frammenti di lastre in cemento – amianto. La scoperta è stata fatta dalla Polizia Municipale e dalla Guardia Forestale che hanno informato l'Autorità Giudiziaria. Nel mese di gennaio 2013 sono iniziati i sondaggi sul terreno realizzando alcune trincee esplorative con l'ausilio di escavatore meccanico. Gli scavi eseguiti hanno portato alla luce manufatti e residui edili (blocchi di cemento, tubi di ferro, mattonelle, cavi, elementi di metallo sporchi di idrocarburi ), lastre intere e frammenti di lastre in fibrocemento. I ritrovamenti sono verosimilmente riconducibili alla demolizione del preesistente insediamento ad uso lavorativo ed agricolo che occupava gran parte dell'area interessata. Arpat ha eseguito sopralluoghi, campionamenti, valutazioni ed analisi anche approfondite per la ricerca dell'amianto nei frammenti di materiali ritrovati sul posto. I risultati analitici hanno attestato la presenza di fibre di amianto dei diversi tipi anche crisotilo oltre a fibre minerali artificiali apparentemente simili a lana di vetro o lana di roccia. Le successive analisi dell'ARPAT hanno attestato la presenza di fibre di amianto dei diversi tipi anche crisotilo oltre a fibre minerali artificiali apparentemente simili a lana di vetro o lana di roccia.
  102. Febbraio 2014: Comune di Stazzema (LU) ha dato il via alle procedure per un intervento di bonifica a Levigliani. Sono passati ormai quasi tre anni da quando il Corpo Forestale dello Stato scoprì due discariche abusive sotto la via provinciale di Arni, all’altezza delle Miniere di Argento vivo, nel Canale delle Volte, e poco sotto l’ingresso dell’Antro del Corchia nella zona Scardaccia. Il materiale, ancora oggi abbandonato nei terreni, è costituito per lo più da rifiuti inerti, come detriti derivanti da demolizioni edili e alcuni grandi ingombranti come frigoriferi e lavatrici.
  103. Febbraio 2014: nel corso di un servizio di contrasto ai reati ambientali, i Carabinieri hanno scoperto una discarica abusiva a Livorno dove, tra i vari rifiuti, i militari si sono trovati di fronte a un cimitero di auto abbandonate: ben 16 le carcasse di autovetture censite in una sola area. Cinque discariche abusive, di materiale vario, sono state individuate a Collesalvetti, altre sei sull'isola d'Elba. Al termine delle operazioni i carabinieri hanno provveduto ad informare le competenti autorità locali per il ripristino dei luoghi, oltre a denunciare all'autorità giudiziaria il titolare di una ditta di calcestruzzi di Cecina, che scaricava le acque senza averle filtrate tramite l'impianto di depurazione, e un camionista che senza le previste autorizzazioni trasportava nove bidoni pieni di oli esausti e nove taniche di plastica contenenti sostanza detergente.


Le notizie in elenco sono state estrapolate da quotidiani o periodici online e dai seguenti siti istituzionali:




CONCLUSIONI

Il numero e la qualità delle operazioni di cui abbiamo dato conto in queste pagine è indubbiamente sconcertante, oltre che di straordinario interesse, e suggerisce più di una riflessione. A causa della lunghezza dei procedimenti, o per il fatto che le pene comminate siano speso state lievi, in molti casi, va detto, non si è giunti a condanne significative, e in altri i procedimenti sono stati prescritti. Ma se ad oggi sono comunque stati fatti significativi passi avanti nella consapevolezza del problema, occorre tuttavia trattare la questione dei rifiuti al di dell'emergenzialità sulla cui spinta spesso si agisce, e continuare con sempre maggior consapevolezza a monitorare e difendere il nostro territorio per salvaguardarne quella “maginifica diversità”: in Toscana ce la possiamo ancora fare.

Post più popolari