RAPPORTO ANALITICO MAFIA IN LIGURIA 2013


PER UNA LIGURIA SENZA MAFIA

ANALISI 2012/2013

A cura di Salvatore Calleri

FONDAZIONE CAPONNETTO

LA LIGURIA NON E' TERRA DI MAFIA MA LA MAFIA C'E' E RISCHIA DI COLONIZZARE LA REGIONE E SI PRESUME CHE IL SUO FATTURATO OSCILLI
TRA 10 E 11 MILIARDI DI EURO



INDICE

PRESENTAZIONE

PROLOGO

LUOGHI COMUNI

'NDRANGHETA

COSA NOSTRA

CRIMINALITA' MAFIOSA CAMPANA

SACRA CORONA UNITA

CRIMINALITA' ORGANIZZATA STRANIERA

Criminalità nordafricana
Criminalità nigeriana
Criminalità cinese
Criminalità centroamericana/sudamericana
Criminalità albanese
Criminalità senegalese
Mafia Russa
Criminalità Rumena
Mafia Serba

RAPPORTI TRA LE VARIE MAFIE

RAPPORTI TRA MAFIE E MONDO DELLA POLITICA




ANALISI TERRITORIALE PER PROVINCIA

PROVINCIA D'IMPERIA
Imperia
Ventimiglia
Bordighera
San Remo
Diano Marina
Riva Ligure
Vallecrosia

PROVINCIA DI SAVONA
Savona
Albenga
Vado Ligure

PROVINCIA DI GENOVA
Genova
Tigullio

PROVINCIA DI LA SPEZIA
La Spezia
Sarzana

CONCLUSIONI

INDICI












PRESENTAZIONE DELLA COLLANA DEI RAPPORTI DI PIERO GRASSO
(inviata per il rapporto sulla Toscana presentato il 19 luglio 2013)
Anche quest’anno, il Rapporto “Per una Toscana senza mafia”, curato dalla Fondazione Antonino Caponnetto, offre un’analisi accurata e puntuale sulla penetrazione della criminalità organizzata in una Regione, come la Toscana,
famosa in Italia e nel mondo soprattutto per le sue bellezze paesaggistiche ed artistiche, per la sua cultura e storia secolari, per la sua capacità imprenditoriale. Eppure, lo stesso territorio toscano, da sempre considerato impermeabile
alle infiltrazioni mafiose, non manca di presentare elementi di rischio. È questo il campanello d’allarme che, come già nelle precedenti edizioni, il Rapporto invita a non sottovalutare. Non possiamo mai considerarci al sicuro di fronte al fenomeno mafioso, neanche in quelle realtà, come la Regione Toscana, dove la mafia trova condizioni meno favorevoli. Penso alla mancanza di consenso sociale verso la criminalità organizzata, al radicamento nella collettività locale di un senso di appartenenza allo Stato e alle istituzioni pubbliche, alla presenza di una sana e capillare economia di
mercato. Nonostante questi importanti fattori di garanzia, non possiamo “abbassare la guardia” nè cadere nei tanti luoghi comuni che, in Toscana come altrove, circondano il fenomeno mafioso. Per questa sua funzione pedagogica, oltre che per il suo contenuto informativo e per i preziosi spunti di riflessione e di intervento, il Rapporto 2013 rappresenta uno strumento fondamentale della nostra battaglia comune verso la legalità. Ho speso 43 anni della mia vita professionale al servizio della magistratura e della giustizia. Quando ho scelto di lasciare questa attività per dedicarmi alla politica, l’ho fatto pensando che, come esperto del settore, avrei potuto continuare ad occuparmi di giustizia da un’altra prospettiva. Oggi, come Presidente del Senato, sono chiamato a un ruolo di garanzia che mi impedisce di entrare nel vivo del procedimento di formazione della legge e persino di votare
le leggi. Ma non per questo ho rinunciato alla lotta per la legalità e la giustizia. È questo un obiettivo al quale tutti dobbiamo contribuire, con un rinnovato impulso etico e una ancora maggiore conoscenza tecnica del fenomeno.
Sono certo che questo Rapporto, straordinariamente innovativo nella sua capacità di analizzare le infiltrazioni mafiose, sarebbe piaciuto ad Antonino Caponnetto, eroe simbolo di questa lotta. Nonno Nino, come lo chiamavano
tutti, era per me un padre, da quando - lui Consigliere Istruttore a capo del Pool antimafia, io fresco di nomina quale a giudice a latere nel maxi processo di Palermo - mi dette un buffetto sulla guancia, che somigliava ad una carezza,
per darmi la forza di andare avanti e per invitarmi a seguire solo la voce della mia coscienza.
Il suo coraggio, la sua forza, la sua capacità di creare armonia e affiatamento nel lavoro sono ora la linfa vitale della Fondazione che porta il suo nome, impegnata in prima linea contro la criminalità organizzata, in particolare attraverso la costante opera di formazione e sensibilizzazione rivolta ai giovani, i futuri cittadini del nostro Paese. Senza l’impegno della Fondazione Antonino Caponnetto e di tutte le altre realtà associative che ogni giorno lottano per la legalità saremmo oggi sicuramente più indifesi nel contrasto alle mafie.
Alla Fondazione, a Nonna Betta, all’Autore Renato Scalia ed alla Regione Toscana va dunque il mio sentito ringraziamento per questo primo volume della collana, al quale spero seguiranno presto i prossimi, dedicati all’Emilia Romagna, alla Liguria e all’Umbria.

Piero Grasso
Presidente del Senato





PROLOGO
Il rapporto sulla Liguria è il 2 elemento della collana di cui alla presentazione.
La Liguria non è originariamente una terra che ha dato vita a forme mafiose autoctone di una certa rilevanza e per questo motivo parlare di tale argomento su un territorio considerato “un'isola felice” non è mai stato facile. La banda dei genovesi attiva negli anni '70 non è mai stata in grado di trasformarsi in forma mafiosa. Un campanello d'allarme comunque in Liguria c'è sempre stato: la presenza del clan dei marsigliesi... Ma provenivano dalla Francia. I marsigliesi erano comunque in affari con gli italiani, come tra l'altro lo sono i loro eredi oggi.
Altro campanello d'allarme da non sottovalutare riguarda l'emanazione della prima sentenza che ha dimostrato l'esistenza di cosa nostra in Liguria e che risale a 25 anni fa. La presenza al confino di mafiosi sin dagli anni '50 tra l'altro ha contribuito all'esportazione di tale fenomeno. Negli anni novanta da altre sentenze fu colpito il mercato delle slot machines in mano sempre ai clan siciliani.
I rapporti della DIA sin da quando sono stati redatti si sono occupati delle infiltrazioni mafiose in Liguria. I rapporti della DNA curati ultimamente dalla Dott.ssa Canepa giovane memoria storica dell'antimafia stimata dal giudice Caponnetto per il suo impegno confermano le presenze mafiose anche per l'anno in corso.
La Liguria, per la posizione geografica di confine con la Francia e per i numerosi porti presenti, quali Genova, Savona, Vado Ligure e La Spezia, rappresenta una manna per le organizzazioni criminali mafiose che infatti sono ben rappresentate.
Nei vari rapporti la Liguria è spesso considerata come uno snodo del narcotraffico internazionale.
Non bisogna inoltre dimenticare che a Sanremo c'è il casinò e solitamente queste strutture sono considerate appetibili dalle varie mafie.
L'analisi che seguirà terrà conto anche dei cosiddetti reati spia tipo la corruzione e la frode che aiutano in modo diretto e/o indiretto le forme criminali organizzate.

LUOGHI COMUNI

La mafia ed i luoghi comuni. Vediamo quali sono.
1) la mafia non esiste. Oramai è stato appurato il contrario. Ma fino al maxiprocesso del 1986 di Caponnetto era il più diffuso.
2) la mafia se esiste è puramente un fenomeno criminale. Persiste ancora e favorisce la sottovalutazione del problema. Se fosse un puro e semplice fenomeno criminale sarebbe stata già debellata da tempo.
3) si ammazzano tra di loro a noi non interessa. Errato. Quando c'è una guerra di mafia chi rimane vivo rafforza il proprio gruppo ed aumentano i problemi.
4) di mafia non bisogna parlarne perché si rovina la reputazione di un territorio. Errore gravissimo che tuttora persiste in quasi tutto il nord ed in parte del centro e del sud. Non parlare della mafia significa aiutare la sua espansione.
5) teoria dell'isola felice. Non esistono luoghi nel nostro paese ed in Europa ove la mafia in qualche sua forma non sia presente. Questo errore di valutazione ad oggi persiste specialmente nel centro nord.
6) la mafia nasce dalla povertà. Al contrario la mafia nasce nei territori potenzialmente ricchi e li rende poveri. In Sicilia Cosa Nostra ha iniziato nella conca d'oro con il traffico di limoni.
7) teoria della totale sconfitta dopo gli ultimi arresti. Errore strategico già commesso nel 1996. Mai vendere prima della sua morte la pelle dell'orso.
8) la mafia una volta era buona. Falso non lo è mai stata.
9) di mafia straniera non bisogna parlarne perchè si rischia il razzismo. Errore grave perchè parlarne
significa aiutare gli stranieri onesti.
10) non si fanno passi avanti. Falso. In Italia ne sono stati fatti molti. Non bastano però in quanto bisogna agire sul piano internazionale. In Europa sono messi peggio.
11) ci prendiamo solo i soldi del riciclo dei mafiosi. Tanto i mafiosi non arrivano. Falso. I mafiosi dopo arrivano.
12) la mafia è invincibile. Non è vero. I danni che ha subito sono notevoli.
13) la mafia dà lavoro. Falso. Se fosse vero Reggio Calabria, Palermo e Napoli non avrebbero disoccupati, anche se in determinate situazioni l'unico lavoro possibile è quello offerto dai mafiosi dopo la distruzione del territorio.

La mafia è un virus. Un virus mutante. Superare i luoghi comuni è come un vaccino e rappresenta un primo passo per sconfiggerla.


'NDRANGHETA

La 'ndrangheta al momento è la forma mafiosa di cui si parla di più. E' ben presente in tutto il territorio ligure ed utilizza la regione come testa di ponte per la Francia e per i porti ivi presenti. Attualmente risultano presenti locali a Genova, Ventimiglia, Lavagna, Sarzana e probabilmente anche a Sanremo, Rapallo, Imperia, Savona, Taggia. Per la DNA esiste in Liguria una struttura intermedia denominata "camera di controllo".
Per la DIA “la Liguria si conferma essere il territorio di elezione di diverse forme di criminalità organizzate e, tra queste, assume particolare rilievo la presenza di sodalizi riconducibili alla 'ndrangheta”.
Le operazioni condotte contro la 'ndrangheta sono numerosissime ma quella che più di tutte ha dato un contributo fondamentale a capire gli insediamenti al nord è stata la c.d. “operazione crimine” del 13 luglio 2010 che ha permesso di scoprire la presenza organica della 'ndrangheta sul territorio ligure con gli effettivi organigrammi.
I ROS dei carabinieri quotidianamente contrastano la 'ndrangheta sul territorio ligure.
Dalla relazione della commissione antimafia del 2008 allora diretta da Francesco Forgione emerge la presenza di una camera di compensazione per le cosche liguri e piemontesi per la gestione degli affari ed il ruolo della locale di Ventimiglia per il coordinamento.
Il biennio 2010/2011 è stato un periodo molto intenso per la procura di Genova che ha potuto contrastare le cosche con le operazioni “maglio 2” e “maglio 3”.
Il rapporto 2013 della commissione parlamentare antimafia italiana ha tra l'altro dedicato spazio al fenomeno degli attentati incendiari ad opera della 'ndrangheta compiuti mediante un vero e proprio tariffario dai 700 ai 1000 euro e compiuti da manovalanza formata da criminali comuni.

COSA NOSTRA

La mafia siciliana è storicamente presente in Liguria.
Il rapporto della DNA ritiene pacifico come dato giudiziario accertato la presenza, in particolare su Genova, ma non solo, di “decine”, diretta emanazione di “famiglie” di cosa nostra.
In particolare si registra un'attenzione per il riciclaggio, l'usura, lo sfruttamento della prostituzione, la distribuzione delle bevande, la gestione delle slot machines non solo abusive o clonate ma sempre più ufficiali con tanto di autorizzazione dei Monopoli di Stato.
Risultano presenti in particolare i gruppi di Caltanissetta e Gela oltre al gruppo vicino ai Fidanzati. Dal rapporto di DNA emerge la presenza di "decine" di cosa nostra.
Il rapporto della DIA conferma ciò con una maggiore penetrazione in Genova e provincia ma con l'intera regione considerata un terreno appetibile per le organizzazioni criminali per il rifugio ai latitanti ed il riciclaggio in attività lecite.
Si segnala, inoltre, l'attenzione dei clan siciliani per la gestione ufficiale dei rifiuti.
I clan di cosa nostra mostrano anch'essi una notevole attenzione per gli investimenti in Francia e Costa Azzurra.
Alla penultima inaugurazione dell'anno giudiziario il Primo Presidente della Corte di Cassazione Ernesto Lupo, ha dichiarato che l'attività criminale di Cosa Nostra "si ramifica anche in Liguria”. I fatti gli stanno dando ragione con una maggiore presenza di gruppi siciliani attivi sul territorio senza vincolo di subordinazione alcuna nei confronti delle altre forme mafiose.

CRIMINALITA' MAFIOSA CAMPANA

I vari rapporti che si sono succeduti nel corso degli anni, sia della DIA sia della DNA, confermano la presenza in Liguria di soggetti operativi della criminalità mafiosa campana in grado di sviluppare autonome relazioni criminali.
La presenza della camorra è stata riscontrata a La Spezia, a San Remo e Ventimiglia. Le ramificazioni hanno privilegiato oltre allo spaccio ed al gioco d'azzardo la contraffazione.
Vi sono inoltre elementi di spicco di origine camorristica fuggiti in Francia e che da oltre confine gestiscono affari anche con i francesi.

SACRA CORONA UNITA

Iniziano ad essere presenti anche esponenti della criminalità mafiosa pugliese in Liguria, più precisamente nella zona di Savona in accordo con gruppi di albanesi dediti allo spaccio. L'espansione della scu non avviene per clan ma per singoli esponenti e lentamente si estende sul territorio regionale.

CRIMINALITA' ORGANIZZATA STRANIERA

In Liguria come del resto nel centro nord, vi sono numerose forme di criminalità straniera che si possono definire mafiose da un punto di vista pratico, per la loro attitudine, anche se magari non ci sono i requisiti per far scattare l'art. 416 bis. Pertanto si è soliti parlare di criminalità organizzata.

Criminalità nordafricana

I criminali nordafricani sono presenti in modo spalmato su tutto il territorio regionale e si dedicano prevalentemente allo spaccio di droga al dettaglio. Vengono inoltre utilizzati dalle organizzazioni mafiose italiane per la gestione dei loro traffici. Dal rapporto DIA si evince comunque che è in atto una maggiore organizzazione con relativa verticizzazione criminale. In alcuni casi nel capoluogo esistono delle vere e proprie gang.

Criminalità nigeriana

La c.d. Mafia nigeriana è presente soprattutto, ma non solo, nel capoluogo ed è dedita allo spaccio di droga ed allo sfruttamento della prostituzione. Nel corso degli ultimi anni sono state numerose le operazioni di polizia che hanno portato all'arresto di diversi nigeriani.

Criminalità cinese

Rispetto ad altre zone del centro Italia il fenomeno è limitato. Ciò non toglie che in futuro la situazione possa cambiare. Al momento l'unico fatto di rilievo criminale da annotare è l'utilizzo dei porti di Genova e La Spezia in asse con il porto di Livorno e Gioia Tauro. Emergono inoltre
per la DNA anche "condotte anomale di acquisto e cessione di beni immobili ed esercizi commerciali di consistente valore economico che fanno intuire, in via ipotetica, attività di riciclaggio".

Criminalità centroamericana/sudamericana

In Liguria esistono, soprattutto concentrate nel capoluogo Genova, le c.d. Gang Pandillas da non sottovalutare. L'AISI se ne è occupata inserendola fra i rischi a causa “della crescente aggressività delle diverse bande... Gli accordi degli anni passati, stipulati tra le gang di immigrati di prima generazione, potrebbero essere disattesi per il desiderio di affermazione delle emergenti generazioni, che mirano al controllo soprattutto degli ambienti giovanili in seno alle diaspore, con il rischio di tensioni suscettibili di violenze”.
Dal rapporto DNA: "un cenno a parte deve dedicarsi al fenomeno di particolare allarme sociale riconducibile alla criminalità ecuadoriana, con specifico riferimento alla conflittualità tra bande giovanili"... "Le tensioni interne alle bande giovanili di ecuadoriani sono espressione di una logica di casualità (spedizioni punitive per offese reciproche, questioni sorte fortuitamente tra componenti di gruppi avversi) piuttosto che indicativi di una forte componente organizzativa. I componenti dei gruppi stanziati in Italia sono frequentemente figli di immigrati sudamericani, nati in Italia o arrivati attraverso i ricongiungimenti familiari e quindi radicati sul territorio nazionale dalla propria infanzia: ragazzi cresciuti in un ambiente nuovo, che non sentono come loro, ma che tuttavia hanno perso lo stretto legame con il paese d’origine sfumando fortemente la originaria connotazione e tipicità delle bande costituite in quel territorio".

Criminalità albanese

Ci sono i primi segnali di un maggior peso criminale rispetto al passato. Vi sono stati diversi casi di reati contro il patrimonio e l'organizzazione di piccoli gruppi criminali sul modello della “banda” a volte mista con soggetti italiani e siciliani. Spesso collaborano con le mafie italiane, in particolare la pugliese. Viene anche segnalata la nascita di gang.
Dall'ultimo rapporto della DNA si evince che i "gruppi criminali di albanesi pertanto hanno rafforzato la loro solidità e si rivelano particolarmente operativi nei traffici internazionali di sostanza stupefacente"


Criminalità senegalese

In Liguria è segnalata la presenza di gruppi organizzati in vero e proprio cartello della droga che proviene da Dakar. Utilizzano connazionali disperati che per mille euro fanno i trasportatori.

Mafia Russa

La Commissione parlamentare antimafia nella sua ultima relazione lancia l'allarme per i capitali russi ed ex sovietici con cui sono state acquistate strutture turistico alberghiere in Liguria.

Criminalità rumena

Dal rapporto DNA emerge che: "La criminalità di origine rumena è tra quelle che destano maggiore preoccupazione in relazione ai fenomeni delinquenziali che si registrano sul territorio. Sostanzialmente inalterati permangono i settori criminali di interesse ed in particolare i furti, la connessa attività di ricettazione e lo sfruttamento della prostituzione, compresa quella minorile. Particolarmente preoccupanti sono i frequenti episodi di degenerazione del premeditato reato di furto o di truffa ai danni di anziani. Si evidenza inoltre, il fenomeno della clonazione delle carte di credito e del relativo utilizzo fraudolento in danno dei principali circuiti bancari internazionali, fonte illecita di rilevanti proventi economici da impiegare in ulteriori attività delittuose".


Mafia Serba

La mafia serba ha inserito nelle proprie rotte i porti di Genova, La Spezia, Livorno e Venezia.

RAPPORTI TRA LE VARIE MAFIE

La Liguria essendo una terra che non ha dato origine a forme mafiose è un luogo in cui convivono varie forme di criminalità mafiosa ed organizzata. La regola principale di convivenza è quella del non disturbarsi a vicenda. In molti casi, inoltre, scattano dei meccanismi collaborativi. Possono comunque sorgere anche forti tensioni all'interno soprattutto dei gruppi criminali organizzati ma meno forti dei mafiosi, o tra questi ed i gruppi organizzati che a volte alzano troppo la testa. Nel rapporto della DNA è segnalata anche una tensione fra i calabresi ed i siciliani nel momento successivo allo smantellamento di un settore gestito in modo esclusivo dai clan provenienti da Gela in difficoltà dopo alcuni arresti in cui la 'ndrangheta voleva entrare(usura e videopoker)..
E' inoltre operativo un accordo tra i nuovi clan marsigliesi e la 'ndrangheta per gli affari in comune che transitano sui rispettivi territori.

RAPPORTI TRA MAFIE E MONDO DELLA POLITICA

Le ultime inchieste in Liguria hanno dimostrato che le principali forme mafiose italiane, in primis la 'ndrangheta, hanno stretto rapporti con una parte della classe politica, a prescindere dallo schieramento partitico in base alla utilità per la cosca. Quindi a differenza che in altre realtà del centro nord dove questo rapporto è limitato od assente, in Liguria purtroppo il connubio tra mafia e politica è presente in maniera rilevante.


ANALISI TERRITORIALE PER PROVINCIA

PROVINCIA D'IMPERIA

La provincia d'Imperia presenta un tasso d'infiltrazione mafiosa molto alto. Attualmente i comuni di Bordighera e di Ventimiglia sono stati sciolti per mafia. Sul territorio provinciale è presente anche il casinò situato a San Remo. Da un punto di vista geografico è la provincia ligure che si presta maggiormente ai transiti illegali visto il fatto che confina con la Costa Azzurra.

Imperia

Ad Imperia ci sono diverse circostanze che preoccupano.
In primo luogo l'odore di cosa nostra del gruppo di Fidanzati e del gruppo di Messina Denaro nella droga, negli appalti ed in altri settori quali le aste come si evince dalle recenti inchieste. In secondo luogo l'odore della corruzione emersa in altre nchieste che hanno colpito anche la magistratura.
Nel settembre 2012 presso il porto è stato fermato uno yacht di lusso con sopra 3,5 tonnellate di hashish proveniente dalla rotta Marocco – Spagna. A bordo anche 3 pugliesi.
Anche ad Imperia si susseguono i classici incendi mirati ad avvertire.

Ventimiglia

Ventimiglia è sede di una locale della 'ndrangheta molto influente e di una camera di controllo della stessa organizzazione criminale. La locale del basso Piemonte dipende gerarchicamente dalla società calabrese ivi presente. Della potenza criminale di tali cosche vi sono tracce anche nelle intercettazioni telefoniche di 'ndranghetisti presenti in Germania. Una parte del territorio di Ventimiglia da un punto di vista sociale ricorda sempre di più i comportamenti visti nei territori delle roccaforti della 'ndrangheta in Calabria. Ventimiglia è anche sede di accordi tra mafie diverse. Esemplificativo rimane in tal senso l'accordo raggiunto a suo tempo tra camorristi ed 'ndranghetisti che, per evitare disturbi ai calabresi al confine, permise ai campani di gestire la contraffazione in modo esclusivo ma solo fino a San Remo. I venditori abusivi scomparvero all'istante. Ventimiglia è sede pure delle riunioni tra i clan marsigliesi ed i clan calabresi. Il rapporto della DNA dedica numeroso spazio a Ventimiglia.
E' altamente probabile anche la presenza di esponenti di cosa nostra sul territorio.
I campi d'interesse delle cosche sono assai variegati e spaziano dalla droga, alle estorsioni, agli appalti pubblici e privati oltre al gioco legale e non.
A Ventimiglia i CC hanno effettuato numerose operazioni contro la ndrangheta che hanno tra l'altro portato a diversi arresti.
Nel mese di dicembre 2012 i CC hanno messo sotto la loro lente gli interessi della 'ndrangheta relativamente al porticciolo. Controlli al porto sono stati rffettuati anche dalla DIA.
Le intercettazioni fatte dai CC, come si evince dalle inchieste e dalle varie relazioni, dimostrano la forte presenza 'ndranghetista sul territorio.
Il 3 dicembre 2012 i CC hanno condotto l'operazione "La svolta" che ha portato a 15 arresti tra Ventimiglia e Bordighera.
Nel mese di ottobre 2012 è stata sgominata un'organizzazione che faceva transitare i clandestini.
Si segnala inoltre il susseguirsi degli incendi.
Risulta anche la presenza degli ecuadoriani in città (2 arresti) ed il transito di corrieri della droga nigeriani e messicani.
Il 15 giugno 2013 il ministro Alfano ha prorogato di altri 6 mesi lo scioglimento del comune.

Bordighera

A Bordighera si registra la presenza della 'ndrangheta in maniera molto marcata. Il rapporto dell'associazione “Avviso Pubblico” ha inserito la città delle palme nella lista dei comuni minacciati dalla mafia.
Sono presenti esponenti legati alle cosche calabresi e sono stati effettuati recentemente numerosi arresti. Si registra inoltre una capacità contrattuale con la classe politica molto alta.
Estorsioni, droga, incendi, movimento terra ed appalti i principali campi d'intervento di tali gruppi.
L'operazione dei CC "La svolta" del dicembre 2012 ha riguardato anche Bordighera così come l'operazione di un paio di mesi prima.

San Remo

A San Remo hanno sempre “lavorato” esponenti di spicco di cosche di peso provenienti da Palmi e da Reggio Calabria. Interessi oltre a quelli consueti delle organizzazioni criminali anche il mercato dei fiori. Vi sono presenti anche gruppi camorristi. E' probabile anche la presenza di persone vicino a Messina Denaro, boss di cosa nostra, nonché degli uomini del boss dei casalesi Zagaria.
San Remo è sede anche di un rinomato casinò che può rappresentare una tentazione molto forte per le organizzazioni criminali e nel mese di marzo 2013 è stato controllato preventivamente dalla DIA.
San Remo è, inoltre, in questo momento aggredita da una forte criminalità diffusa.
Nel settembre 2012 sono stati arrestati 3 ucraini per la detenzione di 8 fucili e di altra refurtiva.

Diano Marina

A Diano Marina operano gruppi 'ndranghetisti calabresi provenienti da Seminara.

Riva Ligure

A Riva Ligure in passato si è manifestato l'interesse di Cosa Nostra per lo smaltimento di rifiuti.

Vallecrosia

La situazione esistente a Vallecrosia va seguita con la massima attenzione.

Conclusioni

La situazione esistente nella provincia di Imperia è grave ed assolutamente da non sottovalutare. La presenza mafiosa si conferma ai massimi livelli, così come il rischio colonizzazione.



PROVINCIA DI SAVONA

La provincia di Savona appare come tranquilla, ma è una calma solo apparente. Negli anni passati il problema mafia è stato ampiamente sottovalutato.
In provincia vi sono due porti importanti e da un punto di vista logistico vengono utilizzati dalle forme criminali mafiose. In generale la riviera è oggetto di attenzioni malavitose.

Savona

I recenti casi di corruzione politica relativi agli appalti ed al connesso “movimento terra” destano grande preoccupazione. E' altamente probabile che ci possa essere una locale anche a Savona in base a quanto scritto nella relazione sulla 'ndrangheta dalla commissione antimafia diretta nel 2008 da Francesco Forgione. La presenza abbastanza frequente di roghi nei cantieri desta preoccupazione.
Nel savonese inoltre non vi risiede solo la 'ndrangheta ma anche gruppi di cosa nostra provenienti da Gela ed operanti anche in Lombardia. Di recente sono stati effettuati numerosi arresti.
Preoccupano anche le recenti inchieste sulla corruzione e sulle eventuali infiltrazioni mafiose negli appalti ed in alcuni casi in particolare di gruppi legati alla camorra.
Nel mese di giugno 2013 la DIA ha sequestrato dei beni per il reato di usura.

Albenga

Recentemente la DIA ha posto l'attenzione sul business di rifiuti e sugli appalti ad essi collegati.

Vado Ligure

Al porto di Vado Ligure spesso sono state sequestrate consistenti partite di cocaina.
Il SILP/CGIL ha lanciato recentemente un allarme in proposito in cui si parla di transito di non meno di una tonnellata all'anno.

Conclusioni

La provincia di Savona si trova in una situazione difficile ed assolutamente da non sottovalutare.

PROVINCIA DI GENOVA

La provincia di Genova è una realtà in cui vi sono numerose infiltrazioni criminali mafiose od organizzate in modo simile. E' la provincia in cui si riscontra la maggior varietà di forme criminali.
Recentemente il SILP/CGIL si è così espresso: “Genova ha urgente necessita' di recuperare la propria immagine istituzionale e autorevolezza e ha bisogno di essere ascoltata. Il nuovo ministro conosce l'importante lavoro svolto dalle Forze dell'ordine a fianco alla Magistratura che senza risorse cercano di garantire la prevenzione sul territorio contro i fenomeni di criminalità diffusa e contro lo scetticismo di chi nega la presenza di certe ma silenti infiltrazioni mafiose''.

Genova

I primi ad arrivare a Genova sono stati i gruppi siciliani. Oggi sono presenti delle decine di cosa nostra riconducibili ai gruppi di Caltanissetta e di Gela. Tali gruppi molto forti hanno contatti anche con i milanesi e nelle indagini vi è traccia del loro interessamento ai lavori per l'expo di Milano. I videopoker ed il gioco, anche e soprattutto legali, sono cosa loro.
Nel capoluogo ligure è ben presente da tempo anche la 'ndrangheta con una locale molto forte diretta da un verduraio in contatto con il capo calabrese tal Oppedisano arrestato nella famosa operazione crimine del luglio 2010.
Il porto di Genova è uno dei preferiti per i traffici criminali di vario tipo. Ultimamente hanno sequestrato ingenti quantità di cocaina ed inoltre si trova spesso in asse con il porto di Gioia Tauro. La camorra utilizza il porto per i suoi contrabbandi.
Nel suo complesso tutti i gruppi italiani sono interessati ai soldi che verranno stanziati per la ricostruzione a causa del maltempo di quest'ultimo inverno.
I gruppi criminali mafiosi italiani mantengono una superiorità criminale per il momento sugli stranieri anche se non mancano momenti di tensione. Va seguita con particolare attenzione la situazione esistente a Rivarolo dove le aggressioni ad esponenti criminali albanesi destano allarme per le metodologie di attuazione.
A Genova destano preoccupazione le numerose bande o gang straniere o miste che in qualche modo provano a dividersi il territorio. I centro-sudamericani a Sampierdarena destano particolare preoccupazione come si evince dalla relazione AISI. Esistono inoltre gruppi di nigeriani, ex urss, senegalesi e nordafricani dediti a diverse attività criminali.
I rumeni risultano presenti soprattutto nella prostituzione ed infatti iniziano ad esserci delle tensioni con gli albanesi che hanno uno spettro criminale ampio.
La situazione nel suo complesso è abbastanza esplosiva data anche la presenza diffusa di criminalità di strada. La notte di capodanno è capitato spesso il tiro a segno intimidatorio nei confronti dei negozi.

Tigullio

A Lavagna esiste una notevole infiltrazione della 'ndrangheta tanto che è sede di locale.
Spesso tale comune viene scelto per le riunioni interne alle cosche tanto utili per rinsaldare i rapporti interni.
Recentemente sono state sequestrate delle slot della 'ndrangheta.
A Rapallo è stato arrestato nel luglio 2013 un esponente di cosa nostra della zona di Barcellona Pozzo Di Gotto.
E' presente in tale parte di Liguria cosa nostra palermitana che nel recente passato ha manifestato interesse per lo smaltimento dei rifiuti.

Conclusioni

La provincia di Genova è anch'essa a rischio mafia. La situazione relativa alle varie forme di criminalità è assolutamente da non sottovalutare.

PROVINCIA DI LA SPEZIA

La Spezia è una provincia considerata erroneamente un'isola felice. Da un punto di vista geografico si presta a traffici criminali ed a investimenti di soldi sporchi. La provincia di La Spezia confina con la provincia di Massa Carrara ed il rapporto della DNA del 2008 era già chiaro in proposito: "Significativi e ormai radicati insediamenti mafiosi si registrano infatti, oltre che nel Capoluogo regionale, soprattutto nel Ponente Ligure, ove si riscontra una presenza più numerosa di esponenti delle cosche della Piana di Gioia Tauro e delle cosche della città di Reggio Calabria, mentre nella Riviera di Levante e nella zona di Carrara (ove a rischio di infiltrazione appare anche il settore lapideo) il dato prevalente è rappresentato da presenze originarie della zona jonica calabrese e dal catanzarese."

La Spezia

Il porto di La Spezia interessa alle organizzazioni criminali mafiose tanto che non è raro assistere a sequestri ingenti di partite di cocaina, a volte addirittura superiore alla tonnellata. Si presume che tale porto per i traffici criminali sia in linea con quello di Gioia Tauro. Di recente degna di attenzione è stata l'operazione internazionale "pollicino" transitata anche da La Spezia. Inoltre nel mese di maggio 2013 si è scoperto che nel 2007 l'arsenale interessava alla camorra.
Nel mese di ottobre 2012 nel porto è stata sequestrata mezza tonnellata di hashish trasportata in uno yacht.
Nel novembre 2012 la DIA ha sequestrato beni ai casalesi nell'ambito del fotovoltaico.
Nell'aprile 2013 la DIA ha scoperto l'interesse di cosa nostra palermitana nei cantieri navali.
Nell'aprile 2013 la GDF ha eseguito degli arresti per corruzione.
Si registra una particolare attenzione per le slot machines.
Si segnala anche la frode relativa alla costruzione del carcere.

Sarzana

A Sarzana vi è una locale di peso della 'ndrangheta. Indagini dei ROS hanno appurato tale presenza. Dal rapporto della DNA emerge che:
"Sarzana è
considerata storicamente un caposaldo dell’insediamento della mafia calabrese, che ne avrebbe sfruttato la posizione logistica e la vicinanza, non secondaria, con il porto del capoluogo di provincia della Spezia".
La locale partecipa anche alle riunioni con i nuovi clan marsigliesi. Si registra un'attitudine alla gestione degli appalti ed al condizionamento della politica. La locale della 'ndrangheta riveste probabilmente un ruolo anche in Toscana nella provincia di Massa Carrara.
Nel giugno 2012 la polizia ha arrestato 5 persone per estorsione legate a gruppi della camorra e della 'ndrangheta.

Cinque Terre

I locali sulla costa sono delle appetibili prede per i vari clan. Parte del settore turistico alberghiero si presta inoltre agli investimenti criminali per la ripulitura del denaro sporco.
E' necessario inoltre vigilare sulla ricostruzione a seguito delle alluvioni che hanno causato ingenti danni.

Conclusioni

La provincia di La Spezia va monitorata con grande attenzione. Il rischio è molto alto per la ricchezza presente sulla costa.

CONCLUSIONI

Indubbiamente scrivere il rapporto sulle organizzazioni mafiose e sulla criminalità organizzata in Liguria non è stato facile. La mole di informazioni era così elevata che la strada scelta è stata quella di fare una sorta di schema riassuntivo di pura analisi invece che un elenco delle operazioni svolte. Dall'analisi emerge purtroppo un quadro poco confortante e rappresenta l'esempio di come una bellissima regione del nord dell'Italia possa rischiare di finire colonizzata dalla mafia. I parametri scelti per la stesura del rapporto e per gli indici finali sono:

analisi rapporto DIA.
analisi rapporto DNA.
analisi rapporto AISI.
analisi documenti non secretati commissione parlamentare antimafia.
esame delle notizie pubblicate dai giornali.
studio operazioni ROS, GICO, DIA, GDF, PDS, CC.
colloqui a margine dei vertici internazionali e nazionali antimafia organizzati dalla Fondazione Caponnetto.

Gli elementi di allarme sono numerosi in quanto a differenza di altre regioni del centro nord in Liguria stanno iniziando ad emergere le contiguità tra la corruzione, la politica e la mafia. Il fatturato stimato è di circa 10-11 miliardi di euro ed è proporzionato alle stime nazionali oscillanti tra i 140-150 miliardi di euro che salgono a 200 con le mafie straniere ed a 2000 nei 27 paesi del parlamento europeo.
E' necessario reagire a questa situazione affrontando il problema come cittadini, come classe politica e come magistratura evitando i gravi errori di sottovalutazione degli anni scorsi.
Per evitare ciò e non scoprire in ritardo di essere circondati dai mafiosi, occorre farsi 5 domande: chi è? Cosa fa? Da dove prende i soldi? Da dove viene? Di chi si circonda? In questo modo si riducono i rischi di infiltrazione mafiosa.



Tale studio e' dedicato all'amico Pier Luigi Vigna da cui abbiamo tanto da imparare.











INDICI

PRESENZA ECONOMICA MAFIOSA RISCHIO COLONIZZAZIONE

PROVINCE

IMPERIA ALTA ALTO
SAVONA MEDIA/ALTA MEDIO ALTO
GENOVA ALTA MEDIO ALTO
LA SPEZIA ALTA ALTO


I suddetti valori sono indicativi e soggetti a variazione rapida. Il rischio colonizzazione non significa che la zona sia ancora stata colonizzata ma rappresenta una prospettiva.






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