MAFIA IN EMILIA ROMAGNA: RAPPORTO 2012

PER UNA EMILIA ROMAGNA SENZA MAFIA RAPPORTO 2012 A cura della Fondazione Antonino Caponnetto L’EMILIA ROMAGNA NON E' TERRA DI MAFIA MA LA MAFIA C'E' E RISCHIA DI COLONIZZARE LA REGIONE E SI PRESUME CHE IL SUO FATTURATO OSCILLI INTORNO AI 20 MILIARDI DI EURO NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA INDICE PROLOGO CRIMINALITA' MAFIOSA CALABRESE CRIMINALITA' MAFIOSA SICILIANA CRIMINALITA' MAFIOSA CAMPANA CRIMINALITA' MAFIOSA PUGLIESE CRIMINALITA' ORGANIZZATA STRANIERA Criminalità albanese Criminalità nordafricana Criminalità nigeriana Criminalità cinese Criminalità centroamericana/sudamericana Criminalità rumena Criminalità bulgara Criminalità ex URSS Altri fenomeni criminali stranieri INFILTRAZIONI MAFIOSE NEGLI APPALTI PUBBLICI RAPPORTI TRA LE VARIE MAFIE RAPPORTI TRA MAFIE E MONDO DELLA POLITICA ANALISI TERRITORIALE PER PROVINCIA PROVINCIA DI BOLOGNA PROVINCIA DI FERRARA PROVINCIA DI FORLI' CESENA PROVINCIA DI MODENA PROVINCIA DI PARMA PROVINCIA DI RAVENNA PROVINCIA DI REGGIO EMILIA PROVINCIA DI RIMINI INDICI CONCLUSIONI PROLOGO La regione Emilia Romagna non è originariamente una terra di mafia e per questo motivo parlare di tale argomento, fino a qualche tempo fa, non era affatto semplice. La Regione, come altre del centro e del nord Italia, era considerata “un'isola felice”. Chiunque provava ad affrontare tale argomento, spesso veniva accusato di fare inutile allarmismo. Fortunatamente è cambiato il vento. In Emilia Romagna c’è stata una vera e propria inversione di tendenza, probabilmente stimolata anche dall’eccellente lavoro di molti Prefetti e delle Forze di Polizia. Molti amministratori e politici sono diventati consapevoli della gravità della situazione che si è creata sul territorio regionale. Purtroppo, questo risveglio della coscienza non si è realizzato in altre Regioni. In Emilia Romagna è stata sollecitata, addirittura, la costituzione di un Ufficio della Direzione Investigativa Antimafia, cosa che è avvenuta nello scorso mese di giugno con l’apertura della Sezione Operativa DIA di Bologna. La Regione è stata considerata terra di conquista e, quindi, molto appetibile, soprattutto, perché tra le più ricche della penisola. Le consorterie malavitose hanno manifestato una crescente tendenza a ramificare la propria presenza anche in territori tradizionalmente estranei al proprio ambito di attività. Le infiltrazioni criminali - facilitate anche dai mafiosi che furono mandati in soggiorno obbligato, che si sono trasferiti con le proprie famiglie, radicandosi nelle zone di confino - hanno raggiunto livelli di colonizzazione in molte zone della Regione. Se dovessimo fare un’analisi sociologica del fenomeno, potremo affermare, quasi con certezza, che le organizzazioni criminali sono riuscite a penetrare e radicarsi nel territorio sfruttando e approfittando del carattere estroverso e accogliente del popolo emiliano e romagnolo. Questo aspetto, a nostro parere, ha giocato un ruolo rilevante rispetto, ad esempio, a ciò che è avvenuto nella vicina Toscana, dove gli abitanti sono sicuramente più “guardinghi” e introversi. Le organizzazioni criminali, negli anni, si sono spartite il territorio dell’Emilia Romagna. Nel mese di gennaio 2012, in proposito, durante l’apertura dell’anno giudiziario, il Procuratore Generale parla esplicitamente “della raggiunta pace mafiosa tra i diversi gruppi finalizzata a un’equa spartizione del territorio e degli affari”; Agli inizi, questa suddivisione di zone è stata anche decisa da azioni cruente. Negli ultimi anni, dopo che sono state acclarate le gerarchie e le egemonie, le mafie hanno, in parte, ma visibilmente archiviato i metodi criminali violenti, e hanno deciso di lavorare “sotto traccia”, stabilendo una sorta di pax, costituendo anche alleanze e collaborazioni, realizzando vere e proprie holding imprenditoriali. I sodalizi criminali sono, così stati in grado di aggiudicarsi, stabilmente, gli appalti ed acquisire le concessioni. I rischi di inquinamento dell'economia legale hanno raggiunto livelli inquietanti. Oramai, nessun territorio può ritenersi permeabile all'avanzata dei clan. Anche la presenza di organizzazioni criminali straniere, oramai è un dato di fatto. Si sono evidenziati gruppi criminali composti da albanesi, rumeni, bulgari, cinesi, magrebini, nigeriani e di altre etnie, dediti al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, all’usura, all’estorsione, alle truffe telematiche mediante la clonazione di carte magnetiche e ai reati predatori. Inoltre, si sono moltiplicate le organizzazioni multietniche, composte anche da italiani, che si sono mostrate attive nella commissione di quei reati che, per loro natura, necessitano di una più strutturata organizzazione. Appare evidente che le organizzazioni criminali, presenti sul territorio, sono in una fase evolutiva che punta, soprattutto, ad estendere gli interessi in zone “controllate” da altri sodalizi, stipulando accordi di scambio reciproco. Per questo motivo, servono più che mai strumenti di collaborazione condivisi tra le istituzioni. Dando un’occhiata alle statistiche pubblicate dalla relazione del secondo semestre della Direzione Investigativa Antimafia, si rileva la sussistenza di un numero consistente dei cosiddetti “reati spia”, cioè commessi con metodi chiaramente mafiosi. In particolare, nel documento, sono segnalati: 9 attentati; 221 danneggiamenti seguiti da incendio; 301 incendi; 1.149 rapine. Anche il quadro che emerge dalle infiltrazioni criminali nell’economia legale non è certo rassicurante: Numero operazioni sospette pervenute 1.302, con incidenza percentuale a livello nazionale del 9,22%; 43 reati di riciclaggio segnalati all’A.G nell’anno 2011 (168 persone denunciate e 26 persone arrestate); 2 reati di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita nell’anno 2011 (9 persone denunciate, 1 persona arrestata). Importanti sono i dati relativi ai reati di usura e al racket delle estorsioni, verificatisi in ER nel 2011: 226 reati di estorsione, con 161 soggetti stranieri denunciati; 12 reati di usura, con 3 soggetti stranieri denunciati. Altro dato interessante emerge dal XXI Rapporto sulla falsificazione dell'euro reso noto dall'UCAMP - Ufficio Centrale Antifrode dei Mezzi di Pagamento del Dipartimento del Tesoro, analizzando i numeri relativi alle banconote rinvenute nel territorio nazionale sotto una chiave regionale, mette l’Emilia Romagna al sesto posto, con 6.781 banconote sequestrate. Anche i dati che si rilevano sulle ecomafie non sono assolutamente consolanti. Da quanto emerge dalle statistiche delle Forze dell'Ordine, inserite nel Rapporto di Legambiente del 2011, l'Emilia Romagna, con 219 infrazioni, 53 sequestri e 331 persone denunciate, è undicesima nella classifica dell'illegalità nel ciclo del cemento, dodicesima per reati legati al ciclo dei rifiuti: 238 infrazioni, 300 persone denunciate, 101 sequestri giudiziari effettuati. Altra statistica molto negativa per la regione Emilia Romagna è quella dell'archeomafia. Nella classifica italiana si trova al 5° posto, l'8,7% del totale. Bologna è la prima fra le province emiliane con 52 infrazioni sul cemento e 55 sui rifiuti In Italia. In Regione vi è anche un consistente numero di beni confiscati alle mafie. Come si rileva dal sito http://www.benisequestraticonfiscati.it dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, i beni confiscati presenti nelle Province della Regione sono 109, più del doppio della Toscana (53), e sono così distribuiti: BOLOGNA 13 8 0 0 0 11 7 39 FERRARA 0 8 0 6 0 2 0 16 FORLI CESENA 0 20 0 8 0 0 0 28 MODENA 0 0 0 0 0 1 0 1 PARMA 0 6 0 0 0 0 0 6 PIACENZA 1 5 0 0 0 0 0 6 RAVENNA 0 8 0 0 0 0 0 8 RIMINI 0 0 2 0 0 2 1 5 Occorre tener presente, altresì, che la vicinanza della Repubblica di San Marino (si vedano i “Report sulla Mafia a San Marino 2011/2012” - www.antoninocaponnetto.it e stopmafia.blogspot.com), ha avuto un ruolo rilevante sugli interessi in Regione delle mafie. Infine non bisogna dimenticare, per la gravità del gesto simbolico, le minacce di stampo mafioso che sono pervenute al Prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, al Giudice del Tribunale di Modena Lucia Musti e al giornalista Giovanni Tizian. Di seguito si elencano alcune vicende più rilevanti che hanno interessato la regione Emilia Romagna: Novembre 2010, sono state eseguite undici ordinanze di custodia cautelare dalla Polizia di Stato che ha sgominato una banda, composta da fiancheggiatori della ex 'mafia' del Brenta, specializzata in assalti a laboratori orafi e furti con l'uso di esplosivi di casse continue di banche, uffici postali e ipermercati di Veneto, Friuli Venezia Giulia, Molise, Marche, Lombardia e Emilia Romagna; Novembre 2010, un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 47 indagati, tra esponenti di spicco di “cosa nostra” e amministratori, è stata eseguita dai Carabinieri del ROS tra Sicilia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia. I militari dell'Arma hanno anche sequestrato beni per circa 400 milioni di euro, comprendenti l'intero circuito economico di imprese, complessi commerciali, fabbricati e beni mobili dei sodalizi indagati. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, omicidio, estorsioni e rapine. Le indagini di Carabinieri del Ros hanno ricostruito le recenti dinamiche di cosa nostra etnea, documentandone gli interessi criminali e le infiltrazioni negli appalti pubblici, mediante una capillare rete collusiva nella pubblica amministrazione; Febbraio 2011, operazione “Eurot”, i Carabinieri hanno compiuto 17 ordini di custodia cautelare, nell’ambito di un’operazione contro un maxi traffico di indumenti usati che aveva la base operativa a Prato, e articolata in Campania, Toscana ed Emilia Romagna. L' affare era gestito proprio da uomini del clan della camorra “Birra-Iacomino”. L’attività investigativa ha permesso di individuare gli autori dell’omicidio di Ciro Cozzolino, ucciso perché aveva assunto il predominio nel commercio degli abiti usati nella zona di Montemurlo, ritagliandosi un ruolo autonomo e intralciando, di fatto, le attività commerciali dei clan camorristici Birra-Iacomino e Ascione-Suarino, attivi nella zona di Ercolano; Aprile 2011, operazione “Pizzo del diavolo”, la Polizia di Stato di Rovigo ha arrestato 16 persone di origine albanese e marocchina, responsabili di un vasto traffico di cocaina e hashish che, oltre in Veneto, interessava anche la Lombardia e l’Emilia Romagna; Giugno 2011, operazione "Ghibli", si è conclusa con la richiesta di conferma di undici condanne, già emesse in primo grado, nel giudizio d'appello a carico di presunti affiliati ai clan di 'ndrangheta del Crotonese. L'operazione "Ghibli" scattò la notte del 20 aprile 2009 tra la Calabria e l'Emilia Romagna per l'esecuzione di 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerosi sequestri per un valore di 30 milioni di euro, al culmine dell'inchiesta diretta a ricostruire la sanguinosa guerra fra gli “Arena” e i “Nicoscia”; Luglio 2011, operazione “Money”, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale di Catanzaro hanno arrestato 10 persone, ritenute partecipanti ad un’organizzazione criminale legata alla ‘ndrina “Mancuso” di Limbadi (VV), dedita al narcotraffico e al riciclaggio dei proventi illeciti. Le attività investigative hanno evidenziato che parte dei ricavi sono stati riciclati grazie alla mediazione di soggetti originari dell’Emilia Romagna e della Repubblica di San Marino, presso istituti di credito di quello Stato; Agosto 2011, operazione “Artù”, la Guardia di Finanza di Locri (RC), sotto la direzione della DDA di Reggio Calabria, ha bloccato una colossale operazione di riciclaggio di denaro, messa in atto attraverso l'intermediazione di esponenti di spicco della ‘ndrangheta reggina e di “cosa nostra” siciliana. Venti persone -tra cui alcune residenti in Emilia Romagna (2 a Bologna, 2 a Reggio Emilia, 2 a Modena) - sono state tratte in arresto in tutta Italia con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, alla truffa e alla falsificazione di titoli di credito; Settembre 2011, operazione “Staffa”, la DIA, con l’ausilio dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, ha arrestato 28 persone, indagate, a vario titolo, per associazione di stampo mafioso , rapina, sequestro di persona, porto abusivo di armi e riciclaggio. Inizialmente, le investigazioni sono state condotte nei riguardi di un sodalizio capeggiato da una figura di spicco della camorra napoletana e, in una seconda fase, sono state allargate ad un gruppo criminoso operante sul territorio nazionale, in Emilia Romagna e nella Repubblica di San Marino, specializzato nel reimpiegare/riciclare il denaro proveniente dalle illeceità di varie organizzazioni. In particolare, dopo che le indagini hanno consentito di individuare precise responsabilità in capo agli indagati e raccogliere numerosissimi riscontri investigativi in merito alla consumazione di ben 16 rapine perpetrate a Napoli, la DIA ha documentato il reimpiego di circa 5 milioni di euro, realizzato nella Repubblica di San Marino per conto di più gruppi di criminalità organizzata, due associazioni della camorra (Stolder e Vallefuoco) e di cosa nostra (famiglia dei Fidanzati); Settembre 2011, operazione “Apogeo”, sviluppata tra Campania, Toscana, Umbria, Emilia Romagna e Marche, i Carabinieri del ROS, coadiuvati dai militari del GICO della Guardia di Finanza, hanno disarticolato un’organizzazione criminale dedita a truffa aggravata, riciclaggio, bancarotta fraudolenta, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con l’aggravante di aver agevolato le attività del cartello dei casalesi. Nella fase finale dell’indagine è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 16 indagati e un sequestro preventivo dei beni, per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro; Novembre 2011, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno eseguito 30 arresti, perquisizioni e sequestri nelle regioni Calabria, Lombardia, Emilia Romagna, Sicilia, Puglia e Lazio nei confronti dei componenti di una ramificata organizzazione criminale riconducibile alla 'ndrangheta calabrese, responsabile dell'importazione di ingenti carichi di cocaina dal Sudamerica, approvvigionati direttamente dai cartelli colombiani produttori dello stupefacente. Il gruppo criminale introduceva la droga in Italia occultandola in container con merce legale, trasportati dal Sudamerica da navi mercantili per conto di ditte di import - export costituite "ad hoc". Nel corso dell'indagine, in pochi mesi, i militari del Nucleo Investigativo hanno intercettato due container inviati dall'organizzazione criminale, sequestrando 2.200 kg di cocaina presso i porti di Gioia Tauro e Livorno. Altri 400 kg erano stati sequestrati dalla Polizia colombiana a Bogotà; Dicembre 2011, operazione "Attaccabottone”, la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito, sul territorio della Regione Campania e Basilicata, un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti dei componenti di diverse ed articolate associazioni per delinquere operanti in Napoli e provincia, con ramificazioni nelle Marche, Emilia Romagna, Lombardia e Sicilia, dedite alla illecita produzione e commercializzazione di ingenti quantitativi di calzature, capi di abbigliamento ed accessori recanti noti marchi d'impresa contraffatti. Nelle operazioni, le Fiamme Gialle del capoluogo partenopeo hanno proceduto al sequestro di beni immobili, mobili registrati e polizze vita, per un valore complessivo stimato in circa 3.000.000 di euro; Marzo 2012, il GICO della Guardia di Finanza ha arrestato 23 persone in odore di ‘ndrangheta e sequestrato beni per 5 milioni di euro in Lombardia e Emilia Romagna; Gennaio 2012, i Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti, coadiuvati dai colleghi di diverse regioni italiane, hanno eseguito 63 ordini di custodia cautelare, di cui 48 in carcere, nell'ambito di un'operazione antidroga. Gli arresti sono stati eseguiti in sei regioni italiane, ed in particolare, in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Lazio ed Emilia Romagna; Gennaio 2012, il portone d'ingresso di una casa vinicola a Nicotera, nel vibonese, è stato dato alle fiamme da ignoti . L'azienda, che ha sede in Emilia Romagna, è amministrata da un imprenditore che opera nel settore dell'imbottigliamento delle acque minerali, rimasto vittima di intimidazioni nei mesi scorsi. In particolare, ad ottobre, sono stati sparati 14 colpi di pistola contro il portone della sua abitazione e contro il garage e poi, in un'altra occasione, altri 29 colpi contro i magazzini della società. Per quegli attentati, i carabinieri hanno arrestato due giovani ritenuti vicini alla cosca “Mancuso” di Limbadi, con l'accusa di tentata estorsione e danneggiamento. Crediamo utile segnalare, infine, la presenza di soggetti campani dediti al gioco delle tre carte in alcuni autogrill della regione. CRIMINALITA' MAFIOSA CALABRESE In Regione è acclarata la presenza di numerosi affiliati o contigui alle ‘ndrine calabresi. L’Emilia Romagna non è stata esente da fatti di sangue legati a faide tra clan. Emblematico è il caso dei cutresi. In sintesi: a partire dagli anni ’50 una folta comunità di Cutro scelse di trasferirsi in provincia di Reggio Emilia per lavorare e realizzarsi onestamente. La città emiliana ha dedicato ai lavoratori emigranti il Viale Città di Cutro, un riconoscimento a coloro i quali hanno arricchito economicamente e culturalmente la provincia. A Reggio Emilia, negli anni ‘80, venne confinato il boss di Cutro, Antonio Dragone. Nella vicina Brescello era soggiornante il concittadino Nicolino Grande Aracri, capo dell’omonima ‘ndrina. I due furono amici ed alleati sino alla fine degli anni ’90, fino allo scoppio della faida, che durò diversi anni, con diversi omicidi, alcuni perpetrati in provincia di Reggio Emilia. Il culmine si tocco la sera del 12 dicembre 1998, allorché quattro killers lanciarono una bomba a mano in un bar del centro storico di Reggio Emilia, notoriamente frequentato da calabresi. Nel locale, dove erano presenti anche molti ragazzini, fu sfiorata la strage e ci furono 10 persone ferite. Un rilevante contributo, per far luce sull’intera vicenda, è stato dato dal pentito Angelo Salvatore Cortese, all’epoca, braccio destro di Grande Aracri e reo confesso di alcuni omicidi. Nella faida ebbe un ruolo primario anche il noto Paolo Bellini di Reggio Emilia, inteso come la “primula nera”, militante di gruppi di estrema destra. L’espansionismo della ‘ndrangheta mira anche al capoluogo, come dimostra l’arresto, avvenuto nel 2010 a Bologna, di Nicola Acri, considerato il capo della ‘ndrina di Rossano Calabro. Le organizzazioni criminali calabresi operano prevalentemente nel riciclaggio di danaro, nella spendita di danaro contraffatto, nelle estorsioni, nell’usura, nella detenzione e traffico di armi, e nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti provenienti dal Sud America, da Paesi europei e dall’Australia. Nel campo degli stupefacenti la ‘ndrangheta ha stipulato alleanze con gruppi criminali allogeni. Come detto, un altro dato oggettivo emerso, soprattutto dai vari interventi effettuati dai Gruppi Interforze istituiti presso le Prefetture, sono i numerosi tentativi di infiltrazione della criminalità calabrese nel settore degli appalti pubblici. Uno degli aspetti più allarmanti e che, in alcune circostanze, è stato appurato anche il coinvolgimento di imprenditori locali. L’attenzione che è stata posta sul fenomeno dai vari interventi eseguiti dai Gruppi Interforze delle Prefetture dell’Emilia Romagna, probabilmente, costringerà i gruppi criminali calabresi a trovare nuovi espedienti, per rendere ancora più difficile le investigazioni volte alla ricerca delle società in odore di mafia. Sarà ancora più spasmodica la ricerca di prestanome, magari stranieri e di etnie “tranquille”, per celare, in maniera più efficace, la penetrazione nell’economia legale. In regione è stata riscontrata la presenza e l’operatività di numerose cosche, di cui si parlerà più avanti nel capitolo “Analisi territoriale per provincia”. Possiamo concludere affermando che la criminalità calabrese è quella che ha subito la trasformazione più rilevante, riuscendo a penetrare nel territorio della Regione in maniera più efficace, trasferendo e inserendo nella società i cosiddetti “colletti bianchi”. Concludiamo questo capitolo con la citazione all’ex Procuratore Distrettuale di Reggio Calabria, Dr. Giuseppe Pignatone, pubblicata su Il Sole 24 ore, del 23.08.2011: “Possiamo arrestare migliaia di affiliati ma l’Italia non si libererà della ‘ndrangheta se non cambiamo la società e la politica, e non solo in Calabria” . CRIMINALITA' MAFIOSA SICILIANA La mafia siciliana, nonostante abbia utilizzato, da tempo, la strategia del “mimetismo”, conferma la sua pericolosità nell’ambito della gestione d’impresa, prediligendo le attività dell’edilizia e del commercio. Forti sono gli interessi della criminalità siciliana negli appalti pubblici, nel riciclaggio e nel campo del traffico di sostanze stupefacenti. Non sono molti i casi dove sono emersi interessi di “cosa nostra” nella regione, e questo dimostra l’efficacia del “camaleontismo” raggiunta dall’organizzazione criminale, ma quei pochi rilevati, dimostrano l’assoluta rilevanza che riveste la mafia siciliana. Emblematici sono i casi che si sono verificati nel corso dell’anno 2011. La DIA ha individuato un’impresa, operante nella provincia di Ferrara e con sede legale a Palermo, collegata ad esponente delle famiglie mafiose di Partinico e San Giuseppe Jato. Nei confronti della società è stato emesso un provvedimento interdittivo antimafia. Nel mese di gennaio 2011, il G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Palermo, nell’ambito dell’Operazione “Golem I”, ha eseguito diversi provvedimenti di sequestro di beni, dal Tribunale di Trapani, con il fine di disarticolare il reticolo di fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro. Tra i beni sequestrati figurano anche un conto corrente bancario, due libretti postali e un appartamento di proprietà di un soggetto residente a Piacenza. Nel mese di febbraio, la Squadra Mobile di Ragusa, nell’ambito dell’Operazione “Rewind”, ha arrestato 39 persone facenti parte di tre organizzazioni criminali, dedite al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione , ha interessato anche l’Emilia Romagna, in particolare, le province di Parma e Reggio Emilia. Sempre nel mese di febbraio 2011, la Guardia di Finanza di Agrigento, ha proceduto al sequestro di beni mobili e immobili siti nelle province di Agrigento e Parma (fra cui sei imprese operanti nel campo della produzione del cemento, del movimento terra e del trasporto), appartenenti ad esponenti della famiglia Panepinto di Bivona (AG), ritenuti vicini a “cosa nostra”, condannati per associazione mafiosa e estorsione. CRIMINALITA' MAFIOSA CAMPANA Anche in questo caso, la presenza di persone affiliate o contigue alla criminalità organizzata campana è riconducibile, soprattutto, alla misura del soggiorno obbligato. I clan camorristici presenti in Regione si sono messi in evidenza in attività di traffico e smaltimento illecito di rifiuti, di estorsione e usura, di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, di riciclaggio di danaro di provenienza illecita, di assistenza e favoreggiamento alla latitanza di soggetti colpiti da provvedimenti restrittivi, di gestione delle scommesse e delle bische clandestine, di penetrazione nell’economia legale attraverso l’alienazione e/o costituzione di attività imprenditoriali edili o di costruzioni generali, con l’obiettivo di acquisire appalti pubblici. Un ruolo assai rilevante lo svolge il clan dei “casalesi”, in particolare, sotto il profilo di “imprenditoria criminale”. Il gruppo è dotato di importanti capacità tecnico-imprenditoriali, che lo facilita nelle aggiudicazioni degli appalti e nelle acquisizioni delle concessioni, non solo nell’area casertana, ma anche in territori extraregionali non storicamente condizionati dall’endemica presenza della criminalità camorristica, quali, appunto, quello dell’Emilia Romagna. La malavita campana è presente in molte zone della Regione ed elementi legati a Francesco Schiavone, alias ‘Sandokan’, il capo supremo dei “casalesi”, sono presenti a Bologna. Sintomatico della capacità pervasiva della criminalità organizzata campana sono le operazioni di seguito citate. Con l’operazione “Golden Goal 2”, i Carabinieri di Torre Annunziata (NA) hanno stroncato un giro di affari di milioni di euro nel settore delle scommesse sportive gestito dal clan “D’Alessandro - Di Martino”. Il raggio d’azione dell’organizzazione criminale aveva ramificazioni anche fuori dalla Campania, grazie allo stabile coinvolgimento di due soggetti operanti in una società concessionaria dello Stato per la raccolta e la gestione di scommesse. Inoltre è emerso il tentativo di espandere gli affari anche in Emilia Romagna tramite la gestione occulta di agenzie di scommesse. Uno di questi centri scommesse era stato aperto a Rimini. CRIMINALITA' MAFIOSA PUGLIESE La “sacra corona unita” e le organizzazioni criminali pugliesi non svolgono un ruolo di primissimo piano in Emilia Romagna. La loro presenza è legata, soprattutto, in modo indiretto, ad azioni criminali svolte in collaborazione con soggetti stranieri, più che altro, albanesi o dell’Est europeo. L’attività principale delle cosche pugliesi è il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Si è instaurata un’egemonia in alcune località turistiche emiliano-romagnole, soprattutto nella zona di Rimini. E’ stata riscontrata, altresì, sempre nel campo degli stupefacenti, la presenza della famiglia “Zonno” nella provincia di Modena. La presenza e gli interessi in Regione della SCU si rileva anche dall’indagine del settembre 2011, nel corso della quale i Carabinieri e le forze speciali della Polizia albanese, hanno catturato nove boss della “sacra corona unita” . Gli arresti sono scaturiti da un'indagine condotta dal Ros, iniziata nel 2007, sul clan Vitale di Mesagne (Brindisi), facente capo ad Antonio Vitale, ritenuto esponente di vertice della SCU brindisina e diretta emanazione del capo storico Pino Rogoli. Tutti gli arrestati, fra i quali Albino Prudentino - che il 1 ottobre avrebbe dovuto inaugurare un casinò a Valona - sono accusati di aver ricostituito la struttura di vertice della SCU fondata da Giuseppe Rogoli. Il gruppo aveva assunto un ruolo centrale nel traffico di cocaina, avvalendosi per gli approvvigionamenti di due autonomi canali in Piemonte e Calabria. La droga veniva poi distribuita con un'articolata rete di spaccio in Puglia ed Emilia Romagna. CRIMINALITA' ORGANIZZATA STRANIERA La criminalità straniera è in continua evoluzione e il suo radicamento nel tessuto sociale, economico e imprenditoriale dell’Emilia Romagna, è sempre più efficace e penetrante. Quasi sempre i capitali accumulati sono reinvestiti nei Paesi di provenienza, utilizzando il sistema del “money transfer”. L’aspetto che deve essere messo in evidenza è la capacità di operare in sinergia con soggetti provenienti da diverse etnie, ed anche con sodalizi criminali italiani, con il fine di ottimizzare i profitti illeciti. Questi veri e propri “patti” sono stati attuati, in prevalenza, per le attività criminali più articolate, quali il narcotraffico, la tratta di esseri umani, il favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, ed il riciclaggio di danaro di provenienza illecita. Rilevante il numero di reati associativi (50) commessi da organizzazioni straniere nel secondo semestre 2011. Non va assolutamente sottovalutato, altresì, l’impatto sui cittadini dell’aumento dei reati cosiddetti predatori, di cui, in molti casi, gli autori sono soggetti provenienti da paesi sia comunitari sia extracomunitari. Criminalità albanese La criminalità di origine albanese è presente in Emilia Romagna da diversi anni ed in maniera piuttosto ramificata. Le statistiche riportate nella relazione semestrale della DIA indicano percentuali, su scala nazionale, pari al 7,4% di cittadini albanesi segnalati per reati associativi nella Regione. I sodalizi criminali albanesi si contraddistinti nell’essere specializzati in ogni gamma di attività criminale, ed hanno palesato la tendenza a trasformarsi in autentiche associazioni di tipo mafioso. Anche i gruppi criminali albanesi si sono evidenziati per aver stipulato alleanze con organizzazioni italiane e straniere, soprattutto, nelle attività del narcotraffico e di tutti i reati ad esso collegato, del favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tratta degli esseri umani. Numerosi sono anche i reati contro il patrimonio e la persona commessi da cittadini albanesi. Criminalità nordafricana L’incidenza dei reati associativi commessi da cittadini nordafricani in Emilia Romagna è pari al circa 2% su scala nazionale (relazione della DIA, relativa al secondo semestre 2011). Sono diversi anni che gente proveniente dal Nord Africa si è insediata in vaste zone del territorio dell’Emilia Romagna. La criminalità nordafricana opera soprattutto nei settori del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, del favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani, furto e riciclaggio di autovetture a livello internazionale. Per quanto riguarda il narcotraffico, i sodalizi criminali sono organizzati in modo da mantenere costante il rapporto con connazionali residenti nei Paesi europei, al fine di favorire il transito delle sostanze stupefacenti provenienti dall’Africa, Anche nel caso della criminalità organizzata nordafricana sono stati riscontrati casi i collaborazione nelle attività illecite con gruppi appartenenti ad altre etnie, ed anche con quelli italiani. Non sono mancati conflitti, scaturiti anche con azioni violente, tra soggetti provenienti dalla stessa etnia, per il controllo del mercato dello spaccio di sostanze stupefacenti. Anche per i nordafricani vale quanto detto per gli albanesi riguardo i “reati predatori”. Criminalità nigeriana Le statistiche riportate nella relazione semestrale della DIA indicano percentuali, su scala nazionale, pari al 2,8% di cittadini nigeriani segnalati per reati associativi nella Regione. La criminalità organizzata nigeriana è specializzata soprattutto nel traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e nella tratta degli esseri umani. I nigeriani sono attivi anche nei settori dell’abusivismo commerciale ambulante e della vendita di merce contraffatta. Dalle indagini delle Forze di Polizia emerge, anche in questo caso, una sorta di collaborazione negli “affari sporchi”, con gruppi di altre nazionalità, compresa quella italiana. Criminalità cinese Negli ultimi anni sono aumentate le presenza nell’Emilia Romagna. La criminalità organizzata cinese, rispetto ad altre realtà, non è radicata in tutta la Regione. Opera, soprattutto, nel mercato della contraffazione, nel traffico di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, sfruttamento di manodopera clandestina, nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani, nell’evasione fiscale, nella gestione di bische clandestine, frequentate quasi esclusivamente da giocatori cinesi. Il numero delle imprese con titolari cinesi è lievitato negli ultimi tempi. Queste aziende vanno a sostituire soprattutto quelle gestite da italiani. Nella maggior parte dei casi si tratta di piccole imprese artigiane che operano nell’indotto del tessile. Queste società, per mantenere basso il loro costo di produzione, si avvalgono di manodopera a nero, composta da connazionali immigrati clandestinamente. Inoltre, queste aziende, molto spesso, si dedicano alla produzione di merce contraffatta o comunque non conforme alle normative europee, la cui realizzazione non avviene esclusivamente in Italia, ma viene anche importata dalla Cina e poi messa in commercio nella miriade di negozi gestiti da cittadini cinesi. Va ricordato, altresì, che la maggioranza delle attività commerciali cinesi, sono condotte violando sistematicamente le normative tributarie, previdenziali e quelle sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. I prodotti con marchi contraffatti sono immessi nel mercato della regione, in particolar modo, nei centri più importanti e, nel periodo estivo, sul litorale adriatico, mediante l’utilizzo anche di venditori di altre etnie (senegalesi, nordafricani, bangladesi, pakistani, indiani e nigeriani). Tutto ciò favorisce, inevitabilmente, l’interesse dei gruppi criminali cinesi, i quali operano anche in maniera cruenta tra loro, con lo scopo di accaparrarsi il controllo del territorio. Va anche detto che stanno aumentando le rapine, commesse da gruppi di giovani cinesi, ai danni di imprenditori connazionali. Criminalità centroamericana/sudamericana L’Emilia Romagna è al quarto posto dopo Lombardia, Calabria e Liguria per la presenza di cittadini centroamericani/sudamericani segnalati per reati associativi nella Regione, con un 10,4% su scala nazionale. La Regione, da anni , è divenuta una meta di molti immigrati provenienti da paesi dell’America Latina. Accanto all’interesse per il mercato criminale degli stupefacenti, è rilevante anche il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’attività operativa di un gruppo di brasiliani è stata messa in luce dall’inchiesta denominata “Babado”, condotta, nel mese di ottobre 2011, dalla Polizia di Stato di Reggio Emilia e dall’Ufficio di Polizia di Frontiera Aerea dell’Aeroporto di Forlì. Nel corso dell’operazione è stata arrestata una cittadina brasiliana, ritenuta responsabile di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. La donna faceva giungere giovani ragazze dal Brasile attraverso la frontiera aerea di Forlì, da dove, mediante falsi visti d’ingresso, le distribuiva nei vari locali notturni della Regione. In questi ultimi anni si sta assistendo ad una vera e propria evoluzione dei comportamenti di questi migranti. Se prima non erano soliti farsi notare per attività di carattere illegale, ora si assiste ad un mutamento che vede, sempre più persone, originarie di quei Paesi, coinvolte in reati che possono andare da quelli meramente predatori sino ad arrivare a quelli a carattere associativo. La criminalità organizzata centroamericana/sudamericana collabora fattivamente anche con altri sodalizi stranieri e italiani, soprattutto, nella gestione del narcotraffico proveniente dall’America Latina. In merito, nel mese di marzo 2011, con l’operazione “Los Ceibos”, la Squadra Mobile di Bologna e i Carabinieri di Milano, arrestarono 4 persone, di origine sudamericana (ecuadoriani, colombiani e peruviani), altre 4 non furono rintracciate, per traffico di sostanze stupefacenti. L’organizzazione, oltre a rifornire di sostanze stupefacenti anche alcuni gruppi criminali autoctoni (tra queste la famiglia Barbaro di Platì), operava in Italia e in Europa. L’area territoriale maggiormente interessata dal traffico di stupefacenti posto in essere da sodalizi sudamericani corrisponde alle regioni Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna, come emerso dall’operazione denominata “Shut up”, conclusasi a Milano con l’esecuzione, da parte della Guardia di Finanza, di un provvedimento cautelare nei confronti di 41 soggetti, tra cui italiani e colombiani, ritenuti responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti tra Colombia e Italia, falsificazione di documenti, corruzione, riciclaggio, ricettazione, trasferimento fraudolento di valori, truffa, detenzione di armi e munizioni. Criminalità rumena In Emilia Romagna sono stati segnalati l’1,8% cittadini romeni reati associativi su scala nazionale. La loro presenza si è rafforzata, inevitabilmente, con l’entrata del Paese nell’Unione Europea. Le organizzazioni criminali rumene sono molto attive nel narcotraffico e nello spaccio di sostanze stupefacenti, nel favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta degli esseri umani. I gruppi criminali specializzati nel favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, costringono giovani donne provenienti dai paesi dell’est europeo - che giungono in Italia con la promessa di una vita migliore - a prostituirsi, subendo violenze e minacce, spesso rivolte anche ai propri familiari. Per quanto riguarda la tratta degli esseri umani, questi gruppi sono molto attivi nel business dei mendicanti disabili. Nei centri cittadini, infatti, spesso si notano persone che, esibendo le loro gravissime menomazioni, chiedono l’elemosina. Sono costretti a stare sui marciapiedi dalla mattina alla sera, in estate e inverno. Poiché, la maggior parte di questi, non riescono neanche a muoversi, nei loro pressi, solitamente, stazionano anche i loro “guardiani”. E' un evidente caso di sfruttamento. Non c'è dubbio che dietro tutto questo possa esserci un racket gestito da un’organizzazione criminale, un sistema questo che però, purtroppo, passa inosservato. Le organizzazioni che sfruttano gli handicappati li precettano nei paesi d'origine per portarli in Italia dove versano il 50% a chi li inserisce nei punti strategici delle città. I sodalizi rumeni sono specializzati anche nello sfruttamento dei minori che, spesso sono prelevati direttamente dagli orfanotrofi rumeni e messi a “lavorare” nel cosiddetto “affare dei furti nei supermercati". La merce rubata, su commissione, viene mandata in Romania o rivenduta a commercianti conniventi. Gruppi più ristretti si dedicano alla commissione di reati predatori, in particolare, rapine in ville isolate, facendo molto spesso uso della violenza, furti, sia in appartamenti sia in esercizi pubblici. Si sono specializzati, anche, nelle truffe telematiche, mediante la clonazione di carte bancomat e di credito e nel furto di metalli di valore. Criminalità bulgara Negli ultimi anni si assistendo ad un rafforzamento della presenza della comunità Bulgara nel territorio della Regione. Con l’aumento delle presenze, inevitabilmente, sono apparse le prime avvisaglie di fenomenologie di reati riconducibili a soggetti bulgari. Si sono, soprattutto, evidenziati perché inseriti in organizzazioni criminali multietniche, dedite al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta degli esseri umani. Come i soggetti di origine rumena, anche i bulgari costituiscono gruppi in qualche caso anche con soggetti provenienti da altri paesi dell’est europeo, composti da un numero esiguo di persone, specializzati in rapine in villa, in furti in appartamenti e in esercizi pubblici, nella clonazione di carte bancomat e di credito e nel furto di metalli di valore. Criminalità ex URSS La presenza di persone provenienti dall’ex URSS è abbastanza consolidata, da anni, sul litorale adriatico. In Emilia Romagna si sono messi in evidenza, soprattutto, soggetti di origini moldave, costituiti in piccoli gruppi, molto attivi nei reati a carattere predatorio e nelle estorsioni ai danni di alcuni loro connazionali. Pur non essendo stata accertata la presenza di organizzazioni criminali vere e proprie, non si può escludere che queste abbiano fatto investimenti nella regione, soprattutto, considerata anche la favorevole vicinanza della Repubblica di San Marino . Altri fenomeni criminali stranieri In Regione sono venuti alla ribalta fatti commessi da persone appartenenti ad altre etnie. Tra queste , occorre fare un inciso sulle seguenti. La comunità senegalese è, soprattutto, attiva nella vendita della merce contraffatta che avviene, in prevalenza, nei centri urbani che attirano il turismo per quasi tutto il periodo dell’anno, in particolar modo a Bologna, e nei periodi estivi sul litorale adriatico. Non sono stati riscontrati gruppi composti da soggetti provenienti dal Senegal, però, non si può escludere , così come è avvenuto in Liguria, che giovani senegalesi, meno propensi alle fatiche dell’attività dell’ambulantato, possano entrar a far parte di organizzazioni criminali, svolgendo, incarichi di controllo del territorio nel campo dello sfruttamento della prostituzione , di corrieri nel narcotraffico e per la vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti. I filippini sono molto attivi in Emilia-Romagna. Lo “shaboo”, la droga devastante che proviene dalle Filippine, è introdotto in Italia, solitamente, dallo Stato del sud-est asiatico attraverso l’Austria. In tali attività delittuose i filippini hanno collaborato con cittadini italiani. La capacità di gestire settori illeciti diversificati conferma l’evoluzione dei sodalizi filippini, con crescente, anche se non ancora allarmante, interazione criminale con il Paese ospitante. INFILTRAZIONI MAFIOSE NEGLI APPALTI PUBBLICI Le organizzazioni mafiose, come oramai le cronache quotidiane ci raccontano, hanno esteso i loro tentacoli su tutto il territorio nazionale e oltre. In Emilia Romagna, purtroppo, sono suonati i campanelli di allarme. Anche le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia confermano il forte interesse e la presenza della criminalità organizzata nella Regione. Le mafie diventano una minaccia per la libera economia quando riescono a trasformare i loro guadagni criminali in soldi puliti. Il problema che si pone oggi è riuscire a contrastare le preoccupanti acquisizioni immobiliari e di esercizi pubblici, nonché le frequenti sofisticazioni delle gare d'appalto a causa delle organizzazioni criminali che tendono a propagarsi nell’economia legale. Le infiltrazioni mafiose presenti negli appalti pubblici, ormai, sono un dato di fatto. La presenza di numerose stazioni appaltanti, la parcellizzazione dei contratti e il ricorso eccessivo al subappalto, rende difficile, e qualche volta quasi impossibile, un controllo efficace anche da parte delle stesse Forze dell’Ordine. Vi è poi il problema del “massimo ribasso”. Cosa produce: un’alta percentuale degli appalti sono vinti da imprese che provengono dal sud Italia. Naturalmente, queste società non sono tutte infiltrate dalla criminalità organizzata. Occorre tener presente però che l’ “impresa mafia spa” riesce ad accaparrarsi molti degli appalti proprio con il sistema del massimo ribasso, presentando offerte inavvicinabili per le altre imprese. La “mafia spa”, oltretutto, crea un sistema welfare (assunzione di lavoratori provenienti dalle terre di origine), un consenso nelle regioni di provenienza e un controllo del territorio nelle altre. Molti amministratori sono convinti che con questo sistema si facciano risparmiare i cittadini, dimenticandosi però altre questioni importanti. Oltre a sottolineare che così facendo si rafforzano le associazioni mafiose, si devono tener presente queste tre cose: gli imprenditori onesti non potranno mai fare ribassi eccessivi, quindi, molti di questi saranno costretti a chiudere; nei cantieri dove lavorano le “imprese infiltrate” non sono mai rispettate le norme della sicurezza nei luoghi di lavoro; nella maggior parte dei casi sono utilizzati materiali scadenti e quindi le costruzioni sono a rischio crollo. Non c’è dubbio, quindi, che il sistema degli appalti pubblici di lavori, servizi e forniture, necessità di essere riformato, verso la maggiore trasparenza nelle procedure, oltre che verso il potenziamento ed efficacia dei controlli e delle verifiche. In mancanza di ciò è necessario e importante che ognuno di noi si impegni per rendere più facile il lavoro di coloro che, quotidianamente, cercano di contrastare tali infiltrazioni. Un nuovo impulso al sistema di monitoraggio lo hanno dato le innovazioni dei cosiddetti “pacchetti sicurezza” e gli indirizzi emanati a tutte le Prefetture dall’ex Ministro dell’Interno, Roberto Maroni. La possibilità di estendere i controlli a tutti gli appalti pubblici (l’opera di monitoraggio della DIA e gli accessi ai cantieri proposti ai Gruppi Interforze e disposti dai Prefetti potevano essere fatti per le grandi opere), alle cave e torbiere, l’imput di creare una Banca Dati dove inserire tutte le società colpite da provvedimenti interdittivi antimafia, la tracciabilità dei flussi finanziari, sono un piccolo passo avanti per contrastare le infiltrazioni in questo settore. L’aspetto positivo che ha contraddistinto l’Emilia Romagna rispetto alle altre Regioni è l’acquisita consapevolezza della gravità del fenomeno. La sottoscrizione dei protocolli d’intesa per la prevenzione dei tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata e per una maggiore legalità nel settore degli appalti e concessioni di lavori pubblici, avvenuta nelle città emiliane e romagnole è la dimostrazione pratica della voglia di combattere e affrontare , con tutti gli strumenti previsti dalla normative vigenti, questa grave questione. Assolutamente rilevante è anche la costituzione della stazione unica appaltante costituita in provincia di Bologna. Numerose sono ad esempio le interdittive antimafia adottate dal Prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, nei confronti di imprese per la sussistenza del pericolo del condizionamento e dell’infiltrazione mafiosa. Emblematico e di assoluta rilevanza è il provvedimento emesso dopo l’accesso ispettivo ai cantieri ove erano in corso i lavori di realizzazione del 3° stralcio della tangenziale di Novellara (RE). Nell’occasione furono adottate tre informative interdittive antimafia tipiche nei confronti di altrettante società impegnate nella realizzazione dell’opera. L’attività di monitoraggio di imprese affidatarie di lavori pubblici in Reggio Emilia era stata originata dalla Centro Operativo DIA di Firenze, nell'ambito dell'attività. Gli accertamenti permisero di verificare che una società con sede a Boretto e guidata dai componenti di una famiglia del luogo, era stata vittima di reato nell’ambito dell’indagine denominata “Caronte”, svolta dalla Compagnia Carabinieri di Cefalù (PA). La società era stata costretta, mediante l’intimidazione da parte di “cosa nostra”, a concedere i lavori di trasporto materiali e movimento terra per la gestione e la spartizione dei lavori edili a Parma a imprese imposte dall’organizzazione criminale, così come prevedeva, tra l’altro, un accordo stipulato tra le cosche siciliane e quelle calabresi. Altro elemento significativo emerso era la presenza in cantiere di un cutrese residente a Reggio Emilia, agli arresti domiciliari per il reato di usura, dipendente di una società calabrese con sede a Roccabianca (PR), società che aveva acquisito dall’impresa emiliana dei lavori in subappalto. La suddetta società così come un consorzio con sede a Soragna (PR), altra ditta in subappalto, sono società della famiglia Mattace di Cutro (KR), famiglia nella quale alcuni membri, secondo gli investigatori, sarebbero affiliati di rilievo alla cosca Grande Aracri. Oltretutto, dall’inchiesta è emerso che taluni membri della famiglia emiliana avevano frequentato anche elementi di spicco della criminalità organizzata. Una volta acquisiti tutti i riscontri oggettivi, il Prefetto di Reggio ha emesso l’informazione prevista dall’art 10 del DPR 252/1998, avendo riscontrato oggettivi elementi per ritenere sussistente il pericolo di infiltrazioni mafiose tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’attività della impresa emiliana. Lo stesso provvedimento è stato preso dal Prefetto di Parma nei confronti delle suddette ditte, entrambi con sede legale in quella provincia. Un aspetto della vicenda che deve necessariamente essere tenuto in considerazione è la collaborazione consolidata tra elementi collegati alla criminalità calabrese e siciliana con imprenditori del luogo, che a vittime si sono trasformate in soci in affari. L’opera di prevenzione contro le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici sul territorio della Regione, provocherà, inevitabilmente, l’attivazione di nuovi espedienti da parte di questi sodalizi come, ad esempio, il probabile utilizzo di “prestanome” stranieri provenienti da Paesi considerati non a rischio criminalità, la migrazione delle ditte in altre regioni, lo spostamento degli interessi dal pubblico al privato. RAPPORTI TRA LE VARIE MAFIE L’Emilia Romagna essendo una terra che non ha dato origine a forme mafiose è un luogo in cui vivono insieme varie forme di criminalità mafiosa ed organizzata. In linea di massima, analizzando anche i fatti criminosi che si sono verificati nelle varie province, le associazioni di tipo mafioso si sono suddivise il territorio della regione. La raggiunta pax mafiosa tra i diversi gruppi criminali, diretta a un’equa spartizione del territorio e degli affari, è stata sottolineata, durante l’apertura del corrente anno giudiziario, dal Procuratore Generale di Bologna, Emilio Ledonne. La regola principale di convivenza, quindi, è quella del non disturbarsi a vicenda ed, anzi, in alcuni casi, di fare affari insieme. RAPPORTI TRA MAFIE E MONDO DELLA POLITICA Nella Regione tendenzialmente non sono state rilevate ingerenze consistenti da parte delle associazioni mafiose nei confronti della classe politica locale. Occorre, però, tener presente che il modus operandi delle mafie, soprattutto, ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra, prevede “statutariamente” lo stretto legame con la classe politica, ad ogni livello. Merita di essere seguito con attenzione quanto avvenuto nel comune di Serramazzoni in provincia di Modena. Un aspetto particolare è quello che contraddistingue la provincia di Reggio Emilia. In questo territorio, come detto, sin dagli anni ’80, si è insediata una cospicua comunità cutrese e sono così numerosi i candidati a sindaco di Cutro vengono in Emilia per curare la loro campagna elettorale. Il compito primario dei partiti dell’Emilia Romagna è quello di vigilare attentamente, per evitare ogni possibile ingerenza. ANALISI TERRITORIALE PER PROVINCIA PROVINCIA DI BOLOGNA Non è affatto consolante la posizione in classifica ottenuta dalla classifica stilata da Il Sole 24 Ore, in collaborazione con l'Associazione nazionale funzionari di Polizia. Il capoluogo emiliano, infatti è terza in Italia per i reati denunciati nel primo semestre 2010, superata solo da Milano e Torino. Dalla stessa analisi si rileva che la provincia di Bologna, appare tra le più penalizzate, dietro Napoli, per i reati che colpiscono le imprese, come l'usura, il riciclaggio, la contraffazione, i furti di veicoli con merce, le truffe e le frodi informatiche, le estorsioni, i danneggiamenti seguiti da incendi. La provincia di Bologna guadagna invece il primo posto assoluto per quanto riguarda i furti in esercizi commerciali . Lo studio conferma come la criminalità colpisca più duramente nelle aree densamente popolate o con un'alta concentrazione di attività economiche e infrastrutture. Altra classifica affatto lusinghiera è quella sulla infiltrazione mafiosa al nord, stilata dal procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso: 1) Milano.2) Roma.3) Bologna.4) Torino.5) Genova e Firenze.Anche in questo caso, il capoluogo emiliano è sul terzo gradino del podio. Queste performance negative vengono confermate anche dai dati forniti dalla Prefettura di Bologna e dalle Forze di Polizia. Si parla di impennata dei furti in casa, delle rapine nei supermercati, dei scippi e dei reati predatori in generale, con un sensibile, ma preoccupante, aumento delle estorsioni (39 contro 37 del 2010). La presenza delle organizzazioni mafiose nella provincia di Bologna è rilevante. E’ assolutamente importante la presenza dei “casalesi” , che mantengono l’egemonia del territorio, con elementi legati direttamente a Francesco Schiavone, alias ‘Sandokan’. Sono presenti anche elementi della camorra affiliati al clan Puca di Sant'Antimo, comune dell'area a nord di Napoli.. Anche la ‘ndrangheta ha messo le mani nel capoluogo. E’ stata rilevata la presenza della cosca Grande Aracri di Cutro e anche elementi riconducibili alle ‘ndrine dei Strangio e Nirta di San Luca (RC), dei Morfò - Acri di Rossano Calabro, dei Barbaro di Platì, dei Bellocco di Rosarno, dei Gallo di Gioia Tauro (RC), dei Mancuso di Limbadi (VV), dei Muto, dei Chirillo, dei Vrenna -Ciampà- Bonaventura, e dei Farao Marincola di Cirò (KR), dei Crea di Rizziconi. Sono state riscontrate presenze di elementi della sacra corona unita e della famiglia mafiosa palermitane di San Lorenzo. Nel territorio bolognese, oltretutto, nel periodo tra il 2010 e il 2011 sono stati rintracciati e arrestati tre latitanti: Nicola Acri (‘ndrangheta di Rossano), Giorgio Perfetto (narcotrafficante campano) e Carmine Balzano (affiliato alla camorra). Nel capoluogo persistono situazioni di degrado e criticità in alcune aree della città, situazioni che le Forze di Polizia hanno cercato di tamponare con presidi fissi e mobili nelle zone universitaria e della stazione, nel quartiere Navile Le inchieste degli ultimi anni hanno evidenziato la stabile attività di controllo esercitata da criminali nordafricani sulle aree nelle quali si svolge lo spaccio delle sostanze stupefacenti. In molti casi il dominio sul territorio avviene con atti e metodi intimidatori e violenti. Un altro fenomeno da non è da sottovalutare è la presenza in città delle “baby gang”, anche multietniche, che compiono, sempre più spesso, atti i bullismo, rapine, danneggiamenti. Tra queste si segnala "Bolognina warriors", la baby gang alla quale gli investigatori della Squadra Mobile di Bologna attribuiscono almeno dieci episodi di violenza gratuita contro anziani, donne, disabili e coetanei. Teppisti senza scrupoli che per le loro azioni scelgono sempre persone apparentemente deboli e indifese. In questo ambito è utile segnalare quanto scritto dal giudice nella motivazione dei provvedimenti emessi a carico di due ragazze della “banda”. Il magistrato mette in evidenza, infatti, la "propensione a delinquere" e " pericolosità sociale", dei giovani, precisando che se la permanenza in comunità non dovesse essere sufficiente, per loro si aprirebbero le porte dell'istituto minorile. Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo: Settembre 2010, operazione “Hermes”, la Squadra Mobile di Trieste ha arrestato 28 persone per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. L’attività investigativa, avviata a seguito dell’arresto di un corriere lituano trovato in possesso di 2 kg di eroina diretto a Napoli, ha colpito un’organizzazione criminale di estrazione nigeriana attiva nella provincia di Trieste ed in quelle di Venezia, Milano, Bolzano, Bologna, Varese, Verona, Reggio Emilia, Parma, Verona, Messina, Padova e Roma, nel traffico di eroina importata dall’Afghanistan attraverso la rotta balcanica e di cocaina dal Sudamerica. Sono stati sequestrati 17 kg tra cocaina ed eroina; Dicembre 2010, sei persone sono state fermate in Emilia-Romagna nell'ambito dell'operazione che ha colpito l'organizzazione criminale che faceva capo alle cosche “Muto” e “Chirillo” della 'ndrangheta con base operativa a Cetraro (Cosenza). A Bologna, in particolare, gli investigatori, anche con il coordinamento della Dda del capoluogo emiliano, hanno individuato persone che avrebbero fornito supporto logistico, con possibilità di stoccaggio della merce e ospitalità dei complici, nell'ambito del traffico di cocaina. Sono stati sequestrati tre pizzerie e un negozio riconducibili ai fermati. L’operazione ha coinvolto anche le città di Piacenza, nel Ferrara e Ravenna; Gennaio 2011, operazione “Golden Jail” della Questura di Bologna, nel corso della quale sono state arrestate 25 persone per associazione per delinquere finalizzata alla fittizia intestazione di beni per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali. Tra le persone raggiunte dai provvedimenti restrittivi anche due calabresi affiliati alla ‘ndrina “Mancuso” di Limbadi (VV), già raggiunti da misura cautelare nell’ambito del’ Operazione “Decollo Ter” (traffico illecito di sostanze stupefacenti) dei R.O.S. dei Carabinieri. E’ stato eseguito anche il sequestro penale di beni mobili e immobili; Gennaio 2011, sono state incendiate due auto di servizio di Unindustria Bologna. I veicoli erano parcheggiati all'interno del cortile, chiuso con un cancello, che circonda la sede; Gennaio 2011, i Carabinieri di Reggio Emilia hanno smantellato un traffico internazionale di sostanze stupefacenti, in particolare hashish. Coordinata dalla DDA di Bologna, l'operazione è stata finalizzata alla cattura di 18 persone, la maggior parte delle quali di nazionalità marocchina, con il sequestro di 10 chilogrammi di stupefacenti. L’associazione criminale faceva giungere in Italia ingenti partite di hashish dal Marocco e di cocaina dall'Olanda, utilizzando automezzi pesanti con doppifondi nelle carrozzerie. La principale cellula operativa del sodalizio operava a Bologna, mentre la base logistica era a Milano. Gennaio 2011, i Carabinieri hanno denunciato quattro persone - tre nigeriani ed un romeno, che svolgevano l'attività di parcheggiatori abusivi. Gli stessi, con insistenza e determinazione, in maniera a volte ossessiva e minacciosa, fronteggiavano i visitatori dell'Ospedale Maggiore di Bologna in cerca di posto nel parcheggio a pagamento antistante l'ospedale, chiedendo soldi. Se non ricevevano qualche moneta, talvolta reagivano con sputi e calci contro le vetture; Gennaio 2011, operazione "Hydra", la Polizia di Stato di Crotone ha dato esecuzione al decreto di fermo di indiziato di delitto, nei confronti di alcuni pregiudicati, appartenenti cosca calabrese dei “Vrenna - Ciampà-Bonaventura”. Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, armi, estorsione, atti intimidatori e danneggiamenti nei confronti di imprenditori e familiari di collaboratori di giustizia, nonché traffico di stupefacenti. Nel corso dell'attività investigativa sono stati sequestrati diversi chilogrammi di sostanze stupefacenti e sono state individuate le rotte del traffico tra Crotone, Bologna e Reggio Calabria; Gennaio 2011, Operazione “Hulk”, il Commissariato di P.S. di Mirandola (BO) ha arrestato cinque persone originarie del Marocco, facenti parte di un’organizzazione criminale dedita al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare di cocaina, nel nord est della provincia di Modena; Febbraio 2011, i Carabinieri e la Guardia della Finanza di Caserta, hanno sottoposto a sequestro preventivo i beni mobili e immobili - tra cui un conto corrente acceso in una banca di Bologna - intestati ad un prestanome di Casal di Principe (CE) e ritenuti riconducibili alla fazione Bidognetti del clan dei “casalesi”. Febbraio 2011, violenta rapina in una villa di Zola Predosa, nel Bolognese. Un imprenditore edile bolognese è stato aggredito da quattro banditi armati di tre pistole e un fucile, che lo hanno ferito a un piede con un colpo sparato con una arma ad aria compressa e hanno anche immobilizzato le due figlie, prima di fuggire con denaro, gioielli e armi. I rapinatori erano tutti italiani: tre parlavano con accento napoletano e uno sembrava pugliese; Febbraio 2011, operazione "Uni Land", il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bologna, nell'ambito di indagine di contrasto al "market abuse" (reati di insider trading, manipolazione del mercato, aggiotaggio, ed altro), hanno eseguito 3 misure cautelari personali, diverse perquisizioni, il sequestro preventivo di pacchetti azionari di maggioranza di due società, una con sede a Imola, quotate nella Borsa di Milano per un valore complessivo di oltre 109 milioni di Euro; Febbraio 2011, i Carabinieri di Granarolo dell’Emilia (BO) hanno arrestato due bulgari, perché sorpresi a manomettere uno sportello bancomat con uno “skimmer” per la clonazione di carte di credito e bancomat; Febbraio 2011, i Carabinieri di Bologna hanno arrestato cinque persone, 3 italiani e due romeni, e hanno sequestrato di 2,2 chilogrammi di cocaina e di 4 mila euro in contanti; Febbraio 2011, la Polizia di Stato di Bologna ha arrestato sei rumeni per una serie di furti commessi ai danni di esercizi pubblici della provincia; Marzo 2011, la Polizia di Bologna ha tratto in arresto cinque rumeni per una serie di furti alle casse automatiche dei caselli autostradali; Marzo 2011, quattro cinesi hanno assaltato un bar situato in periferia di Bologna, di proprietà di un cittadino cinese residente a Castel Maggiore. A volto scoperto e armati di coltello hanno minacciato una dipendente che in quel momento stava chiudendo per farsi dare le chiavi delle slot machine. Dopo averla rinchiusa in uno sgabuzzino si sono recati nella sua abitazione dove dormivano una 39enne cinese con il proprio figlio 15enne, entrambi immobilizzati con fascette di plastica da elettricista. Prese le chiavi sono poi tornati al bar dove hanno prelevato circa 700 euro dalla cassa e il contenuto dei videopoker; Marzo 2011, operazione "Los Ceibos", le Squadre Mobili delle Questure di Bologna e Piacenza, assieme al reparto operativo dei Carabinieri di Milano, a conclusione di un'indagine diretta dalle Dda di Bologna e Milano, hanno sgominato un'organizzazione di narcotrafficanti sudamericani, operante fra il nord Italia e l'Ecuador. Gli investigatori, che sono riusciti a infiltrarsi nel gruppo criminale attraverso agenti sotto copertura, hanno allo stato arrestato 4 persone e sequestrato, nel corso dell'operazione, oltre 70 kg di cocaina, di cui 40 presso il porto di Genova Voltri. Gli altri 30 kg, sequestrati in un porto tedesco, erano destinati alla città di S. Pietroburgo; Marzo 2011, Operazione “Non Plus Ultra”, la Polizia di Stato di Bologna, ha arrestato 31 persone, in gran parte albanesi, oltre che italiani e romeni, facenti parte di un’organizzazione criminale di narcotrafficanti albanesi; Marzo 2011, la Squadra Mobile del capoluogo emiliano ha arrestato un calabrese di San Calogero (Vibo Valentia), già coinvolto in una vasta operazione contro un traffico internazionale di droga e questa volta trovato in possesso di oltre due chili e mezzo di cocaina. L’’uomo gestiva un bar alle porte di Bologna ma, secondo la polizia, la sua principale attività era spacciare grosse partite di cocaina, nell'ordine di mezzo chilo alla volta; Aprile 2011, operazione “Broker”, la Polizia di Stato di Bologna ha eseguito 15 persone arresti (albanesi e italiani), ritenuti responsabili di appartenere a due distinte organizzazioni criminali, con ramificazioni anche in altre Regioni, dedite al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina importata dal Belgio e dall’Olanda. Nell’ambito della stessa operazione di polizia, sono stati eseguiti provvedimenti cautelari in carcere anche nei confronti di alcuni pregiudicati italiani, due dei quali affiliati alla ‘ndrina calabrese dei “Farao Marincola” di Cirò (KR). Il gruppo costituito dagli italiani operava, oltre che nel settore del narcotraffico nella Regione (Bologna, Modena e Rimini), anche nella spendita di banconote contraffate (ripulite attraverso il riutilizzo all’interno degli esercizi commerciali di proprietà di affiliati); Aprile 2011, sei sequestri, tra società , beni immobili e mobili per un valore di milioni di euro, intestati a prestanome incensurati ma riconducibili a due esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese, legati alla cosca “Mancuso”, un provvedimento cautelare notificato in carcere, 17 decreti di perquisizioni e 25 indagati per trasferimento fraudolento di valori: questi i numeri dell'indagine della Squadra Mobile di Bologna coordinata dalla locale DDA. La struttura criminale, secondo gli investigatori, era finalizzata ad ottenere il dominio del mercato immobiliare bolognese ed era diretta da Francesco Ventrici, 38 anni (a suo carico è stata eseguita, in carcere, la misura cautelare) e Vincenzo Barbieri ucciso il dodici marzo scorso a San Calogero (Vibo Valentia) in un agguato dalle caratteristiche, ritengono gli investigatori, tipicamente mafiose. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati vari beni riconducibili distintamente ai due principali indagati il cui valore complessivo sarebbe compreso, secondo una prima stima, tra gli otto e i dieci milioni di euro. Nel dettaglio ecco i sequestri eseguiti: una villa di pregio a Bentivoglio (Bologna) in località San Marino; un terreno con annesso un immobile di pregio in costruzione a Castagnolo Minore sempre a Bentivoglio; una società a San Lazzaro di Savena operante nel settore immobiliare; una società proprietaria di un hotel a quattro stelle (del valore di circa 6.5milioni di euro) a Granarolo dell'Emilia (Bologna); una auto modello Porsche Cayenne; le quote societarie di un'azienda di abbigliamento. Eseguite anche 17 perquisizioni a carico di alcuni indagati tra Modena, Mantova, Bologna e Vibo Valentia. Lo scopo della compagine delinquenziale era, secondo la tesi accusatoria, trarre profitti economici eludendo le disposizione di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, attribuendo fittiziamente ad altri soggetti, che consapevolmente la accettavano, la titolarità di società, attività economiche, auto nonché immobili. Nel successivo mese di Luglio 2011, gli inquirenti hanno appurato che Vincenzo Barbieri aveva numerosi conti correnti nominativi presso il Credito sammarinese. Barbieri, inoltre, avrebbe avuto contatti personali con Valter Vendemini, ex direttore generale dell'istituto di credito della Repubblica del Titano; Aprile 2011, temevano di essere stati presi di mira dalla mafia cinese i titolari di un ingrosso di abbigliamento alla periferia di Bologna gestito da due coniugi cinesi. Nel novembre 2010, nel negozio aveva fatto irruzione un commando di otto connazionali armati di una pistola e un machete: avevano picchiato e ferito l'uomo (che finì all'ospedale con tagli alle mani e una lesione a un rene), immobilizzato e sequestrato le due figlie minori, per poi fuggire con un bottino di 5.000 euro. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bologna, in collaborazione con i colleghi di Prato, a quasi sei mesi di distanza dall'assalto, hanno catturato quattro componenti della banda, tutti cinesi, uno era stato bloccato subito dopo la rapina grazie all'intervento di due romeni di passaggio, che lo avevano visto fuggire. All'uomo era stato sequestrato il machete ancora sporco di sangue; Maggio 2011, operazione “Marte”, i Carabinieri di Bologna, in collaborazione con i Reparti di Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Ravenna, Forlì, Rovigo e Reggio Calabria, hanno arrestato 32 persone appartenenti ad un’organizzazione criminale riconducibile alla cosca calabrese “Nirta-Strangio”, dedita al traffico di sostanze stupefacenti. Il Sodalizio calabrese incentrava il proprio disegno sull’approvvigionamento in Calabria, nell’area di San Luca, di consistenti partite di cocaina, trasportata a Bologna e quindi distribuita ad acquirenti stabili che, a loro volta, ne curavano lo smercio al dettaglio; Maggio, la Polizia di Stato ha arrestato 19 persone di origine nigeriana, in diverse città italiane, tra le quali Bologna, accusate di associazione per delinquere finalizzata alle truffe assicurative. L’organizzazione era specializzata nel provocare dolosamente incidenti che garantissero profitti in forma di risarcimento, Il giro di affari generato da tale attività è stato stimato in circa 10 milioni di euro; Giugno 2011, una forte esplosione si è verificata in un cantiere a Bologna in zona San Donato. Non è esclusa l’origine dolosa; Giugno 2011, la DIA di Reggio Calabria ha sequestrato beni del valore di venti milioni di euro a un imprenditore di Rizziconi, nella piana di Gioia Tauro. Vi rientrano aziende, terreni edificabili, automezzi aziendali e conti correnti. L’imprenditore avrebbe emesso fatture false per ottenere gli aiuti comunitari, in diverse occasioni, nel tempo. L’industriale calabrese, vicino alla cosca “Crea” della ‘ndrangheta, è sotto processo anche a Bologna per una maxi truffa scoperta nel 2008. Il gip di Bologna emise nei suoi confronti un’ordinanza applicativa degli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata alla emissione e utilizzazione di fatture false e per l’indebita percezione di contributi comunitari per importi consistenti (in una occasione avrebbe indebitamente ricevuto contributi per circa 4,6 milioni, mentre in altre circostanze avrebbe decuplicato i costi sostenuti per l’acquisto di impianti a mezzo di fatture inesistenti). In relazione alle condotte antigiuridiche, di recente, la Procura di Bologna ha avanzato nei confronti dell’imprenditore richiesta di rinvio a giudizio; Giugno/luglio 2011, operazione “Megaride”, la DIA di Napoli esegue una misura cautelare nei confronti di 16 persone campane responsabili, a vario titolo, di reimpiego/riciclaggio di denaro nelle attività di ristorazione sequestrate in varie città italiane, tra le quali Bologna, e con l’aggravante di aver agevolato le attività di un’ organizzazione camorristica. Luglio 2011, operazione “La vendetta”, la GdF di Bologna ha arresto 8 persone, tra cui cittadini marocchini, che facevano parte di una organizzazione dedita al traffico internazionale di stupefacenti, Sono stati sequestrati di oltre 900 Kg. di haschish, importato, in più occasioni, dal Marocco e fatto transitare via terra da Spagna ed Olanda in Emilia Romagna e in Toscana; Luglio 2011, i Carabinieri di Bologna hanno arrestato 4 magrebini per sequestro di persona ai danni di un connazionale, per un regolamento di conto tra spacciatori, avvenuto nel mese di maggio 2011, a San Giovanni in Persiceto (BO); Luglio 2011, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale di Bologna, in collaborazione con la polizia spagnola, hanno arrestato un latitante, originario di Trani (BT), evaso nel 2009 dagli arresti domiciliari, considerato un esponente della criminalità bolognese, ben inserito negli ambienti del narcotraffico internazionale. L’individuazione del latitante è stata favorita dalle indagini conseguenti l’arresto di un esponente di rilievo della cosca “Morfò Acri” di Rossano (CS), arrestato a Bologna nel mese di novembre 2010, dove si era rifugiato in quanto colpito da due provvedimenti restrittivi emessi dal GIP di Catanzaro; Luglio 2011, operazione “Ropax”, arrestate 41 persone dalla polizia nelle città di Bologna, Ascoli Piceno, Milano, Roma, Teramo e Lecce per associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina. La Squadre Mobile di Bologna e Ravenna hanno arrestato 13 afgani e fermati altri 4, mentre la Squadra Mobile di Lecce ha messo le manette ad altri 18 stranieri tutti accusati di "smuggling" (tratta di esseri umani) in Italia e all'estero. Le migliaia di immigrati che l'organizzazione criminale faceva arrivare clandestinamente in Italia, erano ''in costante pericolo di vita'' per le modalità con cui avvenivano i viaggi, sia quelli verso l'Italia che quelli dal nostro Paese verso gli altri stati europei. L'attività investigativa ha evidenziato come i migranti, attraverso dei referenti in Turchia, Libia ed Egitto, raggiungevano le coste italiane. In particolare venivano utilizzate imbarcazioni di medie dimensioni per approdare direttamente in Puglia, Sicilia e Calabria; in altri casi tramite tappa forzata in Grecia, gli immigrati venivano imbarcati su traghetti di linea diretti in Italia ai porti di Ravenna, Ancona o Bari, nascosti anche all'interno di rimorchi. Una volta arrivati in Italia trovavano una rete capillare di connazionali che si occupava di ospitarli in abitazioni fino a quando non veniva organizzato il viaggio in piccoli gruppi verso altre destinazioni come Germania, Svizzera, Danimarca, Austria, Francia e Belgio. I clandestini, soprattutto pachistani, iracheni e afghani, venivano trasportati fino al confine tedesco o francese con auto e pulmini noleggiati, oppure tramite tir o treni. La città di Bologna era diventata lo snodo principale per coloro che erano diretti verso i Paesi del Nord Europa; Agosto 2011, la Guardia di Finanza di Bologna ha arrestato 2 cittadini nigeriani che, provenienti dal Paese d’origine, avevano ingerito 63 ovuli contenenti cocaina; Agosto 2011, operazione “Seven 2011”, la Polizia di Stato di Bologna ha arrestato 6 cittadini cinesi facenti parte di un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti; Agosto 2011, operazione “Due Torri connection”, la Squadra Mobile di Bologna ha arrestato 15 soggetti - tra cui figurano italiani, colombiani, tedeschi e svizzeri - legati alla ‘ndrina “Mancuso” di Limbadi, per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti provenienti dalla Spagna e dal Sud America; Agosto 2011, la Squadra Mobile di Bologna ha arrestato 14 persone (dodici italiani, un colombiano e un tedesco). Le indagini, coordinate dal Servizio Centrale Operativo e dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, hanno evidenziato l'esistenza, nel capoluogo emiliano, di un radicamento di uomini della cosca Mancuso di Limbadi. Questi operavano, principalmente, con narcotrafficanti colombiani, attivi in Spagna e in Colombia . Secondo quanto appurato dalle indagini, le riunioni si tenevano in una villa di proprietà di uomini della 'ndrina calabrese a Bentivoglio, nel Bolognese. Sono stati sequestrati beni, tra città e provincia, beni per 8-10 milioni di euro, tra cui l'hotel di lusso King Rose di Granarolo dell'Emilia; Settembre 2011, i Carabinieri di Bologna hanno arrestato, in flagranza di reato, una persona salernitana ritenuta responsabile di estorsione e usura, ai danni di un ristoratore proveniente dalla stessa provincia; Settembre 2011 un cittadino rumeno è stato assassinato a Bologna con una coltellata al petto. Dai primi accertamenti è emerso che l’omicidio sarebbe riconducibile ad un regolamento di conti, maturato negli ambienti della prostituzione; Settembre 2011, gli agenti della narcotici della Squadra Mobile di Bologna, hanno sequestrato circa 70 chili di hashish e marijuana nonché 2 pistole clandestine con relativo munizionamento. Nel corso dell'operazione, conclusa nel quartiere Savena, sono stati arrestati tre cittadini italiani; Settembre 2011, i Carabinieri del Ros e la Polizia iberica, hanno arrestato, dopo due anni la latitanza di Maurizio Ragno, 56 anni, di Trani (Bari), da una trentina gravitante su Bologna. Gli investigatori lo hanno individuato nell'ambito dell'indagine che ha portato alla cattura del boss della 'ndrangheta, Nicola Acri, bloccato nel novembre 2010 nel capoluogo emiliano, anch'egli dopo una lunga latitanza. A carico di Ragno oltre all'accusa di evasione, c'è una condanna a nove anni e mezzo di carcere, cumulo di una pena residua di quella che in origine era una condanna a ben 35 anni, per concorso in rapina, detenzione illegale di armi e munizioni, traffico di stupefacenti, falsità materiale commessa da privato. Nel 2006 era stato arrestato con l'accusa di avere commesso, con alcuni complici, ben 19 rapine in banca fra il Bolognese, il Modenese e la Romagna, per un bottino di circa 150mila euro; Ottobre 2011, operazione "Aquila reale", il Gico della Guardia di Finanza con la collaborazione della Squadra Mobile di Latina, ha sequestrato beni per oltre 200 milioni di euro, eseguito 20 perquisizioni e un arresto, Gli indagati sono 23 accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione camorristica e fittizia intestazione di beni e quote societarie. Una di esse, un imprenditore bolognese, è stata arrestata. Sono stati sequestrati immobili e società appartenenti ad esponenti del clan camorristico dei Mallardo. I criminali operavano nell'area di Giugliano e in altre zone della provincia di Napoli, in quella di Caserta, nel basso Lazio e in Emilia Romagna. Il gruppo era specializzato nel reinvestimento dei guadagni derivanti dalle svariate attività criminali del clan. Attraverso una serie di prestanome legati da vincoli criminali e di parentela, investivano notevoli risorse finanziarie nel settore immobiliare, edilizio, turistico-alberghiero, nel commercio di autovetture e nella gestione di parchi di divertimento. Nel corso dell’operazione è stata sottoposta a sequestro un’impresa del settore edile, sedente a Crevalcore (BO). Ottobre 2011, una Volante della Polizia di Stato ha arrestato un brindisino di 27 anni, già noto alle forze dell'ordine. L’uomo, bloccato dopo un inseguimento, viaggiava su auto rubata con droga, armi e munizioni. Nel cofano dell'auto aveva un fucile Benelli calibro 12 con le canne mozze, cinque cartucce dello stesso calibro e 173 grammi di ecstasy; Ottobre 2011, la Guardia di Finanza di Bologna, in esecuzione di un mandato europeo emesso dalla Giustizia tedesca finisce in Italia, ha arrestato Francesco Rago, 41enne di Rossano Calabro, nel Cosentino, ricercato per traffico internazionale di stupefacenti. L’uomo è stato preso dopo venti anni di latitanza spesa tra Spagna, Germania e Colombia, perché era tornato in Italia per sposarsi con una ragazza colombiana. Rago era stato indagato dalle Fiamme Gialle, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna in quanto sospettato dell'organizzazione di un traffico di cocaina da immettere nel circuito emiliano, dopo essere approdata in Italia grazie al trasporto su una nave da crociera; Novembre 2011, la Squadra Mobile della Questura di Bologna ha individuato una associazione a delinquere dedita alla commissione di truffe, in particolare di prodotti alimentari, nei confronti di imprenditori e commercianti di tutto il territorio nazionale dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia. Previa costituzione di società fittizie, facevano importanti ordinativi di prodotti alimentari, nell'ordine di decine di migliaia di euro, che dopo la consegna non venivano pagati. L'indagine ha fatto emergere che oltre 20 aziende sono state truffate e più del doppio contattate con la stessa finalità. Nel corso delle perquisizioni fatte a Forlì e a Bologna, è stata rinvenuta parte della merce oggetto della truffa; Novembre 2011, operazione “Free press”, i Finanzieri del Comando Provinciale di Rovigo, unitamente ai colleghi dei Comandi Provinciali di Bologna, Forlì e Ravenna, coordinati dalla Procura della Repubblica di Bologna, hanno portato alla luce una complessa attività illecita, posta in essere da 38 soggetti, in materia di immigrazione clandestina di cittadini extracomunitari. A fare da regia nella vicenda un sodalizio di imprenditori e professionisti emiliani, tra cui un ragioniere ed un avvocato, entrambi del bolognese, che utilizzavano falsi contratti di lavoro per colf o badanti per regolarizzare i numerosi "clienti", circa 200, tra cittadini cinesi, albanesi, bengalesi, marocchini e tunisini; Dicembre 2011, un’azienda di San Giovanni in Persiceto, nel Bolognese, era diventata la destinazione per rame e altri metalli rubati dalle linee ferroviarie e da altre attività in l'Emilia-Romagna. Le indagini hanno portato ad una perquisizione, tre denunce e all'esecuzione da parte della polizia ferroviaria, in collaborazione con il Commissariato di San Giovanni in Persiceto e con la Guardia di Finanza, di un provvedimento di custodia agli arresti domiciliari per uno dei titolari della società. Oltre al sequestro di documenti contabili, sono state trovate quasi 2,5 tonnellate di rame nuovo, probabilmente proveniente dalle ferrovie. L'attività ha permesso di scoprire poi tre furti (rame, ottone e acciaio), due a Bologna e uno a Cesena, con materiale recuperato per un valore di circa 400 mila euro; Dicembre 2011, operazione "Alexander 2008", la Squadra Mobile di Bologna ha interrotto l'attività dell'organizzazione che smerciava la droga, prevalentemente ketamina, ma anche ecstasy e hashish, nelle discoteche e nei luoghi di aggregazione dell'Emilia Romagna e di altre città italiane. Venti le persone arrestate. Sono ancora sette i membri della banda ricercati in tutta Europa dalla polizia italiana e dagli uffici investigativi inglesi, francesi e spagnoli. Altri 32 appartenenti all'organizzazione sono stati arrestati durante i 3 anni di indagini, che hanno portato anche al sequestro di oltre 360 litri di ketamina e 50 chili di hashish. Gli ideatori dell'organizzazione avevano anche fondato una società, la "Family Groove ltd", con sede a Londra, specializzata nella promozione di eventi musicali in tutta Europa e grazie alla quale potevano muoversi senza creare sospetti portando la droga con sé attraverso la Germania fino a Bologna, Alghero, Cagliari, Milano e Bergamo; Dicembre 2011, a Castel Maggiore (BO), veniva tratto in arresto un pregiudicato, appartenente al clan “Gaeta” della Sacra Corona Unita, originario di Orta Nova, attivo nella provincia di Foggia, e ritenuto responsabile dell’omicidio di altro soggetto vicino al predetto clan; Dicembre 2011, operazione “Baby XXXX”, la Squadra Mobile di Bologna, ha arrestato 2 albanesi, responsabili i favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Inoltre, nel corso dell’attività investigativa sono stati denunciati in stato di libertà altri 5 cittadini stranieri, un albanese e 4 rumeni. L’organizzazione operava nell’ambito dello sfruttamento della prostituzione. Le giovani donne venivano reclutate in Romania che poi venivano “protette”, in cambio del pagamento di una somma di denaro, anche per l’occupazione del posto in strada; Dicembre 2011, i finanzieri del Gico hanno eseguito 33 perquisizioni a Casapesenna, Casal di Principe, San Cipriano di Aversa, a Bologna e a Sanremo. La Guardia di Finanza cercava documenti, denaro, conti correnti riconducibili al boss della camorra Michele Zagaria arrestato della Squadra mobile di Caserta due giorni prima. Le 33 perquisizioni riguardano abitazioni di camorristi, fiancheggiatori e aziende: Dicembre 2011, la Squadra Mobile di Bologna ha arrestato 4 persone , 2 romeni e 2 albanesi, mentre altre 5 persone, un albanese e 4 romeni, sono stati denunciati per prostituzione minorile, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in concorso; Gennaio 2012, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito 8 arresti, nelle province di Bari e Bologna, a carico di componenti di un'associazione per delinquere transnazionale, operante anche in Nevada e nella Repubblica Ceca, dedita alla clonazione di codici di carte di credito ed al relativo utilizzo. Il sodalizio, attraverso sofisticate operazioni di hackeraggio informatico su siti pirata "volatili", operanti solo per pochi giorni, era in grado di generare codici di carte di credito e postali, avvalendosi di apparati denominati skimmer e di carpire dati sensibili mediante e-mail esca, il cosiddetto phishing; Gennaio 2012, i Carabinieri hanno sequestrato beni per un valore complessivo di 50 milioni di euro al clan “Puca”. L'operazione è scattata a Napoli, in provincia a Sant'Antimo, Frattamaggiore, Marano, a Cesa, nel Casertano, a Frosinone, Perugia, Budrio (Bologna) e Milano. I militari del nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere e a un decreto di sequestro preventivo. L'ordine restrittivo, emesso per trasferimento fraudolento di valori aggravato dall'aver agito per favorire l'attività della camorra, è a carico del boss Pasquale Puca, 47 anni, capo dell' omonimo clan, all'attuale reggente, il figlio Lorenzo, e a un elemento di spicco del clan, che sono ricercati. Durante le indagini, coordinate dalla DDA di Napoli, i militari dell'Arma hanno identificato i capi del sodalizio e individuato numerose altre persone, in particolare 15 incensurati insospettabili che avevano fatto da prestanome ai Puca acquisendo fittiziamente la titolarità di quote societarie e di un considerevole numero di beni provento delle attività illecite del clan; Gennaio 2012, un tunisino è stato trovato ferito, probabilmente con un'arma da taglio che lo ha colpito al braccio sinistro, in un fossato nell'area del Parco Nord di via Stalingrado, a Bologna. Poco lontano dal luogo dove, poche ore prima, era stato trovato il corpo senza vita di Andrea Rapanotti, operaio marchigiano di 28 anni, sulla cui morte, forse per un'assunzione di alcol e droga, stanno indagando la Procura e la polizia; Febbraio 2012, la Squadra Mobile ha arrestato un palermitano, considerato dai giudici di Marsala, vicino alla famiglia mafiosa di San Lorenzo, ricercato per estorsione e truffa; Marzo 2012, arrestati dalle Volanti due cittadini tunisini, resisi responsabili di numerose rapine; Aprile 2012, gli investigatori della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di PS di Gioia Tauro hanno catturato a Rosarno, all’interno di un casolare, il latitante Gallo Rocco Gaetano classe 1953, appartenente alla potente cosca di ‘ndrangheta denominata “Bellocco”, operante in Rosarno (RC). Nel corso dell’operazione che ha portato alla cattura del latitante sono stati tratti in arresto anche altre 3 persone, con l’accusa di favoreggiamento aggravato. Il nome di Gallo Rocco Gaetano è legato alla nota operazione antimafia denominata “Rosarno è Nostra”, che all’esito dell'attività d’indagine svolta dalle Squadra Mobili di Reggio Calabria e Bologna, nel luglio 2009 aveva portato all’esecuzione dii 6 decreti di fermo di indiziato di delitto, emessi dalle DDA delle predette città, nei confronti di altrettanti elementi di spicco della consorteria mafiosa facente capo alla famiglia “Bellocco”, ritenuti responsabili di aver fatto parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso operante in Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro e nel capoluogo emiliano. Gallo Rocco Gaetano è ritenuto il referente in Emilia Romagna della famiglia Bellocco. Dall’inchiesta “Rosarno è Nostra” era emerso uno scontro tra la cosca dei “Bellocco” e quella degli “Amato”, entrambe originarie di Rosarno ma trasferitesi in Emilia Romagna; Maggio 2012, accesso ispettivo del Gruppo Interforze della Prefettura, presso il cantiere del policlinico Sant’Orsola; Giugno 2012, sequestrati dalla Squadra Mobile oltre un quintale di marijuana e arrestati due cittadini albanesi. Conclusioni La situazione esistente nella provincia di Bologna è grave ed assolutamente da non sottovalutare. La presenza mafiosa si conferma ai massimi livelli, così come il rischio colonizzazione. PROVINCIA DI FERRARA La provincia di Ferrara, fino a qualche tempo fa, era ritenuta tranquilla. Anche in questo territorio sono state riscontrate penetrazioni rilevanti delle organizzazioni criminali sia italiane sia straniere. A Ferrara sono presenti elementi riconducibili alla ‘ndrina Farao-Marincola di Ciro’ ed hanno mostrato interesse a operare noti appartenenti a altre cosche criminali calabresi, quali i Bellocco di Rosarno, i Muto di Cetraro, gli Arena, i Dragone, i Grande Aracri, i Nicoscia, del crotonese . Nella provincia è stata riscontrata anche la presenza di soggetti vicini famiglie mafiose di Partinico e San Giuseppe Jato. Anche la malavita campana e, in particolar modo, i casalesi, da tempo, hanno effettuato una progressiva espansione del territorio raggiungendo il Comune di Cento, nel ferrarese. In provincia è presente anche la piaga del fenomeno legato al mercato delle sostanze stupefacenti, spesso gestito da organizzazioni criminali straniere. Anche in questo caso il controllo del territorio dello spaccio viene risolto con azioni violente. Sempre presente il fenomeno della contraffazione e dell’abusivismo, tanto che, nel mese di febbraio, è stato stilato un patto tra prefettura, forze dell’ordine, amministratori e associazioni, per il contrasto che prevede anche un call center dedicato al servizio dei consumatori. Anche in questa provincia è stato firmato un protocollo contro le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo: Nel mese di febbraio 2011, Operazione “Leftbag”, i Carabinieri di Ferrara hanno arrestato numerose persone, italiane e magrebine, per traffico e spaccio di stupefacenti; Marzo 2011, Operazione “Diversivo”, i Carabinieri di Ferrara hanno arrestato 14 persone, facenti parte di un’organizzazione criminale dedita al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L’organizzazione criminale era composta da italiani, originari dell’Emilia Romagna e da nordafricani. L’attività investigativa ha interessato anche le provincie di Modena, Ferrara e Ravenna; Marzo 2011, la Polizia di Stato di Ferrara ha arrestato due persone, un italiano e una rumena, per l’omicidio di una prostituta rumena, avvenuto nel 2008, in città; Marzo 2011, operazione ''Diversivo'' , i Carabinieri di Ferrara hanno dato esecuzione di 14 (magrebini, italiani e un albanese) ordinanze di custodia cautelare nei confronti di un gruppo di trafficanti operava tra Ferrara, Modena e Ravenna. Nel corso dell'inchiesta sono stati recuperati oltre 400 grammi di cocaina; Aprile 2011, rapina in villa - quattro persone, mascherate con calze in nylon, sono entrati in una casa in aperta campagna, a Renazzo di Cento (Ferrara), e hanno anche picchiato un amico della proprietaria con un mattarello; Luglio 2011, operazione “Nembo Kid”, la Polizia di Stato di Ferrara ha arrestato 6 persone, 4 nigeriane e 2 italiane, per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L’inchiesta si è rilevata utile per individuare i consociati di un’organizzazione criminale che, composta prevalentemente da pregiudicati italiani, acquistava stupefacenti da un gruppo di nigeriani; Settembre 2011, la Polizia di Stato di Ferrara ha arrestato tre persone della provincia di Napoli, responsabili di tentata rapina ai danni di un istituto di credito locale; Febbraio 2012, operazione “Green Parck”, la Squadra Mobile ha smantellato un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti con l’arresto di una decina persone, tra le quali tunisini, marocchini e un ferrarese; Febbraio 2012, il Prefetto segnala la presenza di alcune imprese di autotrasporto di rifiuti campane, già attenzionate da altre Prefetture e organi di polizia, per attività traffico illecito di rifiuti o addirittura per associazione di tipo mafioso; Aprile 2012, arrestato dalla Squadra Mobile un sudanese ritenuto molto attivo nel controllo del mercato degli stupefacenti; Aprile 2012, nel Sottomura - zona nota per lo spaccio – è stato assassinato un tunisino 25enne, incensurato. I l giovane aveva due tagli sulla coscia sinistra e la bocca piena di vetri. Il 25enne si sarebbe trascinato per una decina di metri prima di morire. Poco dopo un altro episodio, in viale Volano un minorenne marocchino è stato trovato gravemente ferito agli arti inferiori . Probabile l'ipotesi di una spedizione punitiva legato allo spaccio di sostanze stupefacenti. Conclusioni La provincia di Ferrara, pur trovandosi in una situazione migliore rispetto ad altre realtà regionali, non deve assolutamente sottovalutare il fenomeno delle infiltrazioni mafiose. Desta preoccupazione il dato degli omicidi (9) nei primi mesi del 2012. PROVINCIA DI FORLI' CESENA Secondo la classifica stilata da Il Sole 24 Ore, in collaborazione con l'Associazione nazionale funzionari di Polizia, la provincia si trova al 47° posto per i reati denunciati. A Forlì sono state riscontrate le presenze di personaggi collegati della Forastefano di Cassano allo Jonio, nel cosentino. Nello stesso centro hanno mostrato interesse a operare noti appartenenti a cosche criminali calabresi, quali i Bellocco di Rosarno, i Muto di Cetraro, gli Arena, i Dragone, i Grande Aracri, i Nicoscia, del crotonese. E’ stata riscontrata anche la presenza della criminalità organizzata casertana. Nella provincia sono rilevanti le problematiche connesse al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Anche in provincia di Forlì-Cesena è stato sottoscritto il protocollo di legalità sugli appalti e le concessioni. Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo: Febbraio 2011, i Carabinieri di Cesena hanno arrestato due magrebini perché trovati in possesso di circa 1 kg. di stupefacenti; Febbraio 2011, i Carabinieri di Forlì hanno arresto quattro rumeni per il furto di un ingente quantitativo di rame all’interno di un’azienda del luogo; Aprile 2011, la Polizia di Stato di Forlì ha tratto in arresto un albanese è stato arrestato perché trovato in possesso di circa 8 etti di cocaina; Aprile 2011, la Squadra Mobile di Forlì ha sequestrato otto etti di cocaina pura, ancora da tagliare, e arrestato un 25enne albanese, con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di stupefacente. Nel mese di dicembre erano già stati arrestati due suoi cugini albanesi, da anni residenti nel Forlivese, e di un napoletano di 41 anni, residente ad Imola, trovati con un etto e mezzo di cocaina; Maggio 2011, il Nucleo Antifrodi dei Carabinieri di Parma ha individuato e sequestrato un cavallo all'ippodromo di Cesena nell'ambito delle indagini che hanno portato al sequestro di sette cavalli utilizzati per corse clandestine in Campania, oltre che alla denuncia di 12 persone. Le indagini hanno accertato che il cavallo era stato utilizzato per compiere gare clandestine ed hanno consentito di individuare ramificazioni dell'organizzazione criminale anche in Emilia-Romagna. Secondo gli inquirenti, personaggi della criminalità casertana sono responsabili di avere organizzato corse clandestine di cavalli, dopati per alterare le prestazioni; Giugno 2011, operazione “Sex in the city”, la Polizia di Stato ha disarticolato un sodalizio composto da cittadini cinesi che gestivano otto appartamenti tra Forlì e Cesena, nei quali si prostituivano donne connazionali. Sono state denunciate a vario titolo 35 persone per associazione per delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; Giugno 2011, la Squadra Mobile della Questura di Forlì-Cesena e del commissariato di Cesena, hanno arrestato dieci persone arrestate per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione ha permesso di smantellare una pericolosa e capillare rete di spaccio di droga, attiva specialmente a Forlì e nel comprensorio cesenate. La banda, costituita prevalentemente da persone di origine albanese, alcune di queste anche clandestine, aveva ramificazioni anche in Veneto e nelle Marche. Sono stati sequestrati oltre un chilo di cocaina, 12mila euro in contanti ritenuti provento dell'attività di spaccio e tre autovetture utilizzate dall'organizzazione, nonché una pistola; Giugno 2011, la Squadra Mobile della questura di Forlì ha smantellato, con la collaborazione delle squadre mobili di Reggio Emilia, Milano, Bari, Padova, La Spezia, Bergamo, Mantova e Bologna, una ramificata organizzazione, tutta cinese, dedita al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in varie zone dell'Emilia-Romagna e di altre regioni, e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. In totale sono 35 le persone coinvolte, 17 delle quali arrestate a vario titolo. Individuati anche otto appartamenti, sette a Forlì, uno a Cesena, più altri nove, ubicati nel centro nord Italia, tutti adibiti a case d'appuntamento. L'organizzazione, gestita in modo rigido, dove ognuno aveva un ruolo e compiti ben precisi, funzionava come un call center. Il cliente, grazie ad un massiccia presenza d'inserzioni sulla stampa che riferivano di centri di massaggi orientali, contattava il call center, che aveva sede a Reggio Emilia, e questi, dopo avere definito prestazioni e prezzo, attivava in tempo reale la lucciola presente nel luogo da cui arrivava la chiamata, pronta ad aprire la porta al nuovo cliente; Luglio 2011, operazione “Take way”, i Carabinieri di Forlì hanno arrestato cinque persone di origine campana per rapina; Ottobre 2011, i carabinieri di Forlì hanno arrestato un giovane albanese per spaccio di droga, detenzione illegale di arma da fuoco, ricettazione, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. L'uomo era stato sorpreso di notte con oltre 200 grammi di cocaina nascosta sotto il sedile dell'auto: la successiva perquisizione domiciliare ha consentito di rinvenire altro stupefacente, una pistola semiautomatica con matricola abrasa e denaro contante frutto dello spaccio. Per sottrarsi all'arresto, il malvivente ha anche tentato una violenta ma inutile reazione. Sono stati in tutto 25 gli arresti eseguiti dai carabinieri in Emilia-Romagna nella giornata di ieri; Aprile 2012, operazione "Trasporto scelto", la Polizia di Stato di Forlì, con la collaborazione della Guardia di Finanza, ha eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di una famiglia di origine calabrese e di una cesenate, promotori, costitutori e organizzatori di una associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di appropriazione indebita e abusivismo finanziario. Le indagini hanno avuto inizio quando gli investigatori della Squadra Mobile si sono accorti di alcune operazioni sospette effettuate presso una banca locale ove, dal 2009, era stato acceso un conto corrente utilizzato per l'incasso di cambiali da una pluralità di soggetti, prevalentemente residenti o originari della Calabria e della Sicilia, operanti nel settore dell'autotrasporto, per un ammontare di circa 300 mila euro. Dopo attenta analisi e mirati approfondimenti del settore dell' autotrasporto, ramo economico notoriamente appetibile alla criminalità organizzata, la Squadra Mobile ha accertato che la famiglia calabrese, attraverso illeciti rapporti di natura commerciale e finanziaria, aveva mantenuto un consolidato ruolo di riferimento per una pluralità di soggetti e imprese di origine meridionale, legati ad ambienti criminali anche di natura mafiosa, dando luogo ad un sodalizio impegnato nella commissione dei reati menzionati. Indagato in stato di libertà anche un dipendente dell'istituto di credito, ritenuto responsabile di riciclaggio, per aver consentito la "monetizzazione" delle cambiali delle persone arrestate ed effettuato operazioni finanziarie idonee ad ostacolare l'accertamento della illecita provenienza; Dicembre 2011, operazione “Doma”, la DIA ha arrestato 50 persone ritenute appartenenti o contigue ai casalesi. L’attività ha interessato, oltre Forlì-Cesena, anche Firenze, Lucca e Rimini; Conclusioni La provincia di Forlì – Cesena è anch'essa a rischio mafia. La situazione relativa alle varie forme di criminalità è assolutamente da non sottovalutare. PROVINCIA DI MODENA A Modena, i reati sono in lieve aumento. Nel periodo gennaio-ottobre 2011, infatti, rispetto alla stessa fase del 2010, a fronte di un lieve aumento del totale dei delitti commessi, prevalentemente ascrivibile ai reati predatori, in particolare ai furti presso esercizi commerciali (+12,7%) e abitazioni (+14,5%), registra una diminuzione degli scippi (-15,7%) delle rapine negli esercizi commerciali (-18,7%) e delle auto rubate (-22,1%). Nel 2010 la Guardia di Finanza di Modena, nel corso di controlli effettuati in aziende, ha trovato 379 lavoratori irregolari, il 71,5% dei quali stranieri. Nel settore della tutela del mercato di capitali, nello stesso periodo, le Fiamme Gialle hanno verificato quaranta segnalazioni per operazioni sospette. Le indagini hanno portato a denunciare due persone per usura, tre per ricettazione e sei per truffa. In totale, sono state sequestrate 116 banconote false. Sul fronte degli interventi anti contraffazione, hanno sequestrato nel Modenese 45.649 prodotti. Sequestrati anche 33 tra computer, torrette videopoker e slot machine utilizzati per scommesse clandestine e 39 persone denunciate in seguito a questi ultimi controlli. Nel mese di aprile del corrente anno, la Provincia di Modena ha annunciato di aver cancellato dall’albo degli autotrasportatori, negli ultimi 15 mesi, 345 imprese prive dei requisiti necessari per operare. Anche in questo settore sussistono fortissimi interessi da parte delle associazioni mafiose. Nella provincia sono stabili le presenze delle cosche calabresi Grande Aracri di Cutro, Barbaro, Strangio e Nirta di San Luca (RC), Bellocco di Rosarno, Gallo di Gioia Tauro (RC), Muto di Cetraro, Arena, Dragone, Nicoscia, del crotonese. Nei territori compresi tra Castelfranco, Nonantola e Mirandola risultano presenti elementi dei casalesi, attivi nei settori immobiliari e delle finanziarie. Sono stati identificati anche investimenti fatti da prestanome collegati al clan Terracciano, attivo nei quartieri spagnoli di Napoli . Sono presenti soggetti collegati a cosa nostra e, in particolare, i corleonesi impegnati nei sub-appalti, soprattutto nel movimento terra e nel noleggio di macchinari. In particolare nella provincia di Modena la presenza di esponenti di alcune famiglie mafiose siciliane, come quella riconducibile a Francesco Pastoia, interessati agli appalto pubblici. In provincia è stata riscontrata la presenza di elementi collegati alla sacra corona unita e, in particolare alla famiglia Zonno. L’influenza dei camorristi nella provincia è emersa nel corso del blitz del 2009 che ha colpito il cuore dei “casalesi” che agivano tra l’Emilia Romagna e la Campania, e in particolare a Modena e Caserta. Furono arretate 40 persone vicine al più violento e potente in assoluto clan di riferimento a Francesco Schiavone, alias “Sandokhan”. Nella provincia emiliana avevano messo le mani attraverso una fitta rete di fiancheggiatori e prestanome. Il gruppo operava soprattutto nel campo delle estorsioni contro imprenditori edili e controllo del gioco d`azzardo delle bische clandestine. L’operazione dimostra ancora una volta, qualora ce ne fosse dubbio il grado e l’abilità di penetrazione ed infiltrazione del potente clan dei casalesi, che aveva la sua roccaforte nella città di Enzo Ferrari. Occorre mettere in evidenza che in passato, negli anni '70 e '80, il territorio modenese è stato meta di parecchi soggiornati obbligati e i risultati , purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti. Sotto questo punto di vista, ha destato numerose proteste la decisione del Tribunale di Maria Capua Vetere il recente trasferimento in soggiorno obbligato a Bomporto, nel modenese, di Egidio Coppola, l'ex boss dei casalesi. La provincia di Modena, come si può intuire da questa premessa, non può considerarsi assolutamente immune dal virus della mafia. In relazione a ciò, sono da tener presenti gli allarmi lanciati da varie associazioni e sindacati ed, in particolar modo: sulle infiltrazioni mafiose nel settore agricolo; sull’aumento dell’87% operazioni sospette segnalate dal sistema bancario modenese; sul consistente numero degli imprenditori “taglieggiati” e degli incendi e danneggiamenti subiti dalle aziende; sul pericolo d’infiltrazione mafiosa anche per la ricostruzione zone terremotate. Il quadro non è certo rassicurante, tanto che, nel mese di aprile 2012, il sottosegretario del Ministero dell’Interno, Carlo Di Stefano, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare, afferma: “il territorio di Modena è stato interessato da una serie di episodi nei quali può leggersi la spia di tentatovi di infiltrazione della criminalità organizzata. Tutti i segnali della presenza di sodalizi criminali dediti a attività criminose, nella penetrazione illecita nel tessuto economico-sociale quali riciclaggio, il reimpiego di capitali di illecita provenienza, il narcotraffico e le estorsioni nei confronti degli imprenditori. Le cosche sono interessate anche al settore delle bische clandestine e al gioco d’azzardo, in particolare al videopoker “; Qualcosa di positivo va segnalato. Nel mese di gennaio 2012, il presidente della Confindustria, Pietro Ferrari, annuncia: “applichiamo il codice etico, via le aziende in affari con la mafia, fuori i collusi e chi non denuncia i ricatti”. Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo: Luglio 2010, operazione “Capolinea”, i Carabinieri di Reggio Calabria hanno arrestato, nel comprensorio di Gioia Tauro (RC) e nella provincia di Modena, 10 soggetti indagati, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, armi ed altro. Sono stati sequestrati beni immobili e mobili registrati, riconducibili al contesto associativo indagato. L’operazione giunge all’esito di un’indagine avviata nel giugno del 2009, a seguito dell’arresto di Immacolata Concetta Modaferri, colta in flagranza della detenzione di oltre 300 gr. di cocaina ed in procinto di partire per Modena. L’arresto della donna era stato eseguito su impulso dei Carabinieri di Modena, nell’ambito dell’attività d’indagine, convenzionalmente denominata “Final Fish”, diretta dalla Procura della Repubblica di Modena, per contrastare il fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti. L’ attività investigativa ha consentito di acclarare l’esistenza di un’organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, facente capo alla famiglia ‘ndranghetista dei Gallo di Gioia Tauro. I Gallo, promotori ed organizzatori del traffico di stupefacenti, avvalendosi di numerosi corrieri, movimentavano, con cadenza quasi mensile, grossi quantitativi di droga da Gioia Tauro verso l’Emilia Romagna (Modena) e la Sicilia (Palermo e Catania), ove i loro referenti, attraverso una fitta rete di collaboratori, provvedevano allo spaccio al minuto. Durante l’indagine sono state arrestate 5 persone e sequestrati oltre 2 kg di cocaina e 107 gr. di canapa indiana; Settembre 2010, operazione “Big bang”, i Carabinieri di Modena hanno arrestato 11 persone per traffico di sostanze stupefacenti. L’attività ha colpito un’organizzazione criminale multietnica composta da soggetti italiani e cittadini nigeriani, marocchini e tunisini, attiva nella provincia di Modena nel traffico e spaccio di hashish, eroina e cocaina. La droga era reperita dalla compagine africana a Bologna e commercializzata al dettaglio ad imprenditori facoltosi del luogo; Gennaio 2011, operazione “Zisa”, la Polizia di Stato ha arrestato sei persone, un campano di Villaricca, un brasiliano e quattro palermitani del quartiere Zisa, autori di alcune rapine nel modenese; Gennaio/febbraio 2011, i Carabinieri di Carpi, in una serie di controlli eseguiti in aziende tessili cinesi, ristoranti e centri estetici hanno riscontrato numerose illegalità, soprattutto impiego di manodopera non regolarmente assunta e favoreggiamento di clandestini e sfruttamento della manodopera clandestina; Febbraio 2011, i Carabinieri di Carpi, nei comuni di Novi di Modena e Medolla, hanno arrestato due cittadini cinesi, all’interno di due aziende tessili della zona, dove sono stati trovati sei lavoratori clandestini. I titolari delle ditte, anche loro cittadini cinesi, sono stati denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera clandestina; Febbraio 2011, la Squadra Mobile della Questura di Verona, nel corso di un’indagine svolta nei confronti di un gruppo criminale composto da Rom di etnia “sinti”, veniva a conoscenza che il gruppo aveva intenzione di effettuare una rapina ai danni di una gioielleria di Modena. Nel tentativo di evitare che questa fosse portata a termine, scaturiva un conflitto a fuoco tra i componenti del commando, otto rom, e personale delle Questure di Modena e Verona. Nel corso del conflitto a fuoco uno dei rapinatori è rimasto ucciso e gli altri componenti del gruppo sono stati tratti in arresto; Febbraio 2011, operazione “Pressing 2”, la Squadra Mobile di Modena ha arrestato 5 persone di origine campana, ritenute affiliate al clan dei “casalesi”, per associazione stampo mafioso finalizzata all’estorsione ed altro. L’indagine è una prosecuzione di quella conclusasi nel mese di marzo del 2010, nel corso della quale furono arrestate 25 persone affiliate al clan dei “casalesi”; Febbraio 2011, i militari della Compagnia di Carpi (MO) hanno azzerato un’organizzazione criminale specializzata nel rilevare società in difficoltà finanziarie che, successivamente all'acquisizione, inducevano al fallimento distraendo il patrimonio delle stesse ai danni dei legittimi creditori e del fisco. L'attività ha permesso di recuperare a tassazione oltre 4 milioni di euro derivanti da redditi non dichiarati e costi non sostenuti; Febbraio 2011, un gommista è stato ucciso con un colpo di pistola a Marano sul Panaro, nel Modenese. Gli inquirenti non escludono un regolamento di conti; Febbraio 2011, operazione “Fetita”, la Squadra mobile di Modena ha fermato un vasto giro di sfruttamento della prostituzione di numerose ragazze di origine rumena arrestando nove persone dedite allo sfruttamento delle giovani; Marzo 2011, i Carabinieri di Carpi (MO) hanno arrestato, in flagranza di reato, tre persone, due albanesi ed un italiano, responsabili di furto. I malviventi sono stati sorpresi all’interno di capannoni industriali in disuso, mentre stavano prelevando metalli pregiati; Marzo 2011, operazione “The butchers”, il GICO della Guardia di Finanza di Bari ha arrestato 19 persone, italiani e albanesi, facenti parte di due organizzazioni criminali (la prima, riconducibile alla famiglia barese degli “Zonno”, la seconda composta da trafficanti albanesi ed in parte salentini), dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti importate dall’Albania . L’attività investigativa ha interessato anche altre località del territorio nazionale, tra cui la provincia di Modena, ove era residente un indagato di origine albanese; Maggio 2011, la Polizia di Stato di Modena ha eseguito 19 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di una associazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti, composta da cittadini magrebini (tunisini e marocchini), tutti radicati nei Comuni di Savignano sul Panaro e Sassuolo (MO), nella provincia di Reggio Emilia, nella città di Modena e con basi logistiche ed elementi di collegamento in numerosi altri centri del nord del Paese. L’organizzazione importava l’eroina, direttamente dai canali della produzione per il tramite delle rotte olandese e turco/albanese; Giugno 2011, la Procura della Repubblica di Modena ha emesso decreti di fermo, eseguiti a Modena e Palermo, nei confronti di 9 cittadini di varia nazionalità (tra cui nigeriani), ritenuti responsabili in concorso di traffico di sostanze stupefacenti. L’attività, avviata a seguito dell’arresto in flagranza di reato di una coppia di africani residenti nel modenese, ha interessato un’organizzazione criminale composta da cittadini nigeriani e ghanesi attivi nello spaccio di droga in Emilia Romagna, Veneto e Sicilia. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati complessivamente 4 kg. circa di cocaina, suddivisa in ovuli e trasportati dai c.d. ovulatori; Giugno 2011, operazione “Minotauro”, i Carabinieri hanno arrestato, su disposizione dell’AG di Torino, 142 persone affiliate alla 'ndrangheta. Le città interessate sono Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria. Le persone sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione e altro; Giugno 2011, operazione "Chimera II", la Guardia di Finanza di Modena ha identificato i vertici di una organizzazione, composta prevalentemente da marocchini, dedita all'importazione di ingenti quantitativi di cocaina dall'Olanda e di soggetti appartenenti alla rete di distribuzione al dettaglio delle sostanze stupefacenti. Il sodalizio introduceva la droga proveniente dall'Olanda e diretta nel modenese attraverso i confini del Piemonte. Sono stati sequestrati tre chili di cocaina ed eseguiti nove arresti; Luglio 2011, operazione “Marzaglia 2”, una vasta attività di traffico e spaccio di stupefacenti, tra cui eroina, è stata stroncata dalla Polizia di Stato di Modena con l’arresto di 12 persone magrebine che avevano organizzato, con ramificazioni anche all’estero, lo smercio di eroina "brown sugar" in varie parti dell’Italia settentrionale. Nell’organizzazione figuravano anche donne che fungevano da corrieri di droga; Luglio 2011, ucciso con un colpo d‘arma da fuoco un camionista originario di Napoli, in una piazzola di sosta lungo l’autostrada A1 in direzione Nord al Nei pressi di Castelfranco Emilia, in provincia di Modena; Giugno 2011, operazione “Point break”, il GICO di Bologna e i Carabinieri di Modena hanno arrestato 7 persone affiliate o contigue alla ‘ndrina degli Arena di Isola Capo Rizzuto (KR). Gli indagati sono accusati di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti, bancarotta fraudolenta, detenzione illegale e porto abusivo di armi, impiego di denaro di provenienza illecita, e tentata estorsione. L’inchiesta ha permesso di stabilire che gli Arena hanno fatto investimenti nella provincia di Modena con denaro proveniente dagli affari illeciti; Agosto 2011, estorceva denaro ai connazionali per lasciarli lavorare in pace a Modena. Con questa accusa la Squadra Mobile di Reggio Emilia ha arrestato un moldavo. L'immigrato, residente a Reggio Emilia, avrebbe chiesto come 'pizzo' dai 20 ai 200 euro alla settimana ai connazionali che lavoravano nella zona di Modena: soldi in cambio della sua protezione e del permesso di vendere su bancarelle, in esercizi commerciali o solo di effettuare fermate a Modena con l'autobus sulla tratta Italia-Moldavia. Secondo i risultati dell'indagine, l'uomo avrebbe minacciato di colpire con violenze le vittime o i loro negozi. Sul libro paga del malvivente oltre 100 vittime di estorsione, tutte di nazionalità moldava, che pagavano regolarmente la cifra pattuita per il loro quieto vivere; Settembre 2011, operazione “Alieno”, i Carabinieri di Castellammare di Stabia (NA) hanno eseguito 73 misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti (una persona campana è stata arrestata a Modena) appartenenti ad un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico, al contrabbando di tabacchi lavorati esteri e rapina; Ottobre 2011, operazione “Orango”, i Carabinieri di Modena hanno arrestato 8 persone appartenenti ad un’organizzazione criminale, capeggiata da cittadini nigeriani e dedita al traffico di sostanze stupefacenti, stabilmente insediata nella provincia di Modena; Ottobre 2011, operazione “Timber”, la Polizia di Stato di Modena, ha arrestato 12 persone, tra nordafricani e italiani, appartenenti a un’organizzazione criminale dedita al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine ha avuto inizio dal rinvenimento di dosi di eroina tra il francobollo e la busta di una lettera inviata da alcuni degli indagati ad un ospite trattenuto all’interno del Centro d’identificazione ed espulsione di Modena; Ottobre, 2011, la Polizia di Stato di Modena ha eseguito 12 ordinanze di custodia cautelare a carico di un gruppo a composizione mista (tunisini, marocchini ed italiani) dedito all'attività di spaccio di sostanze stupefacenti nell'intera provincia di Modena ed in altre aree del nord del Paese; Novembre 2011, smantellata dalla Guardia di Finanza di Modena una rete di agenzie di “money transfer” abusiva. I finanzieri hanno individuato un intermediario estero che operava su gran parte del territorio nazionale in maniera completamente abusiva. L'unico contatto con il territorio nazionale era un conto corrente in cui venivano versate le somme di denaro da trasferire verso l'estero. Anche la rete di sub agenti che offrivano il servizio, per lo più di etnia ghanese e nigeriana, risultava essere articolata e ben radicata in Italia. Complessivamente, sono stati denunciati 47 soggetti per il reato di abusiva attività finanziaria, effettuate oltre 70 perquisizioni in tutta Italia, mentre è di 34 milioni di euro il volume accertato delle illecite transazioni di valuta verso l'estero; Novembre 2011, arresto di un esponente dei “casalesi” a Carpi (MO), rintracciato dai Carabinieri dopo che, dall’agosto 2011, si era reso irreperibile alla notifica di un ordine di carcerazione emesso per estorsione, truffa e ricettazione; Dicembre 2011, un carico di rame del valore di circa 100.000 euro è stato recuperato al termine di un inseguimento dai Carabinieri a Castelfranco Emilia, nel Modenese. I militari dell'Arma, nella notte, hanno intercettato il furgone su cui veniva trasportato - un Fiat Iveco - lungo via Villanoviano. Chi lo guidava ha cercato di fuggire finendo per sfondare la recinzione di un terreno a bordo strada. I ladri hanno così dovuto abbandonare refurtiva e mezzo e allontanarsi a piedi. Sul furgone sono state recuperate due bobine di fili di rame della lunghezza di 500 metri ciascuna, oltre a 70 quintali circa di rame sfuso che era stato rubato alla ditta 'Terna' a Casalgrande (Reggio Emilia). Il Fiat Iveco era stato rubato a inizio dicembre. Sul mezzo c'erano anche materiali spariti di recente da un cantiere edile a Salvaterra di Casalgrande; Dicembre 2011, i finanzieri del GICO di Caltanissetta e lo SCICO di Roma, hanno dato esecuzione a un decreto d'urgenza emesso dal Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale nisseno su proposta della locale DDA nei confronti di un noto imprenditore, dei suoi familiari e collaboratori. Il Provvedimento riguarda un totale di 15 società e decine di punti operativi, attivi nelle città di Roma, Catania, Messina, Napoli, Modena e Massa, tutte operanti nel settore dei giochi mediante il noleggio di slot machine, la gestione di sale da gioco, l'affidamento di lotterie e la raccolta di scommesse anche a distanza. Dietro alcune di queste agenzie, formalmente qualificate come associazioni, si celavano vere e proprie bische clandestine dove era possibile giocare illegalmente anche elevate somme di denaro; In sequestro anche conti correnti, disponibilità finanziarie e numerosi beni mobili ed immobili tra i quali due ville con piscina del valore di 4 milioni di euro, numerose autovetture tra cui una Ferrari F335 e oltre 40 conti correnti e/o disponibilità finanziarie riconducibili al proposto direttamente o indirettamente tramite interposte persone. L'intero patrimonio appreso è quantificabile in un valore di circa 40 milioni di euro. L'imprenditore molto noto alle cronache giudiziarie nazionali poiché coinvolto già in numerose inchieste; Gennaio 2012, le Fiamme Gialle di Modena hanno arrestato due usurai di origine campana residenti nel capoluogo emiliano, e sequestrato immobili, auto, gioielli e conti correnti bancari per un valore di oltre mezzo milione di euro. I finanzieri hanno perquisito in Emilia Romagna, Lazio e Campania le abitazioni ed altri immobili in possesso degli indagati, un uomo di 62 anni e una donna di 52. Le Fiamme Gialle hanno scoperto l'usura analizzando la preoccupante situazione economico-finanziaria di alcune imprese modenesi ad alto tasso di evasione, contestualmente sottoposte a controllo fiscale. Le vittime erano per lo più imprenditori in grave difficoltà economica e venivano scelte dagli usurai in modo capillare, frequentando le sale da gioco presenti in città, nel cui ambito individuare appunto soggetti dipendenti dal gioco e fortemente indebitati, ai quali veniva garantita ampia disponibilità di denaro contante per far fronte alle difficoltà economiche in cui versavano le aziende di proprietà. I finanziamenti venivano concessi in contanti, con restituzione a tassi di interesse del 10% mensile, contestualmente alla consegna di assegni non intestati o cambiali firmate in bianco; Gennaio 2012, operazione “Cinemastore”, la Squadra Mobile di Lecce ha arrestato un leccese, residente a Sassuolo, appartenente alla sacra corona unita; Gennaio 2012, la Polizia Stradale di Palmanova e Trieste ha arrestato 12 persone e ne ha indagate altre 33 appartenenti a un'organizzazione criminale dedita al riciclaggio internazionale veicoli di grossa cilindrata la cui destinazione finale, transitando per la Lituania, era la città di Minsk in Bielorussia. L'organizzazione si avvaleva di procacciatori di veicoli, inseriti nel tessuto sociale e delinquenziale di varie città (Roma, Modena, Brescia, Foggia e Pescara), i quali, facendo leva sulle precarie condizioni economiche dei locatari dei mezzi, acquistavano i veicoli ad un prezzo conveniente, li esportavano e solo dopo ne facevano denunciare il furto ai legittimi possessori; Gennaio 2012, incendio doloso nel deposito della ditta Sirte di Fiorano (MO). Non si esclude la possibilità che esistano implicazioni di criminalità organizzata in questa o in altre situazioni analoghe verificatesi, nell’agosto scorso, a Ubersetto e nell’ex Cisa Cerdisa ; Gennaio 2012, furto di un furgone portavalori che traportava 600.000 euro è stato messo a segno lungo l'Autostrada del Brennero, in territorio modenese; Febbraio 2012, il Gico di Firenze hanno notificato a una persona residente a Modena, un provvedimento di sequestro patrimoniale. Secondo la Procura antimafia di Firenze il soggetto sarebbe un prestanome del clan Terracciano, attivo nei quartieri spagnoli di Napoli; Marzo 2012, la Squadra Mobile ha sgominato un’organizzazione criminale composta da 21 cittadini ungheresi, dedita al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Il gruppo criminale aveva il monopolio in strada della provincia di Modena e gestiva numerose ragazze ungheresi; Marzo 2012, la DDA di Firenze ha inoltrato la richiesta di rinvio a giudizio per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, truffa, fatturazione per operazioni inesistenti e presentazione di dichiarazioni fiscali infedeli nei confronti di 11 indagati. Secondo gli investigatori, un imprenditore campano, residente a Vignola (MO), sarebbe stato il perno centrale attorno al quale, tra il 2004 e 2005, si è sviluppato un complesso sistema di riciclaggio che ha visto coinvolti da una parte affiliati a clan camorristici napoletani/casalesi e malavitosi nolani e dall'altra un imprenditore di Barberino del Mugello, titolare di un'impresa di trasporti ubicata a Vaglia, fallita nel 2006. Proprio un filone investigativo di tale indagine ha permesso alla Dda di Bologna ed ai finanzieri del Gico di Bologna di arrestare nel marzo 2010 20 affiliati e fiancheggiatori del clan dei casalesi, da anni stabilizzatisi nel modenese; Maggio 2012, i finanzieri del GICO di Napoli hanno sequestrato beni per 4 milioni di euro, ad Aldo Nobis - campano che aveva vissuto a Castelfranco Emilia (MO) sino al 2011 - ufficialmente intestati al fratello Salvatore, detenuto al 41bis perché ritenuto elemento di spicco dei “casalesi” e uomo di fiducia di Michele Zagaria, capo indiscusso del clan dei Casalesi. Tra i beni sequestrati tre ville, due delle quali comprensive di quattro unità abitative, ubicate a Giugliano e poi cinque auto, una moto, e un libretto di deposito contenente 50 mila euro; Maggio 2012, arrestati due nigeriani per omicidio di un maresciallo dell’Accademia; Maggio 2012, vengono arrestati due fratelli modenesi accusati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. I due, secondo la Procura di Palermo, collaboravano narcos messicani e importavano tonnellate di cocaina. L’organizzazione lavorava per conto delle famiglie di “cosa nostra”; Luglio 2012, la Squadra Mobile arresta un 34enne modenese in contatto con personaggi dell’eversione nera. In casa deteneva illegalmente armi e esplosivi, Gli inquirenti non escludono collegamenti con la criminalità organizzata; Luglio 2012, operazione “Demiurgo”, la Squadra Mobile – Sezione Criminalità organizzata, ha arrestato titolari di aziende e responsabili ed operatori degli Uffici Tecnici dei Comuni di Castelfranco Emilia e di Carpi per i reati di corruzione e turbativa d’asta. E’ stato riscontrata l’esistenza di un vero e proprio “sistema” nella gestione ed aggiudicazione degli appalti pubblici a cui concorrevano, oltre che i pubblici amministratori, anche imprenditori edili, amministratori di fatto e soci di alcune società che attraverso un sistema a “rotazione”; Agosto 2012 la Guardia di Finanza scopre e confisca i beni di una ditta di abbigliamento e accessori: emetteva fatture per operazioni inesistenti: immobili sequestrati per 1 milione di euro; Agosto 2012, la Guardia di Finanza di Modena ha sequestrato beni per oltre un milione nell'ambito di un'indagine su riciclaggio e usura: consistenti conti bancari, tre auto e dieci appartamenti che appartengono a tre persone di origine campana, che non risultano aver mai lavorato e che sono state denunciate per riciclaggio. Qualche mese fa le Fiamme gialle avevano arrestato due usurai, pure di origine campana (parenti dei riciclatori denunciati ora), e avevano sequestrato beni per circa 600.000 euro; Conclusioni La situazione della provincia di Modena è grave e va monitorata con grande attenzione. Il rischio di colonizzazione è molto alto. Vogliamo citare, in proposito quanto affermato dal Procuratore Capo di Bologna, Roberto Alfonso: “La criminalità organizzata a Modena ha trovato pane per i suoi denti anche con il caporalato: Identiche condotte illecite, se commesse a Rosarno, sono tratta di esseri umani, ma se commesse in Emilia- Romagna sono solamente omesso versamento contributivo- ha denunciato il procuratore riferendosi allo sfruttamento della manodopera irregolare nell'agricoltura”. PROVINCIA DI PARMA La situazione della provincia è particolarissima. Il Comune di Parma è stato, fino a poco tempo fa, commissariato. La provincia di Parma è al 17esimo posto per il numero di reati denunciati nel 2011(22.835), in base alla statistica pubblicata dal Sole 24 Ore. La provincia è stata colpita anche da gravi episodi di corruzione, elemento questo che, inevitabilmente, favorisce le infiltrazioni mafiose nell’economia legale. La rilevante presenza di sodalizi calabresi nel territorio subisce l’influenzata anche dalla vicinanza della bassa Lombardia, dove la ‘ndrangheta è molto forte. Sono operative nella provincia dirette articolazioni di alcune delle cosche più pericolose, quali: Grande Aracri di Cutro, gli Arena, dei Martino, gli Ariola, i Barbaro, i Nirta –Strangio, i Bellocco di Rosarno, e i Gallo di Gioia Tauro. Sono molto presenti anche elementi di spicco della camorra, tra i quali il clan dei Sarno del quartiere di Ponticelli di Napoli, nonché soggetti vicini alla famiglia Panepinto di Bivona (AG), ritenuti vicini a “cosa nostra”. Sul territorio permangono gravi fenomeni legati alla prostituzione al narcotraffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, spesso in mano a organizzazioni criminali stranieri che, comunque collaborano fattivamente con quelle italiane. Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo: Ottobre 2010, un esponente di spicco della camorra, Raffaele Guarino, originario di Somma Vesuviana, capo del clan “Guarino-Celeste” del quartiere Barra di Napoli, è stato ucciso, nella propria abitazione di Medesano (PR), dove si trovava in libertà vigilata. Guarino aveva avuto contrasti con il clan Aprea del quartiere napoletano di Barra e nel 2005 era sopravvissuto ad un altro tentativo di omicidio; Ottobre 2010, due persone arrestate, beni per 6 milioni di euro sequestrati, tre persone denunciate. E' il bilancio di un'operazione della Guardia di Finanza di Crotone, Le persone tratte in arresto sono due imprenditori: di Isola di Capo Rizzuto (Kr), uno dei quali ritenuto vicino agli ambienti criminali della cosca “Arena” e il secondo residente a Parma, sottoposto agli arresti domiciliari; Febbraio 2011, operazione “Blu Notte”, i Carabinieri di Parma hanno arrestato cinque persone per sfruttamento della prostituzione all’interno di club privato. L’organizzazione era composta, oltre che da italiani, anche da soggetti di origine rumena, bulgara e sudamericana; Febbraio 2011, i Carabinieri di Milano hanno sgominato una presunta organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di cocaina gestito da gruppi di persone legate alla 'ndrangheta. Sono tate arrestate 16 soggetti italiani ritenuti responsabili di importare cocaina dalla Colombia. Le città coinvolte sono varie province lombarde, Reggio Calabria e Parma; Febbraio 2011, tre organizzazioni dedite al traffico e spaccio di droga sono state sgominate da un'operazione della Squadra Mobile di Ragusa, che ha eseguito 35 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip di Catania. Le bande, che operavano una nel Ragusano e due nel Catanese, trafficavano in particolare cocaina, hashish, ecstasy e lsd. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti a Ragusa, Catania, Agrigento, Palermo, Siracusa, Napoli, Prato, Parma, Reggio Emilia e Milano; Marzo 2011, operazione “Masnada”, i Carabinieri di Crotone hanno arrestato 14 persone, vicine alla ‘ndrina facente capo alla famiglia “Martino” di Cutro (KR), accusate di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine (in abitazione, farmacie, distributori di benzina), alla ricettazione e al porto di armi clandestine, allo spaccio di sostanze stupefacenti nei locali pubblici e nelle scuole. che nel corso di un regolamento di conti aveva anche tentato di uccidere un appartenente ad un gruppo rivale che voleva acquisire il controllo del territorio. L’inchiesta ha interessato anche le province di Parma e Reggio Emilia, poiché luoghi di residenza di alcuni degli arrestati. Nelle due province, l’organizzazione criminale operava nel traffico di sostanze stupefacenti ed effettuava rapine nelle abitazioni; Marzo 2011, i Carabinieri di Parma hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria una persona, nata nella provincia di Napoli, perché ritenuta responsabile dell’omicidio di Raffaele Guarino, avvenuto in Medesano (PR), nell’ottobre 2010; Aprile 2011, i Carabinieri di Parma hanno arrestato una coppia di nigeriani, marito e moglie, che alla vista dei militari hanno cercato di sottrarsi al controllo. A bordo dell’auto venivano rinvenuti 38 gr. di cocaina già divisi in dosi ed altri 13 gr. venivano rinvenuti presso l’abitazione dei due; Aprile 2011, operazione “La Qualunque”, i Carabinieri di Salsomaggiore Terme (PR) hanno arrestato sei persone (quattro calabresi, un siciliano ed un albanese) appartenenti ad un’organizzazione criminale dedita a truffe e ricettazione. Tra gli arrestati, figura anche un calabrese affiliato alla ‘ndrina “Grande Aracri” di Cutro; Aprile 2011, operazione “Il Corsaro” la Squadra Mobile di Parma ha arrestato 18 persone, maghrebini, albanesi e italiani, appartenenti a sette gruppi criminali autonomi che operavano in zone diverse della città, ma che collaboravano tra loro scambiandosi la droga o condividendo gli stessi clienti e fornitori. Le accuse sono di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Altre 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state notificate a persone già detenute per altri reati, mentre 17 indagati sono attualmente ricercati. Nel corso dell’indagine, avviata nel 2008, gli agenti avevano già arrestato più di 50 persone (30 del Maghreb, 3 albanesi e gli altri italiani) in flagranza di reato, sequestrando complessivamente 40 chili di hashish, 6 di eroina e 200 grammi di cocaina; Giugno 2011, un uomo è rimasto ferito a una spalla da un colpo di pistola sparato da ignoti mentre passeggiava per una strada periferica di Parma. Il ferito è un pluripregiudicato di etnia rom residente in un campo nomadi di Roma; Luglio 2011, operazione “Raiders”, i Carabinieri di Parma hanno eseguito 12 perquisizioni in campi nomadi nelle province di Reggio Emilia, Modena e Milano. Obiettivo dell'operazione era verificare se nei campi si nascondevano i responsabili di una serie di furti in ville avvenuti a Parma, Neviano degli Arduini, Langhirano, Lesignano dé Bagni e Traversetolo; Settembre 2011, un'evasione Iva da 635 mila euro scoperta dall'Agenzia delle Entrate di Parma in collaborazione con l'Ufficio Antifrode della Direzione Regionale Emilia-Romagna. L'evasione smascherata dai funzionari del fisco si reggeva sul classico modello della "frode carosello". Le indagini hanno infatti dimostrato che la merce spedita da San Marino anziché arrivare in provincia di Reggio Emilia, come risultava dalla fatture, giungeva direttamente negli stabilimenti della società parmense attiva nel settore della lavorazione della plastica. In questo modo la società madre era riuscita a ottenere crediti Iva non dovuti e a godere di un margine più ampio nella determinazione del prezzo di vendita dei materiali rispetto alle imprese concorrenti. Inoltre, attraverso i pagamenti a favore dell'azienda sanmarinese, sua diretta emanazione, la società parmense aveva potuto spostare parte dei capitali in un territorio a fiscalità privilegiata, beneficiando di un ulteriore vantaggio fiscale; Dicembre 2011, quattro tunisini arrestati in flagranza di reato, due ordinanze di custodia cautelare eseguite in carcere, 13 denunce (una nei confronti di un'avvocatessa), il sequestro di una 'kebaberia' che fungeva da area di smistamento: il bilancio di un'operazione della Squadra Mobile di Parma per una serie di reati che vanno dal favoreggiamento dell'immigrazione clandestina al falso, alla simulazione di reato. Le indagini hanno permesso di scoprire un traffico di esseri umani, che aveva il fulcro nella città emiliana: il tragitto, tramite paesi islamici, portava all'Italia attraverso l'Austria o la Slovenia. Dalle indagini è emerso che, per regolarizzare la situazione dei clandestini, venivano stipulati finti contratti di lavoro e perfino matrimoni con donne italiane compiacenti con l'intervento dell'avvocatessa civilista di Parma, che è stata indagata a piede libero come le due giovani italiane che si sono prestate a questo escamotage; Gennaio 2012, beni per un valore di 65 milioni di euro sono stati confiscati dagli uomini della DIA di Napoli ad esponenti del clan dei “casalesi”. Sono stati eseguiti provvedimenti emessi dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (CE), nei confronti di Pasquale Zagaria, fratello del capo clan Michele, e degli imprenditori Gaetano Iorio, detenuto e noto esponente dell'organizzazione criminale dei “casalesi”, facente capo a Francesco Schiavone detto 'Sandokan', e Aldo Bazzini (parmigiano). Gli investimenti del clan avvenivano nel settore dell'edilizia che in quello del calcestruzzo e in questo contesto emerge anche la figura di Aldo Bazzini, il cui rilevante patrimonio, costituirebbe il frutto del reinvestimento delle cospicue risorse, di provenienza illecita. Le indagini patrimoniali hanno consentito di sottoporre a vincolo di confisca diversi beni: terreni, immobili, quote societarie, polizze assicurative, titoli finanziari, conti bancari, libretti postali, obbligazioni, autovetture. In particolare sono stati confiscati, tra le altre cose, beni e conti correnti, oltre a diverse aziende, oltre ad azioni, titoli, assicurazioni per un valore totale di oltre 65milioni di euro; Gennaio 2012, i Carabinieri di Torre del Greco (NA), hanno catturato il latitante Carmine Esposito, 55 anni, di Casoria, ricercato in tutta Europa per 2 provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura del Centro e Nord Italia (11 anni e 11 mesi di reclusione per associazione per delinquere finalizzata alle rapine e rapina con sequestro di persona, reati commessi a Parma e a Firenze). I militari lo hanno arrestato a San Giorgio a Cremano mentre si aggirava per la cittadina in compagnia di un pregiudicato 44enne ritenuto affiliato al clan camorristico dei Sarno, che è stato arrestato per favoreggiamento; Gennaio 2012, operazione "Light in the woods", sono trenta le ordinanze di custodia cautelare in carcere. L'operazione, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, ha interessato anche le città di Torino, Firenze, Genova, Massa Carrara e Parma. Gli arrestati sono indiziati di appartenere alla cosca della 'ndrangheta denominata "Ariola", attiva nella zona delle Preserre vibonesi (Vibo Valentia); Maggio 2012, operazione "Venus", il Nucleo Investigativo dei Carabinieri ha svolto indagini contro lo sfruttamento della prostituzione di ragazze dell'Est, nel corso della quale sono state arrestate sei persone e venti sono finite agli arresti domiciliari, oltre ai 44 avvisi di garanzia. Sono stati chiusi sette nightclub del parmense. Tra gli arrestati anche avvocati, poliziotti e vigili; Giugno 2012, i Carabinieri hanno arrestato, a Parma, Salvatore Casella, il "gregario", braccio esecutivo del clan dei Sarno, per concorso in omicidio per ben 4 delitti, tutti collaboratori di giustizia puniti per il loro tradimento. Conclusioni Nella provincia di Parma sussiste una situazione grave ed assolutamente da non sottovalutare. La presenza mafiosa si conferma ai massimi livelli, così come il rischio colonizzazione. PROVINCIA DI RAVENNA Sono aumentati i furti nelle abitazioni nella provincia. E’ molto presente in provincia il problema dei laboratori cinesi e del conseguente utilizzo manodopera in nero e dell’evasione fiscale. Sono importanti i numeri dei reati Dalla classifica stilata dal 'Sole 24 Ore', in base agli ultimi dati del ministero dell'Interno sui delitti denunciati dalle forze di polizia all' autorità giudiziaria, Ravenna è nella “top ten” nazionale delle province con la maggiore incidenza dei reati denunciati in rapporto alla popolazione (ogni 100.000 abitanti). La provincia, infatti, è ottava in classifica con 6.028 (23.659). La provincia, così come è stato riportato nei precedenti capitoli è stata interessata a operazioni di polizia di assoluto rilievo, di cui si fa solo un breve cenno: Dicembre 2010, traffico di cocaina gestito dalle cosche “Muto” e “Chirillo” della 'ndrangheta; Marzo 2011, Operazione “Diversivo”, organizzazione criminale dedita al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti; Maggio 2011, operazione “Marte”, traffico di stupefacenti gestito dalla cosca calabrese “Nirta-Strangio”; Luglio 2011, operazione “Ropax”, organizzazione finalizzata all'immigrazione clandestina; Novembre 2011, operazione “Free press”, organizzazione finalizzata all'immigrazione clandestina. Nel territorio della provincia di Ravenna sono state rilevate, altresì presenze di organizzazioni criminali di origini catanesi. Nella provincia permangono gravi fenomeni legati alla prostituzione al narcotraffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, che spesso vedono coinvolti gruppi malavitosi stranieri. Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo: Marzo 2011, operazione “Defcon 1”, la Guardia di Finanza di Ravenna, ha arrestato 5 persone, due tunisini, un albanese, un italiano ed un libico, per spaccio di sostanze stupefacenti; Maggio 2011, operazione "Gold Vision", la Guardia di Finanza ha indagato 12 persone per falso in bilancio, emissione ed utilizzo di fatture fittizie, mendacio bancario e favoreggiamento personale. L'indagine ha permesso di portare alla luce un sistema - dopo aver effettuato verifiche fiscali, quattro a carico di società (tutte risultate evasori paratotali) e nei confronti di altrettante persone fisiche (due delle quali risultate, per talune annualità, evasori totali) - fatture oggettivamente false emesse e ricevute per circa 448 milioni di euro. E’ emerso anche un occultamento di corrispettivo ai fini dell'imposta di registro per 4,8 milioni di euro, relativo ad una cessione di una lussuosa villa a Porto Rotondo (ceduta al valore dichiarato di 10 milioni di euro, ma in realtà venduta a € 14,8 milioni) a favore di società con sede a Ravenna, formalmente amministrata da un cipriota, sotto la quale si celerebbero gli interessi di investitori russi; Luglio 2011 la Polizia di Stato di Ravenna, nell’ambito dell’attività di controllo del territorio denominata “ Adriatica 2”, finalizzata alla lotta al favoreggiamento ed allo sfruttamento della prostituzione, ha arrestato e sottoposto a fermo di indiziati di reato 8 persone di nazionalità romena, ungherese e serba; Settembre 2011, i Carabinieri di Ravenna, in collaborazione con quelli di Città di Castello (PG), hanno arrestato, in flagranza di reato, tre cittadini albanesi, in quanto trovati in possesso di un ingente quantitativo di marijuana; Febbraio 2012, operazione “Prima lux”, la Guardia di Finanza di Pavia ha eseguito 7 arresti, oltre a sequestri di beni per svariati milioni di euro nei confronti di una organizzazione criminale dedita all'evasione fiscale ed all'utilizzo di false fatture. Sono stati accertati, in via definitiva, la produzione e la ricezione di fatture false oltre alla registrazione di costi fittizi per oltre 30 milioni di euro e I.V.A. evasa per oltre 10 milioni di euro. Le verifiche fiscali, ancora in essere, condurranno all'effettivo riscontro di ricavi non dichiarati e non sottoposti a tassazione per circa 120 milioni di euro. Le indagini hanno consentito di denunciare 20 persone per associazione per delinquere e reati fiscali quali dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili. L'Autorità Giudiziaria, al termine delle indagini, ha disposto il sequestro per equivalente pari a circa € 11 milioni destinato a confisca di: conti correnti; immobili ubicati in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Sicilia; quote sociali di 9 società tutte insistenti sul territorio lombardo; 4 società immobiliari ubicate nella regione Lombardia che gestiscono 47 immobili, anche di pregio, dislocati anche a Ravenna; Conclusioni La situazione esistente nella provincia di Ravenna è migliore rispetto ad altre realtà della Regione. Occorre tenere sempre alto il livello di attenzione contro la minaccia delle infiltrazioni mafiose. PROVINCIA DI REGGIO EMILIA Anche la provincia di Reggio Emilia si trova in una situazione non certo “tranquilla”. Da un'indagine condotta dall'associazione Industriali di Reggio Emilia, emerge che i furti sono il fenomeno che più insidia la sicurezza delle aziende reggiane, sia per la loro incidenza reale, sia per la percezione del furto come pericolo, in cima alle preoccupazioni. La ricerca dell'associazione ha posto l’attenzione sulla percezione della sicurezza da parte degli imprenditori. Dall’inchiesta affiora che i fenomeni dell’usura ed estorsioni sono considerati in aumento, mentre, per quanto riguarda la percezione della presenza di infiltrazioni criminali nell'economia il 15% degli intervistati è a conoscenza di probabili episodi, soprattutto nell'edilizia. Il 15% delle imprese ha, inoltre, segnalato l'esistenza di fenomeni di concorrenza sleale praticati da imprese che si propongono per offrire servizi e prodotti a condizioni economiche inferiori alle normali quotazioni di mercato principalmente nei settori delle costruzioni, degli autotrasporti e del facchinaggio. Qualcuno, fino a poco tempo fa, negava, anche contro l’evidenza dei fatti, la presenza della mafia nella provincia. E’ evidente che con l’arrivo del Prefetto Antonella De Miro, tutti hanno aperto gli occhi e si sono risvegliati da un nefasto e antico torpore che ha reso questa splendida provincia emiliana, terra di conquista da parte delle associazioni mafiose. Oltre ad aver negato il certificato antimafia a numerose imprese, perché condizionate alla criminalità organizzata, nel dicembre 2011, il Prefetto ha attivato, con gli Enti locali, un protocollo d’intesa per la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti e concessioni di lavori pubblici. In città problematiche di degrado riguardano, soprattutto, la zona della Stazione ferroviaria. A Reggio Emilia e in provincia, soprattutto a Brescello, è sempre più che stabile la presenza della cosca cutrese “Grande Aracri”. Sono presenti, altresì, oggetti riconducibili alle ‘ndrine dei Barbaro, Strangio e Nirta di San Luca (RC), dei Bellocco di Rosarno, “Gallo” di Gioia Tauro (RC), dei Muto di Cetraro, degli Arena, dei Dragone, dei Nicoscia, di Isola Capo Rizzuto, dei Martino di Cutro. Per quanto riguarda la camorra, è molto attivo nella zona il clan dei casalesi, ed è presente anche il clan Belforte di Marcianise (Caserta). Considerate proprio queste presenze, non si può fare a meno di mettere in evidenza il moltiplicarsi degli incendi dolosi nel Reggiano. Altri inquietanti segnali giungono dalla zona di Santa Vittoria, nel Comune di Gualtieri, dove ignoti hanno sparato contro un container di un’azienda edile. Questi fatti sono sintomatici di un’infiltrazione mafiosa sempre più invadente. Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo: Ottobre 2010, una decina di colpi di pistola sono stati sparati contro l'ingresso e la vetrata di una pizzeria d'asporto a Ca' de Caroli di Scandiano, nel Reggiano; Novembre 2010 un imprenditore edile di origine cutrese ferito a Coviolo di Reggio Emilia. E' stato centrato da due colpi di pistola, uno all'addome e l'altro a un gluteo; Dicembre 2010, la Squadra Mobile di Caserta ha arrestato CATERINO Francesco, del clan dei “casalesi”, residente a Reggio Emilia; Gennaio 2011, Operazione “Hispanica”, i Carabinieri di Reggio Emilia, hanno arrestato 18 persone, in maggioranza nordafricani, facenti parte di un’associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti; Febbraio 2011, la Polizia di Stato di Reggio Emilia ha eseguito controlli in alcuni capannoni adibiti ad opifici da imprenditori cinesi. Nel corso dell’operazione sono state rilevate evidenti irregolarità sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ed sul rispetto delle norme igieniche; Febbraio 2011, operazione “Bancomat express”, i Carabinieri hanno arrestato 14 persone di origine romena, a Ostia (RM) e Poviglio (RE), responsabili di associazione per delinquere con l’aggravante della transnazionalità, finalizzata alla clonazione e all’indebito utilizzo i carte di credito e bancomat; Febbraio 2011, la Squadra Mobile di Reggio Emilia ha arrestato tre cittadini ucraini. I tre trasportavano, a bordo di un’autovettura, complessivamente 31.800 Kg. di tabacco lavorato estero, privi del contrassegno dei Monopoli dello Stato; Marzo 2011, una banda facente capo alla famiglia Martino di Cutro dedita alle rapine nelle case, ai distributori di benzina e alle farmacie, e allo spaccio di droga, è stata sgominata dai Carabinieri di Crotone che hanno scoperto anche gli autori di un tentato omicidio e di un attentato intimidatorio compiuto ai danni di un assessore comunale di Cutro. I militari hanno arrestato 14 persone fra Crotone, Cutro, Guastalla (Reggio Emilia), Crema e Cremona, accusate di far parte di una banda responsabile di numerose rapine, ricettazione e porto di armi clandestine, scorrerie in armi. La banda, secondo l'accusa, era anche dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti nei locali pubblici e nelle scuole e nel corso di un regolamento di conti avrebbe tentato di uccidere un appartenente ad un gruppo rivale che voleva acquisire il controllo del territorio; Marzo 2011, i Carabinieri di Reggio Emilia hanno arrestato, in flagranza di reato, due persone (uno originario di Catania e l’altro della provincia di Mantova) perché responsabili di tentata estorsione ai danni di un imprenditore di Bosco di Scandiano (RE); Giugno 2011, attentato ad un locomotore dello scalo di Dinazzano (Reggio Emilia), con tecniche di esecuzione tipiche della criminalità organizzata. La Prefettura di Reggio Emilia, nell’occasione, ha dichiarato ''L'elevata gravità del fatto delittuoso, le modalità di esecuzione che hanno evidenziato la particolare competenza di chi ha messo in funzione ed utilizzato la locomotiva, la conoscenza dei luoghi, un'arrogante volontà provocatoria nell'ostentazione e visibilità dell'azione e delle sue conseguenze, rendono palese una forte valenza intimidatoria nel gesto criminale, di cui occorre tenere conto, senza escludere che l'episodio possa ascriversi ad interessi della criminalità organizzata''. Luglio 2011, operazione “Crimine 3”, i Carabinieri di Reggio Calabria hanno arrestato 40 persone affiliate alle principali ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria - Jerinò di Gioiosa Ionica, Aquino i Marina Gioiosa Ionica, Pesce di Rosarno e Commisso di Siderno - per associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Nel corso dell’attività è stata perquisita l’abitazione di un pregiudicato originario di Locri (RC), residente in provincia di Reggio Emilia, dove sono stati sequestrati 1,4 kg. di cocaina e 1 kg. di hashish; Ottobre 2011, operazione 'White hair', la Squadra Mobile di Reggio Emilia ha arrestato 7 persone, italiani e stranieri, che gestivano una rete di spaccio di sostanze stupefacenti in città ed in provincia. L'indagine ha svelato che lo spaccio era condotto con metodi imprenditoriali, con attività promozionali di fidelizzazione di nuovi clienti introdotti da quelli già abituali che ricevevano in premio dosi di cocaina e sistemi di garanzia del debito contratto per l'acquisto di droga anche con assegni. Novembre 2011, operazione "febbre da cavallo", la Guardia di Finanza di Reggio Emilia ha eseguito 40 ordinanze di custodia cautelare in carcere. L'attività ha consentito di sgominare ramificati sodalizi criminali dediti al traffico di stupefacenti operanti in Emilia-Romagna, Campania, Lombardia, Liguria e Toscana. L'indagine ha interessato le province di Reggio Emilia, Parma, Modena, Milano, Bergamo, Monza Brianza, Lodi Genova, Prato, Ancona Pesaro e Urbino, Salerno e Cagliari. Le investigazioni hanno fatto emergere oltre ai consueti canali di approvvigionamento gestiti da gruppi criminali composti prevalentemente da cittadini di origine marocchina e tunisina, veri e propri nuclei di trafficanti costituiti anche da soggetti di origini campane legati a organizzazioni criminali meridionali operanti in Reggio Emilia che rifornivano di stupefacenti le vicine province di Parma e Modena. Nel corso dell'intera operazione sono stati sequestrati 319 chilogrammi di hashish, 4,2 Kg. di cocaina, 1,19 kg. di eroina, 6 autovetture, 30 telefoni cellulari e 6.720 euro in contanti. I soggetti complessivamente coinvolti nell'indagine sono 97, dei quali 18 già tratti in arresto in flagranza di reato; Dicembre 2011, con l’arresto a Capasenna di Giuseppe Nocera, fedelissimo del boss dei “casalesi”, Michele Zagaria, sono emersi intrecci affaristici del clan camorristico tra Fabbrico, Correggio e Reggio Emilia, Nella provincia di Reggio Emilia, secondo gli inquirenti, Giuseppe Nocera avrebbe riciclato il denaro dei casalesi, acquistando immobili. I beni sono stati sequestrati. A seguito del provvedimento, sono stati bloccati anche i lavori per costruzione nel quartiere “Armonia” di Novellara, dove l’impresa immobiliare dell’imprenditore Nocera era impegnata nei lavori di urbanizzazione; Dicembre 2011, la DIA di Napoli e la Polizia di Stato di Caserta hanno sequestrato beni per 50 milioni di euro ai casalesi a Caserta, Rodi Garganico (Foggia), Reggio Emilia e Verona; Dicembre 2011, La polizia stradale di Bolzano ha sgominato un’organizzazione internazionale, con base in Alto Adige, finalizzata al riciclaggio di camion. Sono quindici le persone arrestate dalla polizia stradale e, tra queste, una persona residente a Gualtieri (RE), originario di Isola Capo Rizzuto; Gennaio 2012, ancora un incendio doloso di un veicolo nel Reggiano. Sono state appiccate le fiamme a un'auto parcheggiata a Cavriago, intestata ad un'azienda tessile reggiana; Gennaio 2012, la Polizia di Stato e i Carabinieri di Oristano hanno eseguito 24 ordini di custodia cautelare, emessi dal Gip su richiesta della DDA di Cagliari, nelle province di Oristano, Cagliari, Caserta, Viterbo, Modena, Genova, Milano e Reggio Emilia. L'inchiesta ha consentito di smascherare un'organizzazione che portava la droga in Sardegna da Sudamerica, Portogallo, Inghilterra e Olanda, attraverso un canale di approvvigionamento a Castel Volturno, in Campania; Febbraio 2012, operazione “One dream”, due giovani di nazionalità rumena, arrestati dagli uomini della Squadra Mobile per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento all’immigrazione. Secondo gli inquirenti, i due controllavano un tratto ben preciso della via Emilia: da piazza Martiri di Tien An Men fino all’ex discoteca Marabù. Qui facevano prostituire alcune giovani connazionali. Sono una ventina quelle identificate; tra di loro anche ragazze minorenni; Aprile 2012, Carabinieri, Polizia e Gdf di Caserta hanno eseguito 44 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti esponenti del clan Belforte di Marcianise (Caserta). In esecuzione, in varie regioni, anche un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di oltre 10 milioni di euro, con 250 rapporti bancari appartenenti a soggetti o società riconducibili ai componenti dei nuclei familiari degli arrestati. L'attività investigativa ha delineato anche il ruolo di assoluto rilievo svolto, negli ultimi anni, dalle mogli dei capi-clan, condannati a lunghe pene detentive e reclusi in regime di 41 bis: avevano assunto la reggenza dell'organizzazione, gestendone anche la cassa comune e garantendo il prosieguo delle attività illecite. Le indagini che hanno portato alla retata di affiliati alla cosca è nata all'indomani del sequestro del libro contabile e degli elenchi degli imprenditori vittime delle estorsioni cui erano sottoposti dal clan Belforte. Polizia, Carabinieri e Fiamme Gialle sono riusciti a ricostruire l'organigramma della cosca, già minata negli ultimi due anni da decine di arresti. Il clan Belforte viene ritenuto dagli inquirenti "tanto potente da indurre il clan dei Casalesi nel corso degli anni '90 a concludere un patto di non belligarenza sulla spartizione dei proventi e delle attività estorsive di un'ampia zona del casertano; Maggio 2012,la Guardia di Finanza di Cremona hanno arrestato un usuraio calabrese, residente in provincia di Piacenza. Un altro complice, anche lui di origini calabresi, residente in provincia di Reggio Emilia è stato denunciato a piede libero in concorso con l’usuraio. Le indagini portano dritto alla malavita calabrese trapiantata in Emilia e, in particolar modo, alla cosca crotonese Grande Aracri; Maggio 2012, individuato gruppo criminale composto da 14 georgiani dediti a furti in appartamento e ricettazione; Giugno 2012, tre arresti georgiani per furto in appartamenti; Luglio 2012, operazione “progetto Dragone", la Polizia di Stato ha denunciato, a Reggio, diversi cittadini cinesi. Quindici dovranno rispondere di sfruttamento della prostituzione, e 20 di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Ci sono poi 10 denunce per reati contro il patrimonio. Sono stati ispezionati 20 appartamenti e 15 negozi, tra i quali centri di massaggio più o meno ambigui. In tutto sono state controllate 120 persone; Luglio 2012, 4 georgiani mentre colti in flagranza di reato mentre stavano effettuando un furto in garage, reagiscono e tentano di sparare a un agente delle volanti due arresti e due fuggiti; Agosto 2012, è stato accoltellato e gravemente ferito un cittadino straniero di origine egiziana, L’aggressore è un connazionale; Agosto 2012, a Ca' del Bosco Sopra (RE), nel corso della serata, è stato fatto esplodere un ordigno nei pressi di un negozio di una signora originaria di Avellino e residente in Emilia. Sul posto sono arrivati i Carabinieri della locale Stazione, assieme ai colleghi di Guastalla e del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia. L'esplosione ha provocato la rottura dei vetri delle finestre della palazzina del locale. L 'ordigno era posizionato davanti alla saracinesca del negozio. Sono in corso accertamenti per capire cosa si sta celando dietro l'eventuale attentato. Conclusioni La situazione esistente nella provincia di Reggio Emilia è grave ed assolutamente da non sottovalutare. La presenza mafiosa si conferma ai massimi livelli, così come il rischio colonizzazione. PROVINCIA DI RIMINI In base alla classifica de “il Sole 24 Ore” sulla base degli ultimi dati del ministero dell'Interno sui delitti denunciati all'autorità giudiziaria, Rimini, nonostante la diminuzione dei reati, è seconda sola a Milano e precede Bologna. La lettura di questa statistica, secondo il sindaco della città romagnola, non renderebbe giustizia agli sforzi delle Forze dell’Ordine e degli enti locali, poiché Rimini, che registra poco più di 20.000 reati, sarebbe stata penalizzata nel calcolo, dal ridotto numero di residenti e dall'aumento dei reati nella stagione estiva in coincidenza con il boom del turismo. In città e provincia permangono, comunque, molto forti anche le problematiche connesse al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, alla prostituzione, alle risse, e alla presenza di venditori abusivi. La crisi ha investito anche il settore turistico, tanto che gli albergatori hanno denunciato la possibilità la mafia possa penetrare più massicciamente, con acquisizioni di strutture ricettive e della balneazione. Proprio per i danneggiamenti di alcuni stabilimenti balneari, gli operatori hanno denunciato la presenza di “ offerte di protezione da gente dell’Est”. Nel corso dell’anno giudiziario il procuratore generale di Bologna, Emilio Ledonne, oltre a segnalare la presenza dei casalesi in provincia ha affermato che Rimini è entrata nelle province della regione a rischio criminalità organizzata. A Rimini le cosche crotonesi mantengono il controllo di bische clandestine, estorsioni, usura e traffico di stupefacenti, in diretto collegamento con le cosche “Vrenna” di Crotone e “Pompeo” di Capo Rizzuto. Sono presenti anche le cosche degli “Ursino” di Gioiosa Jonica (RC), dei “Masellis” di Crotone e dei Muto. E’ molto forte e radicata la presenza della camorra con i clan “D’Alessandro - Di Martino”, “Vallefuoco” di Brusciano (NA), “Mariniello” di Acerra (NA), e dei “casalesi”. Sono presenti soggetti della sacra corona unita e anche della e del clan mafioso catanese dei “Laudani”. Non si può negare che “l’ìnfluenza” della Repubblica di San Marino ha assunto, negli anni, un ruolo rilevante sulle presenze criminali nella zona. In relazione a ciò, è utile rammentare quanto affermato da procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, ''San Marino, in un'unità di simbiosi con il territorio riminese, ha fatto per anni da collante per la criminalità organizzata perché per anni non c'è stato alcun controllo sul denaro in entrata''. Interessanti sono i dati della Guardia di Finanza del 2011. 5.857 interventi che hanno consentito di verbalizzare 6.050 soggetti e segnalare all'autorità giudiziaria 474 persone di cui 56 arrestate. Sono stati eseguiti complessivamente 156 verifiche e 472 controlli fiscali, con redditi sottratti all'imposizione per oltre 153 milioni di euro e un'Iva evasa di oltre 24 milioni di euro. In relazione ai reati fiscali, a seguito dell'accertamento di 897 violazioni, sono state denunciate 106 persone di cui una arrestata. Avanzate, inoltre, proposte di sequestro per equivalente pari a 1.811.000 euro. La lotta al sommerso delle Fiamme Gialle riminesi registra nel periodo considerato un bilancio di 40 evasori totali e otto evasori paratotali che hanno occultato al fisco ricavi e compensi per oltre 144 milioni di euro e un'Iva dovuta per oltre 22 milioni di euro. Sono stati individuati 20 lavoratori in nero e 34 irregolari. Sul fronte dell'evasione fiscale internazionale, in particolar modo con la vicina Repubblica di San Marino, con l’operazione "Titan Flags" è stata rilevata un'evasione fiscale internazionale di oltre 27 milioni di euro nei confronti di un soggetto risultato evasore totale. L'attività di verifica fiscale nei confronti di circa 200 persone ha permesso di accertare disponibilità finanziarie in diversi istituti di credito sammarinesi ammontanti per oltre cinque milioni di euro. Inoltre dai controlli transfrontalieri all'aeroporto internazionale Fellini, è stata individuata una movimentazione complessiva di valuta per oltre un milione di euro. Il "Piano Ginevra", l'indagine su soggetti residenti nel riminese protagonisti di rilevanti movimenti finanziari con conti correnti accesi in banche svizzere, ha poi consentito di individuare un'evasione di oltre 10 milioni di euro. Sul fronte della criminalità organizzata, le indagini, riguardanti 11 soggetti, hanno consentito di sequestrare patrimoni illeciti per oltre 4.000.000 euro, tra immobili di varia natura, società, depositi bancari, investimenti e autovetture di grossa cilindrata. Insomma, numeri importanti, che dimostrano l’attenzione delle mafie, non solo italiane, nei confronti della provincia di Rimini. Una nota positiva è la sigla del protocollo d’intesa contro le infiltrazioni nell’edilizia esteso anche a quella privata, sottoscritto quest’anno. Di seguito sono elencati alcuni episodi di maggior rilievo: Novembre 2010, rogatoria francese a San Marino per un funzionario francese della commissione europea, che ha avuto incarichi come capo delegazione in Serbia e capo della sezione riforme istituzionali della delegazione della commissione europea in Russia e che è indagato per fatture false e divulgazione di informazioni confidenziali. Gli inquirenti francesi con la rogatoria mirano ad avere riscontri su possibili depositi bancari o rapporti con fiduciarie o trust nella Repubblica di San Marino, in relazione anche a delle proprietà immobili riconducibili al francese a Santarcangelo di Romagna (Rimini); Gennaio 2011, i Carabinieri di Rimini hanno arrestato, a Casoria (NA) un napoletano ed un senegalese, per alcune rapine effettuate in provincia di Rimini. Nei giorni precedenti erano stati arrestati altri due campani per le stesse rapine; Febbraio 2011, Operazione “Vulcano”, i Carabinieri del ROS di Bologna, hanno eseguito provvedimenti di fermo di indiziato di delitto per estorsione aggravata dal metodo mafioso, nei confronti di 10 persone ritenute collegate a clan della camorra - “Vallefuoco” di Brusciano (NA), “Mariniello” di Acerra (NA), “casalesi” - attivi a Rimini, Riccione e San Marino. Dalle indagini è emerso che i tre clan collaboravano tra loro, dividendosi i proventi delle estorsioni. La “cooperazione è sopravvenuta dopo una serie di scontri tra le consorterie mafiose. Le vittime dell’organizzazione, contrariamente a quanto avviene solitamente, erano anche imprenditori della zona; Marzo 2011, i Carabinieri di Riccione, in collaborazione con quelli di Milano hanno sottoposto a fermo di polizia giudiziaria, tre cittadini albanesi ritenuti responsabili di una serie di furti avvenuti in abitazioni della provincia di Milano, Rimini e nei comuni limitrofi della regione Marche; Marzo 2011, i Carabinieri di Rimini hanno arrestato 4 albanesi, perché responsabili di traffico di stupefacenti; Marzo 2011, i Carabinieri di Rimini hanno arrestato e 4 cittadini albanesi e sequestrato sei chili di cocaina. L'indagine ha portato all'individuazione di un traffico di cospicui quantitativi di droga dall'Olanda destinati alla Riviera; Aprile 2011, operazione “Trinacria 2009”, i Carabinieri hanno sgominato un organizzazione malavitosa italo- albanese , composta da 22 persone - tra cui un collaboratore di giustizia, già affiliato a un clan camorristico - dedita al traffico di cocaina e hashish lungo la riviera di Rimini e Pesaro; Maggio 2011, la Polizia di Stato di Rimini ha eseguito 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di cittadini stranieri responsabili dei reati di estorsione, lesioni, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione liberando così decine di giovani donne dedite al meretricio, controllate e sottomesse con la minaccia e la violenza. Gli uomini della Squadra Mobile hanno disarticolato i gruppi criminali operanti sul litorale riminese. Ognuno di questi era organizzato gerarchicamente ed aveva al proprio vertice un leader, che, dall'estero, si avvaleva di luogotenenti domiciliati a Rimini per dirigere e coordinare il livello degli ulteriori sottoposti, individuando tra loro quelli più affidabili a cui delegare il compito di amministrare gli illeciti profitti realizzati per poi recapitarli al boss stesso. Esisteva, inoltre, la figura del controllore che era colui che sorvegliava l'operato delle prostitute assoggettate, in termini di tariffe, modalità e tempistiche delle prestazioni da fornire ai clienti, garantendo alle medesime protezione qualora ne avessero bisogno. Nell'ultimo livello della scala, infine, prima delle prostitute, vi era il "caporale", ovvero una prostituta particolarmente fidata che aveva l'onere di istruire le nuove leve di volta in volta arruolate dal capofila, spiegando loro l'abbigliamento da indossare e l'atteggiamento da tenere per adescare i clienti. Le indagini hanno così portato all'identificazione di 21 uomini e donne, romeni e bulgari, nonché di un uomo cinese gestore di un hotel a Rimini; Marzo 2011, la Guardia di Finanza di Pesaro hanno proceduto al sequestro, nelle città di Rimini, Riccione, Gabicce Mare, Pesaro e Napoli, di beni stimati in una ventina di milioni di euro. Le indagini hanno consentito di raccogliere numerosi elementi a carico di un soggetto residente in Romagna, responsabile - in concorso con due professionisti - del reato di usura. Il principale indagato è un pericoloso pluripregiudicato napoletano, cinquantenne, domiciliato a Rimini e con precedenti per omicidio, rapina e associazione a delinquere. I militari delle Fiamme Gialle hanno sequestrato di due noti alberghi, un coffee-bar, otto società, tutti di Gabicce Mare, oltre a conti correnti, titoli, depositi di risparmio, somme di denaro, cassette di sicurezza, polizze assicurative, libretti di deposito presso cinque istituti bancari. Gli indagati, approfittando dello stato di bisogno delle vittime, in cambio di un prestito si facevano promettere la cessione di quote di società e strutture alberghiere; il tutto simulando fittizi contratti di affitto di locali; Maggio 2011, la Polizia di Stato ha eseguito un sequestro di beni nei confronti di Agostino Briguori, originario di Bonifati, ritenuto affiliato alla cosca di 'ndrangheta che fa capo al boss Franco Muto. I beni, tra cui terreni, fabbricati e attività commerciali, si trovano nella provincia di Cosenza e anche nel Comune di Bellaria Igea Marina (Rimini). Il valore complessivo è di due milioni di euro; Giugno 2011, otto arresti per estorsione, un'attività di recupero crediti illegale gestita da uomini facenti capo ai clan camorristici dei Vallefuoco e casalesi, sono stati eseguiti dalla Polizia e dalla Guardia di finanza fra Marche, Emilia Romagna e Campania, nell'ambito di un'operazione coordinata dalla Dda di Bologna. Due i filoni di indagine, su due gruppi di estorsori, il primo attivo nel Modenese, il secondo in Romagna e nelle Marche. L'organizzazione criminale si nascondeva dietro il lavoro di un'agenzia di recupero crediti costituita a Rimini, ma riconducibile ad una società di diritto di San Marino; Giugno 2011, nelle province di La Spezia, Massa Carrara, Lucca, Livorno, Prato, Rimini, Roma e Nuoro, i Carabinieri della Spezia e la Guardia di Finanza di Firenze hanno dato esecuzione all'Ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Firenze, nei confronti di 14 persone (cittadini dominicani, turchi e italiani) ritenute responsabili del reato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e, a vario titolo, di aver acquistato, venduto o comunque ceduto illecitamente quantitativi di cocaina ed eroina, con l'aggravante del carattere transnazionale della condotta criminale svolta. Lo sviluppo delle indagini ha consentito di individuare l'operatività di due associazioni criminali: le organizzazioni gestivano un vasto traffico di sostanze stupefacenti, destinato al mercato toscano (Versilia), al mercato ligure (La Spezia) e ad altre aree del territorio nazionale. Lo stupefacente veniva importato dalla Turchia, Olanda e Spagna. L'indagine, che si è avvalsa del supporto informativo delle polizie inglese e francese, ha consentito a di denunciare all'A.G. 35 soggetti di varia nazionalità, nonché di arrestare in flagranza di reato 14 persone e sequestrare complessivamente 15 kg circa di stupefacente tra cocaina ed eroina; Agosto 2011, la Guardia i Finanza di Rimini ha arrestato, mentre si trovava in uno stabilimento balneare della città della riviera adriatica, un imprenditore sammarinese accusato di frode fiscale, omessa dichiarazione e occultamento delle scritture contabili. L'uomo è titolare in Italia di due società che operano nel settore del commercio all'ingrosso di componenti elettroniche e di servizi di pulizia e le indagini portate avanti dalle Fiamme Gialle a partire dalla fine del 2010 hanno permesso di scoprire materia imponibile sottratta a tassazione per 11 milioni di euro, l'emissione di fatture per operazioni inesistenti per 4 milioni di euro ed evasione dell'imposta sul valore aggiunto per 5 milioni di euro; Settembre 2011, operazione “Golden Goal 2”, i Carabinieri di Torre Annunziata (NA) hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di otto persone ritenute organiche al clan camorristico “ D’Alessandro - Di Martino”, indagate per associazione per delinquere finalizzata all’elusione di misure di prevenzione patrimoniale, esercizio di scommesse clandestine e riciclaggio di denaro di provenienza illecita Nel corso dell’attività investigativa è emerso che il clan stabiese stava cercando di espandere il giro di scommesse clandestine anche nella provincia di Rimini, mediante la gestione occulta di un’agenzia di scommesse; Settembre 2011, il Nucleo di Polizia Tributaria e la Stazione Navale della Guardia di Finanza di Rimini ha eseguito quattro decreti di sequestro preventivo ai fini della confisca emessi dal G.I.P. del Tribunale di Rimini. L'attività riguarda yachts di particolare pregio battenti bandiera sammarinese ed utilizzati di fatto da soggetti italiani in violazione alle norme doganali comunitarie e nazionali che disciplinano l'ammissione temporanea dei mezzi di trasporto nel territorio doganale della U.E.; Settembre 2011, operazione “White Solution”, la Squadra Mobile di Rimini sono stati eseguiti 8 provvedimenti di custodia cautelare nei confronti di 8 cittadini albanesi, per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti; Ottobre 2011, operazione “Dottore”, i Carabinieri di Riccione hanno arrestato 10 persone facenti parte di un’organizzazione criminale, capeggiata da un pregiudicato di Benevento e composta da tre connazionali, un albanese, un peruviano e 4 nordafricani, dedita al traffico ed allo spaccio di stupefacenti; Novembre 2011, operazione “Dominus II”, la Guardia di Finanza di Rimini, ha eseguito un provvedimento di confisca nei confronti di un soggetto di origine campana, ritenuto vicino alle ‘ndrine “Ursino” di Gioiosa Jonica (RC) e dei “Masellis” di Crotone; Dicembre 2011, operazione "Il Principe e la scheda ballerina", la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli ha eseguito 15 decreti di sequestro preventivo per un valore complessivo di 100 milioni di euro a carico di alcuni dei 57 persone appartenenti al clan dei casalesi L'indagine ha svelato i retroscena del voto di scambio e gli intrecci tra politica, imprenditori e clan dei Casalesi in particolare nel casertano. I sequestri hanno riguardato la Campania, il Lazio, la Toscana ed l’Emilia-Romagna (discoteca di Riccione). Dicembre 2011, la Dia di Napoli ha sottoposto a sequestro la società Beach Paradise che gestisce il Beach Cafè, famoso locale sulla spiaggia di Riccione, riconducibile a Flavio Pelliccioni, il 55enne di Monte Colombo (Rimini) arrestato nell'ambito dell'operazione 'Il Principe e la scheda ballerina' della Procura Antimafia di Napoli. Secondo gli inquirenti era proprio Pelliccioni ad aver procurato le garanzie bancarie affinché venisse finanziato il progetto del centro commerciale Il Principe, su cui puntavano fiancheggiatori e affiliati del clan dei “casalesi”. A Pelliccioni la Dia ha sequestrato due società ed alcune quote sociali per varie attività tra Riccione, Milano e Ravenna e quattro conti correnti. Secondo gli inquirenti, sarebbe stato Pelliccioni a procurare le finte fideiussioni bancarie contando su una rete di prestanome e due società anonime sammarinesi. Nel 2003 il Beach Cafè andò a fuoco e Pelliccioni parlò di intimidazione mafiosa; Gennaio 2012, operazione "Criminals minds" la Guardia di Finanza di Rimini ha eseguito 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 7 ordinanze degli arresti domiciliari, 2 obblighi di dimora ed il sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 10.000.000,00 di euro. I soggetti - due dei quali già coinvolti nell’operazione “Vulcano” riferita al clan dei casalesi - sono indagati, a vario titolo, per i delitti di corruzione, divulgazione di notizie riservate, calunnia, estorsione, ricettazione, trasferimento fraudolento di valori, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e di sostanze dopanti, morte come conseguenza di altri reati. L'indagine ha coinvolto pesantemente soggetti noti in provincia e oltre, quali: un imprenditore sammarinese e il titolare di un Night Club (custodia cautelare in carcere); il rappresentante legale di una società di investigazioni che ha operato nella Repubblica di San Marino, l'ex direttore generale di una finanziaria sammarinese, un dipendente di una grande impresa sammarinese, due imprenditori marchigiani e due body-guard (arresti domiciliari). Alla misura cautelare in carcere sono anche stati sottoposti due soggetti di origine campana, un pubblico ufficiale e 10 albanesi residenti nella provincia di Rimini. Infine, sono stati sottoposti all'obbligo di dimora un noto avvocato del foro di Rimini e la titolare di un'associazione che gestisce un locale notturno. Le indagini economico-patrimoniali condotte hanno infine consentito di individuare e "recuperare alla legalità" ingenti patrimoni nella disponibilità di alcuni indagati che li avevano trasferiti e intestati in modo fittizio e fraudolento a vari prestanome. In particolare, è stato disposto il sequestro di un Night Club, una società sammarinese avente ad oggetto il noleggio di auto di lusso, 1 autovettura e 13 immobili, il tutto per un valore complessivo di oltre 10.000.000,00 di euro; Marzo 2012, operazione “Mercedes”, la Squadra Mobile della Questura di Rimini, insieme agli omologhi Uffici delle Questure di Milano, Roma, Lodi, Modena e Prato, insieme al collaterale Organo Investigativo Spagnolo, ha arrestato 27 persone, di etnia marocchina, cinese, ucraina e italiana, facenti parte di un’associazione dedita al traffico internazionale illecito di sostanze stupefacenti (tra Marocco, Spagna e Italia) e al riciclaggio e sequestra mille chili di hashish, oltre due chili di cocaina e 1.300.000,00 euro ritenuto provento di riciclaggio. Nell’ambito dell’indagine la Guardia di Finanza di Rimini, ha sottoposto al sequestro preventivo beni immobili, quote societarie e autovetture per un valore di circa sei milioni di euro, riconducibili agli indagati. Tra gli arrestati figurano anche imprenditori di nazionalità cinese ritenuti gravemente indiziati di riciclare denaro provento dell'attività illecita per tramite le proprie aziende attraverso le quali compivano articolate operazioni finanziarie tali da ostacolare la tracciabilità del denaro che periodicamente veniva loro consegnato in pagamento dello stupefacente per conto dei trafficanti Spagnoli; Marzo 2012, un'attività di spaccio di droga a Licata, nell'Agrigentino. I Carabinieri hanno scoperto l'esistenza di una ''base operativa'' a Catania per l'approvvigionamento di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, che erano poi vendute, attraverso numerosi pusher, in discoteche e locali notturni del Catanese, ma anche a Taormina, Giardini Naxos, Rimini e Roma. I vertici dell'organizzazione avrebbero avuto contatti con appartenenti alla cosca Laudani; Marzo 2012, la Guardia di Finanza di Bari, in collaborazione con l'Interpol e le forze di polizia tedesche, ha eseguito nove ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone appartenenti ad un'organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, operante tra la Germania, l'Albania e l'Italia, con ramificazioni in diverse città italiane, tra le quali Bari, Molfetta, Trento, Rimini e La Spezia, in grado di movimentare notevoli quantitativi di narcotico del tipo cocaina; Aprile 2012, arrestati genitori e tre figli, “famiglia cocaina”. Sgominato dalla Polizia di Stato un vasto giro di spaccio di cocaina interamente gestito da una famiglia, di origini albanesi, residente a Misano. Tutta la famiglia è già nota alle forze dell’ordine per una serie di reati che vanno dalla rissa al porto d’armi e furto mentre il padre è stato implicato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; Aprile 2012, un uomo di 33 anni è stato ricoverato all'ospedale di Rimini in gravi condizioni per una ferita da taglio all'addome riportata durante un'aggressione; Maggio 2012, la Guardia di Finanza di Rimini ha eseguito la confisca di 38 immobili (valore catastale di oltre 7 milioni di euro e commerciale di oltre 20 milioni che ora sono diventati proprietà dello Stato) a carico del camorrista, operante in Veneto ed in Romagna. La confisca è stata disposta dal Tribunale di Bologna; Giugno 2012, a Rimini, tre napoletani sono stati denunciati per concorso in detenzione illegale di stupefacenti finalizzata allo spaccio, concorso in detenzione illegale di armi. Nel corso della perquisizione eseguita dai Carabinieri sono stati trovati ingenti quantitativi di droga e due pistole semiautomatiche; Maggio 2012, operazione “Coast to coast” della Guardia di Finanza di Rimini, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, nel corso della quale sono stati sequestrati negozi, appartamenti, ville e garage per un totale di 38 immobili e un valore minimo di 7 milioni di euro, in Emilia-Romagna, Campania, Lombardia e Veneto. È il risultato sulle proprietà di Michele Pezone, 53 anni, imprenditore originario di Aversa, con frequentazioni strette con gli uomini del clan dei “casalesi”. La GdF di Rimini, già nel 2008, era riuscita ad ottenere il sequestro preventivo di 26 immobili in mezza Italia riconducibili a Pezone. Case e appartamenti in odore di criminalità organizzata. La novità ora sta nella sentenza di confisca di primo grado, emessa dal Tribunale di Bologna, per i 38 immobili in disponibilità dell’imprenditore campano. Michele Pezone, condannato nel febbraio di quest’anno a 7 anni per usura, estorsione reati commessi a danni di imprenditori in Emilia Romagna e Veneto, ha dimostrato, negli anni, di avere frequentazioni pericolosa facendosi spesso vedere con uomini del clan Schiavone; Agosto 2012, un’aggressione a colpi di arma da fuoco nelle prime ore del mattino sul lungomare di Rimini all’altezza del Bagno 57. Poco dopo le 5 un giovane, del quale non sono note le generalità, è stato colpito con un colpo d’arma da fuoco all’addome e gravemente ferito. L’aggressione è scaturita dal diverbio per una ragazza tra un gruppo di giovani magrebini regolari e un ragazzo albanese. Conclusioni La situazione esistente nella provincia di Rimini ha assunto livelli rilevanti di gravità che non devono essere assolutamente minimizzati. La presenza mafiosa si conferma ai massimi livelli, così come il rischio colonizzazione. INDICI PRESENZA ECONOMICA MAFIOSA RISCHIO COLONIZZAZIONE BOLOGNA ALTA ALTO FERRARA MEDIA ALTA MEDIO FORLI' CESENA ALTA MEDIO ALTO MODENA ALTA ALTO PARMA ALTA ALTO RAVENNA MEDIA MEDIO BASSO RIMINI ALTA ALTO REGGIO EMILIA ALTA ALTO I suddetti valori sono indicativi e soggetti a variazione rapida. Il rischio colonizzazione non significa che la zona sia ancora stata colonizzata ma rappresenta una prospettiva. CONCLUSIONI Una precisazione. Da questo rapporto manca il focus su Piacenza. Non è una dimenticanza ma è una cosa voluta. In quella Provincia, è stato costituito un Osservatorio Antimafia insieme alla Fondazione Caponnetto e il documento dedicato, sarà presentato a fine ottobre. Scrivere il rapporto sulle presenze criminali e mafiose in Emilia Romagna non è stato affatto semplice. Dall'analisi emerge purtroppo un quadro poco confortante e rappresenta l'esempio di come una bellissima regione del centro Italia possa rischiare di finire colonizzata dalla mafia. Per rendere più reale e concreto quanto descritto abbiamo deciso di elencare, per provincia, anche l’elenco di alcuni episodi che si sono verificati negli anni 2010, 2011 e 2012 nelle province. La notizia, presa singolarmente, spesso e volentieri, viene dimenticata o non è neppure notata. Gli episodi di criminalità, raggruppati ed elencati hanno un altro impatto e rendono più efficace e comprensibile a tutti, anche all’opinione pubblica, la gravità della situazione. Per facilitare la letture delle presenze mafiose italiane sono state stilate le seguenti tabelle: CRIMINALITA’ MAFIOSA CAMPANA - camorra Nr. Clan provenienza 1. casalesi Provincia di Caserta 2. fazione Bidognetti (casalesi) Castel Volturno - CE 3. Birra-Iacomino Ercolano - NA 4. Ascione-Suarino Ercolano - NA 5. Mallardo Giuliano in Campania NA 6. D’Alessandro - Di Martino Castellammare di Stabia - NA 7. Puca Sant'Antimo, Casandrino - NA 8. Mariniello Acerra - NA 9. Vallefuoco Acerra, Brusciano - NA 10. Guarino - Celeste quartiere “Barra” di Napoli 11. Stolder Napoli 12 Sarno quartiere Ponticelli di Napoli 13. Terracciano quartieri spagnoli di Napoli CRIMINALITA’ MAFIOSA SICILIANA – cosa nostra Nr. Clan provenienza 1. Corleonesi – cosa nostra Corleone - PA 2. Panepinto– cosa nostra Bivona - AG 3. famiglie mafiose Partinico - PA 4. famiglie mafiose San Giuseppe Jato - PA 5. famiglie mafiose San Lorenzo - PA 6. Laudani Catania 7. Fidanzati Palermo CRIMINALITA’ MAFIOSA PUGLIESE - sacra corona unita Nr. Clan provenienza 1. Gaeta Orta Nova - FG 2. Zonno provincia Bari 3. Vitale Mesagne - BR CRIMINALITA’ MAFIOSA CALABRESE – ‘ndrangheta Nr. Clan provenienza 1. Arena Isola Capo Rizzuto – KR 2. Nicoscia Isola Capo Rizzuto - KR 3. Dragone Isola Capo Rizzuto – KR 4. Pompeo Isola Capo Rizzuto - KR 5. Grande Aracri Cutro - KR 6. Martino Cutro - KR 7. Vrenna - Ciampà Bonaventura Crotone 8. Masellis Crotone 9. Mancuso Limbadi – VV 10. Ariola Gerocarne - VV 11. Barbaro Platì - RC 12. Nirta - Strangio San Luca - RC 13. Bellocco Rosarno - RC 14. Gallo Gioia Tauro - RC 15. Crea Rizziconi _ RC 16. Ursino Gioiosa Jonica -RC 17. Jerinò Gioiosa Jonica -RC 18. Aquino Marina Gioiosa Jonica -RC 19. Pesce Rosarno - RC 20. Commisso Siderno - RC 21. Forastefano Cassano allo Jonio - CS 22. Acri Rossano Calabro - CS 23. Morfò Rossano Calabro - CS 24. Muto Cetraro - CS 25. Chirillo Cetraro - CS 26. Farao Marincola Cirò - CS Il fatturato stimato è di circa 20 miliardi di euro ed è proporzionato alle stime nazionali oscillanti tra i 140-150 miliardi di euro che salgono a 200 con le mafie straniere ed a 2000 nei 27 paesi del parlamento europeo. Attenzione particolare dovrà essere applicata all’opera di ricostruzione post terremoto. I contributi ministeriali per la ricostruzione sono circa 9 miliardi di euro. La torta è ghiotta e bisogna star certi: le mafie non staranno a guardare. Significativo della situazione dell’Emilia Romagna è il commento del Procuratore Capo di Bologna, Roberto Alfonso, che ha valutato negativamente l'atteggiamento emiliano-romagnolo nei confronti della criminalità organizzata: "Quello che ho potuto notare è che si tende a minimizzare il fenomeno- ha ammesso- ma se lo minimizziamo, non riusciamo a contrastarlo, anzi lo aiutiamo a crescere. La situazione di certe zone del sud è risultato appunto della minimizzazione, esattamente come avvenne a Catania 20 anni: all'epoca, infatti, si credeva che la mafia fosse un problema circoscritto solamente a Palermo". Ecco perché è necessario che la classe politica, le amministrazioni locali, le associazioni, i sindacati, la chiesa, i cittadini stessi si devono mobilitare e dare un segno tangibile contro la mafia, sostenendo il lavoro arduo in cui sono impegnate, quotidianamente, le Forze di Polizia e la Magistratura. I parametri scelti per la stesura del rapporto e per gli indici finali sono: analisi rapporti DIA. analisi rapporti DNA. analisi documenti non secretati commissione parlamentare antimafia. esame delle notizie pubblicate dai giornali. studio operazioni ROS, GICO, DIA, GDF, PDS, Colloqui a margine dei vertici internazionali e nazionali antimafia organizzati dalla Fondazione Caponnetto