Mafia in Toscana

LEGALITA'
E GIUSTIZIA SOCIALE
PER UNA
TOSCANA PIU' SICURA


RAPPORTO 2010


A cura della Fondazione Antonino Caponnetto


LA TOSCANA NON E' TERRA DI MAFIA MA LA MAFIA C'E' E GODE DI OTTIMA SALUTE E SI PRESUME CHE IL SUO FATTURATO OSCILLI TRA 12 E 14 MILIARDI DI EURO

NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA




CRIMINALITA' ORGANIZZATA

MAFIA RUSSA
MAFIA CINESE
ALTRE MAFIE STRANIERE
'NDRANGHETA
CAMORRA
COSA NOSTRA
ATTENZIONE
RIFLESSIONI FINALI










MAFIA RUSSA

Rispetto ai rapporti precedenti la situazione rimane stabile e non bisogna dimenticare che la mafia russa è presente in Toscana da diversi anni.
A differenza che nel passato il problema dell'infiltrazione della mafia russa nella nostra economia ha attirato maggiormente l'attenzione dell'opinione pubblica e della stampa. Di recente il giornalista de “La Repubblica” Ferruccio Sansa ha collegato il riciclo del denaro sporco da parte della mafia russa - relativamente alla Romagna, alla Liguria ed alla Toscana - agli scandali finanziari della BPI. I passaggi dei c.d. “speculatori immobiliaristi” oggetto delle recenti cronache giudiziarie nella nostra regione devono destare attenzione.
Le zone a maggior rischio rimangono oltre alle coste, Forte dei Marmi, l'Isola D'Elba, Montecatini e la città di Firenze. Il recente ingresso in Toscana di società russe assieme alla ricchezza locale può favorire, si badi bene involontariamente e non necessariamente, un indotto criminale gestito dalla mafia russa. A Firenze, in particolare, continua la presenza di numerose donne russe di mezz'età che dormono in alberghi ordinari per non dare nell'occhio. Occorre verificare la liceità della loro permanenza in quanto potrebbero essere delle avanguardie della mafia russa per degli investimenti immobiliari. Si segnala inoltre l'attitudine di questa forma mafiosa nel controllare i night e la relativa prostituzione.
Uno dei settori in cui la mafia russa investe è quello alberghiero. E’ necessario verificare chi in questo momento acquisisce sul territorio toscano le strutture alberghiere. La direzione nazionale antimafia ha preso in considerazione tale forma di mafia per la sua alta capacità economica e per l'acquisizione di imprese normali come ad esempio le fabbriche di calzature.
Recentemente è stato scoperto un traffico di auto rubate dalla Toscana verso la Russia. Il comitato d'affari si riuniva a Montecatini. E' altamente probabile una forma organizzata dietro tale traffico.
La presenza di affaristi russi è confermata da due arresti avvenuti il 21 maggio 2010 per riciclaggio: “Due persone sono state arrestate con l' accusa di riciclaggio e favoreggiamento personale. Sono una russa di 38 anni e un immobiliarista di 56 anni. L' operazione è stata compiuta dalla guardia di finanza. Sono stati sequestrati 2 immobili a San Casciano e Montecatini Terme per 2,4 milioni, 2 auto (un Cayenne e una Smart) e 11 conti correnti. La donna riciclava i milioni che un russo aveva ottenuto truffando 4000 persone in patria e l' immobiliarista favoriva l' attività del truffatore. Sono state perquisite abitazioni e sedi societarie a Firenze, Montecatini, Campi Bisenzio, Fucecchio, San Casciano. Quattro le persone indagate”. (Fonte ANSA). 
In conclusione anche per il 2010 la Fondazione Caponnetto considera la mafia russa un'organizzazione in forte espansione che non va in alcun modo sottovalutata.

MAFIA CINESE

La mafia cinese è presente in modo significativo, stabile e variegato nel nostro territorio. Esistono tre tipologie criminali presenti:

Triadi
Gang
Nuova mafia economica.

Queste tre forme criminali sono comunque sempre più intrecciate fra loro e pertanto tale schematizzazione serve soprattutto come semplificazione.



Triadi

Le triadi sono strutture orizzontali in contatto tra loro che controllano in modo capillare numerose attività economiche delle comunità cinesi. Le attività che la mafia cinese svolge sono le più varie: lo sfruttamento dei clandestini e della manodopera, il gioco d’azzardo, la prostituzione, il narcotraffico ed il racket. Lo sfruttamento della prostituzione è aumentato in misura considerevole come lo si può desumere dall'aumento del numero delle case chiuse gestite da donne cinesi. La prostituzione cinese si è oramai ritagliata una fetta di mercato considerevole. Firenze, Pistoia, Lucca e Prato sono le città in cui numerose case di tolleranza sono state chiuse.
L'intimidazione delle triadi nei confronti, per il momento, dei propri concittadini avviene solitamente attraverso gesti eclatanti quali i sequestri di persona o le rapine accompagnate da pestaggi e violenze carnali.
Il verificarsi delle rapine rappresenta spesso il primo campanello d'allarme che deve far pensare alla presenza dell'organizzazione mafiosa sul territorio o perlomeno delle gang. In particolare in Toscana la mafia cinese è presente a Firenze, Prato, Empoli e nella zona delle concerie tra Pisa e Firenze.
Gli omicidi all'interno della comunità cinese sono numerosi. Solo negli ultimi mesi ne sono stati registrati ben 3.
Le triadi italiane non è detto che mantengano comunque la forma organizzata usata nel paese d'origine. Non bisogna infatti dimenticare che la mafia tende sempre ad adattarsi al territorio.
Molto probabilmente le Triadi gestiscono anche gli ospedali cinesi clandestini.
Di tale forma di mafia si è occupato recentemente tg due dossier. Dal rapporto DIA 1° sem. 2007: “In Toscana, le indagini sui sodalizi criminali costituiti da immigrati cinesi continuano ad essere incentrate sulle medesime tipologie delittuose, che hanno costituito oggetto delle pregresse inchieste, vale a dire il favoreggiamento e la pratica dell’immigrazione clandestina, il sequestro di persona, lo sfruttamento della mano d’opera giovanile e femminile, specie quella clandestina, la falsificazione e l’uso di documenti falsi, le risse e le lesioni personali con armi bianche, le rapine e le estorsioni, il traffico di stupefacenti nonché, in casi più isolati ed estremi, l’omicidio.
Tali tipologie delittuose, a causa di molteplici fattori, quali la visione isolazionista, la barriera linguistica, il perdurare di atteggiamenti non aperti
all’integrazione nella comunità ospitante, la pratica del lavoro a cottimo
nelle attività artigianali e della ricerca del guadagno a tutti i costi
(congiunti, in alcuni casi, alla tendenza a ricercare risposte economiche,
anche illecite, all’interno della medesima compagine etnica), denotano
come la comunità cinese sia ancora una sorta di microcosmo anecogeno,
nel quale è forte l’influsso di segmenti palesemente devianti.
I sentimenti di diffidenza nei confronti delle istituzioni sociali provocano
atteggiamenti omertosi, che favoriscono il rinnovarsi delle bande giovanili,
ormai considerate vere schegge incontrollabili ed instabili sul piano
organizzativo, in continuo movimento e dedite alla commissione, in forma
associata, dei reati descritti. La complessiva attività investigativa svolta
nell’ambito di diversi procedimenti penali ha permesso di enucleare e/o di
avere conferma di alcune costanti:
- in taluni casi, i sodalizi criminali attenzionati hanno evidenziato le
caratteristiche proprie dell’associazione mafiosa, quali la forza di
intimidazione del sodalizio;
- l’immigrazione clandestina è collegata al fenomeno del sequestro di
persona. Sovente, infatti, è stato accertato che le bande concorrenti
effettuano sequestri reciproci di clandestini;
- il traffico di immigrati clandestini costituisce, di fatto, un “traffico di
schiavi”, con una vera e propria attività di “compravendita” di esseri
umani a fini di brutale profitto;
- il clandestino che giunge in Italia rimane strettamente assoggettato al
vincolo del debito da estinguere con chi ha pagato il prezzo della sua
“liberazione”, o meglio, del suo “riscatto”: ciò avviene attraverso il
lavoro nelle aziende, tessili e di pelletteria, di proprietà di
connazionali, con la costrizione a subire orari di lavoro interminabili,
con una retribuzione certamente inadeguata e non proporzionata alle
prestazioni lavorative, in condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza
praticamente inesistenti;
- rapine, furti ed estorsioni sono reati interni alla comunità, consumati
da cinesi a danno di altri cinesi;
- anche lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico di stupefacenti
sono in grande maggioranza reati intraspecifici”.
Dal rapporto della DNA 2008 si evince relativamente alla mafia cinese che: “In tutta la Toscana numerosi sono i procedimenti iscritti per sequestro di persona, sempre finalizzato ad ottenere il prezzo dell’immigrazione clandestina, omicidi – anche qui sempre nell’ambito di connazionali – violazioni alle norme sulla tutela del lavoro, sfruttamento della prostituzione e in misura minore il commercio degli stupefacenti”.
“La contraffazione è diffusa in tutto il territorio nazionale, con punte particolarmente elevate in Campania (in particolare, abbigliamento, componentistica, beni di largo consumo), Toscana, Lazio e Marche (pelletteria), Nord Ovest e Nord Est (componentistica ed orologeria). Le investigazioni hanno accertato che in Italia sono sempre più attive nello
svolgimento di tale attività illecita le comunità cinesi.”
E sempre dal rapporto della DNA 2008 si evince che: “In Italia esistono varie associazioni ricreative, culturali e/o di mutuo soccorso -che in quanto regolari appaiono anche all’esterno - di cinesi residenti, collegate tra loro e spesso non aliene a infiltrazioni mafiose. Sono assimilabili a club o a sindacati, o meglio a lobby, che oltre a consolidare l’appartenenza al gruppo dei residenti in una stessa zona, sono anche punto di riferimento per mantenere i contatti con le Autorità del paese ospitante e con quelle di Pechino. Proprio per il potere acquisito nell’ambito delle comunità cinesi sono state spesso oggetto di attenzione da parte delle organizzazioni mafiose. Spesso all’interno di queste associazioni sono nati ambigui comitati d’affari. Ciò è accaduto a Firenze, dove l’associazione “Amicizia tra i cinesi” si è scoperto essere uno strumento per l’immigrazione clandestina”.
Il rapporto del 1° sem. 2009 della Dia segnala inoltre l'operazione che ha coinvolto a Pistoia 11 persone cinesi ed italiane che favorivano l'immigrazione clandestina.
Un'operazione della PS dell'8 gennaio 2010 conferma un'organizzazione molto abile come si evince da: “Un'organizzazione specializzata nel far entrare in Europa e Canada immigrati cinesi clandestini per destinarli al lavoro nero, è stata scoperta dalla squadra mobile di Firenze. Sei gli arrestati, malesi e cinesi, in esecuzione di misure cautelari, altri 13 nel corso dell' indagini. Il viaggio per ciascun immigrato sarebbe costato 17.000 euro. I clandestini, fatti arrivare in aereo, avrebbero prima fatto tappa in Italia per poi, spiega la polizia, essere smistati in Francia, Inghilterra, Irlanda e Canada. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, avviata nel 2007 e a cui hanno collaborato le questure di Milano, Reggio Emilia, Bologna, Prato e Bari, città dove sono state eseguite le 6 misure cautelari, la banda dedita allo 'smuggling', questo il termine tecnico per la tratta di immigrati, avrebbe operato avvalendosi di una base logistica in Cina e di referenti in Italia, 'teste di serpente' nel gergo cinese. Per il viaggio i parenti dei clandestini, chiamati 'merce' dall'organizzazione, avrebbero versato i 17.000 euro in 3 tranche. La polizia fiorentina spiega che ulteriori sviluppi dell' inchiesta "interesseranno nelle prossime settimane altri Paesi del Nord Europa". Alle indagini hanno contribuito anche le polizie di frontiera aerea di Firenze, Napoli, Venezia, Bergamo, Milano e Roma, con distinte operazioni effettuate presso gli aeroporti utilizzati per le partenze dall'Italia alla volta dell'Inghilterra che hanno portato ai 13 arresti in flagranza di cittadini orientali, tutti clandestini e sorpresi in possesso di documenti falsi. Strumentale infine, si spiega, il ruolo di Europol per la sinergia tra le polizie dei diversi Paesi coinvolti.”(fonte ANSA).
In futuro occorre stare attenti che la criminalità organizzata cinese, in tutte le sue forme, non estenda la propria attività ai settori italiani. E' inoltre altamente probabile che il settore alberghiero sia oggetto di attenzioni.

Gang

Sono apparse anche delle bande organizzate di giovani e giovanissimi, vere e proprie gang, che per il momento non si sono opposte alle triadi ma che al contrario ne vengono utilizzati.
La presenza delle gang è testimoniata dai recenti fatti di cronaca quali quello del 22 gennaio scorso a Prato: “Ferito da una profonda coltellata al torace, un cinese di 21 anni è da ieri sera ricoverato in ospedale. Il ragazzo, raggiunto da alcuni connazionali mentre si trovava in un internet point, presenta alcune ferite da taglio ma non corre pericolo di vita. Viste le modalità dell'aggressione, secondo la polizia il giovane potrebbe essere stato colpito in un regolamento di conti, probabilmente all'interno della guerra che oppone le baby gang orientali della città”. (Fonte ANSA)
La città di Prato merita fra queste particolare attenzione per i recenti fatti che hanno visto una sparatoria in strada e l'arresto di una gang di una decina di giovani atta a rapine, estorsioni ed omicidi. Una sorta di cupola che contava sull'omertà e sui contatti con altre comunità italiane, specialmente in Campania. E' quindi opportuno adeguare alle nuove forme criminali le interpretazioni delle norme. A Campi Bisenzio una di queste gang ha compiuto rapine utilizzando come arma il machete. La presenza è comunque diffusa un po' in tutto il territorio toscano e l'autorità giudiziaria ne è ben consapevole al punto che la DDA è intervenuta più volte compiendo arresti e disarticolando la struttura di alcune cosche.
Il 28 giugno 2010 nell'ambito dell'operazione Money2Money il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso ha dichiarato: “In una realtà come Prato, alla luce dei reati commessi dai cinesi "assume una certa rilevanza il problema di ordine pubblico"... "non ci sono elementi per poter ipotizzare una saldatura fra criminalità cinese e italiana”... "la cronaca registra vari omicidi, scontri tra bande di tipo mafioso, che hanno caratteristiche simili a quelle italiane”. (fonte ANSA)

Nuova mafia economica (mafia borghese cinese)

Vi è inoltre una nuova forma di mafia organizzata caratterizzata in modo economico ed in grado di aggirare le norme italiane scientificamente. Siamo di fronte ad una borghesia mafiosa cinese da studiare con attenzione. Si rafforza rispetto al passato la notevole capacità di riciclare il denaro sporco in modo rapido acquisendo esercizi commerciali ed immobili. Una delle attività predilette di questa mafia cinese è quella della contraffazione favorita dall'enorme produzione di manufatti in violazione del rispetto delle più elementari regole di diritto. La qualità dei capi cinesi risulta in aumento e probabilmente in futuro si assisterà anche al superamento in parte della contraffazione per lavorare indirettamente ed inconsapevolmente mediante triangolazioni di manodopera per i marchi famosi.
Lo si evince anche dalla recente operazione come dal seguente comunicato del 29 aprile 2009: “Sei aziende e decine di capannoni sequestrati, assieme a 280 mila prodotti e 7 chilometri di tessuto contraffatti: è in corso a Prato una vasta operazione di contrasto all'economia cinese illegale. La sta conducendo la guardia di finanza che l'ha denominata "Operazione economia sicura" e l'ha definita "la più grande effettuata sull' illegalità economica cinese in Italia". L'iniziativa delle fiamme gialle ha portato anche all'arresto di quattro persone, a compiere controlli fiscali su 50 imprese e sui proprietari degli immobili delle aziende. Scoperti anche 70 lavoratori in nero”. (Fonte ANSA)
Di rilievo anche un'operazione simile partita da Venezia ma riguardante la Toscana del 30 ottobre 2009: “Circa 50 mila prodotti contraffatti (soprattutto borse) sono stati sequestrati dalla guardia di finanza di Venezia che ha denunciato sette immigrati e scoperto due depositi gestiti da cinesi a Firenze e provincia. Il blitz è scattato dopo che i finanzieri avevano fermato a Venezia quattro senegalesi mentre stavano vendendo articoli di pelletteria con i marchi contraffatti di Chanel, Louis-Vuitton, Gucci e Fendi. Successivamente gli investigatori hanno scoperto a Mestre i due magazzini gestiti da cinesi dai quali si rifornivano i nordafricani. Qui sono stati trovati oltre 3.000 articoli contraffatti, in particolare borse e altri accessori d'abbigliamento, e appunti che hanno portato i militari delle Fiamme gialle a individuare i probabili produttori della merce. L'attenzione si è così focalizzata su due magazzini, gestiti sempre da cinesi, dislocati a Firenze e a Campi Bisenzio (Firenze), uno dei quali adibito anche a laboratorio. Le perquisizioni eseguite hanno consentito di recuperare 9.271 borse e oltre 500 metri di stoffa con marchio Louis Vuitton, 4.200 borse e 50 metri di stoffa con marchio Gucci, 9.800 borse e 1.500 accessori con marchio Fendi. Nel locale adibito a deposito sono stati trovati anche 20.000 giocattoli privi di marchio CE, potenzialmente pericolosi per la salute dei bambini. Riproducevano i più noti personaggi dei cartoni animati tra cui Topolino, Minny, Winny the Pooh e Hello Kitty. Assolutamente precarie le condizioni igienico-sanitarie dei capannoni ispezionati, tanto che i militari hanno dovuto richiedere l'intervento degli ispettori dell'Asl fiorentina. All'interno di questi erano stati creati dei monolocali angusti e fatiscenti, con cucine e giacigli fatti di materassi sporchi poggiati per terra e improbabili bagni, dove intere famiglie mangiavano, dormivano e lavoravano, alternandosi in turni senza sosta”.(Fonte ANSA)
Operazioni di tal tipo ma di dimensioni ancor più grandi hanno interessato decine e decine di capannoni in località Osmannoro in Sesto Fiorentino, operazione della GDF che ha registrato la raffinatezza dell'organizzazione e la capacità economica rilevante per centinaia di milioni di euro. La prefettura di Firenze ha sottolineato l'importanza dell'operazione coordinando in modo mirabile il controllo del territorio.
La dimensione economica del fenomeno criminale cinese è emersa anche nell'ultima operazione che ha riguardato il riciclaggio via money transfert collegato a finanziarie bolognesi e di San Marino per una somma enorme che la dice lunga sulla capacità economica di queste nuove forme mafiose. Operazione che merita un capitolo ad hoc.

Operazione Money2Money

Tale operazione rappresenta una porta sul presente ed il futuro delle organizzazioni criminali cinesi. La quantità di denaro movimentata trovata pari a c.a. 3,5 miliardi di euro, la capacità economica di interagire con le borghesie italiane e sanmarinesi ed il territorio in cui operavano pressoché liberamente... Prato devono farci aprire una riflessione profonda sulla situazione che va affrontata. L'inchiesta condotta da Innocenti sul Corriere della Sera, in generale quanto uscito sui quotidiani oltre ai vari comunicati delle agenzie con le dichiarazioni del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso e del procuratore Quattrocchi non possono non destare sincera preoccupazione.
Da tale comunicato del 28 giugno 2010 si evince tutta la gravità della situazione:“Quasi tre miliardi di euro riciclati in quattro anni, attraverso agenzie di money transfer e una finanziaria di San Marino, utilizzate per inviare il denaro dall'Italia alla Cina. Un patrimonio frutto di attività illecite di aziende cinesi: dalla contraffazione dei marchi di moda, all'evasione fiscale, allo sfruttamento del lavoro clandestino e della prostituzione. E' quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza della Toscana, che ha arrestato 24 persone. Per gli investigatori, si tratta di un'associazione a delinquere di stampo mafioso, guidata da una famiglia cinese da anni in Italia, i Cai, che manteneva il potere grazie a minacce, intimidazioni e omertà. Gli indagati sono 158; degli arrestati, 17 sono cinesi e 7 italiani. Nel mirino della procura, anche una famiglia bolognese, i Bolzonaro, fondatrice della rete di money transfer 'Money2Money', entrata nell'orbita delle attività della criminalità cinese. Proprio quell'agenzia sarebbe stata lo strumento con cui il denaro veniva inviato in Cina, grazie al frazionamento delle somme in piccole tranches, all'utilizzo di documenti di ignari cittadini cinesi o al ricorso a complici: in tutto 2,7 miliardi dal 2006. Gli investigatori sono risaliti a una rete di imprenditori cinesi che avrebbero utilizzato i money transfer per riciclare il denaro: 100 le aziende coinvolte, la gran parte con sede a Prato o Firenze, ma con attività disseminate su quasi tutto il territorio italiano. Il denaro da riciclare derivava anche dallo sfruttamento della manodopera clandestina: uomini fatti arrivare in Italia dalla Cina per lavorare nelle fabbriche e donne impiegate nella prostituzione, in case chiuse camuffate da centri estetici. Secondo quanto emerso dalle indagini, si trattava di una tratta di esseri umani, per la quale si faceva ricorso a pestaggi e minacce di morte. Nel corso dell'inchiesta, i finanzieri hanno scoperto un secondo canale per il riciclaggio del denaro. Intimorita dalle norme entrate in vigore con il pacchetto sicurezza, l'organizzazione avrebbe cambiato 'metodo', abbandonando la Money2Money per servirsi di una finanziaria con sede a San Marino, la Fininternational. I contanti sequestrati dalle fiamme gialle superano i 13 mln di euro. Ma i militari hanno anche messo i sigilli a 181 immobili - fra cui molte ville - 300 conti correnti, 73 aziende e 166 auto di lusso, soprattutto Porsche, per un valore di 80 milioni di euro. Per il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, oggi è stato inferto "un duro colpo all'organizzazione criminale: come per la mafia, la confisca dei beni significa colpire alla base questo tipo di criminalita". Grasso ha anche ricordato che "le norme contenute nel pacchetto sicurezza hanno favorito e intensificato i controlli sulle attività di money transfer...” (Fonte ANSA)
Inoltre il Procuratore Grasso ha dichiarato che "La potenza economica e commerciale della Cina è un fenomeno geopolitico che influenzerà la criminalità organizzata nei prossimi anni".
In conclusione anche per il 2010 la Fondazione Caponnetto considera la mafia cinese un'organizzazione molto forte sempre più in grado di controllare il territorio. La Chinatown di Prato purtroppo ne è l'esempio. Siamo quindi davanti ad un qualcosa di nuovo e temibile per la nostra regione. Anch'essa non va in alcun modo sottovalutata.

ALTRE MAFIE STRANIERE

Albanesi

In Toscana sono sicuramente presenti gruppi organizzati di mafia albanese dediti a rapine e sfruttamento della prostituzione oltre che al traffico di droga internazionale. La DDA e la DIA hanno presente il fenomeno e spesso sono stati effettuati degli arresti. La malavita albanese si è distinta per la ferocia nei regolamenti di conti interni che hanno portato anche ad alcuni omicidi e desta soprattutto preoccupazione per l'elevata violenza ed efferatezza delle azioni di cui si macchia rispetto ad altre forme criminali. E’ una forma mafiosa da considerarsi oramai stabilizzata. Il riciclaggio della mafia albanese avviene anche nel loro paese d'origine dove sono in grado di esercitare le pressioni politiche necessarie per fare ciò. La mafia albanese preoccupa molto per la sua capacità di tessere ottime reti internazionali per il traffico di droga e di armi. Dal rapporto DIA 1° sem. 2007: “Il crescente ruolo della criminalità albanese nel controllo dei mercati delle armi, della prostituzione e degli stupefacenti è confermato da molteplici fonti informative, investigative e processuali, al pari dell’evoluzione delle relative strutture verso moduli stabilmente organizzati e metodi operativi tipicamente propri della criminalità organizzata, nel quadro di ampie ed articolate reti di complicità che si sviluppano fra i gruppi operanti nell’Italia centro-settentrionale e quelli attivi nel paese di origine e nel nord d’Europa. Obiettiva conferma di ciò promana dalla considerazione delle risultanze delle indagini relative a gruppi albanesi da anni impiantati in Toscana, in Romagna e in Lombardia, dove, acquisito il controllo dello sfruttamento della prostituzione, venivano strutturati i capitali per finanziare l’acquisto e lo smercio di sostanza stupefacente (dapprima cocaina e, successivamente, eroina), sino ad orientare tutta l’organizzazione verso la gestione di tali mercati. L’evoluzione descritta ha consentito di raggiungere livelli di assoluto predominio nell’importazione e nella distribuzione dello stupefacente in diverse altre città del Centro e del Nord-Italia, conseguendo parallelamente posizioni di assoluto rilievo nella gestione delle reti criminali impiantate nella provincia albanese di origine, a fini di riciclaggio e di reinvestimento speculativo nel settore immobiliare.”
Dal rapporto DIA 2° semestre 2008 emerge che: “L’analisi della documentazione giudiziaria ha consentito di qualificare
la fenomenologia criminale di matrice albanese e di descriverne
l’evoluzione, sia sotto l’aspetto delle azioni delittuose primarie, che dei
modelli comportamentali e delle sinergie operative con altri gruppi
criminali autoctoni e stranieri... La DIA ha individuato come più significative, tali fattispecie che si evidenziano nel nord del Paese, specialmente in Liguria, Lombardia,Piemonte e Veneto; nell’area centrale, in particolare in Abruzzo, Emilia Romagna, Marche e Toscana, mentre per il sud in Campania e Puglia”.
Dal rapporto del 1° sem. 2009 della DIA si evince il sequestro di numerosi kg di cocaina a sodalizi albanesi ben distribuiti nel tempo ed inoltre sono state condotte numerose operazioni:

Fiore Nero a Pistoia.
Bridge a Lucca.
Grifone a Lucca.
Black a Siena.
Esperia a Lucca.

Numerosi sono stati gli arresti. I reati contestati sono la violenza sessuale, lo sfruttamento della prostituzione, il traffico di droga ed i sequestri di persona.
Ancora più recentemente il 9 febbraio 2010 è stata fatta un'operazione denominata Little dai Ros: “Sono una sessantina gli arresti già eseguiti dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Perugia in una vasta operazione antidroga in Umbria, Campania e Toscana. L'indagine, nell'ambito della quale sono state disposte 85 ordinanze di custodia cautelare, è stata coordinata dalla procura distrettuale antimafia del capoluogo umbro. Ha riguardato un presunto traffico internazionale di cocaina e hascisc gestito - secondo gli investigatori - da tre pericolosi sodalizi criminali di matrice prevalentemente albanese”. (Fonte ANSA).
La droga passava dai balcani e dai Paesi Bassi. Era inoltre presente anche il traffico di donne come di consuetudine per tale tipo di mafia.
Da un punto di vista qualitativo riveste una grande importanza l'operazione della GDF effettuata il 5 febbraio 2010 che ci permette di vedere al meglio come opera la mafia albanese e la sua capacità operativa come si evince dal comunicato che segue: “Puntavano a massimizzare il profitto, come un'impresa regolare. E come gli imprenditori, ponevano massima attenzione al prodotto, tanto da verificarne attentamente la qualità prima di immetterlo sul mercato. Accortezze maniacali anche nel linguaggio 'criptato' dei loro colloqui: l'"asino" era il corriere, “l'amico buono" la sostanza stupefacente e "prendere il caffé" significava che il momento della consegna era arrivato. Nei pacchi, imballati con il nastro adesivo come si usa fare per la merce, c'era cocaina. La guardia di Finanza di Firenze ha bloccato un' organizzazione albanese dedita al traffico degli stupefacenti che aveva ramificazioni in tutto il centro nord. Trentadue le ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite questa mattina, sotto la direzione della procura di Milano. In tre anni di indagini, i militari hanno sequestrato oltre 100 chilogrammi di cocaina, durante operazioni avvenute in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Trentino Alto Adige, che avrebbero fruttato oltre 18 milioni di euro. Le 32 misure cautelari sono state eseguite a Firenze, Prato, Carrara, Brescia, Monza, Modena, Bergamo, Vicenza e Roma. Un'indagine cominciata dal basso, con 25 arresti di corrieri che, nascondendo la droga nei semiassi degli autoarticolati o nelle carrozzerie delle auto, trasportavano la coca dall'Olanda, il Belgio e la Spagna, dove faceva "scalo" dal Sudamerica, fino alle piazze dell' Italia del Centro-Nord, e culminata con il fermo dei 'capi', due fratelli albanesi che, spiegano gli inquirenti, "per il loro carisma hanno sempre gestito con efficienza e grancde fermezza tutte le fasi delle varie operazioni". Non erano loro a "sporcarsi le mani", ma ognuno aveva un compito ben preciso nell'organizzazione. Dalle staffette che accompagnavano i carichi, fino ai sopralluoghi nei posti scelti per gli incontri dove trattare le partite di coca, l'organizzazione non tralasciava il minimo dettaglio. Ma per le loro comunicazioni, nonostante le cautele di cambiare spesso scheda telefonica, avvenivano soprattutto telefonicamente: è qui che si sono inseriti i militari della guardia di Finanza. Ore e ore di intercettazioni sono servite a ricostruire passo dopo passo la vita e i movimenti di ogni membro della gang: i loro colloqui, in albanese, inglese o italiano, spesso incomprensibili anche a chi non faceva parte dell' organizzazione, sono stati decifrati e hanno svelato anche l'alto "Know-how" raggiunto dagli albanesi nel traffico di stupefacenti. La banda, è stato spiegato, reinvestiva poi gran parte dei proprio profitti in attività "pulite" o immobili, soprattutto in Albania” (fonte Ansa).

Africani

Risultano presenti numerosi soggetti criminali nordafricani provenienti dalla Tunisia, dal Marocco e dall'Algeria dediti, in modo più o meno organizzato, soprattutto alla vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti di vario tipo.
Risulta presente la mafia nigeriana dedita essenzialmente, in accordo con gli albanesi, allo sfruttamento della prostituzione ed al traffico di droga connesso a quello dei clandestini. La prostituzione ed il suo sfruttamento sono fenomeni oramai visibili.
Dall'ultimo rapporto Dia del 1° sem. 2009 si evince che in alcuni casi in relazione allo spaccio di stupefacenti è stata mostrata “la capacità di gestione di traffici di maggiore consistenza” come dimostra il il sequestro di un TIR contenente 450 kg di hashish proveniente dalla Spagna con l'arresto da parte dei CC di Firenze nel gennaio 2009 di 5 maghrebini. In un'altra operazione simile venivano utilizzati i porti di Livorno e Genova.
Operazioni simili sono comunque all'ordine del giorno. In particolare per i nigeriani è degna di nota l'operazione avvenuta il 17 settembre 2009 tra Reggio Emilia e la Toscana: “Dall'alba in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e in Spagna, i Carabinieri di Reggio Emilia e dei territori interessati, della Divisione Sirene e dalla polizia spagnola, stanno lavorando all'operazione 'Voo-doo', l'esecuzione di 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti nigeriani ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Nell'operazione sono impiegati oltre 100 militari, comprese unità cinofile per ricerca droga del Nucleo Carabinieri di Bologna. Secondo le indagini dei Carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, i coinvolti costituiscono un agguerrito sodalizio criminale che, con cadenza mensile, faceva giungere dalla Nigeria in Italia ingenti quantitativi di cocaina ed eroina, passando per la Spagna e l'Olanda e avvalendosi di corrieri ovulatori (inghiottiscono ovuli pieni di droga), uomini e donne, reclutati dopo essere stati intimiditi con riti voo-doo, particolare emerso nel corso delle attività e che ha dato il nome all'operazione” (fonte ANSA).

Rumeni e slavi

Si sono inoltre verificati alcuni segnali che fanno ritenere probabile la presenza di una mafia slava che transita nei campi nomadi e che si sta specializzando in vari traffici .
La mafia rumena secondo studi recenti quali quelli della South East European Cooperative Iniziative (Seci) è un fenomeno criminale in forte espansione con interessi nella prostituzione e nel traffico di clandestini. Recentemente è nata anche una forma di mafia rumena specializzata nel traffico di badanti e nelle truffe e rapine utilizzanti la tecnologia. Tale forma mafiosa desta preoccupazione in quanto i criminali rumeni sono dotati di notevole creatività ed al contempo di elevata violenza.
L’entrata in Europa della Romania deve far aumentare l’attenzione verso tale forma di criminalità. La tendenza di tale organizzazione è quella di gestire tutte le possibili forme racket dall'elemosina all'utilizzo degli invalidi, ai minori che si prostituiscono, ai borseggi fino ai furti mirati.
Un settore in cui le mafie straniere stanno investendo è quello della ristorazione, in modo invisibile, ossia non è detto che appaia dall’esterno la nazionalità del proprietario dei reali proprietari.
Occorre inoltre verificare se esiste una presenza della mafia bulgara sul nostro territorio. Il rischio c'è ed è una forma mafiosa molto insidiosa e poco conosciuta per il momento.
La Dia di Firenze insieme ai Carabinieri ha effettuato il 12 novembre 2008 l'operazione “Edone” che ha visto il coinvolgimento di 31 soggetti coinvolti in traffico di droga, prostituzione che ha coinvolto Bulgaria, Romania, Albania, Marocco e Spagna.

Bulgari

Anche criminali provenienti dalla Bulgaria si stanno affacciando sempre di più nella nostra regione.
La DIA di Firenze ha eseguito, fra il 15 luglio e il 31 luglio 2009, nell’ambito dell’Operazione MUTRI, l’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Firenze nei confronti di 7 soggetti, indagati per delitti inerenti il traffico internazionale di droga. 
 Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Firenze –D.D.A., e svolte con la collaborazione del Commissariato di P.S. di Montecatini Terme, hanno interessato la Toscana, la Liguria, la Lombardia nonché la Spagna, la Francia, l’Austria, la Bulgaria ed il Marocco. Tale operazione ha consentito di interrompere un vasto traffico internazionale di stupefacenti organizzato da soggetti di nazionalità bulgara con la collaborazione di soggetti provenienti dal Marocco che, coadiuvati da vari corrieri ed a volte sfruttando autisti compiacenti degli autobus di linea bulgari (con tratta Spagna-Bulgaria), importavano in Italia, dalla penisola Iberica attraverso il territorio francese, ingenti quantitativi di droga (cocaina ed hashish) da smerciare attraverso una fitta e consolidata rete di “pusher” in Lombardia ed in Toscana.
Le truffe sono sempre più spesso usate come le collaborazioni tra bulgari e rumeni come si può notare da questa operazione dell'8 ottobre 2009 che parte da Riccione e tocca la Toscana: “Una maxi-truffa ai danni di chi metteva in vendita auto usate on line, è stata scoperta dai carabinieri della compagnia di Riccione, che nella notte hanno concluso una operazione che ha interessato le province di Rimini, Reggio Emilia, Pesaro, Lucca, Livorno, La Spezia, e che ha portato a nove arresti per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata. Le indagini, coordinate dalla Procura di Rimini, hanno portato alla scoperta di una organizzazione che, tramite concessionarie di auto usate aperte ad hoc sulla riviera romagnola e in Versilia, prendeva contatti con persone che avevano inserito annunci di vendita delle loro vetture sui siti di e-commerce 'eBay' e 'AutoScout24'. I truffatori convincevano i proprietari a lasciare le vetture negli autosaloni con la promessa che sarebbero state vendute in tempi rapidi. Invece, venuti in possesso dei veicoli, gli indagati denunciavano lo smarrimento dei documenti di proprietà e di circolazione e, grazie alla complicità del titolare dello sportello telematico dell' automobilista di una delegazione Aci (indagato anche per corruzione) radiavano le targhe dei mezzi che poi venivano esportati all' estero. Gli investigatori hanno accertato truffe su auto di lusso per un valore di oltre 600 mila euro. Molte sono state localizzate all' estero (Germania, Belgio, Bulgaria, Romania, Lituania, repubblica Ceca) in attesa di restituzione tramite rogatoria” (fonte ANSA).
Inoltre il 30 novembre 2009: “La Dia di Firenze ha eseguito nel capoluogo toscano un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Sanremo nei confronti di un cittadino bulgaro B.V.D., di anni 51, indagato per traffico internazionale di droga. L'uomo è stato rintracciato e catturato dopo specifici servizi alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. Il provvedimento, spiega un comunicato, è scaturito da indagini condotte dalla Dia fiorentina nell'ambito dell'operazione denominata 'Mutri' che il luglio scorso ha avuto altri sette indagati, destinatari di analogo provvedimento emesso dal gip del tribunale di Firenze su richiesta della Dda toscana. L'attività investigativa permise di disarticolare un vasto traffico internazionale di stupefacenti, organizzato da bulgari con il coinvolgimento di alcuni individui di origine marocchina. Furono arrestate in flagranza quattro persone fra 'corrieri' e 'staffette', nonché sequestrati circa otto chili di cocaina e 60 di hashish e somme di denaro provento dell'attività illecita per 110.000 euro. Lo stupefacente veniva importato, principalmente, grazie alla complicità di autisti di autobus di linea bulgari sulla tratta Spagna-Bulgaria, attività che secondo gli investigatori della Dia l'arrestato svolgeva da molto tempo”.(fonte ANSA).
In conclusione la Fondazione Caponnetto considera per il 2010 le suddette forme di criminalità forti e radicate e pertanto da non sottovalutare.

'NDRANGHETA

La forma italiana di mafia più forte in questo momento è l'ndrangheta presente da diverso tempo in Toscana come si evince dall'estratto dell'ultimo rapporto della Commissione Antimafia:
Nel 2004 l’operazione convenzionalmente denominata Decollo concludeva una complessa indagine transnazionale durata alcuni anni che aveva interessato diverse regioni italiane: Lombardia, Calabria, Emilia-Romagna, Campania, Lazio, Liguria, Piemonte e Toscana;
REGGIO - I “Iamonte” hanno proiezioni anche nella Valle d’Aosta ed in Toscana. Nella prima regione risultano presenti soggetti collegati con tale famiglia, probabilmente attratti dalle opportunità economiche connesse con l’industria turistica della zona e dalla favorevole posizione della regione, al confine con Francia e Svizzera, fattori che potrebbero favorire l'attività di riciclaggio dei proventi illeciti. In Toscana, invece, soprattutto nella provincia di Lucca, sono presenti alcuni elementi che fungono da riferimento anche per organizzazioni di origine campana e siciliana impegnate nel traffico della droga.
REGGIO - Con l’operazione “Zappa”, conclusa in due diverse fasi, nel 2004 e nel 2005, sono stati colpiti numerosi appartenenti ai “Maesano-Paviglianiti-Pangallo” ed ai “Sergi-Marando”, ritenuti responsabili, a vario titolo, di traffico di stupefacenti. L’indagine, partita da Reggio Calabria e provincia, si è estesa ed ampliata ad altre regioni d’Italia (Lombardia, Piemonte, Lazio, Liguria, Sardegna, Toscana)
AREA TIRRENICA - A Cittanova sono presenti le cosche degli “Albanese” e dei “Facchineri”. Questi ultimi, peraltro, risultano essersi spinti da tempo in Umbria e, con esponenti delle famiglie “Asciutto” e “Grimaldi” - anche nella Valle d’Aosta, dove hanno investito nel settore turistico. Anche la Toscana è interessata dalla presenza di elementi di tale cosca, come dimostra il tentato omicidio del nomade Sebastian Fudorovic, avvenuto il 7 marzo 2006, ad Altopascio (LU), ad opera di Giuseppe Lombardo, elemento organico alla famiglia “Facchineri”.
Nel 2006 sono stati confiscati una sessantina di immobili sulla costa toscana prevalentemente nel tratto livornese. Tale forma mafiosa controlla inoltre numerosi locali notturni in accordo con le mafie dell’est europeo. Recentemente la presenza della 'ndrangheta è stata riscontrata nei night di Campi Bisenzio, Prato e nel Pistoiese.
Anche quest'anno è necessario prestare attenzione al caso del mugellano di Vicchio Pietro Tagliaferri, classico intreccio di riciclo del denaro sporco, l'usura e le vendite all'asta. Caso tuttora aperto che merita la massima attenzione ma che a differenza dell'anno scorso ha portato ad un ottantina d’indagati in Calabria fra politici ed imprenditori. In proposito sono intervenuti il Sen. Lumia e l'On.le Napoli della commissione parlamentare antimafia e la Fondazione Caponnetto. Ancor oggi però tale situazione non va in alcun modo sottovalutata. Sempre rimanendo a Vicchio occorre confermare la massima attenzione al caso del Sig. Sannino, vittima come il sig. Tagliaferri di un esecuzione immobiliare. Del caso sarebbe opportuno che la DDA si occupasse per le opportune e necessarie verifiche. E' importante in tali tipologie seguire il flusso di denaro che porta alle acquisizioni immobiliari mediante vendite all'asta. La Fondazione Caponnetto ha chiesto in proposito l'intervento cautelativo della nuova commissione parlamentare antimafia.
La 'ndrangheta ha inoltre - nell'aprile del 2006 - commesso probabilmente un duplice omicidio in provincia d'Arezzo. Questo increscioso episodio ci deve far riflettere sull'operatività criminale di questa forma di mafia che è in grado di avere un gruppo di fuoco che agisce sul nostro territorio.
Uno dei settori in cui in questo momento è maggiormente attiva la mafia calabrese è quello degli appalti pubblici e privati. E' inoltre altamente probabile la presenza di 'ndrine autoctone sul territorio toscano collegate in qualche modo al territorio di origine. Nell'appaltopoli scoppiata a Campi Bisenzio di cui si parla in un'altra parte del rapporto è stata segnalata nelle intercettazioni telefoniche la presenza di tale forma mafiosa, ma non è stata trovata.
E' altamente probabile che esista almeno una cellula stabile ('ndrina) sul territorio Toscano. Parimenti è possibile un inserimento dell'ndrine calabresi provenienti dal lametino nell'acquisto di beni fondiari.
Recentemente il 15 maggio 2008 è stato arrestato dai carabinieri a Lucca Giuseppe Spagnolo di Cirò Marina in provincia di Crotone noto come “Beppe 'u banditu” esponente della cosca Farao-Marincula. Era ricercato per associazione a delinquere di tipo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Gli inquirenti ipotizzano che stesse compiendo reati di tipo estorsivo nel territorio ai danni di imprenditori locali. (Fonte ANSA).
L'intervento tempestivo dei carabinieri dimostra che la guardia nella nostra regione non viene abbassata. Il 12 novembre 2008 è stato arrestato in Umbria il latitante Antonio De Franco di Cirò Marina nell'ambito dell'indagine relativa alla città di Firenze in relazione alla truffa informatica dell'899. (Fonte ANSA).
Dal rapporto del 1° sem. 2009 della Dia si evince che: “In Toscana le più recenti acquisizioni informative sembrano confermare, in generale, la pericolosità dei processi di ramificazione affaristica dei sodalizi calabresi tradizionalmente attivi nelle province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Attività info-investigaive nei confronti di soggetti organici a note cosche del reggino hanno fatto emergere, tra l'altro, una significativa sproporzione tra i redditi dichiarati ed il valore dei beni nella loro disponibilità, per i quali sono in corso ulteriori approfondimenti di carattere patrimoniale.
Sul fronte del contrasto svolto dalle Forze di Polizia, non sono mancati i riscontri info-investigativi sull'efficienza dei sodalizi calabresi in Toscana...
Le valutazioni analitiche hanno permesso di riscontrare l'interesse del gruppo criminale calabrese verso settori commerciali della Provincia di Siena, dove investire somme di denaro provento di verosimili attività criminali.”
Il 13 gennaio 2010 “l'operazione dei carabinieri in provincia di Reggio Calabria denominata 'Nuovo potere' ha portato all'esecuzione di 27 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone accusate di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione e traffico di armi e stupefacenti. Le persone destinatarie dei provvedimenti restrittivi apparterrebbero alle cosche Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli che hanno la loro zona d'influenza nei territori di Roccaforte del Greco e Roghudi. Uno di questi arresti è stato eseguito a Massa Carrara”. (Fonte ANSA)
Il 23 febbraio 2010 a Lucca è stata portata a termine un'importante operazione: “In carcere, tra gli altri, e' finito quello che gli inquirenti ritengono essere stato il braccio destro di Spagnolo. Si tratta di Franco Cosentino, 36 anni, originario di Cirò Marina e residente in Calabria. Stando all'accusa avrebbe avuto il ruolo di tramite fra l'ex latitante e la cosca calabra. Ordine di custodia cautelare in carcere anche per Vincenzo Anania, 39 anni, residente a Capannori (Lucca) ma anche lui originario di Cirò Marina. Per gli investigatori avrebbe spesso accompagnato Spagnolo nei suoi spostamenti fra la Toscana e la Calabria. In manette è finito anche Nicodemo Benevento, 56 anni, residente a Campi Bisenzio (Firenze): sarebbe stato quest'ultimo a mettere a disposizione dell'ex latitante un appartamento in un condominio a due piani a Serravalle Pistoiese (Pistoia), che era diventato una sorta di covo. Un altro arrestato, Francesco De Leo, 45 anni, nato a Cirò Marina e residente in Calabria, avrebbe invece fornito la sua identità come copertura a Spagnolo durante la latitanza. In manette anche Rosario Tosto, di 42 anni, residente in Calabria ma nato a Umbriatico (Catanzaro). Per gli inquirenti avrebbe aiutato l'ex latitante negli spostamenti, cedendogli la sua auto, una Golf a bordo della quale Spagnolo era stato visto più volte. Agli arresti domiciliari è finita infine una donna di 37 anni residente a Prato, Rosanna Leto Russo. Gli investigatori avrebbero ricostruito un viaggio della donna dalla Calabria in Toscana per portare denaro all'ex latitante. L'indagine è stata coordinata dal procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, dal procuratore di Lucca Aldo Cicala, dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Firenze Ettore Squillace Greco e dal sostituto procuratore di Lucca Fabio Origlio. (Fonte ANSA).
Il radicamento dell'ndrangheta in Toscana riguarda il traffico di droga come si può notare in un'operazione normale di confisca beni dell'8 marzo 2010: “Ha svolto, secondo l'accusa, un ruolo attivo nel traffico di sostanze stupefacenti soprattutto in Toscana, per conto della cosca Mancuso della 'ndrangheta, Roberto Cuturello, il commerciante nei confronti del quale la Dia di Catanzaro ha eseguito una confisca di beni per due milioni di euro. Cuturello, proprio per questo specifico ruolo, e' stato condannato dalla Corte d'appello di Firenze a quattro anni di reclusione. Il presunto affiliato alla cosca Mancuso è stato anche sottoposto nel maggio del 2005 al regime della sorveglianza speciale, provvedimento che gli fu poi revocato nel dicembre successivo. "La situazione economica e patrimoniale di Cuturello - si afferma nel decreto di confisca dei beni emesso dal gip - ha pressoché costantemente fatto registrare una forte sperequazione fra le spese sostenute, la capacità reddituale familiare e l'incremento patrimoniale registratosi nel corso di questi anni, con particolare riferimento al terreno e all'attività commerciale, oggetto di richiesta". Cuturello, tra l'altro, è sposato con una diretta congiunta di Luigi e Pantaleone Mancuso, considerati i capi dell'omonima cosca”. (Fonte ANSA).
L'11 maggio 2010 vi è stata un'operazione che ha coinvolto un'imprenditrice di Lucca molto conosciuta. Inchiesta che va considerata con molta attenzione e che ha dentro elementi di novità rispetto al passato:
“ La polizia ha fermato a Cosenza e ad Amantea, un centro della provincia, sei persone esponenti di spicco delle cosche cittadine della 'ndrangheta con l'accusa di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni di un imprenditore. Nell'inchiesta che ha portato ai sei fermi, eseguiti dalla Squadra mobile di Cosenza, è indagata, per concorso in estorsione, un'imprenditrice di Lucca componente del Direttivo dell'organizzazione imprenditoriale della città toscana. I fermi sono stati fatti in esecuzione di provvedimenti emessi dalla Dda di Catanzaro, che ha coordinato l'inchiesta avviata nello scorso mese di marzo. L' imprenditore vittima dell'estorsione è titolare di un'azienda per l'installazione di sistemi di sicurezza” (Fonte ANSA).
“E' stata perquisita dalla polizia l'abitazione dell'imprenditrice di Lucca, componente del Direttivo provinciale di Confindustria, indagata nell'inchiesta della Dda di Catanzaro che ha portato al fermo di sei persone con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La perquisizione è stata fatta dal personale della Squadra mobile di Lucca su delega della Dda. L'imprenditrice è indagata perché, secondo l'accusa, si sarebbe rivolta ad esponenti della cosca di 'ndrangheta Lanzino-Di Puppo-Patitucci per risolvere una controversia che aveva col suo collega di Amantea vittima dell'estorsione. L'imprenditrice, in particolare, avrebbe preteso che il titolare dell'azienda di Amantea con cui aveva avuto rapporti di lavoro non incassasse due assegni che gli aveva dato in garanzia. E di fronte al rifiuto dell'imprenditore ad accogliere la richiesta avrebbe fatto intervenire alcuni esponenti della cosca Lanzino-Di Puppo-Patitucci”. (Fonte ANSA).
Si segnala inoltre che il 25 ottobre 2008 a Lucca sono stati arrestati degli esponenti dell'ndrangheta che chiedevano il pizzo ad imprenditori di origine meridionale.
In conclusione per il 2010 la Fondazione Caponnetto mettendo assieme tutte queste operazioni ritiene che esce un quadro molto preoccupante che fa vedere la forza dell'ndrangheta.
I settori in cui investe si possono così riassumere:
Appalti pubblici.
Ristorazione, alberghi, centri commerciali.
Traffico di droga.
Acquisizioni immobiliari.





CAMORRA

La Toscana è purtroppo una terra in cui la camorra è presente.
I segnali in tal senso sono numerosi e la situazione è di una certa gravità. I clan dei casalesi risultano molto attivi in questo tipo di traffico ed attualmente rappresentano il gruppo più forte di tale tipo all'interno della nostra regione. Invece nel recente episodio di estorsione a danno dei principali locali notturni situati nel Valdarno che ha portato all'arresto di numerosi esponenti, ben 11, per fortuna è emerso che tale fenomeno criminale è svincolato dai grossi giri d'affari della camorra sul territorio valdarnese, in quanto trattasi di gruppi embrionali. Ciò non toglie che questo fatto ci deve far riflettere a fondo sulla reale pericolosità di tale forma di criminalità mirante oramai oltre che alla riscossione del pizzo mediante dei Body Guard, a mettere in difficoltà i locali per poi prenderseli. Il salto di qualità criminale è confermato anche dal fallito agguato ai danni del personale di polizia che portava avanti l'inchiesta. Altro fatto da tenere in stretta considerazione.
Un altro fatto che ci deve far riflettere è che le denunce di tali comportamenti mafiosi sono state tardive, la paura dei titolari dei locali ha finito per favorire l'omertà. L'abbassamento della guardia ha causato ciò e dobbiamo ricostruire il sano tessuto sociale e politico istituzionale di cui la Toscana va fiera.
Il rapporto DIA 1° sem. 2007 ha specificato: “Con riferimento alla Toscana, si rappresenta che la regione ha risentito della presenza di aggregati criminali, originatisi attorno ad elementi di spicco provenienti dalle aree “a rischio”.Questi soggetti malavitosi, organizzati secondo un modello di “servizio criminale”, duttile e poliedrico, continuano a costituire un affidabile punto di riferimento per gli affari dei gruppi referenti, cui garantiscono il necessario supporto logistico. Sono presenti gruppi legati alla camorra, dediti alle estorsioni, all’usura e al reimpiego di capitali illecitamente acquisiti. In tale contesto, emergono interessi riconducibili alla sfera d’azione di gruppi organizzati di origine campana, interessati a pianificazioni speculative per la gestione di società commerciali, fraudolentemente destinate all’insolvenza, al mercato dell’usura, ovvero all’acquisizione, a fini di riciclaggio, di immobili ed attività commerciali in zone ad alta vocazione turistica. Peraltro, le presenze campane, per la loro peculiare flessibilità, si sono spesso saldate, operativamente, a gruppi di narcotrafficanti albanesi. L’attività di contrasto, avviata in Toscana, attraverso il monitoraggio di soggetti con precedenti specifici, ha consentito di riscontrare la dinamicità e la capacità di espansione economica degli aggregati criminali, impegnati nella gestione di attività apparentemente lecite, svolte con metodi e capitali illeciti. A tal proposito, appaiono importanti i riscontri dell’Operazione MARATA svolta nei confronti di un’associazione mafiosa, stanziatasi nell’Isola d’Elba (LI), capeggiata da un noto camorrista, già luogotenente di CUTOLO Raffaele e condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Una delle principali caratteristiche del modus operandi di tale soggetto era il ricorso a minacce verso le vittime di usura e l’uso sistematico di prestanome, attraverso i quali gli era possibile gestire un consistente patrimonio, strutturato anche su notevoli interessi in villaggi turistici in Kenia e in società sul territorio somalo. Inoltre, nell’ambito delle investigazioni preventive, è stata rilevata la presenza di società, contigue ad ambiti criminali qualificati, aggiudicatarie di appalti e/o subappalti in importanti opere pubbliche”.
Sul territorio del Valdarno è altamente probabile la presenza dei casalesi o comunque di camorristi come si evince dal recente arresto del cognato di un boss il 30 dicembre 2009: “I carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata (Napoli) hanno catturato, nel centro aretino di San Giovanni Valdarno, Paolo Orlanducci, ritenuto elemento di spicco del clan Giugliano, presente nel comune di Poggiomarino (Napoli), 'federato' alla cosca Fabbrocino, che era sfuggito alla cattura durante un'operazione della Dia del 27 aprile scorso. Orlanducci è cognato del capo clan Antonio Giugliano, attualmente detenuto in regime di 41 bis, considerato - sottolinea il procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli, Rosario Cantelmo - tra gli elementi più pericolosi della compagine camorristica di Poggiomarino ed è ritenuto responsabile della gestione affaristica del clan nel settore degli appalti e delle estorsioni. Sono contestati a Orlanducci numerosi reati tra cui la partecipazione all'associazione di stampo camorristico, l'illecita concorrenza attraverso violenza e minacce, la detenzione e il porto illeciti di armi da fuoco, nonché il traffico internazionale da sostanze stupefacenti. Lo scorso aprile è sfuggito alla cattura trovando riparo in Toscana ove, secondo Cantelmo, probabilmente in passato aveva già intrattenuto rapporti per conto della compagine camorristica”. (Fonte ANSA).
Il rapporto 1° semestre 2008 della DIA riporta: “la camorra in Toscana è attiva nei settori delle estorsioni, dell'usura e del riciclaggio. L'attività di contrasto, avviata attraverso il monitoraggio di soggetti con precedenti specifici, ha consentito di riscontrare la dinamicità e la capacità di espansione economica degli aggregati criminali, impegnati nella gestione di attività apparentemente lecite, svolte con metodi e capitali illeciti.” In particolare si segnala l'operazione “Intercity” del 23 maggio 2008 che ha riguardato la provincia di Lucca.
Dal rapporto del 1°sem. 2009 della DIA emerge che: “per quanto riguarda la regione Toscana si rileva che la forza attrattiva del suo mercato interno, sempre produttivo e fortemente caratterizzato da attività imprenditoriali di tipo artigianale e commerciale, favorisce il radicamento di pregiudicati di origine campana che dopo essere giunti in regione come soggiornati obbligati eleggono il territorio ospitante come polo d'interesse delle loro organizzazioni di origine. L'assenza di articolazioni delittuose endogene e il fisiologico ricambio dei devianti locali, favorisce indirettamente l'incremento progressivo di presenze criminali provenienti dalla Campania”.
Da un punto di vista strettamente analitico è plausibile che aumentino i tentativi d'infiltrazione dei clan dei casalesi su quella parte di territorio toscano fino ad oggi incontaminato quale la parte sud confinante con il Lazio (grossetano).
E' meritevole d'attenzione la recente operazione dell'aprile 2008 denominata “sim napule” in cui la TIM è stata oggetto di truffa da parte della camorra attraverso l'utilizzo dei numeri 899 e di sim caricate abusivamente. Le città toscane toccate da tale inchiesta sono state Firenze, Arezzo e Grosseto.
E' importante rilevare anche che l'ultima inchiesta coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia guidata dall'ottimo Piero Grasso ci dimostra che una parte della camorra, quella che aveva scelto di non combattere un'inutile guerra di mafia, si era trasferita armi e bagagli in Versilia, facendo affari. Il Procuratore Grasso ha parlato di radicamento nel territorio; ossia un primo passo verso il controllo dello stesso. Un fatto grave ed inaudito per una terra quale la Toscana, solitamente così attenta ed impegnata da un punto di vista sociale contro tutte le mafie. Inoltre il rapporto della DNA del 2008 afferma: “Con precipuo riferimento alla criminalità di origine campana collegata
all’azione di gruppi camorristici, accanto alle già rilevate strategie di penetrazione economica e mimetizzazione sociale connesse all’inserimento nel mercato delle imprese del comparto turistico-alberghiero e della distribuzione commerciale,vanno sottolineate le ulteriori attività di infiltrazione affaristico-criminale, oggetto di investigazioni ancora in corso, connesse alla gestione in varie province della Toscana di locali notturni ed agenzie di scommesse. La natura tipicamente mafiosa dei metodi di acquisizione di posizioni di controllo in tali settori è chiaramente dimostrata in specifici ambiti investigativi. Il riferimento cade, in particolare, sul ruolo svolto da gruppi direttamente riconducibili alla sfera d’azione delinquenziale del potente cartello camorristico dei casalesi”.
Al clan Gionta sono stati sequestrati dei beni a Montecatini.
Occorre verificare se vi è una presenza della camorra o di forme similari nell'indagine che il 5 novembre 2008 ha viste coinvolte una quarantina di persone indagate per riciclaggio relativo a veicoli che ha visto coinvolte Siena, Lucca e Prato.
Recentemente è stata segnalata in Toscana la presenza di clan del napoletano come si evince dal comunicati che seguono relativamente ad un'operazione del GICO della GDF e della DIA di Firenze del 12 maggio 2009:
“Per conto della camorra avrebbero riciclato nell'acquisto di immobili denaro sporco frutto di traffico di droga, usura, ricettazione di auto rubate, estorsione e attività finanziaria abusiva: i finanzieri del Gico di Firenze hanno arrestato per questo otto persone. Al termine di indagini durate due anni e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica del capoluogo toscano, nel corso della notte le fiamme gialle hanno inoltre sequestrato alla camorra 25 unità immobiliari, quattro società e svariate autovetture tra le province di Napoli, Salerno, Caserta, Prato, Lucca, Milano e Lodi, per un valore di circa 10 milioni di euro. Il sodalizio criminale, che si avvaleva di un ingegnere di 51 anni assoldato dal potente clan dei Mazzarella e beneficiava dei flussi di denaro proveniente dal narcotraffico e da altre attività illecite, aveva operato un aumento di capitale sociale per poi successivamente procedere all'acquisto dei numerosi beni immobili. Tra gli arrestati figura anche un esponente di spicco del clan dei Casalesi” (Fonte Ansa)
Il 10 giugno 2009 un'altra operazione. “Beni per 12 milioni di euro, tra cui appartamenti, una clinica dell'hinterland napoletano, trentasei conti correnti ed attività imprenditoriali, per un totale di 12 milioni di euro e numerose autovetture di lusso per un valore complessivo di oltre 500 mila euro. Sono il bilancio di un'operazione di polizia in Toscana che ha portato al sequestro di beni che costituivano il profitto delle infiltrazioni della camorra nel mondo dei locali notturni della Toscana, di estorsioni, prostituzione, usura, finanziamenti illegali, nonché gioco d'azzardo e scommesse. Lo ha reso noto la questura di Firenze. I sequestri a carico di alcuni esponenti del clan camorristico Terracciano, attivo in Campania ed in Toscana, sono stati eseguiti da agenti delle Squadre Mobili delle Questure di Firenze e Prato, con gli uomini della Guardia di Finanza di Prato e Lucca, coordinati dal magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze Pietro Suchan. Sono interessate le province di Firenze, Prato, Napoli, Milano, Genova, Lucca e Perugia.” (Fonte ANSA)
L'usura è un altro settore dove la camorra opera con assiduità. Lo dimostra quanto avvenuto il 1° dicembre 2009: “Quattro nuove misure di custodia cautelare in carcere e tre persone denunciate: questi i risultati di un'indagine condotta dalla guardia di finanza di Lucca con il coordinamento della procura della repubblica di Lucca e della direzione distrettuale antimafia di Firenze. L'operazione, che ha permesso di assestare un altro colpo al presunto clan camorristico Terracciano dopo gli arresti già effettuati nel 2008 e il 10 giugno scorso, ha portato al sequestro di beni patrimoniali per diversi milioni di euro. I militari hanno accertato che anche dal carcere di Prato Giacomo Terracciano, indicato a capo dell'omonimo clan, continuava ad avere contatti con alcune persone, estremamente fidate, che si erano intestate quote e cariche sociali in società a lui riconducibili. Altri soggetti, in particolare due complici siciliani, attraverso un corner ufficiale di scommesse da loro gestito a Nicosia (Enna), riciclavano soldi (fino a 80 mila euro a settimana) che arrivavano con vaglia postali on line. In due mesi la gdf ha accertato il riciclaggio di circa 360 mila euro e un passaggio di circa 800 mila euro. Il denaro era provento delle attività illecite di raccolta abusiva di scommesse, di gioco d'azzardo, di usura (con tassi praticati fino al 150%) e di estorsione. Gli ordini di custodia cautelare in carcere sono stati notificati allo stesso Giacomo Terracciano e a Francesco Lo Ioco, già detenuti, a Pasquale Ascione, nato a Pollena Trocchia (Napoli) ma domiciliato a Camaiore (Lucca), e a Michele Di Tommaso, nato a Venosa (Potenza) ma residente in provincia di Prato. Ascione e Di Tommaso, di fatto, secondo i militari erano i reggenti del clan dopo gli arresti del giugno scorso”. (Fonte ANSA)
Da notare anche i notevoli risvolti psicologici delle vittime: “Le indagini della gdf hanno poi permesso di accertare che tra le vittime dell'usura chi non riusciva a pagare veniva colpito con forme di "terrorismo psicologico", e ai malcapitati venivano estorti, spesso con la violenza, la proprietà di beni mobili ed immobili, sfruttando anche la presenza e la notorietà del presunto boss Giacomo Terracciano. Una persona è stata denunciata a piede libero per aver organizzato e preso parte ad una attività estorsiva nei confronti di una vittima dell'usura. Tra le proprietà sequestrate oggi ci sono anche due concessionarie auto, diverse autovetture nonché otto conti correnti e denaro contante riconducibile alle attività illecite dei sodali del clan. Le indagini partite nel 2008 con 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere e diversi sequestri patrimoniali, tra cui società, locali notturni e 9 cavalli da corsa, nel giugno scorso avevano portato la gdf e la squadra mobile della polizia di Firenze, ad arrestare altre otto persone. In totale sono quindi state eseguite 22 ordinanze di custodia cautelare in carcere, denunciate 26 persone e sequestrati beni stimabili tra i 20 e i 30 milioni”. (Fonte ANSA)
Il 14 dicembre 2009 la DIA ha condotto un'importante operazione di sequestro beni in cui è stata toccata la provincia di Massa Carrara:
“L'operazione della Dia ha consentito di svelare la costituzione di una fitta rete di ditte e società costituite ad hoc, operanti nel settore delle costruzioni edili e dell'intermediazione immobiliare sia sul casertano che a Massa Carrara, Roma e Cremona. Tra i beni sottoposti a sequestro vi sono immobili di lusso localizzati in alcune zone di maggior pregio turistico come la riviera della Versilia o la campagna cremonese dove era stata ristrutturata una vecchia scuola trasformandola in due lussuose abitazioni finemente arredate. Di particolare interesse è inoltre il ritrovamento di denaro contante depositato su numerosi conti correnti e numerose polizze vita per un valore di oltre due milioni di euro”. (Fonte ANSA).
La Toscana è purtroppo una terra in cui la camorra traffica in rifiuti. I segnali in tal senso sono numerosi e la situazione è di una certa gravità. In questa materia attualmente è stata recentemente chiusa l'inchiesta proveniente dalla Campania e nel futuro prossimo questo sarà un settore sempre più appetibile per tale organizzazione criminale. Difatti il 9 febbraio 2010 sono stati effettuati numerosi arresti: “I rifiuti speciali e pericolosi prodotti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli, nel Napoletano, sono stati smaltiti illecitamente in Toscana provocando anche un esplosione, il 26 giugno 2008, in un capannone di Scarlino (Grosseto) con la morte di un lavoratore e il ferimento grave di un altro. E' quanto emerge da un' operazione, coordinata dalla procura della Repubblica di Grosseto e condotta dal carabinieri del Noe che ha sgominato un'organizzazione costituita in Toscana con diramazioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna. Il traffico di rifiuti accertato è stato stimato in circa un milione di tonnellate, con un lucro di svariati milioni di euro e un consistente danno all'erario per l'evasione dell' ecotassa, oltre a gravi danni provocati all'ambiente. Le persone denunciate sono 61. Per 15 sono scattati gli arresti, sei in carcere e nove ai domiciliari. Si tratta di legali rappresentanti, presidenti di Cda, direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti delle società coinvolte. Le accuse, a vario titolo, vanno dall'associazione per delinquere all'omicidio colposo, a lesioni personali colpose, incendio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsità in registri e notificazioni fino alla falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Il gip ha emesso anche due misure interdittive dell'esercizio della professione di chimico e dell'esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e ha disposto il sequestro di locali adibiti a laboratorio di analisi e di alcuni automezzi utilizzati per il traffico illecito”. (Fonte ANSA)
Recentemente, il 13 maggio 2010, sono state comminate anche delle condanne: “Cinque persone condannate con rito abbreviato a pene che vanno da un anno e 10 mesi a sette anni di reclusione e un patteggiamento a quattro anni. E' l'esito dell'udienza preliminare che si è svolta a Firenze a un anno dagli otto arresti eseguiti nell'ambito dell'inchiesta 'Botero', condotta dal Gico della Gdf su una presunta organizzazione dedita al riciclaggio che, secondo l'accusa, operava in Toscana ed era legata alla camorra. Nel maggio del 2009, l'inchiesta portò anche al sequestro di immobili e auto per un valore di 10 mln di euro, oltre che di quattro società. Le indagini partirono dal deposito di un milione di euro in una banca di Prato. Secondo l'accusa, quei soldi, investiti per l'aumento di capitale di una ditta con sede a Prato, erano riconducibili a due trafficanti di stupefacenti riferibili al clan Mazzarella. Dalle indagini emersero anche presunti casi di usura a imprenditori in Toscana e Lombardia. Il giudice, spiega la Gdf in una nota, "oltre a ravvisare gli elementi per il reato di riciclaggio, ha accolto la richiesta del pm di applicare l'aggravante secondo cui 'per i delitti punibili con pena diversa dall'ergastolo commessi avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416 bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, la pena è aumentata da un terzo alla metà'". "Particolare rilievo - conclude la nota - assume la confisca dei 10 immobili di proprietà degli indagati e sequestrati durante le indagini".(Fonte ANSA)
Il passaggio di camorristi dalla nostra regione è confermato dal fatto che uno dei rapinatori di Pozzuoli ripreso dal video nella sala giochi è stato arrestato a Firenze il 21 aprile 2010.
In conclusione la Fondazione Caponnetto ritiene per il 2010 la camorra un'organizzazione mafiosa in grado fortemente di nuocere all'economia toscana.

COSA NOSTRA

“Cosa Nostra ha degli accertati collegamenti in altre regioni d'Italia, come Lombardia, Veneto e Toscana, per quello che mi risulta, ci sono investimenti e anche scambi di ditte, imprese siciliane che ottengono appalti in queste regioni e imprese di queste regioni che ottengono appalti in Sicilia. Sembra quasi che ciò possa essere coordinato da un'unica mente che accentra tutto”. Lo ha detto il neo Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso in un intervista a TV 7-RAI UNO nell'ottobre 2005.
Il Procuratore Nazionale ha confermato più volte quanto sopra durante i vertici nazionali antimafia della Fondazione Caponnetto ed il rapporto della DNA per il 2006, per il 2007 e per il 2008 va nella stessa direzione come si può evincere dall'estratto che segue: “Allo stesso modo, la realtà regionale toscana si propone con una certa qual naturalezza a un diversificato interessamento da parte di plurimi soggetti criminali. Resta, in altre parole confermato, come già rilevato in passato, che proprio perché il territorio del Distretto di Firenze ha offerto e offre a molti aggregati criminali (italiani e/o stranieri) la possibilità di impiantarvisi e di intraprendere le attività illecite più svariate, è destinata ad accrescere l’obiettiva tendenza dei gruppi criminali organizzati a fare della realtà toscana un punto di riferimento particolarmente appetibile, avendovi essi intravisto non solo la possibilità di mimetizzare la loro presenza e la loro attività, ma anche di operare sfruttando al meglio tutte le opzioni che il quadro sociale ed economico propone”.
Il Sen. Lumia ha dichiarato il 20 aprile 2007 a casa Caponnetto che “il vero pericolo è la sottovalutazione del fenomeno in una terra che non è terra mafiosa, dove c'è un robusto tessuto civile, e un'ottima classe dirigente che non deve mai abbassare la guardia” e per contrastare la sempre più frequente manipolazione delle gare d'appalto è necessaria la riduzione delle stazioni appaltanti e che queste devono essere collegate con le prefetture al fine di “evitare accordi sottobanco spesso anche intermediati da alcune presenze mafiose”. Il rapporto del 1° sem. 2007 della DIA ha specificato per la mafia siciliana: “Nel dettaglio, in Toscana ed in Emilia Romagna, la presenza di soggetti vicini a “Cosa Nostra”, allo stato, è stata riscontrata non solo nelle indagini afferenti sodalizi criminali dediti al reimpiego di capitali illecitamente acquisiti nel mercato immobiliare e finanziario, ma anche in taluni tentativi di infiltrazione del settore dei pubblici appalti tramite società inquinate”.E' opportuno inoltre ricordare che recentemente è stata segnalata la presenza di cosa nostra in società aggiudicatrici di appalti e subappalti relativi alla variante di valico”.
In relazione a ciò il rapporto 2008 della DNA riferiva: “Con riferimento al già indicato versante problematico connesso ai segnali di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico legale, i principali campi di verifica investigativa sono rappresentati dal mercato dei lavori pubblici e da acquisizioni immobiliari e societarie riconducibili al reimpiego di capitali di origine illecita di organizzazioni mafiose siciliane, calabresi e campane. Con riguardo al primo dei due profili di articolazione discorsiva appena accennati, indagini del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri hanno consentito di individuare alcuni significativi fenomeni di turbativa fraudolenta di gare d’appalto ad opera di cordate di imprese siciliane, talune delle quali ricondotte specificamente, attraverso la regia affaristica di abili fiduciari, alla sfera di diretta influenza di “cosa nostra”.
In generale, l’osservazione investigativa si è concentrata su ambiti contrattuali di non eccezionale rilevanza economica, ma i soggetti imprenditoriali coinvolti e le modalità di svolgimento delle procedure di aggiudicazione (rectius, di affidamento) denotano la penetrazione nella realtà toscana (e segnatamente, nelle zone di Siena, Pisa e Firenze) di interessi e metodi criminali assolutamente analoghi a quelli oggetto di collegate indagini delle D.D.A. di Messina, Catania e Palermo, come tali in grado di puntare, attraverso soggetti economici di diretta espressione fiduciaria dell’organizzazione criminale, al condizionamento illegale del mercato degli appalti pubblici e dei comportamenti della pubblica amministrazione e dei soggetti economici locali secondo scale di rilevanza affaristica e collusiva progressivamente crescenti. Al fenomeno appena delineato si associano gli ulteriori, persino più ampi tentativi di alterazione del mercato locale delle imprese edili e del tessuto economico locale connessi alla registrata, rilevante presenza di imprese di origine calabrese, campana e, soprattutto, ancora una volta, siciliana nella fase esecutiva di importanti infrastrutture pubbliche (in particolare, la cd. variante di valico dell’autostrada A/1 Bologna-Firenze ed il raddoppio della corrispondente linea ferroviaria) in realizzazione nella regione ed alla quale inerisce l’obiettivo rischio di espansione della sfera d’influenza economica di soggetti legati da vincoli fiduciari ad organizzazioni di tipo mafioso radicate nelle zone originarie... In generale, la “naturale” predilezione delle tradizionali organizzazioni mafiose ad individuare in aree dalle caratteristiche socio-economiche del genere di quelle, in premessa sinteticamente riassunte, tipiche della regione toscana, il terreno privilegiato di reinvestimento speculativo dei proventi delle proprie attività delittuose, significativamente emerge in plurimi ed obiettivamente rilevanti ancorché ancora riservati ambiti di investigazione. Segnatamente, i settori immobiliari e turistico-alberghieri confermano una specifica vocazione alle infiltrazioni mafiose. In tale ambito precipuo, va specificamente menzionato l’apporto di iniziative e di rigore metodologico assicurato dal G.i.c.o. del Nucleo Regionale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza”.
Nella stessa direzione il rapporto 1°sem. 2009 della DIA che afferma: “In Toscana, le proiezioni di cosa nostra, similmente ad altre aeree dell'Italia settentrionale, sono generalmente rappresentate da soggetti che si pongono come punto di riferimento per gli interessi dell'organizzazione, specialmente attraverso attività imprenditoriali nel settore delle costruzioni e degli appalti”.
La presenza di esponenti che fanno capo a Cosa Nostra ed in particolare al gruppo Badalamenti risulta dalla recente operazione Mixer – Centopassi del 22 maggio 2009 dell'Arma dei Carabinieri dalla cui nota stampa si rileva che “sono stati sequestrati beni per un valore di 5 milioni di euro, costituiti da due società edili toscane ed un agriturismo sito in Polizzi Generosa (PA).
Gli interventi, hanno interessato Toscana, Sicilia e Puglia, ma anche Spagna, Venezuela e Brasile ove, con la collaborazione assicurata dal Servizio di Cooperazione Internazionale, sono stati localizzati 7 indagati”. “L’attività investigativa oltre a documentare gli attuali legami tra diverse compagini di Cosa Nostra, impegnate in attività economiche in diverse realtà del territorio nazionale, costituisce una riprova della ritrovata operatività di alcune famiglie perdenti nella guerra di mafia degli anni ‘80 (i c.d. “scappati”) anche in ambito internazionale. Tale evoluzione potrebbe essere riconducibile all’esigenza di Cosa Nostra di recuperare gli esponenti di antica affidabilità, soprattutto in funzione del traffico internazionale di stupefacenti”.
Anche le cosche catanesi non mancano dalla Toscana come si può notare dall'operazione della PS del 27 novembre 2009: “Agenti della squadra mobile della Questura di Catania stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 25 presunti appartenenti alla cosca mafiosa dei Piacenti, noti come i 'Ceusa' (Gelsi). Il provvedimento cautelare è stato eseguito su delega della Procura distrettuale antimafia di Catania. I reati ipotizzati sono associazione mafiosa, traffico e spaccio di stupefacenti, usura, estorsioni, organizzazione di gare clandestine di cavalli. Arresti oltre che in Sicilia sono stati eseguiti anche a Roma, Pisa e Biella” (Fonte ANSA)
Un'altra fonte profittevole per le organizzazioni mafiose - che in futuro trascureranno sempre meno - è quella della sofisticazione alimentare (con contraffazione) di prodotti tipici toscani diretti verso i mercati esteri. Un settore anomalo ma lucroso. In relazione ai recenti scandali relativi al vino toscano è opportuno incrociare i dati per verificare eventuali presenze mafiose.
Inoltre dal rapporto della DIA 1° sem. 2009 c'è traccia di un traffico di droga nel senese in cui è coinvolta cosa nostra messinese e dell'operazione “Dolly show” in cui è stata trovata sempre per droga cosa nostra palermitana.
E' inoltre da segnalare il seguente comunicato inerente l'omicidio di Vico Pisano del 7 gennaio 2010: "Finora abbiamo fatto tutto quanto era nelle nostre possibilità" per dare un nome all'assassino del muratore ucciso nella notte tra il 29 e il 30 ottobre scorsi sulle colline di Legoli a Peccioli (Pisa). Quel che è certo "é che si tratta di un segnale inquietante per le modalità con le quali è stata compiuta l'esecuzione". Lo ha detto il procuratore di Pisa, Ugo Adinolfi, riferendosi alla morte di Giuseppe Napoli, ucciso con quattro colpi di pistola sparatigli alle spalle da un killer ancora senza nome. "Sembra un omicidio mafioso - ha spiegato Adinolfi - proprio per il modo in cui è stato consumato. Napoli è stato prima raggiunto da due colpi alla schiena e poi il killer gli ha sparato altre due volte alla nuca quando era già a terra". Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Antonio Di Bugno, non hanno fatto emergere con chiarezza il contesto i cui è maturato l'omicidio. "Non siamo ancora in grado di stabilire - ha concluso Adinolfi - se sia stato commesso nella nostra zona solo perché la vittima risiedeva da alcuni anni a Palaia (Pisa), o se invece sia maturato in ambienti vicini a lui proprio qui in Toscana". “Napoli, 49 anni, muratore, abitava in un appartamento di Partino, frazione del comune di Palaia, da cinque anni e conduceva una vita apparentemente tranquilla. Nessuno tra amici e conoscenti, infatti, ha saputo fornire indicazioni utili agli inquirenti”. (Fonte ANSA).
Il 15 marzo 2010 sono state trovate a Lucca e Siena tracce degli interessi di Messina Denaro come si evince da: “Alle 6 di questa mattina la Polizia ha provveduto alla perquisizione della casa di una donna di 40 anni nell'ambito di un'operazione antimafia finalizzata a colpire la rete di favoreggiatori del nuovo capo di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro e portata avanti a livello nazionale nelle province di Lucca, Trapani, Palermo, Caltanissetta, Torino, Como, Milano, Imperia e Siena. La perquisizione delegata è stata eseguita dalla Prima Sezione – Criminalità organizzata – della Squadra Mobile della Questura in contemporanea le altre effettuate nel resto dell'Italia. Sono state impegnate due pattuglie, che hanno circondato l'abitazione della donna, una libera professionista residente da qualche anno nel centro storico, ma originaria del Trapanese. Durante la perquisizione sono state sequestrate un computer portatile, una chiavetta usb e alcune carte, che saranno inviate alla DDA di Palermo. La donna possiede anche uno studio professionale a Castelnuovo Garfagnana, anch'esso perquisito con esito negativo. La donna, nubile, seppur incensurata, vanta una lontana parentela con le famiglie mafiose che, nel trapanese, sono alleate di Matteo Messina Denaro e ne favoriscono la decennale latitanza. Risulta indagata per il reato di favoreggiamento personale, aggravato dal metodo mafioso”. (Fonte ANSA)
Cosa Nostra in tutte le sue forme è realmente presente in Toscana anche oramai con figure riconducibili alla borghesia, ma il dato più preoccupante è quello che segue, inerente un consorzio di 23 ditte con sede a Firenze gestito dalla mafia il cui capo il 12 giugno 2010 è stato arrestato: “ Un consorzio di 23 imprese con sede a Firenze e presieduto da uno degli arrestati. È uno dei retroscena che viene fuori dei primi interrogatori nei confronti degli imprenditori e esponenti mafiosi finiti in carcere nei giorni scorsi nell’ambito del blitz che ha permesso alla polizia di scoprire una fitta rete di nomi insospettabili partendo dalla figura di Vincenzo Rizzacasa, ingegnere, ex preside in un istituto superiore della provincia di Palermo.
La Toscana, viene fuori, sarebbe stata una delle mete scelte dagli uomini ritenuti vicini ai boss per esportare i propri affari, mentre tra i business non andati a buon fine c’è la storia di una lottizzazione fallita a Carini, sulla costa del capoluogo”. (Fonte Giornale di Sicilia)
Senza precedenti il fatto che la lottizzazione a Carini è fallita mentre il business in Toscana no.
La Fondazione ritiene che vada tenuta alta l'attenzione per quanto riguarda gli appalti nell'empolese e nel pisano.
In conclusione la Fondazione Caponnetto ritiene Cosa Nostra altamente pericolosa per il 2010.

ATTENZIONE

Incendi dolosi in odor di mafia

Negli ultimi mesi vi sono stati numerosi incendi dolosi a danni di ditte nel campo dei trasporti o dell'edilizia. Lo si evince in modo chiaro dai seguenti lanci d'agenzia: “PORCARI (LUCCA), 28 GIU 2009- I rimorchi di tre tir, che stavano trasportando carta, sono andati distrutti ieri sera in un incendio di probabile origine dolosa divampato in un piazzale lungo la via Romana, a Porcari (Lucca), utilizzato da una cooperativa per parcheggiare i camion. Nei rimorchi c'erano carta da macero e bobine di carta già lavorata. L'allarme è stato dato da alcuni passanti e sul posto sono arrivati carabinieri e vigili del fuoco di Lucca con tre autopompe. L'intervento ha permesso di evitare che il rogo distruggesse un quarto rimorchio carico di bobine di carta parcheggiato a poca distanza.” (Fonte ANSA). Tale incendio era stato preceduto il 30 marzo 2009 dal fuoco appiccato ad otto motrici di tir della Ditta Greco di Calenzano da un commando di otto uomini professionisti nonostante piovesse a catinelle. Tra il 4 ed il 5 aprile 2009 sei mezzi della Ditta Cosmed venivano incendiati dolosamente a Peretola. Il 18 maggio 2009 altro incendio all'Euroservice di Campi Bisenzio. Tutte ditte di trasporti.
Tale susseguirsi di incendi ci deve far rifllettere sulla possibilità che esista un racket o qualcuno che si voglia impadronire del mercato dei trasporti in Toscana.
Un altro episodio recente, ma diverso, ha interessato l'empolese come si evince dall'estratto del comunicato che segue: “FIRENZE, 29 GIU 2009 - Gli atti vandalici compiuti nei giorni scorsi nell'Empolese, nei cantieri per la realizzazione della strada regionale 429, sono stati al centro stamani di una riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza convocato dalla prefettura di Firenze. Il primo danneggiamento è stato denunciato domenica 21 giugno quando gli operai del cantiere trovarono impianti e macchinari devastati, con un danno stimato in 100.000 euro. Venerdì scorso, invece, i titolari del cantiere hanno denunciato ai carabinieri il danneggiamento di diversi macchinari e il furto di gasolio dai mezzi a motore, per un totale di circa 900 litri”. (Fonte ANSA)
Situazione quanto mai interessante che odora di mafia.

Riciclo denaro sporco

Tutte le analisi concordano sulla capacità di riciclare i soldi sporchi da parte delle organizzazioni criminali. La crisi economica, i fallimenti, la mancanza di denaro porterà chi ha liquidità, ossia i gruppi criminali sopratttutto mafiosi, ad investirla in attività lecite. In particolare occorre monitorare i recenti passaggi di proprietà di numerosi alberghi, agriturismi, ristoranti e più in generale pubblici esercizi che sono avvenuti in Toscana. In particolare ci sono state società campane che hanno effettuato acquisti di alberghi. Sono inoltre molto attivi gruppi calabresi e cinesi. In particolare a Firenze hanno aperto ristoranti giapponesi gestiti da cinesi in cui viene servito il sushi. La moda di riciclare il denaro sporco nella nostra regione non è esclusiva delle organizzazioni mafiose ma va per la maggiore anche per dei soggetti esteri come si evince dal comunicato che segue: “REGGELLO (FIRENZE), 31 LUGLIO 2009 - Appassionati di golf e barca a vela vivevano serenamente in un lussuoso complesso immobiliare a San Giovenale di Reggello in provincia di Firenze, (posseduto attraverso una società fiduciaria svizzera), godendosi un immenso parco privato con piscina. In realtà Friedrich Lorenz, 59 anni, e Brigitte Haider, 40 anni, erano inseriti nella lista dei cinque latitanti più pericolosi d'Austria per i reati di truffa, riciclaggio di denaro sporco e peculato, per un ammontare complessivo di 1,5 milioni di euro. Il blitz della guardia di finanza di Firenze e Bolzano, è scattato ieri mattina nella villa dove la coppia gestiva anche un Bed&Breakfast. Dopo l'arresto le fiamme gialle hanno sequestrato 5.000 euro in contanti, computers e rilevante documentazione contabile e bancaria che ora è al vaglio degli inquirenti. Inoltre sono stati rinvenuti, in una scrivania, ritagli di giornali austriaci che parlavano della loro latitanza e della truffa che avevano messo in atto. Sui due pendeva un provvedimento di arresto internazionale emesso, nel 2001, dall' autorità giudiziaria di Salisburgo.” (Fonte ANSA)
La situazione è preoccupante, come ha affermato più volte anche la FIPE Confcommercio, e se non s'interverrà per tempo, con il contributo della crisi economica mondiale, nel giro di tre – quattro anni le imprese sane presenti nel centro di Firenze ed in altre parti della Toscana diventeranno una minoranza. La Fondazione Caponnetto ritiene che il libero mercato sia messo a repentaglio dal mercato mafioso che non deve rispettare i dettami economici di un economia liberale.





RIFLESSIONI

Il rapporto di quest'anno inquieta. Inquieta molto in quanto certifica una presenza mafiosa imponente in un territorio non mafioso e pone una domanda: all'incirca quanto può essere il fatturato delle mafie in tutte le sue forme che viene prodotto in Toscana? Non è una domanda facile cui rispondere come non è semplice avere dati precisi ma è comunque possibile dare una stima plausibile: la Fondazione Caponnetto stima dai 12 ai 14 miliardi di euro. Basti pensare che da sola l'ultima operazione Money2Money vale dai 3 ai 5 miliardi di euro ed il conto è presto fatto.
D'altronde stime nazionali parlano di 200 miliardi di euro e stime europee uscite da un recente convegno a Bruxelles parlano di 2000 miliardi di euro.
Se non si interverrà per tempo la parola mercato verrà sostituita da mercato mafiosocosì come la parola capitale verrà sostituita da capitale mafioso.
La Toscana ha comunque una fortuna: è una terra attenta. Ha la Prefettura di Firenze attenta che ha creato un gruppo di coordinamento con le altre prefetture ed ha creato un gruppo interforze per monitorare gli appalti. La Toscana ha la Polizia di Stato, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la DIA e la DDA attente oltre ad una classe politica che si accorge man mano del problema. Occorre però non abbassare la guardia in alcun modo in quanto la situazione è grave, ma non è irreparabile in quanto la Toscana è per fortuna una terra sana... Con l'eccezione di Prato che è stata raggiunta dal cancro del controllo del territorio che i cinesi mafiosi hanno nella loro Chinatown. Occorre evitare ciò subito.